Sabato 26 Luglio 2003
Dopo il caso Brosio emerge un clamoroso braccio di ferro Gli operatori bocciano il servizio su area metropolitana
La battaglia dei taxi
Ancona e Falconara: radiotaxi per tutti. I tassisti: «No, costa»

di CLAUDIA PASQUINI


Un taxi per l’area metropolitana, organizzato con il sistema del radiotaxi come in qualsiasi altro capoluogo che si rispetti. Un unico servizio che copra Ancona, Falconara e Chiaravalle. Lo chiedono il Comune di Ancona e di Falconara. I tassisti però, in particolare i falconaresi, rispondono picche da mesi. E dopo le bordate di Brosio - appiedato alla stazione ferroviaria - scoppia il caso. Qualche mese fa l’assessore al commercio del Comune di Ancona Loredana Pistelli aveva promosso un incontro con i colleghi dei Comuni limitrofi per valutare la possibilità di riorganizzare insieme il servizio. L’istituzione del radiotaxi presuppone infatti un investimento di circa 250 mila euro da dividere tra gli operatori. Servono una stazione radio, un’antenna, un ufficio, un operatore 24 ore su 24 e un sistema software all’interno di ogni auto gialla. Ancona però è una città troppo piccola per far sì che il gioco valga la candela. Allora si è pensato di ragionare su “area vasta” e riunire nel progetto i 33 tassisti di Ancona, con i 12 di Falconara e i 3 di Chiaravalle. «I tassisti – spiega Loredana Pistelli – hanno chiesto del tempo per riflettere. L’importante è che si riuniscano in un consorzio. Come Comune di Ancona vorremmo definire la questione al più presto».
Ma i tempi saranno lunghi. I tassisti falconaresi infatti non hanno alcuna intenzione di cedere ai colleghi dorici l’area dell’aeroporto che negli ultimi anni sta creando buone opportunità. «I nostri tassisti – spiega l’assessore al commercio del Comune di Falconara Marco Canonici – dopo quell’incontro ci hanno scritto una lettera per sottolineare la loro contrarietà al progetto. Ne abbiamo preso atto anche se siamo disposti ad adoperarci per nuovi contatti». Alessandro Molitari responsabile della Cna trasporti: «L’obiettivo è quello di riorganizzare il servizio - osserva - e il radiotaxi darebbe la possibilità di non far cadere alcuna chiamata, come è accaduto nel caso di Paolo Brosio. Ma la maggior parte dei tassisti è contraria a questo progetto. Il servizio taxi è comunale, gli obblighi di legge sono assolti e la copertura è assicurata. Gli operatori non vedono motivo di investire in cambiamenti per una lamentela del tutto eccezionale nell’unico periodo dell’anno, tra luglio e agosto, in cui c’è qualche chiamata in più. Nelle statistiche nazionali l’attesa dei taxi ad Ancona è pari allo zero e i chilometri percorsi dai tassisti anconetani in un anno sono molto inferiori alla media italiana. Qui non c’è l’abitudine di chiamare il taxi come accade a Roma proprio perché le distanze sono minime. In ogni caso – conclude Molitari – una riorganizzazione è necessaria». Tra i motivi del no però non c’è solo l’entità dell’investimento. Il radiotaxi metterebbe in collegamento tutti i tassisti delle tre città. Di fronte alla chiamata dovrebbe muoversi l’auto più vicina. Ed ecco il problema, dicono: le distanze sono talmente ravvicinate che c’è il concreto rischio che una chiamata per il taxi più vicino alla stazione per esempio, faccia accorrere in contemporanea tutti i tassisti di Ancona.