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CAPITOLO 9: L'HIV impiega anni per causare l'AIDS?

Per più di un decennio, gli scienziati di tutto il mondo sono stati d'accordo sul fatto che l'HIV avesse un periodo di latenza, un tempo durante il quale esso rimaneva inattivo prima di attivarsi e causare la distruzione del sistema immunitario. La nozione di un periodo di latenza fu usata per spiegare perché l'HIV non si comportasse come tutti gli altri microbi portatori di malattie infettive, i quali causano la malattia subito dopo l'infezione, e perché significanti quantità di HIV attivo non si sono potute trovare nelle persone sieropositive.

All'inizio il periodo di latenza dell'HIV si pensava che fosse di pochi mesi. (82) Fu poi rivisto e portato a un anno, quindi a due anni, poi a tre e a cinque anni. (83) Quando sempre più persone sieropositive non svilupparono l'AIDS nei tempi predetti, il perido di latenza fu esteso a 10 o 15 anni, e più recentemente, persino ad una vita intera. (84)

Proprio quando l'aumento del periodo di latenza divenne il centro dell'investigazione medica, esso fu rimpiazzato dal concetto di un HIV costantemente attivo che si replica e distrugge le cellule a velocità spettacolari, un'ipotesi nota come "carica virale". I mass media, le agenzie sanitarie dei governi, le organizzazioni dell'AIDS, e la maggior parte degli specialisti dell'AIDS hanno accettato acriticamente il concetto della carica virale come un fatto accertato. I propositori dell'ipotesi della carica virale asseriscono che l'HIV si riproduca e sia distruttivo sin dal primo momento dell'infezione, e che il sistema immunitario di una persona sieropositiva è impegnato in una lotta perpetua per tenere il virus sotto controllo. Essi affermano che l'HIV, dopo 5, 10 o 15 anni, eventualmente vince la battaglia sconfiggendo il sistema immunitario.

L'ipotesi della carica virale è basata interamente su conclusioni tratte dai test di reazione a catena della polimerase (PCR), ed è basata sull'errata nozione che i frammenti di materiale genetico che vengono identificati tramite la PCR corrispondano al conteggio dei virus. Infatti la PCR è incapace di scoprire il virus; essa amplifica il materiale gentico associato con l'HIV (RNA o DNA) e la c"carica" dedotta col test viene fuori da un calcolo matematico, non da un conteggio dei virus infettivi. Quando i metodi standard del conteggio virale vengono applicati, si è visto che una carica virale di 100.000 unità corrisponde a meno di 10 unità infettive di HIV, una quantità che è decisamente troppo piccola per indurre la malattia. (85)

Contrariamente a quanto comunemente creduto, la PCR non può determinare quale porzione, sempre che ve ne sia, del materiale genetico che essa rileva rappresenti un virus infettivo. Infatti più del 99% di ciò che riconosce la PCR non è infettivo. (86) Il dottor Kary Mullis, che vinse nel 1993 il premio Nobel per avere invetato la PCR, è un membro del gruppo dissidente "Group for the Scientific Reappraisal of the HIV/AIDS Hypothesis" e si pone contro quelli che sostengono che l'HIV sia l'agente causale dell'AIDS. (87)

Cariche virali sono state misurate in persone che sono HIV negative e in pazienti di AIDS che sono risultati positivi al test ma che non hanno HIV. (88) Bassi livelli di carica virale non sono stati correlati con una buona salute, con l'assenza di malattia o con un alto conteggio dei linfociti T mentre un'alta carica virale non corrisponde a un bossa conteggio dei linfociti T o alla malattia. (89) Per maggiori informazioni vedi più avanti il paragrafo relativo alla carica virale.

DEFINIZIONE DEI TERMINI SCIENTIFICI

Reazione a catena della polimerase (PCR): Una tecnica utilizzata per scoprire la presenza di minuscole quantità di materiale genetico nel sangue attraverso la replicazione del DNA o del RNA.

continua: capitolo 10 Le donne sieropositive incinte danno alla luce bambini con l'AIDS?

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