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CAPITOLO 1: considerazioni di base per una critica dei saperi

1.1 Scienza e libertà


Qualsiasi discorso di analisi o di critica (sociale o scientifica che sia) non può che partire da una riflessione sulla libertà. Se tutti fossero veramente liberi, pienamente coscienti e auto-determinati [1]sarebbero inutili tanti discorsi sulla parzialità [2] della scienza e di altre (vere o presunte) forme di conoscenza. Se le nostre idee sul mondo, se le nostre opinioni in campo politico, sociale o scientifico non dipendessero fortemente dal condizionamento esterno, se ognuno di noi avesse tutti gli strumenti per accedere direttamente alle nozioni che gli interessano e quindi la capacità di giudicare liberamente, questo libro non avrebbe senso di esistere.

Purtroppo, come mostrerò subito con alcuni esempi, nonostante molti di noi vogliano credere di essere liberi, siamo tutti schiavi di condizionamenti fortissimi dei quali non sempre è facile accorgersi. Non fraintendetemi, quando dico questo non credo di essere migliore degli altri, non credo di essere io l'uomo libero in un mondo di schiavi, non a caso nel periodo precedente il soggetto è stato messo al plurale.

Quello che penso invece è che la libertà assoluta non esista, che siamo tutti, io compreso, più o meno condizionati e condizionabili, vittime di pregiudizi e false verità che abbiamo fatto nostri a causa del peso della tradizione, dei condizionamenti sociali, dell'ammaestramento subito da parte di chi gestisce il potere dell'informazione. Io non ho la presunzione di affermare che sono un uomo libero, e con questo libro vorrei esortare anche il lettore a prendere coscienza delle catene invisibili di carattere culturale, ideologico, psicologico e istintivo che limitano la sua libertà di azione e di pensiero. .

Questo libro non vuole però trasmettere un messaggio negativo, un messaggio di rassegnazione e di apatia che porti al vittimismo, perché l'altro risvolto di un simile pensiero è che se non è definibile una libertà assoluta, si può quanto meno parlare di una libertà relativa: un uomo è tanto più libero quanto più conosce, la libertà non la si regala ma la si conquista attraverso la cultura. Ma non basta la pura conoscenza per essere liberi, non bastano le nozioni in sé, per quanto possano essere importanti, quello che serve è la cultura passata al filtro della ragione, dell'analisi critica, la conoscenza passata al vaglio del dubbio, sottoposta al setaccio di mille "come?" e di mille "perché?". Ai fini della conquista della libertà può essere più importante possedere un sano scetticismo critico che non mille sterili nozioni acquisite come se fossero "sicuramente vere". Solo questa cultura, solo questa conoscenza ci può permettere di essere quanto più possibile auto-determinati e quindi di avvicinarci sempre più ad un ideale (irraggiungibile) di libertà.

La negazione della cultura e della conoscenza critica, la negazione di ogni forma di sapere libero e liberatorio è sempre stata la prima preoccupazione di ogni forma di dittatura, sia quelle esplicite (nazi-fascismo e socialismo reale) che quelle implicite. Nelle dittature esplicite si proibiscono direttamente tante cose che possano portare all'acquisizione di una mentalità critica e libera, si vieta la stampa di certi libri, si censurano i film e le trasmissioni televisive. Nelle dittature implicite ci sono ugualmente mezzi potentissimi per scoraggiare e rendere difficile una tale acquisizione. È un'affermazione forte quella che le nostre democrazie occidentali siano per tanti versi delle dittature implicite, ma è un'affermazione che si può dimostrare con degli esempi così eclatanti da lasciare poco spazio al dubbio. Se non vi fossero bastati tutti i dati già citati, la storia del paragrafo 1.3, l'articolo del paragrafo 1.5 e l'intero capitolo 3 dovrebbero aiutarvi a squarciare una parte di quel velo di menzogne che ci circonda e ci impedisce di guardare la realtà. Tante cose neanche io riuscivo a crederle all'inizio, è stato difficile anche per me rendermi conto fino in fondo di quello che andavo scoprendo a poco a poco. Spesso non volevo credere ai miei occhi, non volevo credere che ci fosse tanta malvagità e tanta menzogna intorno a me, ma poi ho imparato ad aprire gli occhi, anche quando mi costava fatica: non serve a niente fare finta di non vedere.

Prima di andare avanti nella trattazione voglio precisare che poche delle idee espresse in questo libro sono radicalmente nuove, nei numerosi libri da me citati in questo scritto si possono trovare argomentazioni molto simili scritte da persone più famose e forse più colte di me. Ma mentre in tali libri si affronta di volta in volta un solo aspetto particolare della menzogna, in questa mia opera cerco di presentare un quadro il più possibile completo delle problematiche relative al processo di formazione della scienza e della conoscenza, alla loro contraffazione, al rapporto fra scienza, conoscenza e potere, alla globalizzazione della menzogna.

Se qualcuno si scandalizzasse delle mie "eresie" che mettono in discussione la scienza e la conoscenza ufficiali, sappia che numerosi scienziati, storici e filosofi della scienza hanno già da tempo espresso idee simili alle mie, e alcuni dei libri che cito in questo mio lavoro sono stati pubblicati e tradotti in varie lingue e letti in tutto il mondo da migliaia di persone. Ma nonostante tutto si è sempre trattato di una circolazione di saperi limitata ad ambienti molto ristretti, e spesso certe conoscenze sono rimaste separate da barriere di comunicazione fra un settore e l'altro: certi medici conoscono le mistificazioni della medicina ufficiale ma continuano a credere a una certa psichiatria, altri hanno scoperto la falsità della psichiatria ma credono ancora alla bontà della medicina ufficiale, altri studiosi conoscono le falsificazioni della storiografia ufficiale ma non sospettano che anche nella scienza possa succedere qualcosa di simile. Pochi riescono a pensare in termini globali, forse fa un po' paura, forse fa persino un po' male rendersi conto fino in fondo della falsità che ci circonda.


continua: paragrafo 1.2 Siamo liberi?

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[1] Essere auto-determinati vuol dire che le nostre azioni e le nostre idee sono determinate solo da noi stessi, in altre parole che siamo liberi dal condizionamento delle altre persone e della società in cui viviamo, liberi dal condizionamento dei poteri politici ed economici e da quello dei mezzi di informazione.
[2] Parziale è il contrario di imparziale, affermare la parzialità della scienza vuol dire ammettere che spesso la scienza si trova schierata da una ben determinata parte, che sia al servizio di certi poteri, che non sia neutrale.