Venerdi 26 Novembre 1999

Frasi indimenticabili/In un libro raccolte migliaia di battute dei film
più celebri di tutti i tempi. Da Humphrey Bogart a Groucho Marx,
dalla Monroe a Gloria Swanson, passando per Moretti e Pieraccioni
E’ la voce del cinema,
bellezza

MALCOLM McDowell in Arancia meccanica: «E’ buffo come i colori del vero mondo divengano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo». Il cinema, unico sapore della realtà. Ma ci spingiamo oltre. Se un immaginario ladro di sogni ci privasse delle immagini, la parola basterebbe, da sola, a rigenerare una pellicola. Un paradosso? Non si direbbe a leggere le 548 pagine di Provaci ancora, Sam, il godibilissimo libro di Roberto Casalini (per i Tascabili Bompiani, 16.900 lire), giornalista appassionato della Settima Arte, che, quasi fosse una scommessa con se stesso, ha raccolto 4.023 frasi tratte da ben 1.116 film di ogni tempo dando voce ad oltre duemila attori e registi. Impresa titanica dalla quale è uscito vincitore grazie anche, ed è lo stesso autore a confessarlo nella premessa, «agli amici incuriositi e/o complici che si facevano vivi per suggerire: "Hai messo la battuta di Paul Newman in Detective’s story?... Ma come, non recuperi niente di Abatantuono quando faceva il terrunciello?..."».
Da A come Abitudine a V come Vizio, il frasario della vita di ogni giorno diventa un interminabile piano sequenza che inquadra il cinema dalla testa ai piedi, ne svela dettagli, ne scruta i primissimi piani. Vuoi fissarlo negli occhi? Ad aiutarti ci pensano Yves Montand e Marilyn Monroe in Facciamo l’amore: «In questa stagione il cielo, a Parigi, ha esattamente il colore dei suoi occhi». Il romanticismo di addii-cult fissati in pellicola recupera le parole, immancabili, di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman in Casablanca: «Addio Rick, che Dio t’assista»... «Su, su... buona fortuna bambina» e per la serie "commiati" riassaporiamo la battuta tra Andie MacDowell e Hugh Grant in Quattro matrimoni e un funerale: «Non è stato un piacere non conoscerti».
Anche senza grande schermo, New York ti appare miracolosamente sulla pagina, quando Marlon Brando e Jean Simmons sussurrano: «E’ l’alba, tra poco...». «Perché la luce è strana e bianca?». «Perché qui siamo a Broadway, dove l’alba l’accende un elettricista» (Bulli e Pupe). Un cinema senza sonoro che restituisce voci: quella divertita e strapparisate del genio Totò («Un’educanda che dice le parolacce è una maleducanda») o del burbero Groucho Marx («Emily, non posso più nasconderlo: ti amo. E’ la solita vechia storia: un uomo e una donna... Romeo e Giulietta ...Biancaneve e i sette nani...» (Un giorno alle corse). E ancora, il tono minaccioso di Clint Eastwood in una sequenza con Eli Wallach ne Il buono, il brutto, il cattivo: «Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi».
Nel lavoro certosino svolto da Roberto Casalini, il suo tributo al cinema di parola diventa (senza volerlo?) un invito alla Settima Arte di questo scorcio di fine secolo a tenere gli occhi e la mente bene aperti: ciò che diamo per scontato può diventare ogni giorno una nuova "voce" nel vocabolario del cinema. Basta aguzzare l’ingegno e dare retta al cuore. Per un momento si torna al desiderio bambino, quando sfogliando il sussidiario cercavi disperatamente le figure: ma in Provaci ancora, Sam anche al cinefilo più accanito non sfuggirà il piacere di reimmaginare senza bisogno di vedere, seguendo una sorta di gimkana tra centinaia di tematiche come il Destino e la Tentazione, l’Inferno e l’Angelo, il Funerale e la Politica, il Sesso e la Vacanza.
L’Italia delle piccole-grandi rivoluzioni, quella impegnata nel dibattito politico, quella della commedia che graffia, l’Italia esistenzialista e lo Strapaese delle risate crasse affida al cinema, alle parole del cinema, il suo dizionario filosofico. Gli anni 70 della contestazione rivivono tra la fumosità del presente e l’assillo del ricordo. Moretti e Scola, Ecce Bombo e C’eravamo tanto amati. «Giro, vedo gente, mi muovo, faccio delle cose» si sente rispondere Nanni da una compagna e Stefano Satta Flores sentenziava nel ’74: «Credevamo di cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi». E se Moretti furoreggia nelle citazioni di Casalini, fino al recente «D’Alema, di’ qualcosa di sinistra!» gridato in Aprile, spunta, improvviso, il Gassman de La Terrazza che chiede alla Sandrelli: «A che ora è la rivoluzione? Come si deve venire, già mangiati?». Ci si inchina davanti al maestro Antonioni: la struggente Jeanne Moreau in compagnia di Mastroianni ne La Notte ha parole che sanno di poesia. Ricordate? «Se stasera ho voglia di morire è perché non ti amo più. Sono disperata per questo. Vorrei essere già vecchia per averti dedicato tutta la mia vita. Vorrei non esistere più perché non posso più amarti». L’attualità, infine, con le voci della nuova commedia toscana: il Pieraccioni («Sì, perché il ciclone quando arriva non è che ti avverte: passa, piglia e porta») e il Ceccherini («L’amore è come la luna, se non cresce, cala») dello stramiliardario Ciclone.
Vedi alla "voce" Cinema (alla fine del volume oltre centocinquanta pagine offrono tutte le trame dei film citati nel libro) e non puoi non desiderare di averlo scritto tu almeno uno dei pensieri stampati. Questo ad esempio: «La fotografia è la verità e il cinema è la verità ventiquattro volte al secondo» (Michel Subor in Le petit soldat) o ancora le celebri parole pronunciate dalla diva Gloria Swanson nel Viale del tramonto: «Questa è la mia vita e lo sarà per sempre. Non esiste altro: solo noi e la macchina e nell’oscurità il pubblico che guarda in silenzio. Ecco, De Mille, sono pronta per il mio primo piano». Infine chiudi il libro, scendi in strada, sei sul marciapiede e ti viene in mente l’ennesima battuta: «Taxi! Portami via da questo film!».