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orreva l’anno del Signore 1997, quando due spedizioni di giovani eroi romantici partirono dalla loro terra, la gloriosa Repubblica di Genova, già madre feconda di ardenti spiriti esploratori che nei secoli che furono, con le loro imprese, coprirono di gloria le vetuste mura della porta sul mare del Vecchio Continente. Partirono, si è detto, con l’obiettivo di regalare ai loro giovani animi, assetati di nuove esperienze ed emozioni, la Terra mistica e misteriosa che fu dei Celti, che fu degli Scoti, che fu della Corona Inglese, e che, infine, fu restituita definitivamente dallo spirito indomabile di William Wallace agli Scozzesi, che con nei cuori il coraggio del loro grande condottiero, si ripresero nel 1314, sul campo di battaglia di Bannockburn, quanto era stato loro donato dal Signore. Questa volta per sempre.

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e testimonianze di queste eroiche gesta riecheggiano ancora oggi nei castelli, nelle fortezze, nelle città fortificate, nei monumenti che immergono una terra già di per se ricca di fascino, in un’atmosfera surreale, sospesa nel tempo, che ti permette di dimenticare di vivere nel ventunesimo secolo. Ti regala un viaggio nel passato in cui passi chilometri senza incontrare una persona od una casa, immerso in profumi e suoni che solo la natura più incontaminata sa regalare. Che solo dove non è arrivato il cemento armato possiamo trovare. E poi il cielo, un continuo, instancabile, protagonista. Nubi nere come la pece, sembra notte improvvisamente, violentissimi scrosci di pioggia, folate di gelido vento, poi di colpo la pioggia cessa , squarci nel cielo nero, i primi raggi di sole, l’arcobaleno che muore nelle acque del lago che ora brillano. Quasi accecante, la luce che torna e le nubi che fuggono. La luce , completamente diversa da quella che conosciamo, perché il sole è sempre piuttosto basso sull’orizzonte, una luce brillantissima, diffusa dall’umidità trasportata dal vento, che incendia il verde dell’erba ed il blu del mare. E così anche l’oceano, fino ad un attimo prima severo e minaccioso, diventa limpido ed invitante, arginato da splendide spiagge di sabbia bianchissima. Solo un po’ freddino, questo resta…
Le montagne delle Highlands, modellate dagli instancabili agenti atmosferici, che muoiono in impressionanti scogliere sospese sulle acque gelide dell’oceano, popolate solo da uccelli, milioni di uccelli, il cui richiamo risuona da millenni assieme al fragore delle onde che si infrangono.
Ma questa non è una terra disabitata, e così finisci per pernottare in una paesino di pescatori: una chiesetta, un pub, quattro casette bianche ed il molo, le rovine di un castello. Ed un vecchio faro che sorveglia. Niente hotel a 5 stelle, niente discoteche, niente divertimenti. Ma solo l’atmosfera genuina e romantica che noi stavamo cercando. Questa è la Scozia.
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osì oggi, 23 Luglio 1997, si parte. Finalmente. Siamo in 7, due gruppi, non ci conosciamo quasi. Io sono con Matteo e Sergio. Nell’altro gruppo Stefano, Fabio, Lara e Giovanna. Si parte separati, ci incontreremo solo tre gioni dopo ad Edimburgo, quasi per caso. Alle 5 del mattino la macchina è pronta, una Fiat Panda, straboccante di bagagli personali, attrezzatura per il campeggio, e vivande. Abbiamo un obiettivo: raggiungere in giornata Calais, e sono quasi 1200 km, per non rischiare di perdere il traghetto prenotato per la mattina successiva. L’itinerario che abbiamo scelto è un po’ masochista, infatti dopo aver attraversato il confine con Francia sotto il Monte Bianco, invece che seguire l’autostrada, decidiamo di attraversare su strada statale la regione del Giura Svizzero-Francese, ed arrivare a Digione, tagliando quindi l’angolo retto che il percorso autostradale invece obbliga. Poi l’interminabile campagna francese, passiamo dalle sorgenti della Senna, da Troyes, da Nimes, e infine finalmente Calais. Dopo 15 ore di viaggio…
La prima notte in campeggio passa tranquilla, come tutte le altre che seguiranno, ora possiamo dire che è un ottimo modo per pernottare in viaggi come questo, si spende molto poco, si è totalmente liberi di scegliere la località preferita, senza il vincolo di una prenotazione.
Finalmente il traghetto, un’oretta non di più, ed eccoci tra le braccia delle bianche scogliere di Dover, e appena lasciata la cittadina subito i primi prati verdissimi e le prime pecore, ci sono davvero! La guida a sinistra non è un problema, ci si abitua molto velocemente. Attraversiamo l’Inghilterra molto velocemente, diretti verso la nostra vera meta. Il primo assaggio di scogliere, castelli, spiaggie e prati verdissimi, lo abbiamo subito dopo Newcastle, quando percorriamo il tratto di costa che va da Alnwick ad Edimburgo. Bellissimo il castello di Bamburgh, l’isoletta Holy Island raggiungibile solo con la bassa marea, le scogliere di St.Abb’s Head, ormai in Scozia, popolate da milioni di uccelli, lo stupendo castello di Tantallon, splendido balcone da cui osservare Bass Rock, l’isola degli uccelli. E’ una giornata limpidissima, ma come ho già detto il clima scozzese riserva sorprese ogni giorno, e così la spiaggia alle spalle del castello di Bamburgh è immersa in un impressionante nebbia marina da avvezione, incredibile, venti metri prima il castello al sole, venti metri dopo un muro di nebbia fittissima nasconde il mare. Non ho mai visto un fenomeno simile, così netto, in Italia.
Edimburgo, credo una delle città più belle d’Europa, dominata dalla splendida rocca del castello. Abbiamo passato tre giorni a visitare il castello stesso, i musei ed i dintorni della città. E qui, al campeggio Morton Hall, ci siamo incontrati con l’altro gruppetto di amici. D’ora in poi proseguiremo insieme il viaggio, tutti e sette. E l’idea è raggiungere le Highlands al più presto, cosi’ decidiamo di tagliare via la regione di Aberdeen, puntando verso Inverness. Lungo il tragitto in contriamo il Castello di Glamis, in cui la leggenda narra abiti uno spettro, un castello del ‘600, immerso in uno splendido parco, residenza di una famiglia nobile e visitabile all’interno. Attraversiamo i monti Grampiani passando dal valico di Drumochter, e attraversiamo anche un’ infinità di temporali e schiarite, fino a giungere ad Inverness, che non visitiamo, e Dornoch, dove pernottiamo. La prima notte nell’atmosfera incantevole della Scozia delle Highlands, ecco un paesino come quelli che ho descritto in precedenza. La sera siamo tutti al pub, una pinta ed un Bingo, assieme agli ospitalissimi abitanti. Da Dornoch in poi comincia la vera avventura, comincia la vera Scozia. Percorriamo la costa fino a Duncansby Head, non è proprio il punto più a Nord dell’Isola, ma poco ci manca. E’ una scogliera mozzafiato, da percorrere con una splendida passeggiata nei prati, alla vista delle Isole Orcadi e di caratteristici faraglioni. Non è difficile scorgere dall’alto la pinna di una foca che si immerge nelle acque vorticose dell’ oceano. E’ quasi impossibile resistere alla tentazione di andare alle Isole Orcadi , dopo averle viste da Duncansby…ed infatti all’alba, e quassù l’alba significa le 4 del mattino…siamo sul traghetto per Stromness, Orkney Islands.
Viaggiamo tranquilli costeggiando l’Isola di Hoy fino a Mainland, l’isola più grande , dove sorge Kirkwall, il capoluogo. La prima cosa che si nota, sbarcati, è il penetrante profumo di un’erba selvatica che ricopre l’isola, indimenticabile, e poi il silenzio. Nelle vicinanze di Brough Head visitiamo i resi del villaggio neolitico di Skara Brae, e sulla splendida spiaggia adiacente, nonostante la giornata freddina, non resistiamo alla tentazione del rito del bagno! Tutti in acqua (solo noi uomini machi), tra lo stupore di un gruppo di turisti tedeschi impellicciati fino al collo. Poi ancora ruderi, il Ring of Brogdar, un anello di dolmen, antico luogo sacro, ed infine la piccola Kirkwall, dove pernottiamo ospitati nel Bed&Breakfast della simpaticissima signora Mona. Eh beh, oggi niente campeggio, un po’ di riposo ogni tanto ci vuole, in fondo montare e smontare le tende e la veranda ogni giorno è un po’ faticoso.
Il giorno seguente splende un sole incredibile, e passiamo la mattinata sulla spiaggia della baia Scapa Flow, dove si possono ammirare resti di navi da guerra affondate durante la II guerra mondiale.
Dopo il riposo si riparte col traghetto per Thurso, e lo stesso giorno percorriamo il tratto di costa tra Thurso e Durness, e poi la stada interna fino ad Ullapool. Questo è in assoluto il tratto più selvaggio, e per questo affascinante, delle Highlands. La costa è bellissima, ci sono le spiaggie più belle che abbiamo incontrato, e ci sono le Grotte di Smoo, visitabili anche in canoa. E poi pecore, pecore, pecore…
Anche il tratto di strada interno, fino ad Ullapool, e’ indimenticabile, decine di Loch e splendide montagne. Senza un paese, una casa, un segno di vita, per km e km. E’ consigliabile viaggiare sempre con il serbatoio della benzina ben pieno…
Ullapool è un altro tipico paesino di pescatori, molto caratteristico, con un’accogliente campeggio. Ma ha un difettuccio non trascurabile. In Estate, è letteralmente infestato dai moscerini!!! Terrificante, milioni, miliardi di maledettissimi moscerini, peraltro pizzicanti, che mentre mangi o giochi a carte o sonnecchi beato davanti alla tua tenda ti attaccano senza pietà, infilandosi ovunque…E la cosa più fastidiosa è che sembravamo gli unici idioti del campeggio con questo problema, talmente insopportabile che ad un certo punto siamo scappati in macchina, per avere un po’ si sollievo. Evidentemente gli altri campeggiatori, più esperti, erano attrezzati con spray insetticida e zampironi letali. O forse il sangue italiano è più appetitoso.
Comunque, a parte questo inconveniente, Ullapool e’ carina.
Così come dovrebbe esserlo l’Isola di Skye, ma non lo sappiamo con certezza, perchè nelle due giornate che ci abbiamo trascorso abbiamo avuto una visibilità massima di 10 metri…tempo da lupi, freddo pioggia e vento, e una notte da incubo, peccato, ci avevano parlato molto bene dell’isola, e del Castello Dunvegan, del mitico Clan McLeod. Pazienza, abbiamo un motivo per tornarci.
Dopo la sfortunata parentesi Skye, tocca all’altrettanto mitico Eilean Donan Castle, quello del film Highlander, tanto per intenderci, e direi che non ha tradito le aspettative, affacciato sullo splendido Loch Alsh. E per la serie continuiamo con i luoghi mitici, è la volta di Loch Ness, con obbligatoria visita al museo del mostro e alle rovine del castello di Urquart. L’indomani veloce passeggiata ad Inverness, capoluogo delle Highlands, e poi via , verso Fort Williams, ai piedi del Ben Nevis, vetta più alta dell’isola.
Abbiamo programmato un escursione in vetta, e per questo ci siamo procurati abilmente l’itinerario della gita, ma le condizioni meteorologiche agghiaccianti ci costringono a desistere.
E purtroppo la vacanza è agli sgoccioli, giusto il tempo di visitare Fort Williams, e poi purtroppo si riparte, questa volta per abbandonare la Scozia definitivamente. Ultima sosta, in Inghilterra, nella regione dei laghi, tanto decantata dai poeti romantici, il lago Windermere, su tutti.
Infine Londra, 2 notti, per dire che ci siamo stati, per passare in auto sotto il Tower Bridge, davanti a Buckingam Palace, in Piccadilly Circus, ed ai piedi dell’Ammiraglio Nelson, a Trafalgar Square.
Il tempo è finito, si torna in Italia, un’altra tirata di 1200 km.
Ma dentro i nostri cuori restano i ricordi della vacanza più bella della nostra giovane vita, indimenticabili.