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CAPITOLO 12: Un sobrio rapporto sugli inibitori della proteasi e i cocktail di farmaci

Gli inibitori della proteasi sono una nuova classe di farmaci per l'AIDS usati in associazione con vecchi composti chemioterapici quali l'AZT e il ddI. Il miscuglio di questi farmaci è chiamato "cocktail di farmaci" o "terapia antiretrovirale altamente attiva" (active antiretroviral therapy, in sigla HAART). Il composto generalmente consiste in due parti di farmaci analoghi dei nucleosidi [AZT o ddI, N.d.T.] e una parte di inibitore della proteasi. Secondo quanto viene comunemente creduto, questo miscuglio apporta nuovo potere ai vecchi chemioterapici, e ottiene quello che la stampa e i gruppi sull'AIDS considerano dei risultati strabilianti e mai ottenuti in precedenza.

Tali farmaci furono approvati dopo il più veloce e più "comprensivo" processo di verifica della storia della FDA e immediatamente proclamati miracolosi dai mezzi di comunicazione di massa, ma i benefici clinici dei farmaci a base di inibitori della proteasi non sono ancora stati dimostrati. Più di quattro anni dopo essere stati messi in commercio, non ci sono ancora studi riportati nei giornali scientifici che dimostrino il miglioramento della salute nei pazienti che prendono questi potenti farmaci.

Gli annunci di risultati vittoriosi degli inibitori della proteasi sono basati interamente sul cambiamento di alcuni marcatori surrogati, misurazioni di laboratorio di alcuni parametri che nessuno ha dimostrato essere correlati con lo stato di salute. Nell'unico rapporto pubblicato che dichiara una maggiore sopravvivenza per i pazienti trattati con gli inibitori della proteasi si legge che la sperimentazione non ha usato un gruppo di controllo che assumesse il placebo al posto del farmaco, che non venivano riportate le ricorrenze delle malattie che definiscono l'AIDS tranne la polmonite, citavano le conseguenze del trattamento per meno del 10% dei partecipanti complessivi e fu prematuramente terminata dopo un periodo di circa 38 settimane nel momento in cui le statistiche sulla mortalità sembravano favorire i pazienti trattati con quei farmaci. (115) I risultati sulla sopravvivenza dei pazienti, mortalità del 1.4% fra quelli che assumevano le nuove medicine, 3.1% per quelli che assumevano i vecchi farmaci, non ha nessun significato statistico, un fatto che costringe i manifattori dei farmaci a scrivere nelle avvertenze all'interno delle confezioni che "siccome lo studio è terminato precocemente, ci sono stati dati insufficienti per determinare statisticamente l'impatto del Crixivan sulla sopravvivenza dei pazienti."(117)

La traduzione di questo capitolo non è ancora stata ultimata
continua: capitolo 13 Sulla carica virale

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