Giovedi 14 Ottobre 1999

Regole e trucchi per arrivare al lavoro
Tre amici e un’auto:
come vivere felici
sul “taxi fai da te”

di BEATRICE PICCHI
Prima regola: la puntualità, altrimenti saltano le coincidenze. Seconda: fare sempre il pieno di benzina, per non perdere tempo durante il tragitto casa-ufficio. Terza: i programmi non si cambiano, salvo comunicare le variazioni entro ventiquattr’ore. Poche norme che i compagni d’auto (tre, quattro su un’unica macchina per raggiungere insieme il posto di lavoro) si sono dati per arrivare puntuali in ufficio, cinque giorni su sette, senza l’incubo dell’attesa alla fermata del bus, né quello di trovare parcheggio (perché, per esempio, i dipendenti comunali che hanno adottato il car-pooling hanno la possibilità di lasciare l’auto all’interno delle strisce bianche a piazza Venezia, sotto l’Altare della patria). Carmela Di Francesco e il marito Claudio Boni sanno, per esempio, che Daniela Asnaghi è come uno di quei motori diesel che funzionano alla grande solo dopo qualche minuto di preriscaldamento, e allora, quando si accorgono che all’ora x - le 7,15 - non è ancora scesa, loro le citofonano, «giusto per darle la carica», tanto abitano in due palazzine confinanti, a Grottaperfetta. «Ma da sei mesi siamo sempre arrivati puntuali, anzi spesso e volentieri pure dieci minuti prima delle otto», racconta Daniela, anche lei impiegata, come la giovane coppia, presso l’Avvocatura capitolina. Adesso, però, dovranno risolvere il problema dell’auto (tutte e tre) non catalitiche, «per il momento ci salviamo perché il mercoledì usciamo dall’ufficio prima che scatti il blocco delle tre contro il benzene, ma sarà la prossima spesa familiare». Ma chi la paga la benzina? Fabrizio Marzi, Eleonora Cannelli e Federico Laurino, impiegati presso il segretariato comunale, hanno risolto il problema usando l’auto «una settimana ciascuno». Quindi partenza da casa di Fabrizio, a piazza Mazzini, poco dopo le 7. Seconda tappa sotto il portone di Federico, alla Balduina, e poi di corsa sull’Aurelia, dove abita Eleonora. Quando tocca a lei fare il pilota, il giro si inverte e guai a chi ritarda, «a quel punto è indispensabile telefonare». E lo squillo arriva all’alba, poco prima del caffè. In casa Mostardi, invece, è la mattina che si decide a chi toccherà l’auto: alla mamma Marina, che deve precipitarsi al lavoro in Campidoglio? O al figlio neopatentato? Una volta stabiliti i turni della settimana, prevedendo anche quelli pomeridiani, Marina si mette in moto intorno alle 7,20 per andare a prendere le colleghe Nadia Lambertucci e Patrizia Meo. E alle quattordici la comitiva si rimette in moto, destinazione casa.