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il sito di storia salernitana

a cura di Vincenzo de Simone

Salernostoria home siti migliori

 

 


 

Abbagnano Nicola, filosofo

Adinolfi Francesco, missionario

Adinolfi Renato, scacchista

Ajmone Cat Mario, generale

Alfani Tommaso Maria, teologo

Alfano I, arcivescovo

Amato, vescovo, cronista medievale

Amaturo Enrico, matematico

Andria Alfonso, uomo politico

Avallone Enzo, ballerino e cantante

Avallone Pasquale, pittore e scultore

Avallone Salvatore, calciatore

Barliario Pietro, medico, alchimista

Barracano Luigi, manager d'impresa

Befulco Pietro, pittore

Braca Vincenzo, medico e scrittore

Brindisi Bruno, disegnatore di fumetti

Brun Stefano, manager d'impresa

Buono Alessandro, pittore

Buono Pietro, pittore

Cafaro Girolamo, latinista

Calenda Antonio, regista

Calenda Costanza, medico

Califano Luigi, patologo e botanico

Calogrosso Gianotto, letterato

Camardella Pietro, designer

Canzio Mario, economista

Capece Ferrante, missionario

Caposcrofa Nicolò, giurista

Caputo Ulisse, pittore

Caravano Ciro, cantante

Caravano Gonzalo, cantante

Carfagna Mara, showgirl, politica

Casaburi Vittorio, chimico

Casalbore Renato, giornalista

Castellomata Abella, medico

Castellomata Giovanni, medico

Cattaneo Cesare, medico pediatra

Chiaromonte Gaetano, scultore

Coda Notari Elvira, regista

Cofone, medico

Conti Rossini Carlo, studioso etiopista

Coppola Massimo, autore televisivo

Cugia Stanislao, giurista

Cuomo Giovanni, uomo politico

d'Aiello Matteo, uomo politico

Dall'Ora Fidenzio, generale

d'Altavilla Guglielmo, duca

da Procida Giovanni, uomo politico

d'Avossa Giovanni, uomo politico

de Divitiis Massimo, cantante

D'Elia Pietro, arbitro di calcio

della Porta Eufranone, domenicano

della Porta Giovanni, arcivescovo

della Porta Matteo, giurista

della Porta Tommaso, giurista

De Michelis Eurialo, letterato

de Rogata Vincenzo, pittore

de Ruggiero Matteo, funzionario regio

de Ruggiero Trotula, medico

De Sio Giuliana, attrice

di Capua Giuseppe, canottiere

Di Giovanni Augusto, attore

di Pastina Ippolito, rivoluzionario

Discepolo Matteo, pittore e scultore

D'Onofrio Francesco, uomo politico

Esposito Gaetano, pittore

Fava Saverio, diplomatico

Fierro Jole, attrice

Fiore Gennaro, medico pediatra

Forte Gaetano, pittore

Fortunato Andrea, calciatore

Frugardo Ruggero, medico

Gaitelgrima, principessa di Capua

Galderisi Giuseppe, calciatore

Galdi Davide, scrittore

Galdi Matteo Angelo, patriota

Garioponto, medico

Gatto Alfonso, poeta

Giannattasio Nicola, calciatore

Giordano Silvia, cantante a attrice

Gorini Mario, letterato e pittore

Granito Matteo, arcivescovo

Guaimario IV, principe

Guardati Tommaso, novelliere

Guarna Cola Matteo, giureconsulto

Guarna Giacomo, condottiero

Guarna Giovanni, beato

Guarna Giovanni, condottiero

Guarna Rebecca, medico

Guarna Romualdo, arcivescovo

Gugliucci Yari, attore

Ianniello Antonio, attore

Iannuzzi Tino, uomo politico

Imperiali Guglielmo, diplomatico

Lamanda Carmine, banchiere

Lamberti Gianfranco, uomo politico

Liberatore Matteo, teologo

Lista Stanislao, pittore e scultore

Loria Vincenzo, pittore

Luciani Matteo, uomo politico

Luciani Pietro, filosofo

Manzione Roberto, uomo politico

Marchiafava Matteo, funzionario regio

Martino Renato Raffaele, cardinale

Martuscelli Guido, uomo politico

Massimino, domenicano

Mauro, medico

Mauro Gianni, cantautore, attore

Mazzella Luigi, giurista

Menna Filiberto, storico dell'arte

Mordente Fabrizio, matematico

Niccolò, medico

Nuzzo Giuseppe, storico

Olivieri Achille, martire di Cefalonia

Onorato Elio, calciatore

Orlando Angelo, sceneggiatore, attore

Papa Annie, attice

Pappacarbone Alferio, abate, santo

Pappacarbone Pietro, abate, santo

Pastore Giampiero, schermitore

Pecoraro Scanio Alfonso, uomo politico

Pecoraro Scanio Marco, uomo politico

Persiano Pascal, ex calciatore, attore

Pietro da Salerno, vescovo, santo

Pinto Fortunato Maria, arcivescovo

Pirro Ugo, sceneggiatore

Piva Alessandro, regista, sceneggiatore

Plateario Giovanni, medico

Plateario Matteo, medico

Popolo Jerry, sassofonista

Priore Rosario, magistrato

Ramarino Girolamo, pittore

Righelli Gennaro, regista, sceneggiatore

Ruggi Antonio, rivoltoso nel 1799

Ruggi Ferdinando, rivoltoso nel 1799

Sabatini Andrea, pittore

Salerno Nicola Maria, letterato e pittore

Sanseverino Antonello, uomo politico

Santoro Michehe, giornalista

Schiavone Annabella, attrice

Sichelgaita, principessa

Silvatico Matteo, medico

Siniscalchi Luigi, disegnatore di fumetti

Sivocci Ugo, pilota

Tafuri Clemente, pittore

Tafuri Felice, pittore

Tafuri Lucio, pittore

Vassallo Salvatore, uomo politico

Vita Vincenzo Maria, uomo politico

Vitale Mario, attore

Zottoli Angelandrea, critico letterario

 

Nota:  .

per Abella Salernitana si veda Castellomata Abella

per Amato di Montecassino si veda Amato

per Alfano Salernitano si veda Alfano I

per Andrea da Salerno si veda Sabatini Andrea

per Giacomaccio da Salerno si veda Guarna Giacomo

per Gianotto da Salerno si veda Calogrosso Gianotto

per Giovanni da Salerno si veda Guarna Giovanni

per Girolamo da Salerno si veda Ramarino Girolamo

per Masuccio Salernitano si veda Guardati Tommaso

per Massimino da Salerno si veda Massimino

per Mauro Salernitano si veda Mauro   

per Niccolò Salernitano si veda Niccolò

per Pietro da Salerno (pittore) si veda Buono Pietro

per Romualdo Salernitano si veda Romualdo II Guarna

per Ruggero Salernitano si veda Frugardo Ruggero

per Sinis si veda Siniscalchi Luigi

per Ugo Mattone si veda Pirro Ugo

 


 

Nicola Abbagnano (15 luglio 1901 – 9 settembre 1990), filosofo

Nel novembre 1922 si laureò in Filosofia a Napoli con una tesi che fu fondamento del suo primo libro, Le sorgenti irrazionali del pensiero (1923). Negli anni successivi insegnò filosofia e storia al liceo Umberto I di Napoli e dal 1927 al 1936 tenne l'incarico di pedagogia e di filosofia presso l'Istituto di magistero Suor Orsola Benincasa; nello stesso periodo collaborò attivamente alla rivista Logos. Dal 1936 al 1976 fu professore ordinario di storia della filosofia nell'Università di Torino, dapprima nella facoltà di Magistero, poi, dal 1939, in quella di Lettere e Filosofia. Nell'immediato dopoguerra fu tra i fondatori del Centro di Studi metodologici di Torino. Nel 1950 fondò, insieme a Franco Ferrarotti, i Quaderni di sociologia; e dal 1952 fu condirettore, con Norberto Bobbio, della Rivista di filosofia. Tra il 1952 e il 1960 fu l'ispiratore del gruppo neoilluministico italiano, promotore di una serie di convegni cui parteciparono studiosi impegnati nella costruzione di una filosofia laica. Nel 1964 iniziò la collaborazione a La Stampa. Nel 1972 si trasferì a Milano, dove cominciò a collaborare al Giornale di Montanelli, e dove ricoprì la carica di consigliere comunale, eletto nelle liste del Partito Liberale, e di assessore alla Cultura.

Abbagnano fu fra i primi a diffondere in Italia, negli anni trenta e quaranta, la conoscenza delle correnti esistenzialistiche francesi e tedesche, in particolare Heidegger, Jaspers, Sartre. Fondamentale nell'espressione del suo pensiero è La struttura dell'esistenza, opera pubblicata nel 1939. Definì la propria visione filosofica come esistenzialismo positivo; esso, pur non esplicitamente formulato sistematicamente, individua la centralità dell'esistenza come momento fondativo, considerando la razionalità dell'uomo come il primo strumento in grado di garantire a questo fondamento un valore positivo contro ogni possibile nichilismo.

Oltre a porre la ragione come unico mezzo per creare un legame tra l'uomo e il mondo che lo circonda, il suo pensiero insistette molto su un chiarimento dell'orizzonte categoriale della possibilità, in contrasto con quello della necessità, tipico proprio dell'idealismo romantico e dell'esistenzialismo tedesco e francese, fatto che spiega la sua forte critica a queste due scuole filosofiche. Anche il positivismo ottocentesco fu oggetto di critica tramite la contrapposizione con le filosofie di Kant e di Kierkegaard.


 

Francesco Adinolfi (5 giugno 1831 – 4 febbraio 1874), missionario, detto in cinese Li

Figlio di Stefano, medico, e di Carmela Celentani, entrato nella Compagnia di Gesù a Napoli nel 1847, dopo un breve periodo trascorso a Malta chiese di essere inviato in Cina, ove sarà ordinato sacerdote nel 1856. Fu rettore del collegio di Zikawei ove, nelle difficili condizioni determinate dal 1860 al 1863 dall'assedio di forze ribelli, istituì varie opere pie, fra cui l'orfanotrofio. Dal 1863 al 1865 resse i seminari minore e maggiore di Tongkatu e dal 1866 al 1868, tornato a Zikawei, vi tenne la direzione di tutte le opere gesuitiche.

La fama di eminente sinologo fece sì che gli fosse affidato nel 1872 l'ufficio d'interprete del consolato francese.


 

Renato Adinolfi (9 febbraio 1929 – 16 novembre 2007), scacchista

Vinse il campionato italiano assoluto di scacchi per corrispondenza nel 1976, concludendo il torneo imbattuto, con 8,5 punti su 10, davanti a Gasser e al campione uscente Baiocchi. In quello stesso anno, si ritirò dalle competizioni.


 

Mario Ajmone Cat (5 febbraio 1894 – 20 marzo 1952), generale

Nel 1907 entra al Collegio militare di Roma e nel 1911 all'Accademia militare di Torino, dove nel 1913 è nominato sottotenente di artiglieria. Nel 1915 frequenta il corso di osservatore d'aeroplano. Nel 1916, come capitano, è assegnato al Battaglione Squadriglie Aviatori; nello stesso anno segue a Mirafiori il corso di pilotaggio. L’anno successivo è al comando della 33a squadriglia Farman, poi rinominata 3a squadriglia Saml, con la quale partecipa alla campagna di Macedonia. Fino al 1923 fa parte del 3° Raggruppamento aeroplani da ricognizione; il 16 ottobre 1923, cessa di appartenere al Regio Esercito ed entra a far parte della Regia Aeronautica, prestando servizio presso il 19° stormo aeroplani da ricognizione.

Nel 1927, da tenente colonnello, assume il comando della Scuola di Osservazione Aerea, che tiene fino all'ottobre del 1929, quando, promosso colonnello, diviene comandante del 2° stormo, per poi passare alla Direzione Generale dei Servizi, del Materiale e degli Aeroporti fino al 1931; comanda in seguito il 7° stormo Bombardamento fino al 15 ottobre 1932, quando assume le funzioni di sottocapo di Stato Maggiore della 3a Zona Aerea Territoriale, incarico che lascia nel 1934 per passare a comandare la Scuola di Guerra Aerea; mantiene tale incarico a più riprese fino al 15 febbraio 1940. La prima interruzione è fra l'agosto del 1935 e l'agosto del 1936, quando da generale di brigata partecipa alla guerra in Africa Orientale come comandante dell'Aeronautica dell'Africa Orientale. Nel febbraio 1936 è promosso generale di divisione, mentre la promozione a generale di squadra l'avrà il 14 aprile del 1939. Dopo un secondo incarico di comandante della Scuola di Guerra Aerea, fra il 19 novembre 1936 e il 16 maggio 1939 è comandante della 4a Zona Aerea Territoriale, e poi, dopo un terzo incarico alla Scuola di guerra, il 28 giugno del 1940 è nominato comandante della 3a squadra aerea e poi, dal febbraio 1941, della 5a squadra aerea in Libia.

In seguito a dissapori con i comandi tedeschi da un lato e con il comando terrestre italiano, viene sollevato dall'incarico e chiamato al Comando Generale delle Scuole. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, è collocato in licenza illimitata e rimane a Roma durante l'occupazione nazista; il 13 novembre 1944 viene nominato capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, incarico che riveste con continuità fino al 5 febbraio 1951.


 

Tommaso Maria Alfani (1679 circa – 26 agosto 1742), teologo

Vestì l'abito domenicano il 29 dicembre 1698 nel convento cittadino di Santa Maria della Porta, ove nel 1709 fondò l'accademia degli Irrequieti; si porterà poi a Napoli, nel convento di San Domenico Maggiore. Studioso di storia letteraria, filologia classica, erudizione sacra e profana, dopo il 1714 le sue ricerche lo portarono in viaggiò per tutto il Regno, con lungo impegno presso l'archivio della Santissima Trinità di Cava.

Ebbe rapporti amichevoli e carteggi con i principali studiosi dell'epoca, tra cui Giambattista Vico, Pier Catterino e Apostolo Zeno, Angelo Calogerà, Lodovico Antonio Muratori, Jean Leclerc. Sua prima pubblicazione fu il volumetto De summi pontificis auctoritate (1715). Fra le altre si ricordano: Istoria degli anni santi dal di loro solenne incominciamento per insino a quello del regnante sommo pontefice Benedetto XIII (1725); Vita ed uffizj del vescovo (1729); Racconto istorico della vita e morte di S. Montano (1730); Il celeste principato di S. Michele arcangelo come signifero della croce (1731).


 

Alfano I (1017 circa – 9 ottobre 1085), arcivescovo di Salerno (1058-1085), detto Alfano Salernitano

Di nobile famiglia, coltiva la musica, la poesia, la medicina nella Scuola salernitana. Conosce il monaco Desiderio, venuto in città in cerca di cure mediche. Esposto a pericoli, forse perché i suoi fratelli sono coinvolti nella congiura che porta all’uccisione del principe Guaimario (1052), parte per Benevento, ove rimane per qualche tempo nel monastero di Santa Sofia, dal quale passa a quello di Montecassino.

Nel 1057, richiesto da Gisulfo II, è eletto abate di San Benedetto di Salerno. Stefano IX, suo amico e confratello nell’abbazia di Montecassino, lo promuove arcivescovo l’8 marzo 1058. Con bolla del 24 seguente gli conferma diritti e privilegi; per la prima volta compare come suffraganea di Salerno la diocesi di Martorana e per l’unica volta quella di Cassano. Nel marzo 1066 erige la diocesi di Sarno, di cui nomina Riso primo vescovo. Nel 1067 farà altrettanto per Nusco e fra il 1070 e il 1080 per Acerno. Il 1° ottobre 1071 interviene alla solenne consacrazione della basilica di Montecassino, eretta dall’amico Desiderio.

Il 13 dicembre 1076, dopo un assedio che durava da maggio, Roberto il Guiscardo entra in città; dovrà lottare ancora fino agli inizi di giugno prima che Gisulfo II, rifugiato nel castello, sia convinto ad arrendersi dalla promessa di lasciare libero la città; si recherà prima a Napoli e Capua, quindi a Roma.
Alfano si ritrova con il duca Roberto irretito dalla scomunica fin dal 1074, rinnovata dal sinodo romano del 24-28 febbraio 1075. La vicenda si conclude felicemente con l’incontro di Ceprano fra il Guiscardo e Gregorio VII del 29 giugno 1080. Forse casualmente, nel settembre successivo sono già in corso i lavori per la edificazione del Duomo normanno e in ottobre Roberto conferma alla Chiesa salernitana beni, prerogative e quant’altro. Il 25 maggio 1085 vede la consacrazione della nuova Cattedrale da parte di Gregorio VII.

In campo medico, Alfano tradusse dal greco il Premnon physicon o De natura hominis di Nemesio e fu autore di diverse opere tra cui De pulsis, Experimenta archiepiscopi salernitani, Tractatus de quibusdam medicinalibus, De quattuor humoribus corporis humanis.


 

Amato (1010 circa – 1° marzo di un anno imprecisato di fine XI secolo), vescovo, cronista medievale, detto Amato di Montecassino

Esponente della fioritura anche letteraria che caratterizzò la vita del monastero dei benedettini cassinesi nell'XI secolo sotto la guida dell'abate Desiderio, Amato è detto salernitano (de la cité de Salerno) dal volgarizzatore della sua Historia Normannorum, ancorché il de Bartholomaeis ne dubiti senza, però, portare solide argomentazioni. Certamente fu anche vescovo, forse identificabile con l'Amato che resse la diocesi di Capaccio certamente dal 1047 al 1058; in tale ipotesi, la sua monacazione farebbe seguito all'episcopato, cui avrebbe rinunziato.

Oltre che della citata Historia Normannorum, in otto libri, dedicata al suo abate Desiderio, la cui narrazione va dal 1016 al 1078, purtroppo giunta fino a noi solo in una vulgata francese del XIV secolo, fu autore del De Gestis apostolorum Petri et Pauli, in quattro libri in versi esametri, dedicato a Gregorio VII, composto forse fra il 1077 e il 1079; del De laude eiusdem pontificis (Gregorio VII, come ci informa Pietro Diacono, andato perduto; del De duodecim lapidibus et civitate caelesti Hierusalem.       


 

Enrico Amaturo (22 maggio 1863 – 25 maggio 1946), matematico

Figlio di Gaetano, possidente, e di Carmela Pepe, si laureò a Napoli in matematica nel 1884 e in ingegneria civile nel 1886. Fu prima assistente, poi libero docente di geometria descrittiva e di storia delle matematiche. La sua attività riguardò principalmente la teoria dell'elasticità, la geometria descrittiva e la geometria algebrica (particolari trasformazioni cremoniane). Suoi studi furono stampati dall'accademia Regia delle Scienze fisiche e matematiche.

Nel 1887 aveva tentato di mettere a frutto la sua seconda laurea con un progetto di sventramento del centro storico cittadino, in particolare Fornelle e San Giovanniello, che per fortuna non ebbe seguito.


 

Alfonso Andria (27 maggio 1952), uomo politico

Laureato in giurisprudenza, è stato consigliere comunale a Salerno e presidente della provincia. È stato sconfitto da Vincenzo De Luca (diessino in disaccordo con la linea del partito in Campania) nelle elezioni comunali del 2006, alle quali si candidava sostenuto da una coalizione di centrosinistra tra la Margherita, i partiti dell'estrema sinistra, Italia dei Valori, Udeur, e alcuni diessini. Esponente della Margherita, attualmente è deputato al parlamento europeo, eletto alle consultazioni del 2004 per la lista Uniti nell'Ulivo.

Europeista convinto, aderisce al Partito Democratico Europeo ed è iscritto al gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa. È membro della Commissione per lo sviluppo regionale; della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare; della Delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti; della Delegazione per le relazioni con Svizzera, Islanda e Norvegia.

Dal 9 maggio 2008 è ministro ombra delle Politiche agricole per il Partito democratico.


 

Enzo Avallone (8 ottobre 1955 – 3 gennaio 1997), ballerino, cantante e attore

Giovanissimo allievo del Centro Studi Danze Classiche di Salerno, perfezionò gli studi con Walter Venditti della Scala di Milano, con Rossella Hightower a Cannes, con Alfredo Koller

a Bologna. Debuttò in teatro come primo ballerino ai primi anni settanta con la Carmen di Bizet, condividendo la scena con Kayo Mafune e Margherita Trayanova.
Nel 1977 fu scelto per il programma televisivo Piccolo Slam, cui seguirà, 1979, Fantastico, al fianco di Heather Parisi. Nello stesso anno apparve sul grande schermo in Baila Guapa di Adriano Tagliavia con lo pseudonimo di Al Midweg. Nel 1980 incise un 45 giri con i brani Ti chiami Africa e l'ironico Sorrisi, cui seguiranno l'album Viaggio (stesso anno), e gli altri singoli Ghiaccio (1981) e Calypso (1982), inferiori per successo al disco di esordio.
In quello stesso anno, l'esclusione dell'ultima ora, per motivi mai chiariti, dallo sceneggiato televisivo Marco Polo, di cui avrebbe dovuto essere il protagonista, segnò l'inizio della parabola discendente, nonostante continuasse ad impegnarsi in spettacoli teatrali anche di un certo successo. Nel 1988, il clamoroso arresto per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti segnò la fine della carriera. L'AIDS lo spegnerà a quarantuno anni.
In sua memoria la Associazione Culturale Diffusione Danza di Salerno ha istituito il Premio Enzo Avallone, conferito annualmente ad un personaggio dello spettacolo, ad una carriera artistica, al talento di un giovane promettente.


 

Pasquale Avallone (1884-1965), pittore e scultore

Figlio di Giuseppe, pittore, allievo prima del padre, poi presso l’Accademia di Napoli, alla quale fu ammesso grazie ad una borsa di studio della Provincia e presso la quale ebbe il concittadino Stanislao Lista a maestro di disegno, fu, oltre che scultore, ritrattista e paesaggista incline alla riflessione lirica, affreschista (chiesa di Santa Caterina a Caggiano), ma soprattutto decoratore di edifici pubblici cittadini (Camera di Commercio, sede della Provincia, Banca d'Italia, Palazzo di Città); è in quest'ultimo ambito che si coglie il suo accostarsi celebrativo ai miti e ai riti del fascismo con le loro tendenze all'eroica, che vediamo esplodere nel fregio del salone dei Marmi della sede comunale, nel quale è descritta la storia della città.

 

Pasquale Avallone,

Fregio del salone dei Marmi. Salerno, Palazzo di Città

 

L'opera è costituita da dodici pannelli che si sviluppano per centoventidue metri quadrati.


 

Salvatore Avallone (30 agosto 1969), calciatore, dirigente sportivo

Dopo due stagioni al Valdiano (1986-87 e1987-88) è in serie A con la Juventus (1988-89 e 1989-90) vincendo la Coppa UEFA 1989-90 con presenza nella finale di ritorno contro la Fiorentina. Sarà poi all'Avellino (1990-91), al Casale (1991-92), all'Alessandria per cinque stagioni (1992-97), alla Nocerina per altre cinque (1997-02), al Varese (2002-03 e 2003-04), alla Juve Stabia (2004-05 e 2005-06).
Dopo il ritiro, ha prima svolto il ruolo di team manager nella Salernitana, per poi essere dirigente del Messina con il collega Angelo Fabiani. Dalla stagione 2010-11 è il direttore sportivo del Sorrento Calcio.


 

 

Salerno, Museo diocesano,

Crocifisso detto di Barliario

Pietro Barliario (1055 – 24 marzo 1149), astrologo, medico, alchimista

La fantasia popolare ne fece una figura di mago e negromante, creandogli intorno innumerevoli episodi fantastici. Secondo il testo a lui riferito più antico giunto fino a noi, Pietro, che doveva i suoi poteri soprannaturali al possesso di un libro magico ottenuto attraverso un patto col demonio, si sarebbe pentito in vecchiaia della sue relazioni pericolose a seguito della tragica morte dei nipotinì, che, inconsciamente, avevano trafficato nel suo laboratorio alchemico e sfogliato il libro diabolico. A seguito dell'episodio, entrato in religione presso il monastero di San Benedetto di Salerno, vi sarebbe morto il 24 marzo 1149, all'età di poco più di novantatre anni.

Gli episodi più noti attribuiti a Pietro sono la costruzione, con l'ausilio di demoni, in una sola notte, dell'acquedotto medievale di Salerno e il perdono dei peccati ottenuto con tre giorni e tre notti di preghiere, recitate in ginocchio, davanti ad un crocefisso dipinto su legno, allora custodito presso il monastero benedettino, oggi presso il Museo diocesano, che in segno di assenso alle sue invocazioni chinò il capo. Il secondo episodio, richiamando folle accorse per a loro volta invocare l'icona, diede l'avvio alla fiera del Crocifisso, che ancora si tiene in città nei venerdì di marzo, escluso quello eventualmente coincidente con il Venerdì Santo.    


 

Luigi Barracano (24 febbraio 1860 – 2 giugno 1950), manager d'impresa

Figlio di Carmine, negoziante, e di Raffaela Pagliara, diplomatosi ragioniere, nel 1883 fu assunto alla Camera di commercio della quale raggiungerà, nel 1908, la vicepresidenza. Nel contempo, dette il suo apporto ad imprese nei settori più disparati: dai laterizi della Solid, ai cementi di una società che nel 1926 sarà assorbita dall'Italcementi; dai cuoiami della Conceria salernitana, alla refrigerazione della Società industriale meridionale; dagli alimentari de La Meridionale e della Società molini e pastifici meridionali, alle costruzioni della Società anonima per l'incremento edilizio del Mezzogiorno. Fu anche chiamato alla presidenza della Banca del Mezzogiorno, nella speranza che la sua esperienza e le sue molteplici relazioni potessero imprimerle quell'impulso necessario per avviarla a destini più fulgidi, scriveva Il Risorgimento salernitano il 25 febbraio 1924.

In politica, fu consigliere comunale di Salerno dal 1905 al 1912 e in occasione delle elezioni politiche del 1919 accettò la candidatura nella lista del giolittiano e massone Giovanni Camera, ma ottenne meno di ottocento suffragi. Fervente fascista della prima ora, alla caduta dal regime si ritirerà a vita privata. Nel 1932 era stato insignito della commenda dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.  

 

Secondo alcune fonti, il cognome della madre sarebbe stato Pagliasco. Quello qui riportato è stato rilevato dal registro dei nati nel 1860 dello Stato Civile del comune di Salerno.


 

Pietro Befulco (XV-XVI secolo), pittore

Dell'artista esiste alla Pinacoteca di Capodimonte a Napoli una tavola raffigurante la Madonna e cinque santi firmata e datata 1490. La sua analisi stilistica ha permesso a Ferdinando Bologna di attribuirgli le opere del cosiddetto Monogrammista PTR, ossia di un artista che con tale sigla si firmava, che invece precedentemente era stato identificarsi con l'altro salernitano Pietro Buono.    

Monogrammista PTR (Pietro Befulco), Madonna col Bambino in trono fra i Santi Teodoro e Girolamo, 1500. Cassano Allo Ionio, Museo diocesano; una volta nella chiesa di San Teodoro a Laino Castello. 


 

Vincenzo Braca (1566 – dopo il 1614), medico e scrittore

Sposato con Angela Corbellese, fra il 1593 e il 1596 divenne medico presso la Scuola salernitana; quindi esercitò prima a Napoli poi a Cava e nel 1612 lo ritroviamo fra i membri dell'Almo Collegio.  

Ma il suo nome è associato principalmente al genere letterario della farsa cavaiola. Le opere a lui riconducibili sono raccolte in due manoscritti conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (ms. IX.F47 e XIV.E45): il primo è considerato autografo, pertanto il suo contenuto è da attribuire interamente a Braca; il secondo, non autografo, ha molte composizioni in comune con il primo.

La farsa cavaiola fu genere teatrale incentrato sull'archetipo farsesco del cavaiuolo, ossia il villico cavese che dai cittadini salernitani è immaginato in tratti grossolani e caricaturali. Il genere dovette conoscere una notevole fioritura, con numerose produzioni, ma di quello che doveva costituire un cospicuo corpus è sopravvissuto ben poco. La penuria di testimonianze rende Vincenzo Braca praticamente l'unico autore di cui si conosca il nome. I soli componimenti giunti fino a noi che lo precedono sono il Cartello di sfida cavajola e la Ricevuta dell'imperatore, entrambi di autori rimasti anonimi.


 

 

Bruno Brindisi (3 giugno 1964), disegnatore di fumetti

La prima parte della carriera è simile a quella di Roberto De Angelis e Luigi Siniscalchi, con i quali forma la cosiddetta scuola salernitana (pur essendo De Angelis napoletano); esordisce infatti sulla rivista Trumoon, fra i cui fondatori figurano il cavense Raffaele Della Monica e il giffonese Giuliano Piccininno, per poi passare a disegnare fumetti erotici per la Blue Press e per la Ediperiodici, quindi per le Edizioni Cioè e le Edizioni Acme.

Nel 1991 è arruolato da Bonelli per lo staff di Dylan Dog; per lo stesso editore lavora anche ad episodi di Nick Raider e al Tex speciale del 2002, su testi di Claudio Nizzi. Dopo una parentesi con il primo episodio di Brad Barron di Tito Faraci, prosegue la collaborazione con il Dylan di Bonelli, di cui è diventato uno degli autori più rappresentativi, arrivando a realizzare episodi importanti come il n. 200 della serie regolare e quelli del ventennale della testata pubblicati nel 2006.

Per la qualità del suo lavoro è insignito del premio della giuria del Comicon 2003: Ad un giovane caposcuola del fumetto che ha dimostrato qualità tecniche ed artistiche di eccezionale livello. Per la capacità di descrivere ed evocare incubi e sogni, paesaggi reali e fantastici, mettendo il proprio stile a servizio dell’avventura e del divertimento.

Nel 2009 rilascia una intervista per il volume Lezioni di Fumetto: Bruno Brindisi. Una linea chiara per raccontare l'orrore (Coniglio Editore) nella quale racconta la sua infanzia, gli esordi, i rapporti con i personaggi che lo hanno reso famoso e le sue tecniche di disegno.


 

Commenda della

Legion d'onore

Stefano Brun (10 febbraio 1882 8 novembre 1961), manager d'impresa

Figlio di Luigi, impiegato, e di Lucrezia de Vito, laureatosi in ingegneria industriale a Napoli nel 1904, lavorò prima alla Compagnia napoletana del gas quindi alla Società generale di elettricità assumendo la direzione degli impianti di Castellammare di Stabia e, dal 1911, anche di quelli di Torre Annunziata. Durante la prima guerra mondiale lavorò per il Comitato di mobilitazione industriale e collaborò alla direzione dello spolettificio torrese. Dal 1922 al 1929 diresse la Società elettrica della Campania; fu quindi amministratore delegato della Società generale elettrica napoletana, poi assorbita dalla Società meridionale di elettricità di cui fu consigliere di amministrazione. Nel secondo dopoguerra fu anche consigliere della Società generale pugliese di elettricità e presidente della Società lucana di elettricità e della Compagnia meridionale del gas. Nel settore elettromeccanico, fu amministratore poi presidente dell’Officina costruzioni napoletana.

Dal 1945 al 1961, quando abbandona le attività, è presidente della Camera di commercio di Napoli. Nel contempo (1954-1959) è presidente dell’Istituto per lo sviluppo economico dell’Italia meridionale e dell’Unioncamere (1947-1961), segnalandosi per la creazione del Bureau international d’information pour les Chambres de commerce in seno alla Camera di commercio internazionale. Ancora è consigliere d'amministrazione della Banca dei comuni vesuviani, della Fabbrica accumulatori Partenope, della Società autostrade meridionali; vicepresidente della Navalmeccanica; presidente della società di navigazione Tirrenia.
In campo extra industriale, fu presidente dell’Istituto d’arte e consigliere d’amministrazione dell’Università di Napoli e dell’Istituto suor Orsola Benincasa.
Insignito di molte onorificenze italiane e straniere, fra le quali la commenda della Legion d'onore e la gran croce della Repubblica tedesca, nel 1952 è nominato cavaliere del lavoro.


 

Alessandro di Pietro Buono (XV-XVI secolo), pittore

Figlio di Pietro, anch'egli pittore, nel 1512 fu chiamato a collaborare con il padre all’esecuzione di una pala d’altare destinata a Laurino, nel Cilento. Le sue opere rimangono di difficile identificazione, tuttavia Riccardo Naldi (Università di Siena, Istituto di storia dell'arte, Prospettiva, 1991) lo identifica con il cosiddetto Maestro dell'Adorazione di Glasgow.

 

a lato: Maestro dell'Adorazione di Glasgow (Alessandro Buono), The Adoration of the Magi, 1503-1510 ca. Glasgow Museums. in basso: perticolare

 


 

Pietro Buono (XV-XVI secolo), pittore, detto Pietro da Salerno

Certamente poco noto al grande pubblico, erroneamente parte della critica gli attribuisce le opere del cosiddetto Monogrammista PTR, ossia di un artista che con tale sigla si firmava, che invece pare sia da identificarsi con l'altro salernitano Pietro Befulco.

La tavola qui riprodotta è un lavoro commissionato dai benedettini di Monte Oliveto Maggiore (Siena), come dimostrano gli emblemi di quell'abazia posti in basso. La circostanza certifica che Pietro non operò solo in un ambito provinciale o regionale, ma che seppe porsi all'attenzione anche dei sofisticati ambienti toscani.   

a sinistra: Pietro Buono, Madonna con Bambino in

trono, Crocifissione e santi Pietro, Andrea e Paolo.

(casa d’aste Sotheby's, New York)

a destra: stemma dell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore


 

Girolamo Cafaro (XVI secolo), latinista

Svolse la sua attività lontano da Salerno. Fu a Cortona nel 1541, ove pubblicò gli Annales in esametri del Francani ed ove insegnò nell'anno successivo avendo fra gli scolari i fratelli Benedetto e Bono di Dionigi Boni, che saranno giuristi di rilievo. Nella stessa città pubblicò la Epitome grammatices (1545), e l'anno successivo la Grammatices phoenix e il De conscribendis epistolis et de orthegraphia. A Roma apparvero le Clausulae atque flosculi ex Ciceronis epistolis…selectae linguaque etrusca expositae, i Notanda quaedam ac Dialegus de interpretatione cuiuslibet autoris (1552) e, senza data, l'Ex Hadriano Cardinale de latino sermone.

Lo ritroviamo a Venezia il 30 settembre 1560, nell'atto di scrivere una lettera al discepolo cortonese Filippo Venuti di approvazione del progetto di pubblicare un Dittionario volgare et latino, che apparirà a Venezia nel 1561.
Girolamo trasse dall'insegnamento del latino spunti per interessarsi anche della grammatica italiana, di cui tenne lezioni nella scuola che aveva aperto a Venezia, l'Accademia Cafarea. Altre sue opere di carattere didascalico sono: il De metro et orthographia, il De multiplici ratione variandae orationis atque conficiendarum epistolarum, il De structura orationis carmine exametro, la Grammatice (Venezia 1577). Pure di carattere eminentemente scolastico sono le Elocutiones atque clausolae e singulis Ciceronis epistolis familiaribus selectae (Venezia 1584) e le Ciceronis Phrases dedicate a Ippolito II d'Este (Venezia 1588).


 

Antonio Calenda (1939), regista

Laureato in Filosofia del diritto con una tesi su l'Orestea di Eschilo, della quale analizzava il concetto di giustizia, inizia l'esperienza teatrale con il progetto del Teatro Sperimentale Centouno, che vedrà la luce a Roma nel 1965 grazie all'apporto di Gigi Proietti e di Virginio Gazzolo, esperienza alla quale prendono parte Piera Degli Esposti e Francesca Benedetti, che saranno poi tra le attrici del Teatro Stabile dell'Aquila, che egli dirigerà per un periodo non continuativo di nove anni complessivi.
È autore per i fratelli Maggio e Bertoli (Cinecittà, Le ragazze di Lisistrata), ma soprattutto regista di particolare duttilità: ha portato in scena numerosi lavori di autori classici, tra cui William Shakespeare, Carlo Goldoni, Samuel Beckett, Bertolt Brecht e numerosi altri, ma con attenzione anche per la drammaturgia contemporanea costantemente incoraggiata. Ha curato inoltre regie liriche per opere di Massenet, Spontini, Rossini, Honegger. Dal 1995 è direttore del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia.

Per il grande schermo ha diretto Il giorno del furore con Oliver Reed e Claudia Cardinale.


 

Costanza Calenda (XV secolo), medico

Nobile salernitana, figlia di Salvatore, priore della Scuola medica cittadina, è considerata come appartenente al gruppo detto delle Mulieres salernitanae, ancorché si laureasse e insegnasse presso l'Università di Napoli. Fu autrice dei trattati De crisibus, De febre pestilenziale, De curatione vulnerum, De unguentis.

 

Stemma della famiglia Calenda. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale di Salerno


 

Luigi Califano (12 ottobre 1901 14 gennaio 1976), patologo, biologo, botanico

Figlio di Giuseppe, magistrato, e di Elimena Maida, si laureò a Napoli il 23 luglio 1924 in medicina. Nel 1925 ebbe prima l'incarico di assistente, poi quello di aiuto presso l'Istituto napoletano di patologia generale. Nel biennio 1927-28 fu a Berlino, ove, presso l'Istituto Koch per le malattie infettive, condusse studi, fra gli altri, sulla simbiosi tra amebe e batteri. Libero docente nel 1928, fra il 1933 e il 1971 ricoprì le cattedre di patologia delle università di Perugia, Bari, Napoli.

La sua attività scientifica si può schematicamente suddividere in tre grandi linee di studio: una sul metabolismo dei tessuti in condizioni normali e patologiche; un'altra sui meccanismi delle ossidazioni biologiche; l'ultima sulla fisiologia e la biochimica batteriche. Egli lasciò un'impronta nell'ambito della ricerca scientifica italiana e internazionale non soltanto per gli studi, ma anche per l'impulso dato all'attività di ricerca dell'istituto di patologia generale di Napoli, che all'epoca costituì un modello sia per l'organizzazione dei suoi laboratori che per l'interesse dei quesiti scientifici che venivano affrontati.

Califano fu socio dell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia di scienze mediche e chirurgiche, dell'Accademia dei XL; membro della Societé de biologie française e del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione.

Oltre che patologo e biologo, fu appassionato naturalista e botanico, interessato ai musei naturalistici e agli orti botanici. Il volume sugli orti botanici italiani, il progetto del Museo nazionale di storia naturale, la  fondazione dell'Associazione nazionale musei scientifici, orti botanici, giardini zoologici, acquari sono esempi di iniziative da lui volute per far rivivere in Italia la tradizione degli studi naturalistici.
Tramite l'Accademia dei Lincei organizzò alcune spedizioni di ricerche botaniche, nel corso di una delle quali, in Messico, nello stato di Oaxaca, fu rinvenuta una nuova specie di Dioon appartenente alla famiglia delle Zamiaceae, in suo onore denominata Dioon califanoi. L'amore per le piante gli aveva fatto acquisire una specializzazione soprattutto per le Cycadaceae e per le Bromeliaceae, delle quali possedeva una ricca collezione, poi donata all'orto botanico di Napoli. Presso tale istituzione sono state create le Serre Califano e apposta una targa in suo onore.


 

Gianotto Calogrosso (XV secolo), letterato, detto Gianotto da Salerno

Gianotto scrisse in volgare, intorno al 1450, un'operetta mista di prosa e versi che si trova contenuta nel manoscritto Italiano 1036(8145ª) della Biblioteca nazionale di Parigi. Anche se il testo appare anonimo, la presenza al suo interno delle sestine Splendida nympha e candida colomba e Sacrate muse e donne mie dilecte, attribuibili certamente a Gianotto in quanto come a lui commissionate da Sante Bentivoglio per Nicolosa Castellani, seconda moglie di Nicolò Sanuti, sono presenti nel codice Isoldiano di Bologna, ha permesso di attribuirglielo. Argomento dell'opera, che si colloca nel genere che ha come precedenti la Vita Nova e i romanzi boccacceschi, è l'amore fra Sante, che assume il nome di Filoteo, e Nicolosa, mai nominata se non per un acrostico da cui si ricava Nicolosabella; ed appunto con il titolo di Nicolosa bella il testo è stato edito nel 1959.

Un altro sonetto del codice Isoldiano, Eccho el giulglello e la candida perla, scritto, ancora su commissione da Gianotto in lode di Margherita di Gianfrancesco Bevilacqua di Verona, andata sposa nel 1458 al conte Iacopo Sacrati di Ferrara, riconferma la sua immagine di tipico rappresentante di quella poesia che nelle corti italiane rispondeva ad intenti di natura non soltanto poetica, ma anche di celebrazione sociale e politica, e che ha il suo testo più noto nel Liber Isottaeus di Basinio da Parma.             


 

Pietro Camardella (1957), designer

Dal 1984 lavora alla Pininfarina studi e ricerche dove disegna, tra le altre, le Ferrari F40, 512tr, F50 e 456gt, oltre al concept Ferrari Mythos; le ultime due realizzazioni vincitrici di un car award. Di questi anni sono anche le realizzazioni di product design, arredi e imbarcazioni come le Bénétéau first e flyer. Dal 1993 è chief designer d'esterni alla Lancia, dove sviluppa il concept Lancia Dialogos e imposta auto di produzione come Lancia Y. Nel 2000 diventa responsabile del Centro Ricerche Design FIAT, dove torna ad occuparsi anche di disegno industriale, sviluppa il concept Lancia Nea ed altri progetti di advanced design per il gruppo Fiat; nel 2005 sigla per il salone di Barcellona il concept sperimentale Sportiva Latina, marchiato Mazel, premio per il concept innovativo dell'anno dalla Società Tecnica dell’Automobile spagnola. Dal 2006 è responsabile dell'advanced design del Centro Ricerche FIAT.


 

Mario Canzio (16 marzo 1947), economista

Laureato in Economia a Napoli nel 1970, nel 1972 entra al ministero dell'Economia fino a quando diviene Ispettore generale per gli affari economici della Ragioneria. Il 20 maggio 2005 è nominato Ragioniere generale dello Stato a seguito di deliberazione del Consiglio dei ministri, in sostituzione di Vittorio Grilli. È il diciannovesimo Ragioniere generale dello Stato italiano dal 1870, quando la carica fu istituita.


 

Ferrante Capece (1546 31 luglio 1586), missionario

Figlio di Muzio, gentiluomo napoletano, e di Margherita Gambacorta, nel 1571 fu ammesso nella Compagnia di Gesù con esame sostenuto il 16 agosto; nelle scuole dell'Ordine compì gli studi di filosofia e teologia, addottorandosi in queste discipline; quindi insegnò a Roma matematica e filosofia e collaborò alla prima organizzazione del Collegio degli Inglesi. Nel febbraio 1583 fu nominato rettore del collegio di Cluj-Napoca, in Transilvania. Pronunciata la professione solenne, partì in agosto e, dopo una lunga permanenza a Cracovia, fu in sede il 30 dicembre. La situazione politico-religiosa che trovava era di netta frattura fra una persistente adesione delle classi inferiori al cattolicesimo e il protestantesimo professato dal ceto nobile-borghese, naturalmente avverso alla presenza dei gesuiti.

Ferrante, mentre introduceva nel collegio lo studio della filosofia e tentava la diffusione nella regione del calendario gregoriano, operò per la rottura dell'isolamento attraverso audaci contatti con le autorità ottomane, che sembravano tenere atteggiamenti benevoli verso i cattolici preferendoli ai protestanti. Ma il fondo della sua personalità era mite, da uomo di studio, certamente non adatto alla reconquista cattolica della regione che forse da lui ci si attendeva; quindi il giudizio dell'Ordine sul suo operato sarà solo in parte positivo: mentre si riconosceranno senza riserve le sue alte qualità morali, gravi dubbi saranno avanzati sulla sua capacità d'imporsi e di amministrare abilmente le potenzialità del collegio.

Morirà per una epidemia di peste diffusasi in città a partire dal giugno 1586.


 

 

Stemma della

famiglia Caposcrofa. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale

di Salerno

Nicolò Caposcrofa (metà XIII secolo 1316 o 1317), giurista

Patrizio salernitano del sedile di Porta Rotese, iuris civilis professor, lo troviamo nel 1281 fra i sei preposti all'arsenale di Salerno. Portatosi a Napoli, il 30 maggio 1295 ottenne il  rilevante ufficio di patrono del Fisco presso la Magna Curia, carica che eserciterà per più di vent'anni. Nell'esercizio delle sue funzioni, preoccupato per l'eccessiva durata dei processi (nulla é mutato nei secoli), propose e si vide approvare, nell'ottobre 1307, una riforma che, sottraendo al sovrano il diritto di ultima decisione, permetteva alla Magna Curia di chiudere i processi fiscali con maggiore rapidità, purché il contenzioso non superasse le 200 once.

L'apice della carriera giunse per Nicolò il 23 luglio 1313, quando re Roberto lo nominò maestro razionale della Magna Curia, stabilendo che dovesse godere di tutti i privilegi di tale magistratura senza tuttavia abbandonare le funzioni di patrono del Fisco presso la  stessa Curia. Successivamente fu preposto a Salerno alla costruzione di macchine belliche per la guerra di Sicilia, ma non poté portare a compimento l'incarico: morì mentre vi stava attendendo, tra il luglio del 1316 e il marzo dell'anno successivo.

Egli fu autore di una serie di glosse alle Constitutiones Regni Siciliae, ma la sua opera di maggior rilievo è la compilazione, redatta intorno al 1313 e corredata di glosse, dei Ritus della Magna Curia di Napoli, opera che, rielaborata ed ampliata, ebbe il riconoscimento ufficiale di Giovanna II e, con ulteriori modifiche, fu la base dei Riti della Gran Corte della Vicaria, che rimasero per secoli in vigore nel Regno di Napoli quali norme fondamentali in materia processuale.   


 

 

Ulisse Caputo,

Les bas verts - 1914

Ulisse Caputo (5 novembre 1872 13 ottobre 1948), pittore

Figlio di Ermenegildo, pittore, e di Francesca Sanmartino, già seguito da Riccardo Alfieri, all'Istituto di Belle Arti di Napoli fu alunno di Stanislao Lista e di Domenico Morelli. Insoddisfatto dell'insegnamento impartito da quest'ultimo, chiuso alle nuove tendenze che lo interessavano, preferì frequentare lo studio del concittadino Gaetano Esposito, artista ardente e inquieto che con il vigore plastico e la forza dei chiaroscuri, sia pure attraverso l'influenza del Fortuny, aveva superato la visione morelliana.

Portatosi a Parigi dopo le delusioni alla Triennale di Milano del 1897 e alla Promotrice Salvator Rosa di Napoli, ove le sue tele Dopo la sonata e Andante appassionato passano del tutto inosservate, inizia la creazione di opere nelle quali si  pone quale disinvolto evocatore di scene e di figure della vita della metropoli. I suoi lavori figurano in tutte le più importanti mostre: da quella italiana di Londra del 1904, all'Esposizione del Cairo dell'anno seguente; dalla Mostra nazionale di Milano del 1906, a quella di Buenos Aires del 1910. Presente a tutte le esposizioni internazionali di Venezia anteriori alla prima guerra mondiale, si distingue soprattutto nel 1907 con Alle prove, nel 1909 con Effetto di notte, che venne acquistato da Vittorio Emanuele III, nel 1910 con Un concerto all'aria aperta e Le due sorelle  

 

Alcune fonti indicano la data di nascita al 4 novembre. Il dato qui riportato, così come la professione del padre, è stato rilevato dal registro dei nati nel 1872 dello Stato Civile del comune di Salerno.


 

 

 

Ciro Caravano (15 Febbraio 1971), cantante del gruppo Neri per caso

Per il gruppo musicale Neri per caso, per metà salernitano, essendo nati in città Ciro e Gonzalo Caravano e Massimo de Divitiis, il successo giunge con la vittoria nella sezione Nuove proposte al Festival di Sanremo 1995, con la canzone Le ragazze di Claudio Mattone.

Il loro modo di cantare, a cappella, cioè senza l'ausilio di strumenti musicali, prima del loro avvento poco diffuso in Italia, suscitò interesse ed il loro primo disco, Le ragazze, contenente cover di famose canzoni italiane e due brani inediti, ottenne subito successo, raggiungendo il traguardo di sei dischi di platino. Nel 1996 con il brano Mai più sola, anch’esso di Claudio Mattone, il gruppo ripete l’esperienza del Festival, giungendo al quinto posto fra i Big. A Sanremo 2008 sono stati ospiti di Mietta nella serata dedicata ai duetti, in cui hanno riarrangiato a cappella, insieme alla cantante pugliese, la canzone Baciami adesso, regalando un momento d'arte vocale e grande spettacolo che ha registrato il picco d'ascolto con oltre 11 milioni di telespettatori.

Gli altri componenti del gruppo sono Mimì (Madrid, 27 Luglio 1969) e Diego (Napoli, 26 Ottobre 1972) Caravano e Mario Crescenzo (Nocera Inferiore, 11 Agosto 1969).


 

 

 

Gonzalo Caravano (16 Febbraio 1974), cantante del gruppo Neri per caso

Per il gruppo musicale Neri per caso, per metà salernitano, essendo nati in città Ciro e Gonzalo Caravano e Massimo de Divitiis, il successo giunge con la vittoria nella sezione Nuove proposte al Festival di Sanremo 1995, con la canzone Le ragazze di Claudio Mattone.

Il loro modo di cantare, a cappella, cioè senza l'ausilio di strumenti musicali, prima del loro avvento poco diffuso in Italia, suscitò interesse ed il loro primo disco, Le ragazze, contenente cover di famose canzoni italiane e due brani inediti, ottenne subito successo, raggiungendo il traguardo di sei dischi di platino. Nel 1996 con il brano Mai più sola, anch’esso di Claudio Mattone, il gruppo ripete l’esperienza del Festival, giungendo al quinto posto fra i Big. A Sanremo 2008 sono stati ospiti di Mietta nella serata dedicata ai duetti, in cui hanno riarrangiato a cappella, insieme alla cantante pugliese, la canzone Baciami adesso, regalando un momento d'arte vocale e grande spettacolo che ha registrato il picco d'ascolto con oltre 11 milioni di telespettatori.

Gli altri componenti del gruppo sono Mimì (Madrid, 27 Luglio 1969) e Diego (Napoli, 26 Ottobre 1972) Caravano e Mario Crescenzo (Nocera Inferiore, 11 Agosto 1969).


 

Maria Rosaria Carfagna detta Mara (18 dicembre 1975), showgirl e politica

Nata da genitori originari di Lioni (AV), conseguita la maturità scientifica, nel 2001 si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Salerno discutendo una tesi in Diritto dell'informazione e sistema radiotelevisivo.

Dopo aver partecipato nel 1997 al concorso di Miss Italia piazzandosi al sesto posto, dal 2000 al 2006 ha partecipato al programma televisivo La domenica del villaggio condotto da Davide Mengacci, in qualità di co-conduttrice. Nel 2006 ha condotto il programma Piazza grande insieme a Giancarlo Magalli. Inoltre, ha fatto parte del cast dei programmi televisivi I cervelloni, Vota la voce e Domenica In.

Nelle elezioni politiche dello stesso anno, in presenza di una legge elettorale che sottrae agli elettori la scelta dei parlamentari demandandola alle dirigenze dei partiti, la Carfagna è designata alla Camera dei deputati dal Polo di destra, cosa che si ripete nel 2008, quando la Destra vince le elezioni e la designa Ministro per le Pari Opportunità.

Intanto, nel gennaio 2007, Mara era stata al centro della nota diatriba fra Silvio Berlusconi e la moglie Veronica Lario, mentre nel giugno 2008 conquisterà spazio sul giornale argentino El Clarín, non per le sue attività ministeriali, ma per l’intercettazione di un presunto dialogo fra lei e il presidente del Consiglio Berlusconi con allusioni ad un rapporto di sesso orale. A tale proposito, il quotidiano La Repubblica cita la ex viceministro degli Affari Esteri Margherita Boniver, devota sostenitrice di Berlusconi, che riconosce l’esistenza di messaggi a luci rosse fra il presidente del Consiglio e il suo ministro.


 

Vittorio Casaburi (4 novembre 1881 – 20 dicembre 1939), chimico

Figlio di Enrico, avvocato, e di Maria Abbondati, nel 1903 si diplomò in chimica al politecnico di Zurigo; nel 1904 frequentò in Inghilterra la sezione industrie del cuoio dello Yorkshire College di Leeds, conseguendone il diploma; nel 1905 si laureò in chimica pura presso l'università di Genova, quindi tornò a Londra come assistente  presso il London Leather Industries Laboratory Herolds Institute (laboratorio per l'industria del cuoio). Si trasferì in seguito negli Stati Uniti, alla Ford Morocco & C. di Wilmington, dove fu vicedirettore, quindi in Germania, presso la Badische Anilin und Soda Fabrik (BASF) di Ludwigshafen.

Nel 1911 vinse il concorso per direttore della Stazione sperimentale per l'industria delle pelli e delle materie concianti, alla quale da allora in poi dedicherà tutta la sua attività. Sotto la sua guida la Stazione, fondata a Napoli nel 1885 per affiancare e migliorare l'attività dell'industria conciaria e guantaia campana, divenne, ampliata e potenziata, istituto di interesse nazionale, prima, e internazionale, poi. Nel 1923 fondò il Bollettino della Stazione, di cui fu condirettore; fu anche responsabile del relativo Supplemento tecnico, pubblicato fino al 1935.

Pubblicò anche il Dizionario teorico-pratico dell'industria del cuoio (1923) ed Elementi di chimica applicata alle industrie del cuoio (1935). Di importanza generale sono anche il manuale Hoepli Concia e tintura delle pelli (1913) e una serie di studi da lui condotti sotto l'impulso della politica autarchica fascista per cercare di migliorare e rendere di pratica applicazione la concia con sali di ferro e per la razionale utilizzazione della pelle e del pelo di coniglio, con il quale riuscì a produrre filati e un tessuto da lui battezzato tessuto-pelliccia (1939).

A margine della sua attività, depositò numerosi brevetti, fra cui Miglioramenti nella concia con sali di alluminio (1936-37-39) e Perfezionamenti al trattamento del pelo per renderlo feltrabile e tingibile (1938).  


 

Renato Casalbore (1891 – 4 maggio 1949), giornalista

Direttore sportivo alla Gazzetta del Popolo di Torino dal 1913, esperto di sport in generale, di calcio in particolare, che egli stesso aveva intensamente praticato negli anni giovanili. Critico equilibrato, dalla prosa garbata, dallo spunto signorile, rimase ininterrottamente alla Gazzetta fino al 1941, quando se ne staccò per fondare Tuttosport, che, quale direttore, porterà presto all'avanguardia per esattezza di cronache e correttezza di critica.

Il 4 maggio 1949 era a bordo dell'aereo che riportava a Torino la squadra granata dopo una partita amichevole in Spagna con il Benfica e che si schiantò contro il terrapieno della basilica di Superga. Perirono i ventisette passeggeri e i quattro membri dell'equipaggio.


 

 

Stemma della

famiglia Castellonata. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale

di Salerno

Abella Castellomata (XIV secolo), medico della Scuola salernitana, detta

Abella Salernitana

Nobile salernitana, figurò tra le donne medico, prima alunne poi insegnanti nella Scuola cittadina, appartenenti al gruppo detto delle Mulieres salernitanae. Fu autrice dei trattati De atrabile (sulla bile nera) e De natura seminis humani, purtroppo andati perduti.


 

Giovanni Castellomata (+ 1258), medico della Scuola salernitana e vescovo

Patrizio salernitano del sedile del Campo, compare a Roma, nell'aprile 1213, fra i testimoni che sottoscrivono il testamento di Maria di Montpellier, moglie di Pietro II d'Aragona. La sua frequentazione di un ambiente di tale livello era dovuta al ruolo che svolgeva presso la corte papale: egli era, infatti, il  medico di Innocenzo III; come tale è il primo archiatra pontificio ad essere documentato. Diventerà vescovo di Policastro nel 1254.


 

Cesare Cattaneo (13 agosto 1871 – 30 dicembre 1930), medico pediatra

Figlio di Carlo, insegnante, e di Amabile Carrara, trasferitosi a Parma quando il padre vi fu nominato ispettore scolastico, conseguì la laurea in medicina e chirurgia nel 1894. Interessato alla pediatria, si portò a Padova, ove soltanto dal 30 marzo 1882 era attivo, unica sede in Italia, l'insegnamento della disciplina. Alla scuola del prof. Cervesato apprese le nozioni fondamentali, quindi presso la clinica pediatrica dell'università di Berlino acquisì il metodo di studio e arricchì la propria esperienza clinica; a quel periodo risalgono le sue prime ricerche su L'alimentazione del bambino e le questioni che ad essa si collegano (1897), e sulla stipsi, con Della costipazione abituale dei bambini e suo trattamento meccanico, pubblicata sia in Germania che in Italia nel 1898.

Rientrato a Parma nel 1900, nell'autunno conseguì la libera docenza in clinica pediatrica, discutendo uno Studio eziologico, sintomatico, terapeutico sul catarro gastro-enterico infantile. Nel 1903 fu nominato direttore dell'Ospedale dei bambini di Parma, carica che mantenne fino al 1915; intanto, nel 1905, gli era stato affidato ll'insegnamento alla clinica pediatrica presso la facoltà dell'Università della stessa città, ove profuse ogni energia per la creazione di un istituto efficiente e moderno.

Nel 1911 conseguì per concorso la nomina a direttore dell'Ospedale pediatrico di Milano e nel 1915, istituita la clinica pediatrica presso quell'Università, ne ebbe la direzione, divenendo però ordinario solo nel 1926. A Milano diede impulso alle ricerche sulla tubercolosi infantile e la clinica da lui diretta divenne un dei centri diagnostici per l'Opera antitubercolare infantile. Eletto nel 1929 presidente della Società italiana di pediatria, ebbe modo, con molteplici iniziative, di divulgare quanto più possibile i problemi dell'età infantile. Fu anche presidente del Consiglio di consulenza delle terme di Salsomaggiore, direttore del periodico milanese La Medicina italiana, fondatore della Scuola di cultura medica per stranieri di Varese, ispettore della Opera nazionale maternità e infanzia.

 

Alcune fonti indicano la data di nascita al 12 agosto e riportano un doppio cognome della madre: Carrara Zanotti. I dati qui riportati sono stati rilevati dal registro dei nati nel 1871 dello Stato Civile del comune di Salerno.


 

 

Presentazione di un'opera in terracotta

di Gaetano Chiaromonte

Gaetano Chiaromonte (18 marzo 1872 – 6 novembre 1962), scultore

Figlio di Ferdinando e di Lucia Cosimato, fu artista fecondo, molto attivo negli anni successivi alla grande guerra nella realizzazione di monumenti ai caduti, fra cui quello di piazza Ferrovia a Salerno.

Precedentemente, il 16 giugno 1912, la città aveva visto inaugurato il suo monumento ai martiri salernitani delle guerre di indipendenza, oggi comunemente detto statua della libertà, oggetto di furiose polemiche. Il 20 giugno Salerno Nuova scriveva: La visione di quella possente figura femminile, libera di veli su cui lo sguardo riposa e la mente ricorda, canti l’eterno inno alla vita rigogliosa e prospera come quel seno forte ed eretto a mò di sfida e serva di incitamento e di sprone per la generazione presente che conserva nei suoi centri nervosi la feconda attività dei padri gloriosi. Il 1° luglio Il Buon Senso (organo diocesano), riprendendo uno scritto di Giovanni Lanzalone, definiva la statua la donnaccia ignuda e ne chiedeva la rimozione. Forse i pii redattori de Il Buon Senso si rabbonirono ammirando l’altra grande opera dell’artista, la statua della Madonna di Pompei, alta tre metri e venticinque centimetri, realizzata in un solo blocco di marmo di Carrara, issata sul fastigio della basilica pontificia di quella città.

Nel 1937 Chiaromonte realizzò tre grandi altorilievi in bronzo (m. 2,50x2,00x0,35), raffiguranti Roberto il Guiscardo, L’entrata a Salerno di Gregorio VII e di Roberto il Guiscardo e La fertilità della terra, destinati alla facciata del Palazzo Comunale, oggi conservati nell’ambulacro antistante il salone dei marmi nello stesso edificio. Nel 1924, tramite la prefettura, aveva inviato al Duce una statua in bronzo raffigurante lo stesso Mussolini nell’atto di salutare romanamente. La Camera dei Deputati conserva il suo Ritratto di Emanuele Gianturco del 1910.


 

(Maria) Elvira Coda Notari (10 febbraio 1875 – 17 dicembre 1946), regista

Figlia di Diego, negoziante, e di Agnese Vignes, registrata all'anagrafe con il primo nome di Maria, fu una delle prime donne regista della storia del cinema e la prima in assoluto in Italia. Trasferitasi a Napoli, nel 1902 vi sposò il fotografo Nicola Notari e insieme fondarono la casa di produzione cinematografica Film Dora producendo, con la tecnica pionieristica della colorazione a mano dei singoli fotogrammi, documentari di attualità e cortometraggi. Più tardi la casa, col nuovo nome di Dora Film, produsse lungometraggi, spesso tratti da romanzi popolari della tradizione meridionale, diventando una delle più importanti case di produzione del cinema italiano dell'epoca; del 1916 è Carmela la sartina di Montesanto, da un romanzo del concittano Davide Galdi, in cui fa l'esordio cinematografico Tina Pica. 

Elvira esercitò l'attività di regista con precisione e rigore, scegliendo come set privilegiato delle sue storie la Napoli popolare e impegnando nella recitazione familiari, amici e qualche volta se stessa, dando vita a personaggi tipici napoletani di indimenticabile impatto emotivo. Il mondo ritratto nei suoi film era quello dei bassi, dei pescatori, dei guappi, degli scugnizzi, un mondo di forte disagio sociale sulle cui ingiustizie e drammi finiva sempre col trionfare l'amore. Aprì anche una scuola ove insegnava una recitazione lineare, senza eccessi in rapporto al gusto dell'epoca, e un metodo di esprimere le emozioni basato, modernamente, sulla dimensione psicologica.

La Dora Film ebbe una sede anche a New York dove i film erano molto seguiti dalla popolazione di origine italiana. Chiuse le sue attività nel 1930. Elvira si ritirò a Cava de' Tirreni dove morirà. Aveva diretto circa sessanta film, alcuni di enorme successo di pubblico.


 

Cofone (XI-XII secolo), medico della Scuola salernitana

Citato nel De mulierum passionibus di Trotula de Ruggiero, nella Practica brevis di Giovanni Plateario e nell'Antidotarium di Niccolò Salernitano, Cofone è ritenuto autore di diversi trattati, quali il De aegritudinum curatione, la Practica secundum humores, il Liber de corporibus purgandis, il De modis medendi, il De urinis etearundem significationibus, l'Ars medendi, che pare, a giudicare da quanto si legge nel codice trecentesco Med. Vindobon. CXCIII della Biblioteca imperiale di Vienna, sia stato scritto con l'ausilio di altri medici salernitani o, più probabilmente, di allievi dello stesso Cofone.

L'Ars medendi, di cui nella prima metà del Cinquecento si ebbero varie edizioni a stampa, offre un quadro d'insieme dei metodi terapeutici noti a Salerno fra XI e XII secolo, metodi fondati sulle teorie ippocratico-galeniche con qualche influenza di scuola araba, caratterizzati da un indirizzo eminentemente pratico.

 

Francobollo celebrativo

della Scuola salernitana, 2007


 

Carlo Conti Rossini (25 aprile 1872 – 24 agosto 1948), etiopista e funzionario statale

Figlio di Gaudenzio, ingegnere del genio civile, e di Vittoria Vaudagnotti, impiegato presso l'amministrazione dello Stato ancor prima di laurearsi in legge a Roma nel 1894, nel 1899 è inviato in Eritrea, ove sarà direttore degli Affari civile del governo coloniale fra il 1900 e il 1903. Richiamato in Italia e poi inviato a Parigi quale rappresentante del Tesoro dello Stato (1907-1910), ritorna alle colonie nel 1914 quale segretario generale per gli Affari politici e civili in Tripolitania. Ancora richiamato, è direttore generale al Ministero del tesoro dal 1917 al 1925, quindi consigliere di Stato. Va ricordata anche la carica di vicepresidente della Banca nazionale del lavoro, ricoperta per lunghi anni, e poi quella di presidente nel 1943, per brevissimo periodo.

Ancor prima dell'esperienza eritrea, sull'onda dell'impresa coloniale, Carlo era stato attirato dallo studio della storia e delle lingue di quella parte dell'Africa, seguendo i corsi di Ignazio Guidi, al quale nel 1885 era stato affidato quell'insegnamento presso l'università di Roma. Egli, conducendo per tutta la vita sistematici studi, abbracciò l'intero arco dell'etiopistica raggiungendo una eccezionale competenza nelle lingue, indagate glottologicamente e filologicamente, che gli avvalse l'insegnamento presso la stessa università di Roma (1920- 1949) succedendo al suo antico maestro Guidi, che lasciava per raggiunti limiti di età.

Autore di molteplici pubblicazioni sui temi più disparati connessi al Corno d'Africa, fra le altre Principi di diritto consuetudinario dell'Eritrea (1916) e Proverbi, tradizioni e canzoni tigrine (1941), fu fin dal 1914 socio dell'Accademia dei Lincei e vicepresidente nel 1948; carica che dal 1947 al 1949 ricoprì anche presso l'Istituto italiano di antropologia.


 

Massimo Coppola (6 giugno 1972), autore televisivo

Dopo essersi laureato in Filosofia della Scienza nel 1999 con tesi sulla Coscienza, svolge un Dottorato di ricerca in Scienze Cognitive, ma dopo due anni di attività presso le facoltà di Filosofia di Milano e di Scienze Cognitive a Torino abbandona la carriera accademica. Attualmente dirige Isbn Edizioni, casa editrice in Milano, da lui fondata con Luca Formenton e Giacomo Papi nel 2004.

Ha ideato, scritto e condotto i programmi televisivi Brand:New, MTV, 2000-2003; Cocktail d’amore, Raidue, 2001-2003; Pavlov, MTV, 2003-2004; Avere vent'anni, MTV, 2004-2006 e LA7 2008. Ha scritto e diretto i documentari: La regola del contemporaneamente, 2002; Il pareggio non esiste, 2002; Politica zero, 2006; Solomon, 2006; Bianciardi!, 2007; Parafernalia, 2008. Ha pubblicato due libri: Nove domande sulla coscienza nel 2000 e Brand:new nel 2002.

Compare come attore, con il personaggio Umberto, nel film di Guido Chiesa Lavorare con lentezza - Radio Alice 100.6 MHz del 2003.


 

Stanislao Cugia (13 maggio 1877 – 11 maggio 1952), giurista

Figlio di Pasquale, impiegato, e di Teresa Giani, portatosi in Sardegna, regione di origine della famiglia, si laureò a Cagliari in giurisprudenza; quindi a Napoli si perfezionò nelle materie romanistiche alla scuola di Carlo Fadda, che era allora il massimo continuatore della dottrina pandettistica tedesca. Nel 1903 dette una notevole prova delle sue capacità collaborando alla grossa impresa che fu la traduzione, con note critiche, del vasto Commentario alle Pandette del Glück.

Libero docente e professore pareggiato a Napoli nel 1906, nel 1910 vince la cattedra di istituzioni di diritto romano presso la libera università di Firenze. Nel 1925 entra nella carriera universitaria statale come titolare della cattedra di diritto romano all'università di Cagliari; nel 1926 si trasferisce all'università di Napoli, infine, nel 1927, a quella di Firenze.

Fra le sue pubblicazioni, notevoli, per le implicazioni revisioniste degli assunti allora correnti, sono gli scritti sull'interpretazione del termine causa, quali i saggi Il termine "piae causae": contributo alla terminologia delle persone giuridiche nel diritto romano (1906) e L'espressione "mortis causa". Indagini sulla dottrina della causa nel negozio giuridico (1910) insieme al volume Acceptilatio solutioni comparatur. Indagini sulla dottrina della causa nel negozio giuridico (1924), naturale esplicitazione dei concetti proposti nel lavoro del 1910, che troverà un seguito logico nell'altro volume Confusione perinde extinguitur obligatio ac solutione. Indagini sulla dottrina della causa nel negozio giuridico (1927). 


 

Giovanni Cuomo (23 dicembre 1874 – 24 marzo 1948), uomo politico

Figlio di Carmine e di Angiolina de Feudis, laureato in lettere e in giurisprudenza, insegnò materie letterarie e discipline sociali presso l'Istituto commerciale cittadino, di cui sarà poi preside. Cofondatore del giornale La Sveglia di tendenze socialiste, il 16 settembre 1898 è eletto consigliere comunale. Entrato nella giunta de Leo nel 1902, assunse la delega alle Finanze che, insieme a quella alla Pubblica Istruzione, terrà ininterrottamente fino al 1920.

Eletto deputato al parlamento prefascista del Regno nella XXV e nella XXVI legislatura con la lista Democrazia liberale, il suo impegno non travalicò mai i confini provinciali della sua terra e della sua città, verso le quali continuò a prodigare ogni sorta di cure. Membro della Commissione permanente per la Pubblica Istruzione per il periodo 1920-1921 e di quella Finanze e Tesoro per il biennio 1921-22 e 1922-23, si segnalò per energici interventi in aula sul problema delle opere pubbliche, sul Mezzogiorno e sulla politica economica e finanziaria del governo.

All'avvento del fascismo, di cui fu fervente oppositore, ritornò all'insegnamento a Salerno, per essere poi, dal 24 agosto 1943 al 14 gennaio 1944, commissario prefettizio della città.

Per la sua figura di antifascista, fu chiamato nel primo governo Badoglio come sottosegretario all'Educazione Nazionale; divenuto dal 12 febbraio al 24 aprile 1944 ministro dello stesso dicastero, riuscì a far istituire a Salerno una facoltà di magistero, difendendola dai successivi tentativi di soppressione; tale facoltà, in seguito a lui dedicata, divenne il nucleo costitutivo dell’attuale Università di Salerno. Eletto deputato all'assemblea Costituente, aderì prima al gruppo parlamentare Unione democratica nazionale (1946-1947), poi a quello Liberale (1947-1948). Dal 24 settembre 1946 a fine mandato (31 gennaio 1948) fu componente della commissione per l’esame dei Disegni di legge.


 

 

Stemma della

famiglia d'Aiello. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale

di Salerno

Matteo d’Aiello (1115 circa – 18 luglio 1193), uomo politico

Pietro da Eboli, fautore di Enrico VI di Svevia, descrive il filo-normanno Matteo d’Aiello come plebeo, di origini africane, brutto, bigamo, dedito a pratiche stregonesche. In realtà, la famiglia pare avesse origini calabresi, del feudo di Aiello, di cui il figlio Riccardo sarà conte, sarà ascritta alla nobiltà cittadina del seggio di Porta Rotese e darà alla chiesa salernitana l’arcivescovo Nicola, altro figlio di Matteo. L’accusa di bigamia, sulla quale Pietro molto insistette, appare almeno singolare, poiché se è vero che Matteo ebbe due mogli (Sica Capece, dei feudatari di Ascoli di Capitanata, morta prima del 1171, e Giuditta, morta il 25 giugno 1180), sposò la seconda essendo rimasto vedovo, non quando ancora viveva la prima.

Figlio di Nicola e di Marotta, giovanissimo, Matteo si trasferisce a Palermo, dove entra a far parte della curia Regia e, qui, per il suo grande ingegno, fu posto a capo della segreteria della Corona, svolgendo un ruolo fondamentale in tutti i più importanti affari del Regno normanno fra cui la redazione, nel 1156, del trattato di Benevento che, grazie alla mediazione dell’altro salernitano Romualdo Guarna, finalmente chiudeva un periodo di aspre incomprensioni tra Guglielmo I  e papa Adriano IV. Molte furono le occasioni in cui Matteo si dimostrò degno amministratore, tanto che alla morte di Guglielmo I (1166) fu, per disposizione testamentaria, tra coloro che fecero parte del consiglio della reggente regina Margherita.

Raggiunta la maggiore età, Guglielmo II tenne al governo il suo precettore Gualtieri d’Offamil e Matteo, ufficialmente come vice-cancelliere, in realtà quale cancelliere a tutti gli effetti, poiché durante tutto il suo regno il cancelliere non fu mai nominato. Contestualmente a quanto faceva per Salerno, Matteo, fra le altre opere, fece edificare a Palermo un ospedale, quello di Tutti i Santi.

Morendo Guglielmo II il Buono senza figli (1189), si pose il problema della successione al trono, sul quale Enrico VI di Svevia aveva posto una ipoteca a suo favore sposando nel 1186 Castanza d’Altavilla, zia di Guglielmo. Nel 1191 Enrico VI scese in Italia. In tutto il Regno si animarono fazioni a suo favore o a sostegno di Tancredi d’Altavilla, cugino di Guglielmo II, incoronato a Palermo l’anno precedente. A Salerno a capo del partito degli Altavilla era Nicola d’Aiello, figlio di Matteo, e successore di Romualdo II Guarna alla cattedra arcivescovile. che fu fra i più audaci organizzatori della disperata resistenza agli invasori. Per momentanea fortuna, Enrico, ammalatosi, fu costretto a rientrare in Germania.

Matteo d’Aiello, nominato finalmente cancelliere da re Tancredi dopo anni da vice di un capo inesistente, morendo il 18 luglio 1193, non vide il precipitare degli eventi. Quello stesso anno muore il giovane Ruggero, che il padre Tancredi aveva associato al trono, e l’anno successivo lo stesso re. Rimane sul trono l’altro suo figlio, il piccolo Guglielmo d’Altavilla, sotto la reggenza della madre Sibilla. Una nuova invasione permetterà ad Enrico VI di sedere sul trono siciliano.


 

Senato

del Regno

 

 

Fidenzio Dall’Ora (20 febbraio 1879 – 4 febbraio 1961), generale

Figlio di Anselmo, alla sua nascita tenente di fanteria, e di Amalia Fiore, fu, come il padre, militare di carriera raggiungendo il grado di generale di corpo d'armata (31 luglio 1938). Partecipò alla campagna d'Africa (1905-1906), alla guerra italo-turca (1911-1912), alla I guerra mondiale (1915-1918) e a quella d'Etiopia (1935-1936). Senatore del Regno per nomina del 12 ottobre 1939 con convalida del 14 novembre, fu membro della commissione delle Forze Armate (23 gennaio 1940-11 febbraio 1941), della commissione dei lavori pubblici e delle comunicazioni (9 gennaio-5 agosto 1943) e supplente nella commissione d'appello dell'Alta Corte di Giustizia (25 gennaio 1940-5 agosto 1943). Fu insignito di varie onorificenze del Regno, fra le quali l'ordine della Corona d’Italia e quello dei Santi Maurizio e Lazzaro, e dell’ordine di Malta.


 

Guglielmo d'Altavilla (1096 circa – 28 luglio 1127), duca di Puglia e Calabria 

Figlio di Ruggero Borsa, duca di Puglia dal 1085 al 1111, e di Ala, figlia di Roberto, conte di Fiandra, minorenne alla morte del padre, sarà investito del ducato da papa Pasquale II durante il sinodo di Ceprano dell'ottobre 1114; quello stesso anno sposa Gaitelgrima, figlia di Roberto de Airola, conte di Caiazzo.

Ancorché il suo titolo si riferisse alle sole Puglia e Calabria, il dominio ereditato attraverso il padre dal nonno Roberto il Guiscardo si estendeva all'intero meridione, essendo egli erede sui domini già del principato di Salerno (infatti intestava i suoi atti gratia Dei princeps et dux) e avendo quali feudatari il conte di Sicilia Ruggero II, cugino del padre, e Roberto di Capua, da lui definito principis dilectissimi consanguinei ac baronis nostri. Ma il controllo debole sul vasto territorio, già esercitato dal padre, e la reggenza della madre, avevano fortemente indebolito l'autorità ducale, sicché forti erano divenute le turbolenze dei feudatari minori, tanto che Guglielmo sempre più spesso si vide costretto a sollecitare interventi a volte diplomatici, più spesso militari, del conte di Sicilia.

Alla sua morte senza figli, sarà proprio Ruggero II di Sicilia a rivendicare il ducato, ottenuto il quale, nel 1130 si proclamerà re di Sicilia. Con la morte di Guglielmo terminavano gli oltre tre secoli e mezzo che avevano visto Salerno capitale di uno stato. 


 

Giovanni da Procida (1210 – 1298),  uomo politico

Nato nella famiglia dei signori dell'isola omonima, che sarà ascritta alla nobiltà salernitana del seggio di Portanova, Giovanni raggiunse nel regno di Sicilia la stessa posizione di potere che era stata del concittadino Matteo d’Aiello, anche se quest’ultimo ufficialmente fu vice-cancelliere e Giovanni gran cancelliere. La sorte volle che i due potenti salernitani si trovassero, in due secoli diversi, a lottare su fronti opposti, essendosi strenuamente battuto Matteo per impedire che il Regno cadesse nelle mani degli Svevi e battendosi con altrettanta energia Giovanni affinché ad essi tornasse dopo l’invasione angioina.

Medico della Scuola salernitana, già consigliere di Federico II, fu al fianco di Manfredi fino alla disfatta di Benevento del 1266 e, due anni dopo, con Corradino alla battaglia di Tagliacozzo; quindi cominciò a viaggiare fra le corti europee tessendo trame diplomatiche tese alla realizzazione della cacciata dei francesi dalla Sicilia e dalla penisola italiana; fu particolarmente attivo a Roma, a Costantinopoli e in Aragona, dove offrì per lungo tempo i suoi servigi al re Giacomo I e in seguito al figlio Pietro che, avendo sposato Costanza di Hohenstaufen, era anche genero di Manfredi. Fu fra i principali organizzatori e animatori dei vespri siciliani e della guerra che ne seguì, così come dell'intervento di Pietro d'Aragona in Sicilia. Ma il suo sogno di restuire agli svevi l’intero Regno rimase non realizzato, poiché gli angioini continueranno a regnare a Napoli e sulla sua città natale ben oltre l’epoca della sua morte.

Per Salerno, Giovanni ottenne da Manfredi, nel 1259, l’istituzione della fiera di san Matteo, che diventerà la maggiore del meridione d’Italia e sarà definita autentico strumento di politica economica; e proprio per favorire ed ampliare il mercato meridionale, l’anno successivo fu approvato anche l’ampliamento del  porto salernitano. In campo medico, Giovanni da Procida lascia una pregevole traduzione di Galeno.


 

 

Senato

del Regno

 

Giovanni d'Avossa (1° febbraio 1808 – 21 aprile 1868), uomo politico

Figlio di Clemente, compiuti gli studi giuridici a Napoli, fu avvocato in Salerno. A seguito della concessione della costituzione da parte di Ferdinando II (29 gennaio 1948), fu eletto capo della guardia nazionale cittadina e nell'aprile successivo fu per pochi giorni ministro degli Interni del governo Troja, prima di essere eletto alla camera dei deputati. Rieletto il 15 giugno, dopo lo scioglimento del parlamento seguito dei moti del 15 maggio, sarà arrestato il 24 settembre 1849, dopo la sospensione della costituzione, proprio con l'accusa di aver partecipato a quegli eventi. Rinchiuso prima nelle carceri di San Francesco, poi in quelle di Castel Sant'Elmo con Silvio Spaventa, nell'aprile 1853 fu assolto dal reato imputatogli, ma rinviato alla Gran Corte speciale di Salerno per rispondere di altri reati politici commessi nel salernitano. Mentre era in attesa di giudizio, chiese e ottenne di ritirarsi in esilio; partito il 26 giugno 1855, si portò a Malta, stabilendosi a La Valletta.

Caduto il regime borbonico, rientrò in patria e fu nominato avvocato generale presso la Corte suprema di Napoli (decreto dittatoriale del 17 settembre 1860). Eletto deputato di Salerno per l'VIII legislatura (1861-1865), cessò dal mandato nel maggio 1861 essendo  destinato, quale vicepresidente, alla Corte di Cassazione. Fu creato senatore del Regno per nomina del 15 maggio 1862 convalidata il 1° luglio. Al momento di quest'ultima nomina risulta detenere i titoli di nobile di Salerno e di signore di Bergara.

 

 


 

 

 

 

Massimo de Divitiis (27 maggio 1973), cantante del gruppo Neri per caso

Per il gruppo musicale Neri per caso, per metà salernitano, essendo nati in città Ciro e Gonzalo Caravano e Massimo de Divitiis, il successo giunge con la vittoria nella sezione Nuove proposte al Festival di Sanremo 1995, con la canzone Le ragazze di Claudio Mattone.

Il loro modo di cantare, a cappella, cioè senza l'ausilio di strumenti musicali, prima del loro avvento poco diffuso in Italia, suscitò interesse ed il loro primo disco, Le ragazze, contenente cover di famose canzoni italiane e due brani inediti, ottenne subito successo, raggiungendo il traguardo di sei dischi di platino. Nel 1996 con il brano Mai più sola, anch’esso di Claudio Mattone, il gruppo ripete l’esperienza del Festival, giungendo al quinto posto fra i Big. A Sanremo 2008 sono stati ospiti di Mietta nella serata dedicata ai duetti, in cui hanno riarrangiato a cappella, insieme alla cantante pugliese, la canzone Baciami adesso, regalando un momento d'arte vocale e grande spettacolo che ha registrato il picco d'ascolto con oltre 11 milioni di telespettatori.

Gli altri componenti del gruppo sono Mimì (Madrid, 27 Luglio 1969) e Diego (Napoli, 26 Ottobre 1972) Caravano e Mario Crescenzo (Nocera Inferiore, 11 Agosto 1969).


 

Pietro D'Elia (20 aprile 1946), arbitro di calcio

Debuttò in serie A il 22 maggio 1977 (Catanzaro - Lazio) dando inizio ad una carriera che lo avrebbe portato a raccogliere 192 presenze nella massima divisione fino al 1992, anno in cui smise di arbitrare per raggiunti limiti d'età. Era stato promosso al ruolo di internazionale nel 1982 e lo rimarrà fino alla fine della carriera. In tale ambito, nel 1990 diresse la finale di andata degli europei di calcio Under 21 e il 6 maggio 1992 la finale di Coppa delle Coppe di Lisbona tra Werder Bremen e Monaco.

Nel 1991 un incidente di percorso ne appanna la carriera quando è sospeso per qualche settimana dal designatore Paolo Casarin, perché sorpreso a cenare in un ristorante con l'allora dirigente del Torino Luciano Moggi, contravvenendo alle regole deontologiche di categoria. Attualmente è osservatore degli arbitri di serie A.


 

Eufranone della Porta (XIII secolo), domenicano

Patrizio salernitano, nato nella famiglia ascritta al sedile di Porta Rotese che vantava origini longobarde e parentela con Gisulfo II, già sposato e con una figlia, Regale, rimasto vedovo, entrò nell'ordine domenicano e nel 1269 lo troviamo priore di San Domenico Maggiore a Napoli. Nel 1272 è a Salerno quando il cugino Matteo, arcivescovo dal 1263, concede al suo ordine, per reverenza verso san Domenico, per l'amore portato a Tommaso d'Aquino e a lui stesso, definito providus et religiosus, la chiesa di San Paolo de Palearia, posta nel suburbio della città. Questa, trasferita con le sue pertinenze nelle mani di Eufranone, si trasformerà nella chiesa di Santa Maria della Porta, costruita a cura della figlia Regale e consacrata nel 1277, accanto alla quale sorgerà il monastero che ancora si osserva.

Dopo la morte dell'arcivescovo Matteo, avvenuta il 25 dicembre 1273, Eufranone è fra i candidati alla successione, ma i suoi sostenitori risultano minoranza. Nominato nel 1274 definitore dal capitolo provinciale di Napoli, morirà nel 1275 sulla via per Bologna, ove stava recandosi per il capitolo generale.


 

Giovanni della Porta (XIV secolo), arcivescovo

Patrizio salernitano del sedile di Porta Rotese, di questa famiglia che vantava origini longobarde e parentela con Gisulfo II, già arcivescovo di Corfù, trasferito da Clemente VI il 30 maggio 1348 alla sede metropolitana di Brindisi e Oria, il 18 gennaio 1353 è creato da Innocenzo VI arcivescovo di Capua.

Quello stesso anno, con il vescovo di Troia e l'arcivescovo di Napoli, è incaricato dal pontefice di intimare alla regina Giovanna il rispetto delle prerogative della Sede apostolica in materia di signoria feudale sul regno di Napoli. Sarà soltanto la prima di una serie di delicate missioni che Innocenzo VI gli affiderà nell'ambito dei rapporti spesso problematici fra il papato e il Regno, come il mancato versamento delle rate del censo per il quale si era impegnato il sovrano consorte Luigi di Taranto, che porterà alla sua scomunica, sull'applicazione della quale lo stesso Giovanni sarà chiamato a vigilare; ma, nel caso, l'ubbidienza al Papa certamente poneva in crisi la politica filo angioina da sempre professata dalla sua famiglia, forse per questo lo troviamo, nel 1355, ambasciatore ad Avignone dello stesso Luigi di Taranto insieme al suo consanguineo Matteo, fidato familiare di Giovanna I e all'epoca reggente della Gran Corte della Vicaria.

Nominato il 5 novembre dello stesso anno nunzio apostolico presso Edoardo, principe del Galles, e Giacomo di Borbone, connestabile di Francia, morirà prima dell'agosto1357.    


 

 

Stemma della

famiglia della Porta. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale

di Salerno

Matteo della Porta (XIV secolo), giurista, funzionario regio

Patrizio salernitano, figlio di Tommaso, nato nella famiglia ascritta al sedile di Porta Rotese che vantava origini longobarde e parentela con Gisulfo II, iuris civilis professor nel 1331, nel biennio 1334-1335 condusse missioni diplomatiche per Roberto d'Angiò presso i regnanti d'Aragona, a Genova, a Pisa. Nel 1336 entrò stabilmente nell'amministrazione dello Stato come presidente della Camera della Sommaria, mentre al 1344, al momento della morte di Roberto, lo troviamo anche maestro razionale. Confermato negli uffici dal Consiglio che resse il Regno per la minore età di Giovanna I, si vide chiamare nella ristretta cerchia del consiglio del cardinale Aimeric de Châtelus quando questi assunse il governo quale legato apostolico di Clemente VI. In tale ambito, egli formulò pareri legali su questioni delicate e sue relazioni addirittura furono basi di ordinanze e decreti regi.

Fedele più allo Stato che ai re, Matteo non lasciò Napoli al momento dell'invasione di Luigi d'Ungheria, ed infatti tutti i decreti della breve occupazione (27 gennaio - 15 aprile 1348) risultano di sua mano. Né il ritorno di Giovanna (agosto successivo) mutò la sua posizione, poiché il diploma della regina in data 23 novembre, con il quale si concedeva ai regnicoli la libertà di associarsi in corporazioni di mestiere, anche risulta di sua mano.

Nel 1351, forse l'atteggiamento tenuto gli valse la partecipazione alle trattative di pace fra i due contendenti che si tennero ad Avignone, ove ebbe modo di farsi apprezzare dal Papa, che l'anno successivo sollecitava la Regina a nominarlo protonotaro del Regno.

L'apice della carriera sarà raggiunto nel 1353 con la nomina a reggente della Gran Corte della Vicaria, il che lo poneva al vertice dell'amministrazione giudiziaria del Regno. L'ultima nota che lo certifica ancora in vita è del 2 maggio 1358.        


 

Tommaso della Porta (XIII secolo), giurista, funzionario regio

Patrizio salernitano del sedile di Porta Rotese, di questa famiglia che vantava origini longobarde e parentela con Gisulfo II, figlio di Giovanni e fratello dell'arcivescovo Matteo, al marzo 1260 lo troviamo, essendo regnante Manfredi, avvocato fiscale presso la Magna Curia, carica di grande prestigio e autorità, cui spettava la difesa delle ragioni del Fisco nelle vertenze giudicate dalla Magna Curia. Con l'avvento dei d'Angiò, nel giugno 1266 lo troviamo rientrato a Salerno, in qualità di procuratore del fratello arcivescovo.

Nel 1269, in occasione della leva militare disposta da Carlo I, Tommaso risulta rientrato nella regia Curia con il vecchio incarico di avvocato fiscale. Consigliere e familiare regio, fu chiamato (forse 1270) a insegnare diritto civile nello Studio napoletano, compito che assolse frammisto ad altri, come quando, il 4 settembre 1274, fu sottoscrittore del trattato di alleanza fra Carlo d'Angiò e le comunità di Sebenico e di Spalato; o nel febbraio 1276, quando risulta nella comitiva regia che seguì a Roma il Re che andava ad esercitare il ruolo di senatore della città. A partire dal 1277, poi, fece parte, con il rango di cavaliere, dell'Ospizio regio, l'amministrazione, cioè, degli uffici domestici che Carlo I andava organizzando sul modello dell'Hôtel regio francese. Morirà prima dell'8 gennaio 1280.


 

 

Giovanni Guerrini,

Ritratto di Eurialo De Michelis - 1933

Eurialo De Michelis (23 ottobre 1904 – 17 dicembre 1990), poeta, scrittore, saggista

Trasferitosi giovanissimo a Vicenza, nel 1927 esordì con la raccolta di versi Aver vent'anni cui fece seguito la prima opera letteraria, Adamo (1930), considerata l'avvio del realismo letterario. Dopo due altre raccolte di racconti, Bugie e Distacco, si dedicò principalmente alla saggistica; intanto fondava, con Mario Pannunzio, il settimanale Oggi (1933) e promuoveva con un gruppo di amici (1957) la rivista Marsia. Il ritorno alla poesia si ebbe nel 1962 con la raccolta Poesie a ritroso e quello alla narrativa nel 1965 con Viaggio in carrozza.

Membro dell'Accademia dell'Arcadia, ebbe vari riconoscimenti fra cui i premi Fracchia, Manzoni, D'Annunzio e Roncaglia dell'Accademia dei Lincei per l'attività saggistica.

Suoi manoscritti sono depositati presso il Centro manoscritti dell'Università di Pavia e l'Archivio dell'Università di Padova.


 

Vincenzo de Rogata (XV secolo), pittore

Di Vincenzo de Rogata si conoscono solamente tre opere; un trittico, originariamente ubicato nella congrega di San Bernardino da Siena, nel duomo di Salerno, un Cristo in pietà ora nel museo di Capodimonte a Napoli e una tavola con la Madonna, il Bambino e i santi Matteo e Marco (datata 1498) ora nella chiesa parrocchiale di Scorrano, in Puglia, ma in origine nella badia di San Marco a Salerno.

(Francesco Abbate, Storia dell’arte nell’Italia meridionale, Il Cinquecento, 2001, p. 15)

 

Vincenzo de Rogata, Madonna con Bambino e santi, 1493. Salerno, Museo diocesano.

Trittico già nella congrega di San Bernardino da Siena


 

 

Stemma della

famiglia de Ruggiero. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale

di Salerno

Matteo de Ruggiero (XIII secolo), funzionario regio

Patrizio salernitano, nato nella famiglia ascritta al sedile di Porta Rotese che rimane nella storia cittadina anche per aver ceduto a Roberto il Guiscardo una parte dei propri terreni per la costruzione del Duomo normanno, all'avvento di Carlo I d'Angiò fu giustiziere della Sicilia ultra flumen Salsum per due anni indizionali, fra il settembre 1266 e l'agosto 1268. Dal febbraio 1272 a quello del 1274 fu investito della stessa carica per la Calabria, ove si profuse per il riarmo della flotta angioina in vista della progettata spedizione anti Bisanzio, facendo consegnare, nell'aprile del 1273, agli incaricati della riparazione e del riarmo delle navi nelle Puglie duemila remi da galera che aveva fatto costruire e portare a Badolato.

Nel 1277 gli fu affidato il nuovo ufficio di provisores et prepositi navigii vassellorum et tarsianatuum curie per il distretto di Principato e Terra di Lavoro, per cui nel 1278 sarà impegnato a far approvvigionare dieci galere nei cantieri di Napoli, Gaeta, Ischia, Amalfi e Salerno. Nello stesso anno, il suo ufficio fu mutato in viceammiragliato, carica che manterrà fino al 26 novembre 1283. Già accolto fra i familiari del Re nell'ottobre precedente, ebbe la nomina a maestro razionale, il che lo pose fra i membri dell'organo preposto al controllo delle finanze dello Stato. Morirà prima del 3 giugno 1284.


 

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Trotula de Ruggiero (XI secolo), medico della Scuola salernitana

Nobile salernitana, nata nella famiglia che rimane nella storia cittadina anche per aver ceduto a Roberto il Guiscardo una parte dei propri terreni per la costruzione del Duomo normanno e che sarà ascritta al seggio di Porta Rotese, Trotula ebbe l'opportunità di intraprendere studi di medicina nella famosa Scuola salernitana. Sposò Giovanni Plateario, medico, dal quale ebbe due figli che seguirono le orme dei genitori.

Trotula, la cui autorità rimase indiscussa per tutto il medioevo, fu una delle più note Mulieres salernitanae ovvero le studiose che insegnavano o erano attive intorno alla Scuola medica. Le sue lezioni furono incluse nel De agritudinum curatione, una raccolta degli insegnamenti di sette grandi maestri e pare collaborasse con il marito ed i figli alla stesura del manuale Practica brevis, comunemente assegnato al figlio Giovanni. Ella ebbe idee innovative sotto molti punti di vista: considerava che la prevenzione fosse l'aspetto principale della medicina e propagava nuovi e per l'epoca insoliti metodi, sottolineando l'importanza dell'igiene, dell'alimentazione equilibrata e dell'attività fisica per la salute. Le sue conoscenze in campo ginecologico furono eccezionali e fece scoperte anche nel campo dell'ostetricia e delle malattie sessuali. Cercò nuovi metodi per rendere il parto meno doloroso e per il controllo delle nascite. Si occupò del problema dell'infertilità, cercandone le cause non soltanto nelle donne, ma anche negli uomini, in contrasto con le teorie dell'epoca. Fu autrice del De passionibus Mulierum Curandarum, divenuto successivamente famoso con il nome di Trotula Major, quando venne pubblicato insieme al De Ornatu Mulierum, un trattato sulle malattie della pelle.

Nel XIII secolo le idee e i metodi curativi di Trotula erano conosciuti in tutta Europa e i suoi trattati utilizzati come testi classici presso le scuole di medicina più rinomate. Successivamente il Trotula Maior, come altri testi scritti da donne, fu attribuito ad un autore di sesso maschile: ad un anonimo, al marito o ad un fantomatico medico Trottus. Nel XIX secolo alcuni storici, tra cui il tedesco Karl Sudhoff, negarono la possibilità che una donna avesse potuto scrivere un'opera così importante e cancellarono la presenza di Trotula dalla storia della medicina. La sua figura fu recuperata, con studi di fine Ottocento, da storici italiani, fra cui Salvatore de Renzi, per i quali l'esistenza di Trotula e delle Mulieres Salernitanae è sempre stata incontestabile.

 

1, Trotula in una raffigurazione da un codice medioevale; 2-3, verso e retro della medaglia a lei dedicata nel 1834


 

Giuliana De Sio (2 aprile 1957), attrice

Inizia l'attività televisiva con Gianni Bongioanni nello sceneggiato Una donna (1977); l'anno successivo è nel telefilm Le mani sporche. Sarà poi, fra l'altro, in La Medea di Porta Medina, di Piero Schivazappa (1981); Cuore, di Luigi Comencini (1984); Gli amici di Gesù - Maria Maddalena, di Raffaele Mertes (2000); Il bello delle donne, di Maurizio Ponzi (2001); Caterina e le sue figlie, tre stagioni con registi diversi (2005-2010); Non smettere di sognare, di Salvatore Samperi (2011).

Al cinema raggiunge il successo nel 1983 con Scusate il ritardo di Massimo Troisi e Sciopèn di Luciano Odorisio; quello stesso anno riceve il Nastro d'argento e il David di Donatello come migliore attrice protagonista per Io, Chiara e lo Scuro di Maurizio Ponzi (1982). Con Ponzi lavorarà ancora in Italiani (1996), Besame mucho (1999), A luci spente (2004). Ha dimostrato la sua versatilità anche in film drammatici, quali Cento giorni a Palermo, di Giuseppe Ferrara (1984); Cattiva, di Carlo Lizzani, con cui vince un secondo David di Donatello (1991); Con rabbia e con amore, di Alfredo Angeli (1997).       


 

 

 

Giuseppe di Capua  (15 marzo 1958), canottiere (timoniere)

Nato a Salerno da genitori stabiesi, trascorre l'intera vita a Castellammare di Stabia.

Nel suo palmarès due medaglie d'oro nel due con alle olimpiadi di Los Angeles (1984) e di Seul (1988) e una d'argento a Barcellona (1992) con i fratelli Carmine e Giuseppe Abbagnale, con i quali è stato campione del mondo nel 1981, 1982, 1985, 1987, 1989, 1990, 1991. Il team ha conquistato anche numerosi titoli italiani.Nel 1982, inoltre, Giuseppe ha vinto il titolo mondiale timonando l'otto con pesi leggeri.

Il 5 maggio 1996 Peppino ha dato l'addio al canottaggio, che aveva cominciato a praticare all'età di 14 anni.

Il 15 gennaio 1993 era stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica.


 

Augusto Di Giovanni (11 Febbraio 1910 – 9 Aprile 1963), attore

Specializzato nel dare vita a macchiette e a personaggi dialettali del mondo partenopeo, nel 1937 esordì nel cinema con Il dottor Antonio di Enrico Guazzoni, cui seguirà (1938) un film particolarmente adatto alle sue capacità, L'ultimo scugnizzo del concittadino Gennaro Righelli. Anche in seguito, non si distaccherà da questo tipo di recitazione, limitandosi ad interpretare simpatiche figure di secondo piano in film di non grande valore artistico, ma di buon successo di pubblico e di cassetta.

Fra le altre, si ricordano le sue partecipazioni a I bambini ci guardano di Vittorio De Sica (1944) ed a Totò, Peppino e la malafemmina di Camillo Mastrocinque (1956). 


 

Ippolito di Pastina (XVII sec.), rivoluzionario

Umile pescivendolo, nato nel rione delle Fornelle, parallelamente ai moti guidati da Masaniello a Napoli, Ippolito aizzò il popolo salernitano (1647-1648) contro le ingiustizie sociali che funestavano la città e, più in generale, i possedimenti italiani della monarchia asburgica. All'epoca dei moti, le condizioni sociali ed economiche del popolo salernitano rasentavano la miseria più nera. Quando le voci sulla rivolta napoletana raggiunsero Salerno, Ippolito si era appena arruolato nelle milizie mercenarie del Duca di Nocera, composte perlopiù da briganti e delinquenti senza scrupoli, che approfittavano della caotica situazione dovuta alla caduta della famiglia Sanseverino per portare scompiglio in città. La sua abilità consistette nel trasformare delle semplici razzie da briganti in un moto popolare organizzato, toccando il tasto della vendetta sociale e cavalcando l'entusiasmo che avevano provocato le voci provenienti dalla capitale.

Raggruppò, quindi, un esercito di popolani, male armati e per nulla istruiti in strategie militari, e prese possesso di Salerno e di molti paesi della provincia dislocando il comando della rivolta nel forte La Carnale. Gli spagnoli ripresero una prima volta la città, ma l'8 dicembre 1647, Ippolito marciò nuovamente su Salerno e la rioccupò. I francesi, in lotta con gli spagnoli per il predominio politico sul meridione d’Italia, appoggiarono la rivolta salernitana e Ippolito approfittò dell'improvviso potere per costruirsi una notevole ragnatela di rapporti, mostrando capacità politiche insospettate. Dopo la morte di Masaniello, il Duca di Guisa gli conferì l’incarico di vicario generale della Basilicata e del Principato, estendendone, di fatto, l'autorità anche su Napoli, dove si trasferì.

Il pescivendolo divenuto condottiero sarà travolto dal ritorno dagli Asburgo, che rioccuperanno Napoli il 5 aprile 1648, costringendolo alla fuga, prima verso Salerno, poi a Roma.

Basterà poco, però, per vederlo tornasse prepotentemente sulla scena, il 9 agosto 1648, nel golfo di Salerno, a fianco di Tommaso Carignano di Savoia, comandante della flotta francese; ma gli aspri combattimenti non avranno la conclusione sperata, nonostante l'aiuto dall'interno della città e la creazione di una testa di ponte a Vietri. Nel 1654, infine, spalleggiato dal Duca di Guisa, tenterà con uno sbarco a Castellammare di Stabia, di agitare una nuova sommossa contro gli Asburgo, ma l’azione non avrà successo.

Di Ippolito di Pastina si perdono le tracce nel 1656. Potrebbe essere morto di peste, durante la terribile epidemia di quell'anno; un'altra ipotesi è che sia morto successivamente in Francia. Il suo nome per secoli sarà accomunato a quello dei tanti delinquenti comuni messi a morte dagli Spagnoli nel periodo della loro dominazione sul Meridione, e anche questa potrebbe essere la verità.


 

Matteo Discepolo (1932), pittore e scultore

Allievo dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, all'esordio si aggiudica il Primo Premio Nazionale di Incoraggiamento del Ministero della Pubblica Istruzione (1958), cui seguiranno altri riconoscimenti quali il Premio Nazionale Massa Carrara e il Premio 11 febbraio a Roma. Dal 1967 si ha studio a Cagliari. Ha esposto in Italia e all'estero ottenendo consensi di critica e di pubblico; sue opere sono ospitate in gallerie e musei e sue sculture ornano spazi pubblici. Alcune suoi dipinti sono stati battuti in aste nazionali.

Matteo Discepolo, Senza titolo, 1966


 

Francesco D'Onofrio (3 agosto 1939), uomo politico

Professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli studi di Roma La Sapienza, avvocato, inizia la sua carriera politica nelle file della Democrazia Cristiana. Eletto per la prima volta al Senato nella IX legislatura (1983), nel 1987, 1992 e 1994, è invece eletto alla Camera dei deputati. Entra a far parte del settimo Governo Andreotti in qualità si sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. In seguito alle dimissioni del ministro Antonio Maccanico, nel 1991 gli sarà conferita anche la delega alle Riforme Istituzionali ed agli Affari Regionali.

In seguito allo scioglimento della DC, D'Onofrio approda nel CCD di Pierferdinando Casini e Clemente Mastella, che fa parte dello schieramento di centrodestra, di cui fin da subito diviene una personalità di rilievo, tanto che, nel 1994, dopo la vittoria del Polo alle elezioni politiche, il premier Silvio Berlusconi lo fa nominare ministro della Pubblica Istruzione.

Nel 1996 D'Onofrio è eletto al Senato ed è nominato capogruppo del CCD. Fra il 2001 e il 2006 ricopre l’incarico di capo dei senatori del Biancofiore, gruppo parlamentare che vede uniti il CCD di Casini ed il CDU di Buttiglione e che darà vita ad un soggetto politico comune, l'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC). Nel 2006, in presenza di una legge elettorale che sottrae agli elettori la scelta dei parlamentari demandandola alle dirigenze dei partiti, D’Onofrio è designato senatore e sarà capogruppo dell'UDC.

Nell’estate del 2003 è stato uno dei quattro esponenti della Casa delle Libertà (i cosiddetti saggi della CdL), con Pastore, Calderoli e Nania, che scrissero la riforma costituzionale approvata dal centrodestra, ma poi non confermata dal referendum costituzionale del 2006.


 

 

Gaetano Esposito,

Tentazione - 1883

Gaetano Esposito (17 novembre 1858 – 7 aprile 1911), pittore

Figlio di Antonio, marinaio, e di Fortunata Principe, ebbe i primi insegnamenti di disegno da Gaetano d'Agostino; notato da Domenico Morelli, nel 1872 è il suo interessamento che gli assicura l'ammissione e il pensionato presso il Regio Istituto di Belle Arti di Napoli ove, oltre ai corsi accademici, frequenta la scuola serale di Stanislao Lista.

Nel 1877, dopo aver partecipato a diverse mostre partenopee, vince con due disegni un viaggio di studio a Firenze; ma suo modello rimane la pittura del Seicento napoletano, traendo grande ispirazione dai valori tonali di Bernardo Cavallino e di Massimo Stanzione. Oltre alle tematiche di genere, spesso venate di patetismo, e a quelle religiose, dipinge numerosi ritratti, nei quali eccelle. Tra le sue opere restano notevoli Simm'arrivate (1882), Tentazione (1883), In chiesa (1893), Attesa (1897) e le paesaggistiche, in particolare marine, .Palazzo di Donn'Anna a Posillipo (1893) e Marina di Napoli (1897).

Esposito è attivo anche nella decorazione di edifici, fra cui il Caffè Gambrinus (1887) e il palazzo della Borsa a Napoli (1897-98).

Gli anni immediatamente anteriori al 1897 sono quelli nei quali il suo studio è frequentato dall'altro salernitano Ulisse Caputo, anch'egli in fuga dalla visione morelliana, che per molti versi lo prenderà a maestro. 

Già in precarie condizioni psichiche, nel 1910 rimarrà sconvolto dal suicidio per questioni di cuore di una sua giovane allieva, il che lo porterà a sua volta a togliersi la vita a Sala Consilina.


 

 

Senato

del Regno

 

Saverio Fava (7 luglio 1832 – 2 ottobre 1913), diplomatico

Figlio di Francesco, controllore dei dazi indiretti, e di Nicoletta Paoletta Profitti, intraprese la carriera consolare per il regno delle Due Sicilie il 23 maggio 1853 con la destinazione ad Algeri in qualità di viceconsole. Dopo diversi trasferimenti (a Genova, 1855; a Trieste 1857; a Marsiglia, 1859), il 20 giugno 1860 fu destinato a Torino; promosso console di seconda classe il 16 agosto successivo, fu dirottato su Monaco di Baviera, ma il 7 settembre Napoli vedeva l'ingresso dei garibaldini, per cui, colpito dall'ostracismo del governo dittatoriale, fu esonerato l'11 ottobre e posto in aspettativa il 9 giugno 1861 dal governo italiano.

Riammesso nel servizio diplomatico il 18 maggio 1862, fu destinato a Berna con il grado di segretario di legazione di prima classe; a L'Aja, ove era stato trasferito su sua richiesta, lo raggiunse, nel dicembre 1867, la promozione a consigliere di legazione. Dopo una veloce permanenza ad Istanbul nel 1868, alla fine dello stesso anno fu destinato a Bucarest quale console generale: vi rimase undici anni e dal 1878 in qualità di ministro plenipotenziario.

Con lo stesso grado, nel 1879, fu destinato a reggere la legazione di Rio de Janeiro, ma egli stesso fece notare al ministro degli Esteri (forse con sottile sarcasmo, visto che egli si considerava emarginato per i suoi trascorsi borbonici) che l'imperatrice del Brasile era una principessa dei Borboni-Napoli, zia dell'ex re Francesco, per cui si chiedeva se ciò non determinasse un conflitto di interessi; in conseguenza di ciò, ebbe per nuova destinazione Buenos Aires. Quella che considerò una conferma dell'ostracismo alla sua persona giunse nel 1881 con la destinazione a Washington, allora considerata dal Corpo diplomatico la peggiore sede possibile per l'inconsistenza politica degli Stati Uniti.

Il ventennio americano di Fava (vi rimarrà fino al 18 aprile 1901) fu caratterizzato da una lunga crisi diplomatica fra i due stati innescata proprio dal suo atteggiamento intransigente nella difesa dei diritti degli immigrati italiani, in particolare in occasione di un linciaggio verificatosi nel 1891 a New Orleans. La sua ferma presa di posizione, sostenuta dal Regio governo, portò non solo al pagamento di indennità alle famiglie delle vittime, ma anche all'elevazione della delegazione italiana negli USA a livello di ambasciata, di cui Fava fu il primo titolare. Con il rientro dagli Stati Uniti terminava la travagliata carriera diplomatica.

Intanto era stato creato senatore del Regno per nomina del 17 novembre 1898 convalidata il 24. Il 7 luglio 1901 gli fu concesso il titolo di conte.

 

 

Alcune fonti indicano Nicoletta Paoletta Profitti come moglie di Fava. Che ne fosse la madre è stato rilevato dal registro dei nati nel 1832 dello Stato Civile del comune di Salerno.


 

Jole Fierro (22 novembre 1926 – 27 marzo 1988), attrice

Nel giugno 1954 recita nella commedia surreale scritta e diretta da Dario Fo, con Parenti e Durano, I sani da legare, per poi passare nello stesso anno nella prestigiosa compagnia di Eduardo De Filippo, dove ottiene ruoli abbastanza soddisfacenti in commedie di grande successo di pubblico. Si fa inoltre notare in Miseria e nobiltà di Scarpetta e in Palummella zompa e vola di Antonio Petito, commedia messa in scena per l’inaugurazione del restauro del Teatro San Ferdinando di Napoli. Con Nino Taranto recita nella prima rappresentazione italiana de Il califfo Esposito (1956) di Marotta e Randone.

Al cinema compare, pur se in parti marginali, in una sequela di films distribuita lungo oltre un trentennio: da Quel fantasma di mio marito di Mastrocinque (1950), a La donna delle meraviglie di Bevilacqua (1985), passando, tra molti altri, per Il bell’Antonio di Bolognini (1960); Il bestione di Corbucci (1974); Il bandito dagli occhi azzurri di Giannetti (1980).


 

Gennaro Fiore (2 gennaio 1882 – 1 settembre 1959), medico pediatra

Figlio di Enrico, possidente, e di Clotilde Ajello, laureatosi a Firenze nel 1907 in medicina e chirurgia, nel 1916 conseguì la libera docenza in clinica pediatrica. Durante la prima guerra mondiale, dall'agosto del 1916 al luglio del 1918 fece parte, come ufficiale medico, della spedizione in Macedonia, raggiungendo il grado di tenente colonnello e guadagnando la croce al merito di guerra.

Vincitore del concorso per la cattedra di clinica pediatrica dell'università di Cagliari nel 1921, nell'ottobre del 1923 fu chiamato alla direzione della stessa cattedra a Pisa. Qui avviò la fondazione dell'istituto di clinica pediatrica e dette un valido impulso all'attività didattica istituendo, nel 1926, la scuola di specializzazione nella stessa disciplina. Tra i primi in Italia, intuì l'importanza degli studi di nipiologia e paidologia, e di queste, nel 1951, organizzò il primo corso di perfezionamento.

Fra i molti studi che condusse, Individuò una sindrome asfittica del bambino, talora mortale, da ipertrofia del timo e dei linfonodi mediastinici; studiò le miopatie progressive, come le distrofie muscolari fetali e infantili precoci; indagò quella che chiamò malattia da virus poliomielitico, che riteneva fosse assai più diffusa della forma paralitica e in grado di conferire un'immunità naturalmente acquisita; fece ricerche di clinica neurologica infantile. Fu fondatore di un centro di studi talassologici a Viareggio e di un dispensario antitubercolare, del quale fu direttore; fu presidente della federazione dell'Opera nazionale maternità e infanzia.

Lasciò l'insegnamento per raggiunti limiti di età nel 1953. 


 

 

Gaetano Forte,

Giovane ussaro dell'esercito

murattiano a Napoli

Gaetano Forte (12 dicembre 1790 – 27 settembre 1871), pittore

Figlio di Carmineantonio, pittore e decoratore, e di Caterina Quaranta, ebbe i primi rudimenti artistici dal padre. All'Accademia napoletana studiò pittura, con Cammarano e Wicar, e architettura. Al 1807 risale il ritratto della madre (Napoli, Galleria dell'Accademia), in cui sono già evidenti le doti di spiccato realismo tipiche della sua produzione successiva.

Ritornato a Salerno e sposata Anna Galdi, fondò una scuola privata di pittura e fu nominato professore di disegno presso il liceo cittadino, incarico che poi lasciò per lavorare come architetto presso l'ufficio di ingegneria giudiziaria. Successivamente si trasferirà ancora a Napoli ove, nel 1835, sarà nominato professore onorario dell'Accademia e dove rimarrà fino alla morte.

Sporadicamente paesaggista (Vallata dell'Irno e Terrazzo con pergolato), è nei ritratti, ove maggiori sono le influenze del neoclassicismo, che appare la sua capacità di elaborare un linguaggio autonomo dalle correnti ufficiali. In definitiva, la sua pittura, sviluppatasi sostanzialmente a Salerno, in ambiente culturale lontano da quello della capitale, si rivelò sempre più realistica ed espressiva. Esempi ne rimangono il Ritratto del duca di Vetticano (Napoli, Museo di San Martino) del 1823, in cui il soggetto, pur rappresentato in atteggiamento solenne e sfarzoso, appare lontano dalla disumanizzazione tipica dei modi accademizzanti; il Ritratto del canonico Nicola Giordano (Roma, Galleria nazionale d'arte moderna) del 1828; e, databile allo stesso periodo, il Ritratto di Silvio Ortolani, conservato dell'Istituto universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli. 


 

Andrea Fortunato (26 luglio 1971 – 25 aprile 1995), calciatore

Professionista dalla stagione 1989-1990 con la maglia del Como, che disputava il campionato di serie B, dopo una stagione in C1 con la stessa squadra, nell'estate del 1991 fu ingaggiato dal Genoa, che prima lo diede in prestito al Pisa, che giocava in serie B, poi lo fece esordire in serie A. Per il campionato 1993-1994 fu ceduto Juventus, ove fu subito titolare.

Arrigo Sacchi, in quel momento tecnico della Nazionale, qualche volta lo chiamò in azzurro, affidandogli anche la fascia di capitano, tuttavia non lo convocò per il campionato del mondo 1994, poiché in primavera Andrea ebbe un rallentamento fisico per molto tempo inspiegabile; alla fine, in maggio, gli fu diagnosticata una forma di leucemia linfoide acuta. Trasferito all'ospedale di Perugia, fu sottoposto ad un trapianto di midollo osseo che ne migliorò le condizioni, tanto da essere convocato per la partita Sampdoria-Juventus del 26 febbraio 1995.

Quando tutto sembrava volgere al meglio, un improvviso abbassamento delle difese immunitarie causato da un'influenza lo stroncò, togliendogli la vita prima ancora dei ventiquattro anni. Si era alla vigilia della gara che la Nazionale giocò a Vilnius contro la Lituania e che si risolse in una vittoria a lui dedicata.

La sua morte colpì profondamente i tifosi bianconeri e tutti gli sportivi, che ricordano in maniera affettuosa Fortunato, instancabile guardiano della fascia sinistra dei campi di calcio. Inserito, comunque, nella rosa juventina della stagione 1994-1995, vinse postumo lo scudetto. A lui fu anche dedicata dall'allenatore gialloblù Nevio Scala la vittoria della Coppa Uefa di quello stesso anno, conseguita dal Parma proprio in una finale contro la Juventus.

Nel 2006 l’associazione sportiva Fioravante Polito di Santa Maria di Castellabate (SA) ha intrapreso la realizzazione della Biblioteca del Calcio Andrea Fortunato.


 

Ruggero Frugardo (XIII secolo), medico della Scuola salernitana

Fu l'ispiratore, se non lo scrittore in prima persona, del Practica Chirurgiæ, noto anche come Chirurgiæ Magistri Rogerii, dizione che, appunto, fa pensare ad una raccolta di sue osservazioni compilata da un discepolo. Il testo, articolato in quattro libri sulle varie parti del corpo (testa, collo, torace e arti superiori, arti inferiori), è considerato di importanza primaria per la conoscenza dello stato della chirurgia all'epoca. Esso rappresenterà la base di questo settore dell'arte medica e sarà ripreso da altri grandi chirurghi, oltre che essere usato nelle prime università quali quelle di Bologna e di Montpellier.

Lo stile è asciutto, tipico di un manuale pratico piuttosto che di un trattato erudito. In esso è stupefacente la descrizione che si fa di alcune tecniche riguardanti la sutura dei vasi sanguigni con fili di seta, di quelle riguardanti la cura delle lesioni viscerali nella traumatologia aperta dell’addome, delle pratiche di trapanazione del cranio e della terapia medica del gozzo con spugne e alghe contenenti iodio.


 

Gaitelgrima (circa 1050 fra il giugno 1104 e il 9 dicembre 1108), principessa reggente di Capua (1090-1092)

Figlia di Guaimario IV e della sua terza moglie Gemma, da non confondersi con la omonima sorellastra che il padre aveva avuto dalla seconda moglie Porpora, di cui la nota a lato, sposò (1077) un principe di Capua. Secondo gli annali di Romualdo, il principe sarebbe stato Riccardo I (regnante 1057-1078), vedovo di Fredesenda d'Altavilla, che effettivamente ebbe una seconda moglie, che però nessuna altra fonte nomina. Nel 1082, Giordano I, figlio ed erede di Riccardo, che regnerà fino al 1090, risulta sposato con Gaitelgrima, che però nessuna fonte cita come vedova del padre. Che sia la stessa Gaitelgrima lo conferma, fra le altre fonti, Guglielmo de Jumièges, che la cita come sorella minore di Sichelgaita, moglie di Roberto il Guiscardo, sposata con Giordano principe di Capua.

Gregorio VII, il 21 aprile 1079, aveva scritto a Giordano rimproverandolo per aver costretto la matrigna a risposarsi; questa lettera, unita alla nota di Romualdo di cui sopra, ha indotto diversi storiografi a ritenere che Gaitelgrima sia stata prima moglie del padre, poi costretta a sposare il figlio. Il problema è che il Papa non accusa Giordano di aver costretto la matrigna, che non nomina, a sposarlo, ma a risposarsi, il che certamente si riferisce alla vedova del padre, ma non certamente a Gaitelgrima, se accettiamo l'ipotesi di una svista di Romualdo che la da sposa, nel 1077, a Riccardo invece che a Giordano.

In ogni caso, costretta o no a sposarlo, Gaitelgrima darà al marito due figli maschi, Riccardo e Roberto (tre, secondo alcune fonti, che aggiungono un Giordano), e almeno una femmina. Rimasta vedova, terrà la reggenza del principato prima di essere esiliata da una congiura di palazzo. Intanto (1091) si era risposata con Ugo di Faida. Il figlio Riccardo, nel 1098, riconquisterà Capua con l'aiuto di Ruggero di Sicilia e di Ruggero Borsa. Sarà sostituito dal fratello Roberto nel 1106. 

 

Guaimario IV, principe di Salerno (regnante 1027-1052)ebbe due figlie di nome  Gaitelgrima: l'una (prima del 1032) dalla seconda moglie Porpora; l'altra, di cui qui si tratta (circa 1050), dalla terza moglie Gemma.

La prima Gaitelgrima sposò (1046) Drogone d'Altavilla, (1052) Roberto di Lucera e, in epoca imprecisata, Alfredo di Sarno.

Fibula longobarda,

 senza attinenza alle principesse salernitane


 

Giuseppe Galderisi (22 marzo 1963), calciatore

Cresce nelle giovanili della Salernitana e nel 1980 viene acquistato dalla Juventus, dove rimane tre stagioni vincendo due scudetti ed una Coppa Italia. Dal 1983 gioca nell'Hellas Verona, contribuendo, nella stagione 1984-1985, alla vittoria dello scudetto (ventinove presenze ed undici reti). Per il campionato 1986-1987 si trasferisce al Milan, giocando ventuno partite.

Nella stagione 1987-1988 è in serie B con la Lazio; nell'annata seguente torna al Verona. Passa poi al Padova con il quale gioca cinque nella serie cadetta e due nella massima categoria. Conclude la carriera negli Stati Uniti d'America, disputando un campionato con i New England Revolution e uno con i Tampa Bay Mutiny, vincendo con questi ultimi lo scudetto.

In nazionale Giuseppe vanta dieci presenze. Partecipa al mondiale 1986 in Messico, giocando nelle quattro partite disputate dalla nazionale.

Si ritira dall'agonismo nel 1997. Successivamente fonda a Padova una scuola calcio e si dedica alla carriera di allenatore.


 

Davide Galdi (27 febbraio 1853 – 1930 ?), scrittore

Figlio di Domenico Antonio, avvocato, e di Lucia Rossi, fu autore di alcuni romanzi di appendice pubblicati a puntate dal Roma e ripresi dal Mezzogiorno e da altri quotidiani, ma editi anche in volume, fra i quali degni di nota La Regina Giovanna; Nannina la figlia del marinaio; Nennella, dal quale la Partenope Film dei fratelli Troncone trasse nel 1919 il film omonimo.

Ma noto sopratutti rimane Carmela la sartina di Montesanto, "tutto un poema - si scrisse, ove - amore e morte è il binomio tragico dell'eterno dramma allorché la passione trascina nei suoi gorghi"; adattato per il teatro da Crescenzo Di Majo e andato in scena al San Ferdinando nel 1895, ne sarà prodotta anche una versione cinematografica (1916) dalla Dora Film, per la regia della salernitana Elvira Coda Notari, che vedrà il debutto sullo schermo di Tina Pica.


 

Matteo Angelo Galdi (5 ottobre 1765 – 31 ottobre 1821), patriota

Nacque da Pasquale e da Eugenia Fiore a Coperchia, oggi frazione del comune di Pellezzano, allora casale di Salerno. Studente in legge a Napoli negli anni in cui erano vivi i benefici dell'azione riformatrice del Tanucci, che aveva suscitato tra gli intellettuali meridionali speranze di un rinnovamento della monarchia borbonica, a re Ferdinando IV dedicò un'Analisi ragionata del Codice Ferdinandino per la popolazione di San Leucio (1790), che poneva in luce le innovazioni legislative sviluppate per favorire quell'insediamento manifatturiero; ma la fine del riformismo e le notizie dalla Francia rivoluzionaria lo spinsero, come tanti, verso il radicalismo, per cui nel 1794  si trovò coinvolto marginalmente in una congiura, il che gli costò soltanto una sanzione pecuniaria, che, tuttavia, lo spinse all'esilio in Francia.

Nel 1795 si arruolò nell'armata d'Italia, raggiungendo il grado di capitano. Rientrato in Italia, nella Milano occupata dai francesi fu al servizio della luogotenenza del Bonaparte, quale segretario e traduttore;  nel contempo iniziò una intensa attività pubblicistica, in cui spiccano Effemeridi repubblicane, Necessità di stabilire una repubblica in Italia e Discorso sui rapporti politico-economici dell'Italia libera con la Francia e col resto d'Europa (1796), in cui sostenne l'opportunità di estendere la rivoluzione dalla Cisalpina a tutti gli altri Stati italiani, avanzando il progetto di una Repubblica italiana unitaria.

Schierato con i democratici contro i tentativi direttoriali dell'ambasciatore francese Rivaud du Vignaud, dopo aver subito anche una breve carcerazione, forse con l'intento di toglierlo dalla scena milanese, fu nominato agente della Repubblica Cisalpina a L'Aja, ove rimarrà fino al 24 aprile 1808. Rientrato a Napoli, sul cui trono ora sedeva Gioacchino Murat, l'anno successivo fu intendente del Molise e poi della Calabria Citeriore. Nel 1812 il Re lo pose a capo della appena istituita direzione generale della Pubblica Istruzione, il che gli permise di realizzare, con l'attuazione di progetti che nutriva da tempo, una riorganizzazione del sistema scolastico del Regno che resterà immutato fino al 1860. Nominatolo già cavaliere del Real Ordine delle Due Sicilie nel 1810, il repubblicano Galdi, pochi mesi prima dell'addio di Murat al trono, si vide creare barone.

Con la restaurazione non soffrì persecuzioni, anzi re Ferdinando lo pose, nel 1815, alla presidenza della Giunta superiore d'Istruzione pubblica. Gli avvenimenti del 1820 videro Galdi ancora protagonista: dopo che, in luglio, il Re aveva concesso la Costituzione, fu eletto prima deputato, poi presidente del Parlamento.  


 

Garioponto (X-XI secolo), medico della Scuola salernitana

Ecclesiastico del Capitolo di Salerno oltre che medico, la sua firma appare subito dopo quella dell'arcivescovo Grimoaldo in un atto di concessione del 1035; quindi, fra i maestri salernitani, è il primo di cui sia rimasta traccia di attività, oltre l'opera.

Nei suoi scritti, nomina con familiarità altri esponenti di quella societas doctorum phisicalium cittadina della quale è membro, quali Paterniano, farmacologo, e il socio Albicio, con l'aiuto del quale, oltre che di altri, procedette alla compilazione e alla revisione del Passionarius, trattato che sarà edito più volte nella prima metà del XVI secolo, sebbene attribuito a Galeno. La sua fu un'opera principalmente di compilazione, soprattutto dagli autori greci, che nasceva dalla necessità, tipica del tempo, di disporre di nuove sinossi che raccogliessero le conoscenze mediche degli antichi, in continuazione della medicina greco-latina del tardo impero.

Per omogeneità stilistica con il Passionarius, gli sono attibuiti il De medicamentis expertis, il De chirurgia, il Liber phisicorum, il De dynamidis, il De febribus e altre opere, ma con qualche dubbio.

Garioponto risulta già morto nel giugno 1056.     


 

Alfonso Gatto (17 luglio 1909 – 8 marzo 1976), poeta

Nacque da Giuseppe e da Erminia Albirosa, in una famiglia di marinai e piccoli armatori proveniente dalla Calabria. Nel 1926 si iscrisse all'Università di Napoli, che dovette tuttavia abbandonare qualche anno dopo a causa di difficoltà economiche. Da quel momento la sua vita fu irrequieta e avventurosa, trascorsa in continui spostamenti e nell'esercizio di molteplici lavori: dapprima commesso di libreria, in seguito istitutore di collegio, correttore di bozze, giornalista, insegnante. Nel 1936, a causa del suo dichiarato antifascismo, venne arrestato e trascorse sei mesi nel carcere di San Vittore a Milano.

Durante quegli anni Gatto era stato collaboratore delle più innovativi periodici di cultura letteraria. Nel 1938 fondò, con Vasco Pratolini, la rivista Campo di Marte per l'editore Vallecchi, ma il periodico durò un solo anno; fu comunque, questa, una esperienza significativa per il poeta, che ebbe modo di cimentarsi nella letteratura militante di maggior impegno.

Nel 1941 Gatto ricevette la nomina ad ordinario di Letteratura italiana per chiara fama presso il Liceo Artistico di Bologna e fu inviato speciale de L'Unità assumendo una posizione di primo piano nella letteratura di ispirazione comunista. Dopo la guerra riprese l’attività di giornalista e continuò a portare avanti il suo impegno di poeta. Nel 1955 ricevette il Premio Bagutta per la sua opera La forza degli occhi, edita da Mondadori.

Erede di una tradizione poetica ricca di musicalità e colore, si affermò come lirico dotato di gusto fin dalle prime raccolte, Isola (1932) e Morto ai paesi (1937). Fu uno degli interpreti più originali della corrente ermetica in Poesie (1939, 1943); le vicende della guerra lo portarono a maturare una vena più dolente e complessa , in Amore della vita (1944), Il capo sulla neve (1949) e Nuove poesie (1950). Ma gli esiti più alti dell’opera di Gatto sono affidati all’elaboratissimo travaglio formalistico, legato a una sofferenza più fonda e alla caduta delle illusioni, di La forza degli occhi (1954), Osteria flegrea (1962), La storia delle vittime (1966), Rime di viaggio per la terra dipinta (1969).

Alfonso Gatto muore a Capalbio, in provincia di Grosseto, in un incidente automobilistico. È sepolto nel cimitero di Salerno. Sulla sua tomba, che ha un macigno per lapide, è inciso il commiato dell'amico Eugenio Montale: Ad Alfonso Gatto - per cui vita e poesie - furono un'unica testimonianza - d'amore


 

Nicola Giannattasio (15 dicembre 1980), calciatore a cinque

Residente a Prato, nella squadra di quella città inizia la carriera di portiere, fino a conquistare due scudetti (2001/02 e 2002/03), una coppa Italia (2001/02) ed una supercoppa Italiana (2002). Ha giocato poi nel San Michele Poggio a Caiano (2003/04), nell'Atlante Grosseto (2004/05 e 2005/06), ancora nel Prato (2006/07), nel Kaos Futsal (2007/08); attualmente gioca nella Poggibonsese.

Giannattasio è anche scrittore e giornalista: nel 2004 pubblica, con la collaborazione dell'amico ed ex compagno di squadra Pippo Quattrini il libro Il Calcio a 5, unico libro pubblicato in Europa che parla della nascita e dell'evoluzione del calcetto nel mondo; già collaboratore del Corriere di Prato e del Corriere di Firenze, dal 2007 è direttore responsabile del settimanale Pallaalcentro.org, rivista specializzata del calcio a cinque nella regione Toscana.


 

Silvia Giordano (25 febbraio 1980), cantante e attrice

Nata come cantante allo Zecchino d'oro, diciannovenne è protagonista della sit-com Bim Bum Manga di Italia 1. Successivamente partecipa come protagonista di puntata a Casa Vianello ed è in Camera Café, nel film Two families di Romano Scavolini (2007), nella soap opera Un posto al sole, ove, dal 2005 al 2007, interpreta il ruolo di Ludovica Mancini, per poi comparire ancora in alcune puntate del 2008. Nello stesso anno e nel 2009 è nel cast principale della soap Un posto al sole d'estate, con lo stesso ruolo, ma con maggiore spazio per le sue doti canore.


 

Mario Gorini (12 settembre 1907 – 21 aprile 1984), scrittore, poeta, pittore

Fu attivo in Alto Adige, Pesaro e soprattutto, dal 1956, a Padova come direttore di periodici letterari quali il Sentiero dell'Arte e Contrappunto. Amico di Cesare Pavese, Corrado Govoni, Salvatore Quasimodo e Fabio Tombari, pubblicò diverse raccolte di poesie: Poesie per Padova, Nozze con la terra, Padova mia città di elezione, e opere di narrativa, fra le quali Gli Specchi dei cieli. Sue opere sono inserite in alcune antologie, quali Orfeo, tesoro della lirica universale a cura di V. Errante (1949). È stato anche traduttore di Catullo: Poesie per Lesbia (1974) ed apprezzato pittore: suoi quadri si trovano in diverse raccolte pubbliche e private italiane e straniere.


 

 

Matteo Granito (+ 31 maggio 1638), vescovo di Cava (1623-1635), arcivescovo di Amalfi (1635-1638)

Patrizio salernitano del sedile del Campo. Il suo monumento funebre si vede nella Cattedrale di Salerno, nella navata destra, addossato al pilastro fra la III e la IV cappella.

Stemma della famiglia Granito.

Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale di Salerno


 

Guaimario IV (+ 3 giugno 1052), principe di Salerno (1027-1052, associato al padre Guaimario III dal 1018)

Figlio di Guaimario III e della seconda moglie Gaitelgrima, sposò Gemma, Porpora e una seconda Gemma, figlia di Laidolfo di Capua; fu associato dal padre al principato  nel 1018 a seguito della morte del fratellastro Giovanni, che era stato associato fra il 1015 e quello stesso anno; a sua vola nel 1027, per alcuni mesi, associò la madre e nel 1037 il figlio maggiore Giovanni, che però gli premorì l’anno successivo; nel 1042 associò l'altro figlio Gisulfo, che gli succederà dopo il brevissimo governo dell’usurpatore Pandolfo III.

Fu figura di primo piano nella fase storica fra il tramonto del dominio bizantino nel Mezzogiorno d’Italia e il sorgere della potenza normanna. Amato di Montecassino lo definisce più coraggioso del padre, più generoso e più cortese; possessore di tutte le qualità che un laico dovrebbe avere, eccetto un'eccessiva passione per le donne.

Fin dall'inizio del suo regno si impegna nell’estendere il proprio controllo sul meridione della penisola, obiettivo già perseguito dei suoi predecessori. Nel 1035 conquista Sorrento e ne affida il ducato al fratello Guido. Nel 1038 ottiene dall'imperatore Corrado II il principato di Capua, mentre al suo alleato Rainulfo Drengot, normanno, viene attribuito il titolo di conte di Aversa con legame di vassallaggio verso Salerno. L'anno successivo ottiene il riconoscimento della sovranità su Amalfi e nel 1040 su Gaeta. Nel 1042, a richiesta dei suoi alleati normanni, approva l'elezione a conte di Puglia di Guglielmo Braccio di Ferro, ottenendo in cambio, l’anno successivo, l'acclamazione a duca di Puglia e Calabria, in aperta opposizione alle rivendicazioni bizantine su quei territori. Nel 1044, con Guglielmo, inizia la conquista della Calabria, ma il dominio del principato di Salerno, pure in continua espansione, non è più facilmente gestibile: negli ultimi anni della sua vita, infatti, Guaimario incontra numerose difficoltà nel conservare i propri possedimenti contro le rivendicazioni dell'imperatore e degli stessi normanni.

Rainulfo Drengot, che aveva mantenuto il dominio su Aversa, muore nel 1045 e il feudo, nonostante le proteste di Guaimario, passa al nipote Asclettino. Verso la fine di quello stesso anno, Guaimario si oppone alla successione del cugino di Asclettino, Rainulfo II Trincanotte, ma ancora una volta la sua autorità è ignorata. Queste contese spingono Aversa, un tempo leale al principe salernitano, ad allearsi con Pandolfo di Capua, tornato dall’esilio di Costantinopoli. La guerra contro Pandolfo riprende nel 1042 e dura cinque lunghi anni, durante i quali Guaimario rafforza la propria posizione attraverso il riconoscimento, nel 1046, del fratello del defunto Guglielmo, Drogone d'Altavilla, al quale concede in sposa la figlia Gaitelgrima. L'obiettivo è chiaramente quello di mantenere i normanni dalla sua parte e in posizione di vassallaggio.

Nel 1047, però, quella che era stata per Guaimario l'impresa di una vita è completamente annullata: l'imperatore Enrico III, giunto nel sud Italia a chiedere atto di sottomissione ai principi locali, restituisce Capua a Pandolfo e pone sotto la propria giurisdizione i domini di Aversa e di Melfi; infine priva Guaimario del titolo ducale di Puglia e Calabria, mettendo fine a quella singolare condizione di sovranità così scomoda per la sovranità dell’impero.

Nonostante l’azione imperiale, Guaimario e Drogone d'Altavilla continuano a costituire una potenza politica e militare invisa a molti, il che li porterà alla fine: Drogone cade assassinato il 10 agosto 1051, probabilmente ad opera di una congiura bizantina; stessa sorte tocca, il 3 giugno 1052, a Guaimario, che cade sotto i colpi dei suoi quattro cognati, che occupano la città con le armi ed eleggono principe Pandolfo III; è l’intervento del fratello del principe ucciso, il duca Guido, e dei normanni Umfredo di Puglia e Riccardo d'Aversa, che pone fine all’usurpazione con il massacro di Pandolfo III, dei quattro fratelli e di altri trentasei familiari.

Guaimario fu senz'altro l'ultimo grande principe della longobardia minore e secondo alcuni storici il migliore in assoluto. Il figlio e successore Gisulfo II vedrà svanire il principato longobardo di Salerno ad opera di quegli stessi normanni che avevano vendicato il padre e gli avevano reso il trono.


 

Stemma della

famiglia Guardati. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale di Salerno

Tommaso Guardati (1410 circa – 1475), novelliere, detto Masuccio Salernitano 

Patrizio salernitano del sedile del Campo, figlio di Loisio e di Margherita Mariconda, dopo studi ecclesiastici, segue a Napoli il padre, segretario del principe di Salerno Raimondo Orsini. Alla corte di Alfonso d'Aragona, ha modo di frequentare, fra altri umanisti, Giovanni Pontano. Quando Roberto Sanseverino acquisisce la signoria salernitana, nel 1463, ritorna a Salerno quale segretario del nuovo principe.

Masuccio lascia un'unica opera, il Novellino, raccolta di racconti pubblicata postuma nel 1476 a cura di Francesco del Tuppo, con dedica ad Ippolita Sforza, moglie di Alfonso di Calabria. L'opera si compone di cinquanta novelle divise in cinque decadi, ciascuna con un proprio tema: la perfidia dei religiosi, la gelosia beffata, gli inganni delle donne, novelle a lieto fine alternate a novelle lacrimevoli, la magnificenza dei principi. Ciascuna novella è poi articolata in tre parti: esordio dedicato a personaggi della corte aragonese, narrazione e considerazioni conclusive. Se il modello del Decamerone di Boccaccio rimane un punto di riferimento, l'impostazione di Masuccio apre ad una maggiore libertà nelle scelte tematiche e ad un maggiore movimento nell'articolazione dei toni, che trova riscontro nella sintassi nervosa e nel linguaggio spesso colorito. Il testo, impregnato di forte carattere anticlericale, figura nel primo Indice dei libri proibiti promulgato dalla Congregazione dell'Inquisizione romana. La novella XXXIII, Mariotto e Ganozza, attraverso varie ricopiature, giungerà ad ispirere il Giulietta e Romeo di Shakespeare.

Secondo lo storico Matteo Fiore, Masuccio sarebbe stato sepolto nella chiesa di Santa Maria de Alimundo, di cui fu compatrono insieme allo zio Tommaso Mariconda e di cui il figlio Loisio era abate, in una fossa priva di iscrizione; ma molto più probabilmente egli fu deposto nella sepoltura di famiglia nell’atrio di San Francesco dei conventuali.


 

Cola Matteo Guarna (XIV-XV secolo), giureconsulto

Patrizio salernitano del sedile di Porta Rotese, figlio di Andrea e di Cizza Cavaselice, reggente della Magna Curia della Vicaria nel 1434, è investito del ruolo di consigliere e ambasciatore con Renato d'Angiò Valois, padrone del regno di Napoli nel 1435. Nel 1438 lo troviamo da Francesco Sforza con il compito di indurlo a muovere contro il pretendente aragonese Alfonso V; è poi rappresentante del Regno presso le repubbliche di Firenze e Venezia. Nel 1441 è di nuovo presso lo Sforza, a Cremona, per sollecitarlo ad intervenire ancora nel Regno, cosa che ottiene con l'impegno del condottiero a muovere con mille lance e mille fanti. Ma la caduta di Napoli, il 2 giugno 1442, permette ad Alfonso di disporre di forze soverchianti che, mandate incontro agli sforzeschi, con il quale viaggia Cola Matteo, li sconfiggono a Sessano del Molise (29 giugno) catturandolo.

Ancorché il trattamento dell'aragonese sia magnanimo, come dall'appellativo che lo caratterizzava (breve prigionia e restituzione dei beni feudali e burgensatici già l'anno dopo), il destino di Cola Matteo resta legato a quello di Francesco Sforza, del quale già in quel 1443 risulta delegato ad importanti affari politici. Nella fase cruciale che porterà il condottiero ad insignorirsi di Milano, lo rappresenta efficacemente proprio nella città meneghina, tenendolo costantemente informato del susseguirsi degli eventi.

Morirà fra il 1453 e il 1454, dopo aver visto il figlio maggiore Giacomo cadere contro i veneziani.

 

 

Stemma della

famiglia Guarna. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale di Salerno

 

Giacomo Guarna (+ novembre 1452), condottiero, detto Giacomaccio da Salerno

Patrizio salernitano del sedile di Porta Rotese, figlio di Cola Matteo, giureconsulto presso Francesco Sforza, e di Angela; fratello di Giovanni, anch'egli condottiero. Il 27 luglio 1444 entrò anch'egli al servizio dello Sforza, nel cui esercito militerà per poco meno di un decennio, al comando di trecento cavalli, con un contratto biennale; allo scadere, si vide confermato l'ingaggio con un aumento della truppa a quattrocento cavalli e cinquanta fanti.

Posto a presidio di Cremona, dote di Filippo Maria Visconti per la figlia Bianca Maria che aveva sposato lo Sforza, nel 1446 vanificò prima il tentativo del Visconti di rimpossessarsi della città, poi quello di stringerla d'assedio da parte della repubblica di Venezia. Stretto, poi, un patto fra lo Sforza e Venezia contro Milano, nella primavera del 1449 Giacomo fu inviato a contenere la penetrazione nel Novarese delle truppe del duca di Savoia, alleato dei milanesi; lo scontro decisivo avvenne il 23 aprile e vide la rotta delle pur preponderanti schiere savoiarde. La guerra si concluse con la Sforza insignorito della stato milanese; la vittoria portò a Giacomo, oltre il titolo di cavaliere aurato, i feudi piacentini già appartenuti ai conti Scotti e case ed altri beni in Cremona.

Morirà mentre, rovesciate ancora le alleanza, sarà impegnato contro i veneziani sul fronte occidentale dello Stato milanese. Per la sua sepoltura, il figlio Bartolomeo farà erigere la cappella di San Pietro Martire nella chiesa di San Domenico in Cremona.    


 

Giovanni Guarna (+ 1243 circa), beato, detto Giovanni da Salerno

Patrizio salernitano, domenicano, fu predicatore prima a Bologna poi a Firenze, ove, giunto nel 1219 con undici confratelli, risedette nell'ospedale cittadino di San Pancrazio prima di  ottenere per il suo ordine, nel 1221, la piccola chiesa di Santa Maria delle Vigne (dell’XI secolo), all’epoca fuori dalle mura, intorno alla quale crescerà il monastero di Santa Maria Novella, di cui ebbe il priorato (1221-1232).

Fu tenuto in grande considerazione da papa Gregorio IX che, con bolla del 20 giugno 1227, gli conferiva il mandato di controbattere le tesi della setta eretica del patarino Filippo. Lo stesso pontefice, nel 1230, gli affidava la riforma del monastero di Sant’Antimo, in diocesi di Chiusi, ove si lamentavano deviazioni dalla dottrina; due anni dopo, l'incarico fu esteso alla riforma dei conventi di tutte le diocesi toscane e di quella perugina. L'ultima missione nota di Giovanni per il Papa è del settembre 1232, quando, con il cappellano Goffredo, fu inviato ai podestà e ai consigli di Siena e di Firenze per manifestare lo sdegno pontificio per il prolungarsi dello stato di belligeranza tra i due comuni e a minacciare la scomunica se non fosse stata stipulata la pace o almeno un armistizio. Benché le volontà di Gregorio trovassero in quell'occasione solo un formale rispetto, poi disatteso nei fatti, la scelta di Giovanni per un compito di tale rilievo prova quanto si confidasse nel suo carisma.

Sarà beatificato il 2 aprile 1783. Si celebra il 9 agosto.


 

 

Stemma della

famiglia Guarna. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale di Salerno

Giovanni Guarna (XV secolo), condottiero

Patrizio salernitano del sedile di Porta Rotese, figlio di Cola Matteo, giureconsulto presso Francesco Sforza, e di Angela; fratello minore di Giacomo, anch'egli condottiero. Familiare di Roberto Sanseverino, conte di Marsico, che nel 1463 diverrà principe di Salerno, allo scoppio della guerra per la successione ad Alfonso V d'Aragona tenne, come da tradizione familiare, per la parte angioina e corse a militare tra le schiere dei ribelli, ricevendo dal capo della fazione Giovanni di Lorena i beni feudali e burgensatici che erano stati dell'altro salernitano Troiano di Santomango, partigiano aragonese. Nel dicembre 1460 fu catturato da Roberto Sanseverino, suo antico signore, e dagli sforzeschi, passati all'aragonese; ma la prigionia fu breve, poiché in gennaio evase dal munitissimo castello di San Severino, con sconcerto di Ferdinando d'Aragona e sospetti su un doppiogiochismo di Roberto.

Nel 1462 lo ritroviamo a Salerno durante l'estrema resistenza di questa alle armi aragonesi, guidate dal conte di Sanseverino, che vi pose l'assedio dal giugno al settembre e che riuscì alla fine a farla capitolare per patti. Esule volontario, come ricorda Masuccio Salernitano, suo intimo amico, nell'esordio della novella XLIII del Novellino, Giovanni riappare nel 1466 a Milano, presso Sforzino, figlio illegittimo del duca Francesco. Con questi, lo ritroviamo al soldo del veneziano Colleoni, il 25 luglio 1467, alla battaglia della Riccardina (Bologna), ove è ferito, contro una coalizione di cui è parte, fatalmente, Ferdinando d'Aragona.

Ancora al soldo di Venezia è nel 1477 fra i condottieri accorsi a contenere il dilagare delle milizie del sangiaccato di Bosnia, entrate in Friuli dopo aver travolto gli armati di Girolamo Novello da Verona.

Morirà forse nel 1480, a Venezia, e sarà sepolto nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.


 

Rebecca Guarna (XIV secolo), medico della Scuola salernitana

Nobile salernitana, figurò tra le donne medico, prima alunne poi insegnanti nella Scuola cittadina, appartenenti al gruppo detto delle Mulieres salernitanae. Fu autrice dei trattati De febribus, De urinis, De embryone.    

                                

L’immagine si riferisce alla Scuola salernitana, ma non ha attinenza con Rebecca


 

 

Salerno, Cattedrale,

ambone Guarna

Romualdo II Guarna (+ 1° aprile 1181), arcivescovo di Salerno (1153-1181), detto Romualdo Salernitano

Patrizio salernitano, Pastore zelante e munifico, letterato, medico e politico.

In data imprecisata arricchisce il Duomo del prezioso ambone che da lui prende il nome, artisticamente rilevante per la parte scultorea e le decorazioni musive, più piccolo del posteriore di Nicola d’Aiello, ma certamente di maggiore eleganza.

È autore del Chronicon sive annales, testo fondamentale per la conoscenza di fatti e personaggi a lui coevi e antecedenti, molti dei quali assenti in altre fonti.

Nel 1166, nella chiesa di Santa Maria in Palermo, unge e incorona re di Sicilia il dodicenne Guglielmo II; quindi rimane presso la corte quale familiare e consigliere in aiuto alla regina Margherita, che cura l’amministrazione del regno ob Willelmi secundi infantiam. L’anno successivo il Re dona alla Chiesa salernitana il feudo di Montecorvino. Nel 1177 partecipa alla firma del trattato di pace di Venezia fra l’imperatore Federico Barbarossa e Alessandro III. In riconoscenza, e anche per riverenza verso le tombe di san Matteo e di Gregorio VII, il pontefice concede a lui e ai suoi successori il privilegio, all’epoca singolare, di farsi precedere, in città e nella provincia ecclesiastica, dalla croce inalberata; precedentemente, nel 1156, aveva mediato per il trattato di Benevento che chiudeva un periodo di aspre incomprensioni tra Guglielmo I  di Sicilia e Adriano IV.

Secondo il Liber confratrum Romualdo muore il 1° aprile 1181, XIII indizione; ma l’aprile XIII indizione era 1180.


 

Yari Gugliucci (15 ottobre 1974), attore

Figlio di Nicola, medico, e di Ermanna Guarino Grimaldi di Monaco, anglista. Dopo il liceo classico, il 14 ottobre 2001 si laurea in Sociologia presso l'Università di Salerno; consegue anche una specializzazione in Filosofia presso l'Universita La Sapienza di Roma. Attore fin da giovanissimo presso il Teatro San Genesio di Salerno, esordisce nel cinema con il film Isotta di Maurizio Fiume, regista che qualche anno dopo gli darà la possibilità di interpretare il ruolo del giornalista Giancarlo Siani, assassinato la sera del 23 settembre 1985, in Ed io ti seguo, film boicottato in Italia, ma che gli valse la nomination al Festival Internazionale di Montreal e, a Baden Baden, insieme al parlamentare Leoluca Orlando, il Nastro d'oro per l'impegno civile nella lotta alla criminalità organizzata.

Nella sua carriera non mancano collaborazioni con grandi registi come i Fratelli Taviani, con Luisa Sanfelice, e Lina Wertmüller, con Francesca e Nunziata e Ferdinando e Carolina. Il regista polacco Rebinsky lo vuole nella sua produzione teatrale all'Oliver Theatre di Londra, accanto a Michelle Pfeiffer e Kevin Kline, The  Tempest di William Shakespeare. È il regista Stefano Reali a riportarlo in Italia per il ruolo dell'ultimo Re di Napoli, Francesco II, nella miniserie televisiva Eravamo solo mille e quello di Mimmo ne La terza verità. Yari Gugliucci si era già imposto al pubblico televisivo vestendo i panni di uno strampalato avvocato divorzista in Cuore contro cuore di Riccardo Mosca.

Yari è anche autore di sceneggiature quali Acqua Passata, Tirez-bouchon, Santi Martiri e del suo spettacolo Necessito un drink con la piccola orchestra Astroklide, i cui incassi sono devoluti alle associazioni umanitarie S.O.S solidariety e Indian Children Comunity.


 

Antonio Ianniello (23 giugno 1979), attore

Cultore di scultura e pittura, diplomato di liceo scientifico, nel 1998 si trasferisce a Roma ove viene ammesso all'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, diplomandosi nel 2003. Intanto ha già debutto a teatro con Attempts on her life, regia di Massimiliano Farau (2000); cui seguiranno: Norway, Today di Pietro Bontempo (2001), Pericle principe di Tiro, ancora di Farau (2001) e altri lavori, fra cui di assoluto rilievo Gomorra (2007) tratto dai testi di Roberto Saviano con la regia di Mario Gelardi.

Debutta al cinema con il drammatico Balletto di guerra di Mario Rellini (2004). Avrà anche ruoli, fra gli altri, in Il siero della vanità (2004), Il sole nero (2007), Alice (2010).

In televisione, lavora nei telefilm Distretto di polizia (2002 e 2006), Il Maresciallo Rocca (2003), Il capitano (2005 e 2007), Gli ultimi del Paradiso (2010) ed altri; e nelle fiction Madre come te (2004) e Il mondo è meraviglioso (2005).


 

Tino Iannuzzi (17 dicembre 1960), uomo politico

Laureato in giurisprudenza, è avvocato nel settore amministrativo. Consigliere comunale di Salerno dal 1990 al 2001, fu eletto deputato con il sistema maggioritario  il 13-14 maggio 2001 aderendo al gruppo parlamentare Margherita, DL - L'Ulivo. Nelle elezioni del 9-10 aprile 2006, in presenza di una legge elettorale che sottrae agli elettori la scelta dei parlamentari demandandola alle dirigenze dei partiti, è designato per la conferma. Cessa il mandato il 28 aprile 2008. È stato componente della VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) e della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.


 

Senato

del Regno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guglielmo Imperiali di Francavilla (19 agosto 1858 – 20 gennaio 1944), diplomatico

Figlio del marchese Francesco, magistrato, e di Clementina Volpicelli, laureatosi in giurisprudenza a Napoli nel 1880, nel febbraio 1882 è primo in graduatoria al concorso per la carriera diplomatica, per cui è chiamato al ministero degli Affari esteri, presso la Divisione politica. Nel maggio 1884 è destinato a Berlino, quindi a Parigi ove rimane fino al 1889, quando è inviato a Washington, allora considerata dal Corpo diplomatico la peggiore destinazione possibile per l'inconsistenza politica degli Stati Uniti, ove il capomissione è l'altro salernitano Saverio Fava.

A Bruxelles nel 1895, nel 1901 ritorna come incaricato d'affari a Berlino; è poi (1903) console generale a Sofia, quindi ambasciatore a Costantinopoli (1904) e a Londra (1910), ove partecipa alla stesura dell'accordo del 17 agosto 1917 con il quale l'Italia aderisce al trattato franco-britannico del 1916 e si recepiscono l'accordo di San Giovanni di Moriana e quello italo-francese del 26 luglio 1917. Alla fine della guerra, è fra i firmatari della pace di Versailles (1919) e in seguito rappresentante dell’Italia presso la Società delle Nazioni. Subito dopo la marcia su Roma, antifascista della prima ora, chiede di essere collocato a riposo.

Era stato nominato senatore del Regno il 16 ottobre 1913, con convalidata del 6 dicembre. Nel 1932 il Re gli conferirà il collare della Santissima Annunziata.


 

Carmine Lamanda (2 giugno 1941), banchiere e dirigente d'azienda

Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Perugia, nel luglio 1968 entra in Banca d'Italia e dal 1970 è a Roma presso l'Amministrazione Centrale quale collaboratore di Guido Carli per gli aspetti di vigilanza bancaria; identico rapporto conserva con i governatori Paolo Baffi e Carlo Azeglio Ciampi. È l'architetto della riforma della banca pubblica a stretto contatto con il ministro del Tesoro Giuliano Amato, poi del Testo Unico Bancario del 1993, che Antonio Fazio presenta al governo e Ciampi firma come presidente del Consiglio.

Nel 1994 è distaccato presso il ministero del Tesoro, guidato da Lamberto Dini, che gli conferisce l'incarico di capo di Gabinetto; qui, con Mario Draghi, lavora alla delega per la riforma della finanza. Nel 1996, con il governatore Fazio, affronta i temi della riduzione dei costi operativi nelle banche.

Nel 1997 Cesare Geronzi lo chiama in Banca di Roma, dove segue le strategie del gruppo e, con Giorgio Brambilla, la ristrutturazione dei costi. È protagonista, con il presidente dell'ABI Maurizio Sella e con Alessandro Profumo, dell'accordo sindacale del 1997. Dal luglio del 2003 è direttore generale di Capitalia; è presente nei consigli di amministrazione delle più importanti società del gruppo.


 

Gianfranco Lamberti (25 gennaio 1947), uomo politico

Laureatosi in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Napoli, nel 1972, si è specializzato in Ortopedia e Traumatologia presso l'Università di Padova. Ha operato come aiuto presso l'Istituto Ortopedico Toscano di Firenze e successivamente presso gli Ospedali Civili di Livorno, fino alla sua elezione a Sindaco di quella città nel 1992, confermata, con l'elezione diretta al primo turno, nel 1995 e nel 1999.

La sua attività politica inizia nel sindacato, CGIL, sulle tematiche della sanità, con particolare riguardo alla applicazione della legge 180. Iscritto al Partito Comunista Italiano dal 1976, ha contribuito alla nascita del Partito Democratico della Sinistra e poi dei Democratici di Sinistra. È stato membro per l'Italia del Comitato delle Regioni dell'Unione Europea, nel quale ha ricoperto l'incarico di responsabile della delegazione italiana, di vicepresidente del gruppo Partito Socialista Europeo e, dal 2000 al 2004, di vicepresidente dello stesso Comitato. Durante questa esperienza a Bruxelles, ha curato le tematiche connesse alle politiche euromediterranee, dando vita a numerose iniziative e producendo scritti riguardanti l'evoluzione del Processo di Barcellona. Inoltre si è occupato, con pareri ufficiali trasmessi al Parlamento Europeo dal CdR, della Sicurezza in mare, contribuendo alla costituzione della Agenzia Europea della Sicurezza in Mare.


 

Matteo Liberatore (14 agosto 1810 – 18 ottobre 1892), teologo

Figlio di Nicola, magistrato, e di Caterina de Rosa, entrò al collegio dei gesuiti di Napoli nel 1825 e, non ancora sedicenne, chiese di entrare alla compagnia di Gesù, nella quale iniziò il noviziato il 9 ottobre 1826. Terminati gli studi con inusuale successo, afferma la Catholic Enciclopedia, insegnò filosofia per undici anni, dal 1837 al 1848, quando la rivoluzione lo indusse a trasferirsi a Malta. Al ritorno in Italia insegnò teologia.

Nel 1841 fondò a Napoli, con il filosofo e teologo Gaetano Sanseverino (1811-1865), il periodico La Scienza e la Fede, con lo scopo di criticare le nuove idee del razionalismo, dell'idealismo e del liberalismo; dalle sue pagine sarà sostenuta una strenua battaglia a favore del brigantaggio, interpretandolo come movimento politico contrario all'unità d'Italia è legittima resistenza di un popolo ad una conquista non solo territoriale, ma principalmente ideologica, ovvero La cagione del brigantaggio è politica, cioè l'odio al nuovo governo, tesi che con i padri Carlo Maria Curci, Carlo Piccirillo e Raffaele Ballerini continuerà a sostenere dalla pagine de La Civiltà Cattolica, la pubblicazione per la difesa della chiesa cattolica e del papato e per la diffusione della dottrina di san Tommaso d'Aquino, di cui era stato cofondatore nel 1850. Liberatore fu fra gli estensori delle encicliche di Leone XIII Aeterni Patris (1879), Immortale Dei (1885), Rerum Novarum (1891), quest'ultima con i cardinali Zigliara e Mazzella.

La chiesa cattolica del suo tempo vide in lui per più di mezzo secolo l'infaticabile campione della verità nei campi della filosofia e della teologia. Egli fu studioso dei problemi della vita cristiana, delle relazioni tra chiesa e stato, tra la morale e la vita sociale. Fra i suoi scritti vi sono compendi di logica, metafisica, etica e diritto naturale.


 

 

Stanislao Lista (8 dicembre 1824 – 12 febbraio 1908), pittore e scultore

Figlio di Giuseppe, ingegnere, e di Anna Maria Mastrocinque, nel 1844 si portò a Napoli, a lezioni di pittura dal concittadino Gaetano Forte e poi di scultura da Gennaro Calì. Allievo al Regio Istituto di Belle Arti, ne sarà poi docente, avendo a sua volta allievi, fra gli altri, Vincenzo Gemito, Francesco Jerace, Ettore Ximenes, Costantino Barbella, Antonio Mancini e i salernitani Ulisse Caputo, Gaetano Esposito, Pasquale Avallone.

Dagli anni sessanta decise di dedicarsi quasi esclusivamente alla scultura, tuttavia notevoli rimangono in pittura il Ritratto di padre Cappelloni (Napoli, chiesa del Gesù Nuovo) e L'asmatico (Napoli, Galleria dell'Accademia). Tra le sue opere scultoree si annovera uno dei quattro leoni in marmo di piazza dei Martiri, a Napoli; il leone, trafitto da una spada, è dedicato ai caduti carbonari del 1820. Nella facciata del duomo della stessa città suoi sono gli angeli con i simboli di san Gennaro, che si trovano nel torrione di destra. Nel vestibolo del teatro San Carlo si trova una sua grande statua di Giovanni Paisiello. Suo è il monumento al vescovo Zottoli nella navata destra della cattedrale di Salerno.

 

Nella notte del 30 novembre 2007 un atto vandalico danneggiò il suo leone di piazza dei Martiri. L’immagine è relativa al recupero delle parti staccate della coda.


 

Vincenzo Loria (17 settembre 1849 31 ottobre 1919), pittore

Figlio di Gaspare, machinista, e di Caterina Severino, allievo di Domenico Morelli all'allora Regio Istituto di Belle Arti di Napoli (poi Accademia), abile nell’olio come nell’acquerello, fu attratto dai siti archeologici, quello di Pompei in particolare, che riprodusse con grande perizia, specie con la tecnica della tempera. La sua produzione è poco nota in Italia, poiché egli strinse rapporti con un mercante fiorentino, Luigi Pisani, che dalla sua galleria di Borgo Ognissanti smerciò molte opere all’estero, sopratutto  in Inghilterra.

 

Vincenzo Loria, Custodi seduti tra le rovine di Pompei


 

Senato

del Regno

 

Matteo Luciani (23 gennaio 1812 – 11 settembre 1888), uomo politico

Figlio di Gregorio, che nel 1799 aveva aderito alla Repubblica napoletana e nel 1820 aveva preso parte al moto per la costituzione, e di Vittoria de Cositore, fratello maggiore di Pietro, fu medico come il padre. Dopo l'unità d'Italia, sarà sindaco di Salerno (6 gennaio 1862-24 gennaio 1874); la stessa carica ricoprirà ancora successivamente (16 febbraio 1879-19 settembre 1882 e 5 aprile 1884-28 giugno 1886). Quindi sarà presidente del Consiglio provinciale (1867-1873).

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro dal 20 febbraio 1881, fu creato senatore del Regno con nomina del 26 novembre1884 convalidata il 13 dicembre.

 

La scheda sul sito del Senato riporta in nota che alcune fonti indicano la data di nascita al 26 novembre 1812; la stessa scheda non riporta il nome della madre. I dati qui riportati sono tratti dal registro dei nati nel 1812 dello Stato Civile del comune di Salerno.


 

Pietro Luciani (22 febbraio 1823 –  28 ottobre 1900), filosofo

Figlio di Gregorio, medico, che nel 1799 aveva aderito alla Repubblica napoletana e nel 1820 aveva preso parte al moto costituzionale, e di Vittoria de Costore, fratello minore di Matteo, nel 1848 appoggiò il governo costituzionale; fu in prima fila nelle manifestazioni patriottiche e nella repressione del 15 maggio salì sulle barricate, il che gli costò la prigione. Liberato ai primi del 1852, poté rientrare a Salerno, ove si dedicò agli studi intervallanti da frequenti viaggi a Napoli per prendere parte al dibattito filosofico.

Già autore de Il pensiero moderno. Discorso in proposito degli Scritti di Silvestro Centofanti (1861) contro l'intedescamento della filosofia italiana, intraprese una tenace polemica contro l'interpretazione spinoziana e hegeliana che lo Spaventa aveva dato del pensiero giobertiano con Del libro di Bertrando Spaventa intitolato "La filosofia di Gioberti". Considerazioni (1864); a tale premessa fece seguito il suo lavoro di maggiore mole: i tre volumi Gioberti e la filosofia nuova italiana, comparsi fra il 1866 e il 1872.

Fra gli altri suoi scritti, si ricordano Sulla formola "Libera Chiesa in libero Stato" (1867), Roma capitale d'Italia (1868), Del socialismo vero e falso (1896).


 

Roberto Manzione (2 giugno 1953), uomo politico

Avvocato penalista, eletto alla Camera dei deputati per la XIII legislatura riveste il ruolo di capogruppo dei Popolari UDEUR dal 7 febbraio 2000, ed è membro della II Commissione permanente (Giustizia). Nella XIV legislatura è eletto al Senato è sarà vicepresidente del gruppo Democrazia è Libertà - La Margherita dall'inizio della legislatura al 26 marzo 2002. Nella XV legislatura è riconfermato senatore e ricopre la carica di vicepresidente della II Commissione permanente (Giustizia).

Nel settembre 2007 lascia la Margherita e con il senatore Willer Bordon fonda il movimento dell'Unione Democratica, in protesta contro l'adesione della Margherita al Partito Democratico, da loro considerato sommatoria di partiti. Successivamente l'UD di Manzione avvierà un processo costituente con il partito dei Consumatori Uniti, dando vita all'Unione Democratica per i Consumatori.

L'impegno dell'Unione Democratica si è subito indirizzato su due precisi versanti: la riduzione del costo della politica e la tutela dei consumatori ed utenti. Ed infatti, nel varo della legge finanziaria per il 2008, sono stati accolti tre emendamenti particolarmente significativi. Il primo prevede la riduzione numerica della composizione del governo che scende da centotre a sessanta componenti; gli altri due prevedono la tutela degli utenti nei servizi pubblici locali e l'introduzione della class action (azioni collettive). Quest’ultimo emendamento è approvato dall'aula del Senato anche grazie al disguido di un senatore dell'opposizione che erroneamente vota a favore. Con la class action si rende effettiva la tutela dei consumatori e degli utenti, recependo nell'ordinamento italiano uno strumento che consente di collegare ad un unico procedimento giudiziario una molteplicità di richieste di danno individuali, originate da un unico fatto illecito, estendendo gli effetti della decisione a tutti i soggetti coinvolti.


 

Matteo Marchiafava (+ 1° agosto 1237), funzionario regio

Esponente di una famiglia salernitana di miles, che derivava il cognome da una concessione forse suffeudale nel casale della Pastena, ma che non sarà ascritta ai seggi del patriziato cittadino, è nominato nel 1233 capo dell'amministrazione finanziaria della Sicilia e della Calabria, regnante Federico II di Svevia, dopo che, nel 1230, era stato magister camerarius in Puglia e nel Principato. Nel 1234 e nel 1235, impegnato a risolvere questioni giuridico-finanziarie, si qualifica imperialis dohane secretus et questorum magister.

Fra le altre incombenze affidatagli dall'Impero vi furono le fondazioni delle città di Monteleone e di Heraclea, odierna Gela, e la messa in circolazione in Sicilia e in Calabria delle nuove monete coniate a Messina.   


 

Renato Raffaele Martino (23 novembre 1932), cardinale

Renato Raffaele Martino fu ordinato sacerdote il 20 giugno 1957. Il 14 settembre 1980 fu promosso arcivescovo e pro-nunzio in Thailandia, delegato apostolico in Singapore, Malaysia, Laos e Brunei, ricevendo l'ordinazione episcopale il 14 dicembre dello stesso anno nella basilica dei Santi XII Apostoli in Roma per mano di monsignor Gaetano Pollio e dell'arcivescovo di Bamgalore (India). Da Giovanni Paolo II,  nel concistoro del 21 ottobre 2003, è stato creato cardinale diacono di San Francesco di Paola ai Monti..

Entrato nella diplomazia vaticana nel 1962, ha lavorato nelle nunziature di Nicaragua, Filippine, Libano, Canada e Brasile. Tra il 1970 e il 1975 è stato responsabile della sezione per le Organizzazioni internazionali della Segreteria di Stato. Nel 1986 ha ricevuto l'incarico di osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite; in tale veste ha partecipato attivamente alle maggiori conferenze internazionali promosse dall'Onu. Notevole eco hanno avuto i suoi numerosi interventi alle assemblee dal 1987 al 2002, trattando i più disparati argomenti, dal disarmo allo sviluppo, dalla povertà alla difesa dei diritti dei minori, dalla Palestina ai rifugiati, alla libertà religiosa e alla promozione dei diritti umani. Nel 1991, nell'ambito delle sue funzioni alle Nazioni Unite, ha istituito la Path to Peace Foundation allo scopo di sostenere e potenziare le iniziative della missione della Santa Sede all'Onu.

Dopo sedici anni passati alle Nazioni Unite fu chiamato da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2002 a guidare il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Già all'inizio del mandato rivolse il suo interesse alla difficile situazione in Venezuela e al grave conflitto civile in Costa d'Avorio: soprattutto non ha fatto mancare la sua voce sulla tragica situazione in Medio Oriente. Nel 40° anniversario dell'enciclica Pacem in terris, durante tutto l'anno 2003, il cardinale Martino è stato impegnato in numerose sedute di studio, dibattiti e conferenze sull'attualità e sull'importanza dell'enciclica di Giovanni XXIII. Per la sua costante attività in favore delle pacifiche relazioni tra i popoli, della promozione umana e della cultura, gli sono state conferite numerose lauree honoris causa ed onorificenze. È membro della congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, del Pontificio Consiglio Cor Unum, dell'amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica.


 

Guido Martuscelli (28 luglio 1905 – 27 novembre 1987), uomo politico

Laureato in Chimica ed in Giurisprudenza, esercitò la professione di avvocato.

Nella I Legislatura fu deputato nel gruppo comunista, eletto nel collegio di Benevento e proclamato il 19 settembre 1951, in sostituzione del defunto on. Luigi Cacciatore. Fece parte della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio e della I commissione Affari Interni. Fu rieletto per la II Legislatura nello stesso collegio, sempre nel gruppo comunista. Fece parte ancora della Giunta per le autorizzazioni a procedere e della III commissione Giustizia. Terminò l’impegno parlamentare l’11 giugno 1958.


 

Massimino (XIV-XV secolo), domenicano, detto Massimino da Salerno

Nato fra il 1365 e il 1370, fu frate nel convento di San Domenico di Castello, a Venezia, e autore di una Legenda parva di Caterina da Siena; nel prologo afferma di averla composta nel 1417, su richiesta di Tommaso di Antonio da Siena, priore del convento, promotore di una tenace opera tesa ad ottenere la canonizzazione di Caterina, per il quale scopo era stato organizzato un vero e proprio scriptorium, che raccoglieva e riproduceva tutto quanto fosse relativo alla Santa. In tale ambito, Massimino aveva già scritto un Sermo tripartitus et compositus ob reverentiam beate Katerine de Senis Ordinis de penitentia.

La Legenda è inserita nel ms. T.I.2 della Biblioteca comunale di Siena e nel ms. F.4.14 del Cambridge Magdalene College, che colma alcune lacune del codice senese. Il Sermo è nel ms. Strozzi 3 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.       


 

Mauro (+ 24 febbraio 1214), medico della Scuola salernitana, detto Mauro Salernitano

Fu autore dei trattati De Urinis e Regulae urinarum, che codificarono l'indagine uroscopica presso la Scuola cittadina. Nel primo sono contenute le indicazioni per un corretto esame uroscopico da realizzarsi tramite la raccolta nella matula (vaso di vetro a collo largo) e l'osservazione del colore, della quantità, del sedimento delle urine. Nel secondo l'argomento è ripreso insieme alle problematiche della flebotomia e delle febbri.

Le opere di Mauro, insieme all'altro De Urinis di Urso di Calabria, furono diffuse dal francese Egidio di Corbeil, studente a Salerno, tramite un ulteriore De Urinis, che divenne un classico dell'uroscopia adottato come testo fino al XVIII secolo nelle scuole di medicina d'Europa.

Nel Necrologio della Chiesa salernitana si legge: M.CC.XIIII ob. magister Maurus optimus fisicus; il frammento di calendario degli anniversari, facente parte dello stesso codice, alla data 24 febbraio riporta: D[ominus] Maurus doctor in phifica.               

L’immagine si riferisce ad una laurea della Scuola salernitana che non ha attinenza con Mauro


 

Giovanni Mauro detto Gianni (26 febbraio 1955), cantautore, attore

Ottenuto nel 1976 un contratto dalla RCA come autore di testi e musica, l’anno successivo pubblica due dischi e inizia una collaborazione con Gabriella Ferri, che incide alcuni suoi brani, fra cui Lunedì. Da una sua strampalata idea del 1978 che egli stesso definisce Il manifesto scellerato di una generazione allo sbando, ovvero la canzone demenziale Tu fai schifo sempre, nasce il gruppo I Pandemonium, che partecipa al Festival di Sanremo del 1979 aprendo l'Italia al demenzial-surreale. Mauro aveva già partecipato l’anno prima al festival con Rino Gaetano, col brano "Gianna". Successivamente si divide fra le attività di autore, di cantante, di attore teatrale, iniziando anche una collaborazione nel cinema con Detto Mariano, con il quale è coautore di numerose canzoni in film di grande successo quali Il bisbetico domato, Il ragazzo di campagna, Spaghetti a mezzanotte.

In televisione partecipa con I Pandemonium a programmi di Pippo Baudo, Raffaella Carrà, Oreste Lionello, Gino Bramieri, Pippo Franco. In teatro lavora con Renato Rascel, Gabriella Ferri, Gino Bramieri, Oreste Lionello, Vittorio Marsiglia, Pippo Franco, Gigi Proietti. Come giornalista ha collaborato con il mensile Cultura occupandosi di satira di costume. Nel 2007 ha iniziato l’attività di scrittore di narrativa con titoli emblematici, quali Aiuto! Mi si è aperto il rubinetto dell'anima! e Storie disordinate di straordinaria ordinarietà.

Alla Terza edizione del Premio Albori tenutasi il 1° settembre 2007 gli è stato assegnato un premio alla carriera.


 

Luigi Mazzella (26 maggio 1932), giurista

Laureatosi in giurisprudenza nel 1954 presso l'Università di Napoli, vince il concorso per l'Avvocatura dello Stato nel 1956. Ha svolto il ruolo di capo gabinetto in ambito ministeriale e incarichi direttivi presso pubbliche istituzioni, a livello regionale e nazionale. È stato nominato avvocato generale dello Stato il 13 dicembre 2001. Dal 14 novembre 2002 al 2 dicembre 2004 è stato ministro della Funzione Pubblica nel 2° governo Berlusconi. È stato eletto giudice della Corte Costituzionale dal Parlamento il 15 giugno 2005.

Ha pubblicato libri, saggi e articoli in materie giuridiche. Gli è stata conferita l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica dal presidente Ciampi.


 

 

Immagine di

Agnese De Donato, courtesy Fondazione Filiberto Menna, Centro Studi di Arte Contemporanea

Filiberto Menna (11 novembre 1926 – 9 febbraio 1989), storico dell'arte moderna

Figlio di Alfonso e di Gemma Giuliano, alla critica dell'arte arriva relativamente tardi, dopo gli studi in medicina. La sua formazione è alla scuola di Lionello Venturi ed Argan, che lo introducono alla esigenza di fare dello studio dell'arte una scienza. Docente universitario dapprima a Salerno, poi presso La Sapienza di Roma, è autore di numerose pubblicazioni.

Il suo primo libro è una monografia dedicata a Mondrian (1962, riedita nel 1999), cui segue, nel 1967, quella su Prampolini, rivelando interessi rivolti soprattutto alle tematiche del moderno e delle avanguardie. È del 1968 il libro più impegnato in questa direzione: Profezia di una società estetica, riedita nel 2001. Del 1975 è il suo libro più noto: La linea analitica dell'arte moderna, cui segue, nel 1980 una riflessione sullo statuto della critica in Critica della critica. Nel 1982 pubblica Quadro critico, dalle avanguardie all'Arte Informale. Industrial design (1962) e La regola e il caso, architettura e società (1970) raccolgono, invece, i suoi interventi più direttamente rivolti al tema della progettazione architettonica.

La sua attività di critico d'arte comincia nel 1960, dapprima su Il Mattino, poi su Telesera e Il Globo, infine, su Paese sera, (1978-1989) dove, caso abbastanza raro nei quotidiani italiani, curerà una pagina interamente dedicata all'arte. Nel 1982 fonda la rivista Figure, dedicata a riflessioni teoriche sull'arte contemporanea e sull'estetica del moderno. È commissario alla Biennale di Venezia e consigliere d’amministrazione della Quadriennale di Roma. Anche politicamente impegnato, nel 1975 è consigliere regionale della Campania quale indipendente eletto nelle liste del PCI.


 

 

Firenze, Istituto e Museo di Storia della Scienza, compasso di proporzione a otto punte di

Fabrizio Mordente (fine sec. XVI)

Fabrizio Mordente (1532 1608 circa), matematico

Fu inventore di uno strumento, che denominò compasso proporzionale a otto punte, dotato di cursori sui bracci, atto a risolvere i problemi della misurazione della circonferenza, dell'area del cerchio e delle frazioni d’angolo; su di esso pubblicò un trattato in un unico ampio foglio illustrato a Venezia nel 1567. Nel 1572 fu a Vienna, alla corte di Massimiliano II, e dal 1578 a Praga, a quella di Rodolfo II, al quale dedicò la nuova edizione di Anversa del 1584; a Praga fu amico di Michel Coignet, che pubblicherà alcuni scritti sullo strumento.
Nel 1585 Giordano Bruno, incontrato a Parigi, colse implicazioni filosofiche nell’invenzione in relazione alla sua teoria atomistica, per cui scrisse i dialoghi Mordentius e De Mordentii circino, dei quali diversi passaggi sollevarono le proteste del matematico, alle quali il filosofo rispose polemicamente nel 1586 con le violente satire dell’Idiota triumphans e del De somnii interpretatione.
Nel 1591, dalla corte di Alessandro Farnese, Mordente pubblicherà, con la collaborazione del fratello Gaspare, l'ultima versione del suo strumento.


 

Niccolò (XII secolo), medico della Scuola salernitana, detto Niccolò Salernitano

Fu autore del trattato noto come Antidotarium Nicolai, considerato la prima fra le farmacopee di tipo moderno per l'esauriente esposizione delle composizioni, a volte molto complesse, e delle proprietà di preparati di utilizzo pratico. Causa la sua complessità, per favorirne una maggior comprensione terminologica, spesso era accompagnato all’interno dei manoscritti da elenchi di Synonima o da sillogi dei vari componenti (i semplici), rimedi vegetali o minerali che potevano anche essere usati da soli per una medicina quotidiana; così come da prontuari come il Quid pro quo necessari per conoscere le alternative esistenti in mancanza di un ingrediente. Elevato da Federico II a testo ufficiale della farmacologia europea, rimase fondamento anche per testi rinascimentali e di inizio dell’età moderna.

Nel contesto particolare della tradizione medica toscana della seconda metà del XIII secolo si colloca una sua volgarizzazione conservata presso la Osler Library della McGill University di Montréal. Volgarizzato anche in inglese, francese, arabo, ebraico, tedesco,  olandese, spagnolo, fu edito per la prima volta a Venezia nel 1471 presso Nicolas Jenson.   


 

Giuseppe Nuzzo (11 luglio 1902 – 22 ottobre 1996), storico

Figlio di Emanuele, professore al liceo Tasso, già diplomato in Paleografia e Archivistica, si laureò in Lettere presso l’Università di Napoli il 23 aprile 1925. Vincitore del concorso a cattedra di Storia e Filosofia nel 1927, conseguita nel 1938 la libera docenza in Storia del Risorgimento, tenne corsi presso la stessa Università di Napoli (1939-1949) e presso l’Istituto Universitario di Magistero di Salerno, per poi passare all’Università di Salerno dal 1967 al collocamento a riposo nel 1972.

Quale storico Nuzzo ha dedicato il più e il meglio delle sue energie al tema della storia diplomatica del regno di Napoli nella seconda metà del XVIII secolo, attraverso un percorso lungo un sessantennio, dal saggio del 1930 La politica estera della monarchia napoletana alla fine del secolo XVIII, apparso sulla Nuova Antologia, al volume A Napoli nel tardo Settecento, la parabola della neutralità (1990), passando attraverso La monarchia delle Due Sicilie tra ancien régime e rivoluzione (1972).

Di rilievo nel lavoro di Nuzzo la rivalutazione della figura e dell’opera di John Acton.


 

Achille Olivieri (1911 – 24 settembre 1943), martire di Cefalonia, medaglia d’oro al valor militare alla memoria

Tenente cartografo della divisione Acqui, dispiegata sul fronte greco-albanese, fu catturato il 22 settembre dai nazisti. Due giorni dopo, insieme ad un numero mai precisato di commilitoni, fu fucilato alla Casetta Rossa di Capo San Teodoro, a sud del golfo di Argostoli dell’isola di Cefalonia.

Nel dicembre 1944 la Psychological Warfare Branch, scriveva nel suo bollettino: Il comportamento degli ufficiali italiani alla triste ‘Casetta rossa’ di Cefalonia non appartiene alla storia, ma al mito. Ad uno ad uno, nobilissimi cavalieri del dovere e dell’onore, essi salirono con sublime serenità il calvario che ancora li separava dalla gloria.


 

Elio Onorato (18 ottobre 1924), calciatore

Militante nella Salernitana in serie C nei campionati 1941-42 e 1942-43, quando la squadra fu promossa in serie B, dopo la soppressione dell'attività per il 1943-44, si trovò proiettato, per il 1944-45, nel Campionato Misto (A+B) Bassa Italia, che raccoglieva undici squadre superstiti dell'Italia meridionale dopo i disastri bellici. Classificatasi la Salernitana nona, fu considerata qualificata per la B nazionale 1946-47, ove vinse il proprio girone portando Onorato in serie A per il 1947-48. Retrocessa la squadra, nei tre campionati successivi sarà ancora nella massima divisione con Milan, Lucchese, Torino; tornerà in serie B con il Vicenza (1951-52 e 1952-53) e ancora con la Salernitana (1953-54), per terminare con la Turris (1954-55) in serie D. Negli anni settanta sarà allenatore della Salernitana femminile, ove il capitano è la figlia Patrizia.     


 

Angelo Orlando (6 dicembre 1962), sceneggiatore, regista, attore

Ha debuttato come regista cinematografico nel 1994 con L'anno prossimo vado a letto alle dieci, film ispirato ad alcuni fumetti di Andrea Pazienza. Nel 1999 ha firmato la sceneggiatura di Tobia al caffè di Gianfranco Mingozzi e collaborato alla stesura di Ormai è fatta di Enzo Monteleone.

Ha scritto e diretto nel 1998 il suo secondo film Barbara, poi riscritto per il teatro nel 2002 e pubblicato dalle Edizioni Accademia degli Incolti. È stato inoltre autore di altri testi teatrali come Messico e nuvole, Cafè, Domani notte a mezzanotte qui, Deliri metropolitani e Casamatta vendesi. Ad agosto 2005 ha terminato le riprese del suo terzo lungometraggio, Sfiorarsi.

Come attore ha lavorato con Federico Fellini (Nestore, nel suo ultimo film La voce della luna), con Nanni Loy, Maurizio Nichetti, Mario Monicelli, Enzo Decaro e altri registi tra cui Massimo Troisi. Ha ricevuto il David di Donatello per il miglior attore non protagonista per il film Pensavo fosse amore invece era un calesse.

Ha esordito nel 2002 nella narrativa con il libro Quasi Quattordici. Per le Edizioni Piemme ha pubblicato la raccolta di poesie Per l'amore bisogna averci la passione.


 

Annie Papa (29 Giugno 1955), attrice

Inizia la carriera artistica nel 1978 con il film La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia di Lina Wertmüller. Successivamente recita in La casa con la scala nel buio di Lamberto Bava (1983), Un complicato intrigo di donne vicoli e delitti di Lina Wertmüller (1986),  Caramelle da uno sconosciuto di Franco Ferrini (1987), Sottozero di Gian Maria Polidoro (1987). È apparsa sul piccolo schermo per alcune puntate nella soap opera Centovetrine (2009).


 

Alferio Pappacarbone (+ 12 aprile 1050), santo, fondatore e primo abate della badia di Cava (1011-1050)

Nobile salernitano, ministro alla corte di Guaimario III, Alferio fu inviato, nei primi anni dell'XI secolo, per una ambasceria in Germania e in Francia. Attraversando le Alpi Cozie fu colto da un malore che lo costrinse ospite nella badia di San Michele della Chiusa; in quell’ambiente maturò un ardente desiderio di pace che lo portò, qualche anno dopo, ad emettere la professione monastica nell’abbazia di Cluny e ad essere elevato al sacerdozio.

Ritornato a Salerno su pressione del Principe che intendeva impegnarlo in una riforma dei monasteri cittadini, si sottrasse alla vita di corte ritirandosi con due compagni a vita eremitica nella grotta Arsicia della Cava. alle falde del monte Finestra (1011). Nel 1025, con un gesto di generosità, Guaimario III e il figlio Guaimario IV vollero attestare il loro affetto ad Alferio, definito spirituali patri nostro, donandogli la proprietà della vallata formata dal fiumicello Selano a ridosso della grotta e l'ampia zona sovrastante su cui poi sorgerà l'attuale frazione Corpo di Cava dei Tirreni, con il diritto all’indipendenza del monastero che vi sarebbe sorto nel governo spirituale e materiale. Alferio improntò la sua vita e quella dei suoi compagni ad una forma media fra l’eremitica e la cenobitica, non volle perciò che il numero dei suoi monaci oltrepassasse il dodici, facendo di questa limitazione un precetto rigido che ritratterà soltanto poco prima della morte.

Fra i discepoli che accorsero a vestire l’abito monastico sotto la guida di Alferio va ricordato Desiderio, congiunto dei principi di Benevento, che sarà abate di Montecassino (1058-1087), papa con il nome di Vittore III (1087) e beato.

Alferio muore la sera del giovedì santo del 1050 e fu sepolto nel cimitero abbaziale. Pare avesse l’età di centoventi anni. Sarà proclamato santo con decreto di papa Leone XIII del 1893.


 

Pietro Pappacarbone (1038 circa – 4 marzo 1123), santo, abate della badia di Cava (1079-1123)

Nobile salernitano, nipote di Alferio, dopo aver soggiornato nel cenobio fondato dallo zio sotto la guida dell’abate Leone, nella abbazia di Cluny, ove lo zio aveva ricevuto l’abito benedettino, e nel monastero di Sant’Arcangelo del Cilento, fu nominato dal principe Gisulfo II vescovo di Policastro, alla cui sede rinunciò per riprendere la vita ascetica a Cava, ove il vecchio maestro Leone lo associò alla guida dell’abbazia. Dopo un nuovo allontanamento, vi fece ritorno e, alla morte dello stesso Leone, subentrò in pieno nella carica di abate.

L’abbazia e le sue dipendenze godevano di privilegi ed esenzioni, con l’indipendenza assoluta dai vescovi locali, mentre i principi longobardi e i signori normanni l’avevano dotata di poteri feudali. Per controllare meglio il buon andamento delle dipendenze, sia dal punto di vista spirituale che economico, Pietro introdusse la visita periodica dei monasteri. Fu rigoroso nell’esercizio delle virtù monastiche, specialmente nell’orazione e nella penitenza.

Si racconta di lui una sequenza di avvenimenti miracolosi che diffusero la sua fama in tutto il Meridione d’Italia. Nei primi giorni di settembre del 1092 papa Urbano II, che l’aveva conosciuto a Cluny, arrivò alla Cava con un seguito di cardinali, vescovi, principi e baroni, compreso il duca Ruggero, per la consacrazione la nuova chiesa abbaziale, ampliata e trasformata in basilica a più navate, concedendo all’abate le insegne vescovili.

Se lo zio Alferio fu il fondatore della badia, Pietro Pappacarbone, Pietro I come abate della Santissima Trinità, è riconosciuto come il vero organizzatore della sua vita monastica e la fonte dell’impulso dato, negli anni del suo abaziato, all’espansione della congregazione Cavense, l’Ordo Cavensis. Quando assunse il governo della badia, questa era ancora di minime proporzioni, con poche celle in fondo alla grotta, una piccola chiesa, un angusto refettorio, una minuscola sala capitolare. Nel giro di pochi anni il monastero uscì dalla caverna, divenne grande, ricco, si rivestì di splendore. Si cistruirono muraglioni, si gettarono terrapieni, si imbrigliarono le acque del fiume Selano per alimentare un mulino, si recinse di mura con tre porte e otto torri il nascente Corpo di Cava, il tutto coronato dall’edificazione della nuova chiesa.

Pietro fu sepolto nella grotta Arsicia, accanto allo zio e al suo maestro Leone. Sarà proclamato santo, come i suoi due predecessori, con decreto di papa Leone XIII del 1893. Policastro l’ha eletto suo patrono, celebrandone la festa al 4 marzo.


 

 

 

Giampiero Pastore (7 maggio 1976), schermitore (sciabola)

Nel suo palmares si segnalano finora i seguenti risultati:

Olimpiadi: Atene 2004, argento a squadre; Pechino 2008, bronzo a squadra. Campionati del mondo cadetti, 1993, argento individuale. Campionati del mondo, 2002, argento a squadre. Campionati europei, 1998, 2002, 2003, argento a squadre; 1999, bronzo a squadre. Universiadi, 1997, oro a squadre; 2001, argento individuale, argento a squadre. Coppa del mondo giovani, 1995, 1° classificato. Campionati assoluti italiani, 1995-2000, 2002-2003, oro a squadre; 2002, oro individuale; 2001, argento a squadre.

Il 27 settembre 2004 è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica.


 

Alfonso Pecoraro Scanio (13 marzo 1959), uomo politico

Figlio primogenito di Giuseppe, noto avvocato salernitano, e di Ileana Petretta, maestra elementare, consegue la maturità presso il liceo classico Torquato Tasso e nel 1981 si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Diritto pubblico comparato. Alla morte del padre, gli succede nello studio legale.

Inizia l’attività politica già all’epoca del liceo con i movimenti nonviolenti; nel 1982 fonda un Centro Giuridico di Denuncia a tutela dei consumatori e l'Associazione di protezione civile Vigilanza Verde. Nel 1985 è uno dei primi consiglieri comunali dei Verdi nel Sud, a Salerno, e nel 1987 assessore nella prima giunta rosso-verde della città; nel 1989 è coordinatore dei Verdi Europei, poi consigliere regionale della Campania e, dal 1992, consigliere comunale a Napoli e deputato al Parlamento. Negli anni Novanta, presso l’ONU, è fra i fondatori dell'International Council for Local Environmental Initiatives.

Ambientalista e federalista, è stato sostenitore dei referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti, la caccia, il nucleare e delle campagne contro la pena di morte e la fame nel mondo. Attivamente impegnato nella battaglia in difesa dell'ambiente, della legalità nella Pubblica amministrazione e nella tutela e difesa dei consumatori, si è impegnato sui temi della lotta alla malavita organizzata e alla corruzione. Ha promosso la prima indagine conoscitiva sugli Organismi Geneticamente Modificati, sui mangimi, sul patrimonio forestale, sulla pesca e sull'acquacoltura. Portano la sua firma le leggi contro il maltrattamento degli animali, sull'imprenditoria giovanile, sulla riforma dei consorzi agrari e dell'agricoltura.

Ministro delle Politiche Agricole nel 2° governo Amato (2000-2001), il 17 maggio 2006 è ministro dell’Ambiente nel 2° governo Prodi, il cui programma aveva contribuito a formare facendosi portavoce, in particolare, della necessità del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, del ritiro immediato delle truppe italiane dall'Iraq e della lotta al precariato mediante il superamento della Legge 30/2003.  

Nel 2008 viene presentata in Parlamento una mozione di sfiducia nei suoi confronti dalle forze politiche di opposizione che lo ritengono tra i principali responsabili della emergenza dei rifiuti in Campania; la mozione non arriverà al voto in Senato per la caduta anticipata del governo.


 

Marco Pecoraro Scanio (24 dicembre 1962), ex calciatore e politico

Figlio di Giuseppe, noto avvocato salernitano, e di Ileana Petretta, maestra elementare, Marco è fratello minore del leader dei Verdi Alfonso.

A quindici anni inizia l'attività calcistica nel settore giovanile dell'Inter. Si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Salerno, con la tesi Il caso Bosman sulla libera circolazione dei calciatori in Europa.

Alla fine della carriera calcistica, nel 1997 si candida alle amministrative del comune di Ancona ove è assessore con deleghe allo sport ed al turismo fino al 2004. In quell’anno è nominato assessore allo Sport, Salute e Qualità della Vita, Sicurezza Alimentare, Patrimonio e Tutela degli animali alla Provincia di Salerno, incarico che lascia nel 2006, quando, in presenza di una legge elettorale che sottrae agli elettori la scelta dei parlamentari demandandola alle dirigenze dei partiti, è designato senatore. Nel 2008 non è stato confermato.


 

Pascal Persiano (9 Novembre 1960), ex calciatore, attore

Già calciatore in serie D (Cavese) e in C (Salernitana), abbandona per un grave infortunio e si dedica al canto e alla recitazione, diplomandosi alla scuola teatrale "Fersen". Attore di fotoromanzi delle riviste Lancio e Grand Hotel, passa poi a teatro, cinema e televisione.
Tra i suoi film, ricordiamo: Dèmoni 2 di Lamberto Bava (1986), Paganini horror di Luigi Cozzi (1989), Voci dal profondo di Lucio Fulci (1991), Fermo posta Tinto Brass di Tinto Brass (1995), La donna lupo di Aurelio Grimaldi (1999).
In televisione ha recitato in L'ombra nera del Vesuvio di Steno (1987), Le lunghe ombre di Gianfranco Mingozzi (1987), La dolce casa degli orrori di Lucio Fulci (1989), Un caso di coscienza di Luigi Perelli (2003) e nelle serie CentoVetrine e La squadra.


 

Pietro da Salerno (+ 1105), vescovo di Anagni (1062-1105), santo

Benedettino, forse figlio del principe Guaimario IV, per questo detto Pietro de principibus, entrato alla Curia romana grazie alla stima del cardinale Ildebrando (futuro papa Gregorio VII), fu eletto dal clero e dal popolo alla cattedra episcopale di Anagni dopo la morte del vescovo Bernardo. Fu consacrato a Roma da Alessandro II, del quale era stato cappellano. Riformatore della vita del clero, curò la ricostruzione della cattedrale anagnina dal 1073 al 1104 e, nell'occasione, la tradizione gli assegna il ritrovamento delle reliquie di san Magno, in modo analogo a quanto avvenuto a Salerno poche decenni prima nei confronti di quelle di san Matteo.

Fu canonizzato il 4 giugno 1110 da Pasquale II, a seguito della peroratio di Bruno di Segni, all’epoca monaco o forse già abate cassinese, con la Dominum excelsum, che concedeva alle diocesi campane l’autorizzazione solenne per il suo culto pubblico.

Nel IX centenario del transito (2005) la diocesi di cui fu titolare ha voluto celebrarne la figura con il volume Pietro da Salerno curato da Lorenzo Cappelletti e da Angelo Molle.  


 

Stemma ricostruito idealmente

Fortunato Maria Pinto (7 settembre 1740 – 20 novembre 1825), arcivescovo di Salerno (1805-1825)

Nato da Matteo, patrizio salernitano del sedile di Portanova, e da Laura de Fusco, patrizia di Ravello, canonico della Cattedrale dal 1762, sacerdote dal 1763 con dispensa pontificia per difetto di tredici mesi di età, vescovo di Tricarico dal 1792, è proposto da re Ferdinando per Salerno nel febbraio 1805 e confermato dal Papa il 26 giugno; riceve il pallio il successivo giorno 28.

Nel corso del suo ministero, fra il 1806 e il 1812, subisce il doloroso calvario della soppressione napoleonica di quasi tutti i monasteri e conventi della città e della diocesi. Con perseveranza, tenta ogni via per ridurla di estensione. Esorta, supplica, scongiura le autorità locali e centrali, alle quali non disdegna di umiliarsi. Quando non può salvare le comunità religiose, tenta almeno di ottenere che rimangano aperte al culto le rispettive chiese, scontrandosi con il potere civile che tende, invece, anche alla riduzione del numero delle parrocchie. Dopo la dominazione francese, al ritorno dei Borbone, moltiplica le sollecitudini per riaprire almeno alcuni conventi e ricostituire alcune parrocchie.

Per il concordato del 7 marzo 1818 fra la Santa Sede e il Regno di Napoli si ha una ristrutturazione delle diocesi, per cui a Salerno viene assegnata in amministrazione la sede vescovile di Acerno. Nel 1822 la commissione dei vescovi presso il ministero del Culto, trattando il piano della restrizione delle sedi vescovili, sta per prendere la risoluzione di ridurre l’arcivescovado di Salerno a vescovado. Si tratta di una nuova tenzone per l’arcivescovo Pinto, ottantaduenne, che si reca immediatamente a Napoli rivolgendosi direttamente al Re fino ad ottenere, non senza traversie, che rimanesse immutato lo status della diocesi salernitana.
Il 1° ottobre 1819 aggiorna lo statuto del Seminario perseguendo una migliore formazione degli alunni, rispondente alle esigenze del tempo. Il 2 agosto 1824, a richiesta della segreteria di Stato degli affari Ecclesiastici, dichiara che la retta dei seminaristi è di 60 ducati annui per i diocesani e di 72 per i forestieri, pagabili in due rate: a novembre e ad aprile; informa, inoltre, che ai diocesani si concedono riduzioni secondo le finanze delle famiglie.

Muore il 20 novembre 1825 ed è sepolto nella cappella della sua famiglia nella Cattedrale.


 

 

Ugo Pirro (26 aprile 1920 – 18 gennaio 2008), sceneggiatore, in arte

Ugo Mattone

La sua fama è legata soprattutto alla collaborazione con il regista Elio Petri, dalla quale videro la luce quattro film: A ciascuno il suo (1967), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970, vincitore del premio Oscar quale miglior film straniero nel 1971), La classe operaia va in paradiso (1971), La proprietà non è più un furto (1973). I primi tre, tra l'altro, hanno tutti come protagonista Gian Maria Volontè, e rientrano a pieno titolo nel filone del cinema di impegno civile e politico particolarmente rigoglioso in Italia tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta e di cui il terzetto Petri-Pirro-Volontè rappresentò la punta di diamante. In particolare, poi, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso e La proprietà non è più un furto, quest'ultimo interpretato da Flavio Bucci e Ugo Tognazzi, costituiscono quella che la critica ha definito la trilogia sul potere o, secondo altri, della nevrosi petriana. Il Nostro ha collaborato, tra gli altri, con Carlo Lizzani, Vittorio De Sica (Il giardino dei Finzi-Contini, altro Oscar quale miglior film straniero nel 1972), Damiano Damiani, Gillo Pontecorvo.

È stato anche autore con Le soldatesse (1956), portato sullo schermo da Valerio Zurlini nel 1965; Osteria dei pittori; Jovanka e le altre, anch'esso portato sullo schermo da Martin Ritt nel 1960. Di taglio autobiografico sono Figli di ferroviere, Mio figlio non sa leggere, Celluloide, dal quale Carlo Lizzani trasse l'omonimo film nel 1996, e il suo ideale seguito Soltanto un nome nei titoli di testa.

Importante, infine, è stata la sua attività didattica, svolta prevalentemente presso il Centro sperimentale di cinematografia a Roma.


 

 

Alessandro Piva (8 aprile 1966), regista e sceneggiatore

Piva arriva alla regia attraverso un percorso da fotografo, montatore e sceneggiatore. Terminati nel 1990 gli studi di montaggio al Centro Sperimentale di Cinematografia, lavora come documentarista realizzando reportage in Italia e all’estero.

Come regista ha all’attivo due lungometraggi: LaCapaGira, presentato al Festival di Berlino e vincitore di numerosi premi, fra i quali il David di Donatello 2000, e Mio Cognato, presentato al Festival di Locarno nel 2004.

È Amministratore di una società di produzione, la Seminal Film, con la quale realizza i propri progetti audiovisivi. Tra il 2002 e il 2006 ha diretto diversi atti unici di Radio3 Rai. Nel 2007 si è cimentato nella sua prima regia teatrale, con un allestimento de Il Cappello di Paglia di Firenze di Nino Rota, per la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari.

Piva si è impegnato in campagne sociali nel Mezzogiorno, come l’iniziativa Perotti Point legata all’abbattimento dell’ecomostro Punta Perotti sul lungomare di Bari, che ha portato in Puglia filmaker di tutta Italia per costruire un documentario collettivo sull’evento. Ha una consolidata esperienza nella comunicazione politica e istituzionale, mentre altro suo campo d’azione è quello dell’insegnamento nell'audiovisivo; è anche membro dell’Accademia del Cinema Europeo.


 

Giovanni Plateario il giovane (XI-XII secolo), medico della Scuola salernitana

Figlio di Giovanni il vecchio, anch'egli medico, e di Trotula de Ruggiero, la più nota fra le Mulieres salernitanae, seguì, come il fratello Matteo, le orme dei genitori.

Fu autore dei trattati Practica brevis, un sintetico prontuario di cure con finalità pratiche e didattiche (cui pare abbiano posto mano anche i genitori e il fratello), e Aegritudinum curatione. Del primo, un esemplare membranaceo prodotto nel XIII secolo, costituito da sessanta carte, fu acquistato dall’Amministrazione Provinciale di Salerno nel 2003 ad un’asta pubblica presso la casa londinese Christie’s, nell'ambito dell’intento di restituire alla città le opere fondamentali dei suoi maestri in medicina, che resero famosa la Scuola cittadina nel corso del medioevo e nell'età moderna.

Giovanni nelle sue opere non manca di citare il fratello e il padre, del quale tende a dimostrare la perizia riportandone diversi pratiche, fra le quali quelle per rianimare gli affetti da letargia e per sedare gli epilettici.


 

Matteo Plateario il giovane (XII secolo), medico della Scuola salernitana

Figlio di Giovanni il giovane, ebbe lo stesso appellativo del padre per distinzione dallo zio, detto Matteo il vecchio.

Fu autore del trattato Circa instans, che ripropone le dottrine terapeutiche salernitane sull'uso dei semplici attraverso una dettagliata descrizione di circa cinquecento piante. L'orientamento è quello didattico e tecnico della Scuola; vi si ritrovano Cofone, maestro Salerno e i più autorevoli esponenti dell'istituzione salernitana; vi si rinvengono le cognizioni sui semplici secondo le teorie di Galeno, si delineano le loro proprietà, si individuano piante fino ad allora sconosciute definendo per ognuna l'origine geografica; si riportano le denominazioni greche e latine, accompagnate, in alcuni casi, dai nomi in volgare. Il testo originario del Circa instans, conosciuto fino al secolo scorso soltanto nella ridotta versione a stampa del 1488, si è potuto ricostruire grazie a due pregevoli esemplari del XIV secolo, l'uno in latino, l'altro in francese, conservati presso la Biblioteca estense di Modena.

Fra i suo altri scritti si annoverano le Glosse, che dimostrano una conoscenza della medicina araba mutuata dalle opere tradotte da Costantino.


 

Jerry Popolo (27 dicembre 1964), sassofonista

Diplomatosi al conservatorio di Salerno in clarinetto, ha proseguito gli studi dedicandosi al sax, all'improvvisazione jazz e all'armonia. Dal 1985 svolge l'attività professionale sia in ambito jazzistico che in produzioni televisive e di pop music, partecipando ad incisioni e tour con artisti quali Andrea Bocelli, Buddy Miles, Kenny Barron, Steve Grossman, Loretta Goggi, Loredana Bertè, Gerardina Trovato, Mango, Gigi D'Alessio, Renzo Arbore, Dionne Warwick, Stefano Palatresi, Sergio Cammariere, Tullio De Piscopo, Antonello Venditti, James Senese, Renato Zero.
Ha pubblicato due album: Soul eyes (2003) e Optimum (2008).


 

Rosario Priore (23 settembre 1939), magistrato

Per oltre un trentennio, fin dai primissimi anni Settanta, quando arrivò come giudice istruttore al Tribunale di Roma, ha seguito molti dei casi di violenza e terrorismo (interno e internazionale) più importanti della storia giudiziaria italiana: dall'eversione nera ad Autonomia operaia, dal caso Moro a quello di Ustica, dagli attentati palestinesi al tentato omicidio di Giovanni Paolo II. Nel 2010 ha pubblicato per Chiarelettere il libro Intrigo internazionale, scritto insieme a Giovanni Fasanella.

A riposo dal 28 ottobre 2008 con funzioni di Consigliere della Corte di Cassazione, il 1° febbraio 2010 è stato insignito del cavalierato di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica. 


 

Girolamo Ramarino (XV-XVI secolo), pittore, detto Girolamo da Salerno

Artista ispirato dai modi di Cesare da Sesto e del concittadino Andrea Sabatini, protagonisti nel sud del manierismo rinascimentale che fu originato da Leonardo e Raffaello.

Girolamo da Salerno, Adorazione dei Magi, 1520 ca. Napoli, Pio Monte della Misericordia; una volta nella chiesa di Santa Maria del Parto della stessa città.

Dipinto considerato il capolavoro dell'Artista


 

Gennaro Righelli (12 dicembre 1886 – 6 gennaio 1949), regista, sceneggiatore, attore

Esordì per la Cines nel 1911, dirigendo La fidanzata di Messina; passato poi alla Vesuvio Film e alla Tiber nel 1916, è autore prolifico tra ispirazione letteraria, (Il Viaggio, 1921) e melodramma di suggestiva ambientazione (Cainà, la figlia dell'isola, 1922). Nel 1925 sposa l'attrice Maria Jacobini, che prende parte a numerosi suoi film. Nello stesso anno si unisce alla schiera di registi italiani, da Almirante a Bonnard, da Brignone a Palermi, che preferiscono la Germania all'Italia. Una volta nella capitale tedesca, insieme alla moglie è scritturato dal produttore Jakob Karol, istituendo la Maria Jacobini GmbH; il loro primo film è una Bohème. Tornato in Italia, considerato un artigiano scrupoloso e attento ai gusti del pubblico, è preferito a Blasetti e ad altri registi per dirigere il primo film sonoro italiano: La Canzone dell'amore (1930).

Personalità poliedrica, dirige grandi film storici (come Der glhemie kurier tratto dal celebre romanzo di Stendhal Il rosso e il nero), drammi popolari, e garbate commedie sentimentali. Nell'immediato dopoguerra dirige Anna Magnani in due film che ebbero un notevole successo di pubblico: Abbasso la miseria! (1945) e Abbasso la ricchezza! (1946), quest'ultimo interpretato dalla grande attrice romana a fianco di Vittorio de Sica. Curò anche la sceneggiatura di molti dei suoi film, fra cui, insieme a Giorgio Simonelli, La canzone dell'amore, e, in gioventù, fu anche interprete, come in Sperduta di Enrique Santos (1911), e Il capriccio di un principe (1913) da egli stesso diretto.


 

 

Stemma della

famiglia Ruggi. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale

di Salerno

Antonio Ruggi (1761 circa – 7 dicembre 1799), rivoltoso della Repubblica napoletana

Patrizio salernitano del sedile del Campo, figlio del marchese d. Matteo e di d. Maddalena Cavaselice, avvocato in Napoli, con il fratello Ferdinando aderì alla repubblica proclamata a Napoli il 23 gennaio e crollata il 13 giugno 1799. Sarà decapitato in piazza del Marcato a Napoli.


 

Ferdinando Ruggi (1760 circa – 7 dicembre 1799), rivoltoso della Repubblica napoletana

Patrizio salernitano del sedile del Campo, figlio del marchese d. Matteo e di d. Maddalena Cavaselice, tenente di vascello della regia marina borbonica, con il fratello Antonio aderì alla repubblica proclamata a Napoli il 23 gennaio e crollata il 13 giugno 1799 ricoprendo il ruolo di governatore del Dipartimento del Sele (Salerno e provincia). Sarà decapitato in piazza del Marcato a Napoli.         


 

Andrea Sabatini (1480 – 1530), pittore, detto Andrea da Salerno

Andrea Sabatini è stato, dopo Antonello da Messina, il più notevole pittore rinascimentale del meridione italiano.

Iniziò a dipingere a Napoli tele di soggetto religioso famose e importanti come I sette dottori della Chiesa e L'offerta dei re magi, conservati al Museo di Capodimonte, dove dipinse anche degli affreschi. Si dice sia stato allievo di Raffaello, e che a lui dedicò opere come La natività; secondo altri storici la sua formazione sarebbe stata influenzata anche da Pietro di Cristoforo Vannucci, ossia il Perugino. A sostegno di questa seconda ipotesi lo storico dell'arte Bernardo De Dominici afferma che il Sabatini si formò nella bottega del napoletano Andrea Solario, un ambito artistico di chiara influenza umbra, legato a personalità come, appunto, quella del Perugino, ma anche del Pinturicchio.

Ad ogni modo, la concomitante influenza raffaellesca sembra quasi certa dall'analisi delle opere e sarebbe confermata da un viaggio che il pittore salernitano avrebbe intrapreso a Roma, intorno al 1511, proprio con l'intenzione d'incontrare il maestro urbinate e di studiarne le opere.

La produzione pittorica del Sabatini si svolge, con qualche rara eccezione, tra le provincie di Napoli e Salerno, dove la committenza, soprattutto religiosa, era all'epoca abbastanza copiosa.

 

Andrea da Salerno, Natività. Salerno, Pinacoteca provinciale


 

 

Stemma della

famiglia Salerno. Elaborazione dal Manoscritto Pinto, Biblioteca provinciale

di Salerno

 

Nicola Maria Salerno (1675 – 1762), poeta, scrittore, pittore

Patrizio salernitano del sedile di Porta Rotese, utile signore di Licignano, oltre che letterato e pittore (fu allievo del Solimena), fu studioso di diritto, filosofia, scienza, oratoria, morale; inoltre fu uomo politico ricoprendo vari incarichi nel Regno.

Scrisse le Rime (1732) in commemorazione della moglie Anna Maria Caterina Doria; l'opera pastorale Filli; la tragedia in rime Antioco; le commedie Peronella e Giannotto. Nel 1760, a cura dell'abate Giliberti, forono pubblicate le sue Novelle, opera impostata sul modello del Decamerone, con sei giovani che in dieci giornate narrano sessanta novelle in una villa, quella della nobildonna Lucrezia de Luna d'Aragona, a Vietri sul Mare.

Nel 1733 aveva riaperto l'Accademia degli Oziosi (già fondata da Giambattista Manso nel 1611 ed esistita fino al 1673 circa), che sarà ospitata nella sua casa di Napoli fino al 1738.


 

Antonello Sanseverino (1458 – 1499), uomo politico, principe di Salerno

Figlio di Roberto, primo principe di Salerno della sua casata, e di Raimondella del Balzo Orsini, sposò nel 1470 Costanza da Montefeltro. Nel 1474 successe al padre nei feudi di famiglia fra i quali il principato di Salerno, la contea di Marsico, le baronie di San Severino e del Cilento.

Nel 1485 fu fra i promotori della Congiura dei baroni, il cui fallimento lo condusse alla perdita di feudi e beni, ma non della vita; infatti fu esule a Senigallia ove morì.  


 

Michele Santoro (2 Luglio 1951), giornalista

Laureato in Filosofia, è stato direttore de La Voce della Campania e ha collaborato a Servire il popolo, Il Mattino di Napoli, L’Unità, Rinascita, Prima Comunicazione, Epoca.

In televisione, dopo una breve esperienza agli esteri del TG3, ha realizzato speciali e settimanali: Tresette, Oggi dove, Specialmente sul Tre, Tg terza. All’inizio della direzione di Sandro Curzi è stato responsabile della redazione cultura del TG3 e autore e conduttore di programmi di successo da Samarcanda a Il Rosso e il Nero e Temporeale. È stato così anche autore di documentari come Viaggio in Russia e Viaggio in Cina, richiesti dalle più importanti nastroteche del mondo. La BBC ha tratto da Samarcanda un programma dal titolo Words apart, riproducendo l’impianto scenico italiano.

Nel 1991 ha pubblicato il libro Oltre Samarcanda e nel 1996 Michele chi? Nello stesso anno ha lasciato la Rai per Mediaset come direttore della testata Moby Dick, che ha prodotto anche Moby’s.

Nel 1999 il ritorno in Rai con il programma Circus su RaiUno. Nel 2000 Santoro lancia anche Sciuscià, una serie di reportage d’autore, narrati con il linguaggio cinematografico. Dall’autunno 2000 è autore e conduttore de Il Raggio Verde su RaiDue. Subito dopo l’11 settembre 2001 propone, sempre su RaiDue, lo speciale Siamo tutti americani? seguito dalla serie Emergenza Guerra.

Nel novembre 2001 comincia Sciuscià Edizione Straordinaria. Il 18 aprile 2002, durante una conferenza stampa a Sofia, in Bulgaria, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiede che Biagi, Santoro e Luttazzi siano allontanati dalla Rai, per aver fatto un uso criminoso della televisione pubblica; il 31 maggio va in onda l’ultima puntata di Sciuscià. Per difendere il diritto all’informazione Santoro ricorre alla magistratura che ordina alla Rai di reintegrarlo nel lavoro, il che avverrà soltanto nel settembre 2006, dopo l'insediamento del secondo governo Prodi.

Intanto, nel 2004, è eletto al parlamento europeo per la lista Uniti nell’Ulivo, aderendo, poi, al gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Europeo; si dimetterà il 9 ottobre 2005 per poter ritornare in televisione.


 

 

Annabella Schiavone (20 gennaio 1919 – 26 settembre 1990), attrice

Iniziò la sua carriera in teatro, recitando, fra l'altro, con Eduardo De Filippo nella commedia del 1957 De Pretore Vincenzo.

Negli anni settanta e ottanta iniziò a lavorare nel cinema, spesso richiesta per caratterizzazioni in commedie di puro intrattenimento, impersonando madri intraprendenti, mogli inopportune, popolane impiccione, signore borghesi; personaggi resi con gustosa ironia, come nei film vacanzieri di Sergio Martino, di Vanzina e Cortini o dei due Corbucci.

Fra i vari ruoli impersonati, uno in particolare si segnala per la perfetta aderenza: la ingombrante Marcolfa, moglie del furbo contadino in Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984) di Monicelli. Fra gli altri, la si ricorda in film cult della commedia italiana dell'epoca quali 7 chili in 7 giorni con Carlo Verdone e Renato Pozzetto, Il piccolo diavolo con Roberto Benigni e Walter Matthau, Sapore di mare, con Jerry Calà.

La massima notorietà le fu data dalla partecipazione alla fortunata serie televisiva I ragazzi della 3ª C, dove interpretò il ruolo della signora Zampetti.


 

Sichelgaita (+ 16 aprile 1090), principessa, seconda moglie di Roberto il Guiscardo

Figlia del principe di Salerno Guaimario IV, sposò Roberto nel 1058, dopo il divorzio di questi dalla prima moglie Alberada, dovuto a sospetti di consanguineità. Sua sorella Gaitelgrima aveva già sposato Drogone d'Altavilla, fratellastro di Roberto.

Donna di grande cultura e fermo carattere, seppe affermare la propria personalità a corte ed esercitare una notevole influenza sul marito, che accompagnò spesso nei suoi viaggi di conquista. Malgrado gli iniziali tentativi di convincerlo a non attaccare l'Impero bizantino, Sichelgaita fu al suo fianco in questa campagna militare. Durante la battaglia di Durazzo (1081) pare combattesse in prima persona, guidando le truppe di Roberto quando queste furono inizialmente respinte dall'esercito nemico. Secondo la cronista bizantina Anna Comnena, la principessa di Salerno era come un'altra Pallade, se non una seconda Atena. Nel 1083 fece ritorno in Italia insieme a Roberto per difendere papa Gregorio VII dall'imperatore Enrico IV. Fu al fianco del marito in una seconda campagna contro i bizantini, quella che costò la vita a Roberto durante l'assedio di Cefalonia del 1085.

Sichelgaita si dedicò anche allo studio della medicina e dell'erboristeria presso la Scuola salernitana, che all'epoca rappresentava una polo di eccellenza nel campo medico-officinale, ove potrebbe aver incontrato Trotula de Ruggiero. Purtroppo le sue conoscenze le costarono l'infamante accusa secondo la quale avrebbe tentato di avvelenare il figlio che Roberto aveva avuto dal primo matrimonio, Boemondo di Taranto; in realtà, con il figliastro giunse ad un accordo in base al quale la successione a Roberto fu attribuita al primo figlio nato dal suo matrimonio, il futuro duca Ruggero Borsa.


 

Matteo Silvatico (1285 circa – 1342 circa), medico della Scuola salernitana

La famiglia Silvatico giunge a Salerno dall’area del Tusciano, esprimendo già un medico, nella persona di Giovanni, agli inizi del XII secolo; sarà ascritta alla nobiltà cittadina del seggio del Campo.

Matteo si distingue, tra il XIII ed il XIV secolo, quale profondo conoscitore di piante per la produzione di medicamenti e medico insigne, tanto che Roberto d’Angiò lo volle tra i suoi medici personali, concedendogli, poi, il titolo di miles. Alla corte napoletana probabilmente lo conobbe Giovanni Boccaccio, che gli dedicherà la X novella della IV giornata del Decamerone.

L’opera principale di Matteo rimangono le Pandette, Opus Pandectarum Medicinae, un lessico sui semplici per lo più di origine vegetale, completato nel 1317 e dedicato al re di Napoli. Un secolo e mezzo dopo Angelo Catone Sepino, medico personale di Ferdinando I d‘Aragona, reputò l’opera estremamente interessante, tanto da curarne la prima edizione, stampata a Napoli nel 1474. Nel secolo successivo le Pandette furono ripubblicate più volte con l‘aggiunta di indice e additio.

 

Matteo Silvatico, Pandette

frontespizio edizione di Torino, 1526

L’opera, nell’edizione a stampa veneziana del 1523, è composte da 721 capitoli: di questi 487 trattano di vegetali, 157 di minerali, 77 di animali e 3 descrivono semplici dei quali oggi non si è in grado di dare una definizione. I 487 vegetali sono denominati con 1972 nomi (tra latini, arabi e greci), con una media di 4 sinonimi per pianta. I capitoli si aprono con il nome del semplice seguito dall’elenco dei sinonimi, dalla descrizione morfologica, dalla complessione (ossia la natura del semplice) e dall’elencazione delle proprietà terapeutiche. Le denominazioni di questi 485 capitoli costituiscono indizio evidente di quanto la cultura orientale influenzò l‘opera del Silvatico: di essi, 233 (il 42,9%) sono definiti con un nome di origine araba, 134 (il 27,6%) con uno di origine greca e soltanto 120 (il 24,6%) sono denominati tramite un termine latino. Quest’influenza risulta ancora più chiara se si considera il significativo numero di capitoli dedicati a specie di origine esotica: su di un totale di 484, 67 (il 13,8%) sono di tale origine, circostanza non rilevabile in nessun altro trattato europeo dell’epoca.

Tra i meriti che vanno riconosciuti al lavoro di Matteo, va sottolineato il rigore scientifico adoperato nella descrizione e nella elencazione delle proprietà dei semplici vegetali: nulla traspare, cioè, della tradizione magico-superstiziosa propria di altri testi. È interessante infine notare la grande attenzione dedicata dall'Autore agli organi ipogei della pianta (radici, rizomi, bulbi, tuberi ecc.). Nelle descrizioni essi sono sempre citati e la loro forma spesso influenza il nome stesso del vegetale, così come, da Linneo in poi, sarà il fiore ad influenzare la nuova nomenclatura binomia.

(Dal sito ufficiale del Giardino della Minerca: www.giardinodellaminerva.it)


 

 

Luigi Siniscalchi (24 gennaio 1971), disegnatore di fumetti con lo pseudonimo Sinis

Diplomatosi presso il liceo artistico di Salerno, Siniscalchi ha iniziato giovanissimo a lavorare nel mondo dei fumetti come assistente di Giuliano Piccinino su Alan Ford, per poi esordire come disegnatore ufficiale con fumetti erotici e con Masters of the Universe. Nel 1989 ha pubblicato su riviste come Splatter e Mostri alcune storie horror. Poco più che ventenne, Siniscalchi è stato ingaggiato dalla Sergio Bonelli Editore, per cui ha disegnato episodi di Dylan Dog, Martin Mystère, Nick Raider, di cui è diventato un disegnatore simbolo, e di Julia. Attualmente collabora a Magico Vento e a Demian.

Disegnatore duttile, in grado di passare da un genere all'altro senza problemi, Siniscalchi ha cambiato diversi stili prima di arrivare a quello attuale. All'esordio in casa Bonelli, i suoi stilemi artistici erano pressoché identici a quelli dei colleghi Bruno Brindisi e Roberto De Angelis, che insieme a lui compongono la cosiddetta scuola salernitana, ma col tempo si è allontanato da quel realismo meticoloso preferendo seguire un percorso che lo portasse a sviluppare un segno maggiormente grafico, veloce, giocato sul contrasto di bianchi e neri che gli permette di creare atmosfere di grande fascino.


 

Ugo Sivocci (29 agosto 1885 – 8 settembre 1923), pilota automobilistico

Cominciò l’attività sportiva come ciclista. Dopo la prima guerra mondiale fu assunto come meccanico in un’azienda di Milano. Nel 1920 passò alle dipendenze dell’Alfa Romeo come terza guida dell’Alfa HP 20-30 ES Sport dopo Enzo Ferrari e Antonio Ascari. Con questa vettura arrivò secondo alla Parma-Poggio Berceto nell’edizione 1923; nello stesso anno conquistò il successo più importante della sua carriera automobilistica, vincendo la Targa Florio con un’Alfa Romeo RL. Il successo della casa milanese fu completato con il secondo posto di Antonio Ascari ed il quarto di Giulio Masetti.

Ugo morì lo stesso anno durante i collaudi dell’Alfa Romeo P1 all’autodromo di Monza. Il numero della vettura guidata nella sciagura, il 17, non sarà più assegnato alle vetture da corsa italiane.


 

 

 

Clemente Tafuri,

Alluvione nel salernitano

Clemente Tafuri (18 agosto 1903 – 11 dicembre 1971), pittore

Frequenta l'Accademia di Belle Arti di Napoli, dimostrando sin dall'inizio una predisposizione innata ad una pittura vivace, nutrita di colore e di calore. È da considerarsi uno tra i maggiori artisti figurativi italiani del secolo scorso; figlio della grande tradizione ottocentesca, riesce a ricostruire sulla tela la vita e l’essenza del suo tempo, la tragedia della storia (la guerra e le catastrofi della nostra epoca) con una drammaticità ed una potenza che lo avvicinano ancor di più ai grandi maestri del passato, Velasquez e Rembrandt tra i primi.

Sue opere sono ospitate nei più importanti musei (fra cui i Musei vaticani) e nelle più prestigiose collezioni private. Numerose e nelle maggiori città europee le mostre personali e collettive.

Nella pittura di Clemente Tefuri la verità assume un’eloquenza e una forza comunicativa che rivelano come l’Artista sia stato il degno erede di una tradizione, che è fatta di colore, ma anche di musica, di naturale armonia, di calore umano. La sua perizia di disegnatore si assomma all’esuberanza di una tavolozza nella quale la luce del meridione acquista il sapore dei frutti che quella meravigliosa terra esprime. Pietro Annigoni.

Tafuri entra nell’anima profondamente, con toni caldi e con un pennellare a volte così violento, a volte musicale, a volte carezzevole che rende il pathos dei suoi soggetti. E così ci illumina con un suo romanticismo che è poesia anche oggi. Enrico Lama.

Egli dà alla pittura un significato umano, e in qualche modo un’illustrazione della guerra tra gli uomini nella lotta per la vita; e da ciò derivano delle rappresentazioni reali di miseria e di gloria… L’artista afferma un’arte di cui non si possono temere gli eccessi: e questa constatazione è, ahimè, troppo rara ai nostri giorni per non costituire il migliore omaggio. Patrick De Saint-Leu.


 

 

 

Felice Tafuri,

Lettura

Felice Tafuri (12 giugno 1939), pittore

Risiede ed opera a Salerno ed a Genova-Pegli. Proveniente da una famiglia tradizionalmente dedita all'arte, nipote e allievo di Clemente, e quindi educato all’arte per temperamento e per tradizione, è un pittore figurativo che affronta una tematica moderna e attuale e che riesce sapientemente a sposare l’infinita gamma della sua tavolozza con l’infinita gamma delle sue sensazioni, dando vita ad una tematica varia ed articolata. Non solo figure e composizioni, non solo paesaggi e marine, dove pure le sue tonalità hanno vibrazioni profonde, ma il suo colloquio è sempre pieno di colore e di armonia, dando anche alle nature morte sensibilità e vita col tocco di una pennellata. È stata posta in rilievo dai critici la sua personalità e sensibilità, che in virtù della padronanza acquisita con l’impegno e con l’esperienza, e avvalorata da una solida preparazione, gli consente di caratterizzare i colori della sua tavolozza.

Fra le sue esposizioni italiane di rilievo quelle di: Milano, Brescia, Bologna, Trieste, Firenze, San Remo, Santa Margherita Ligure, Montecatini Terme, Chianciano Terme, Marina di Pietrasanta, Napoli, Potenza, Taranto, Bari e Salerno. I suoi dipinti sono presenti in collezioni private oltre che in Italia, in Austria, America, Giappone, Francia e Svizzera.


 

 

Lucio Tafuri (27 dicembre 1941), pittore

Risiede ed opera a Genova. Tra le sue esposizioni personali si ricordano quelle di Genova (1968), New York (1971), Salsomaggiore (1973), Genova (1975), New York (1980), Messina (1990). Membro di varie accademie fra le quali l’Ars-Sciences-Lettres di Parigi. Sue opere figurano in importanti collezioni private e di enti pubblici. Tradizionalmente legato all’arma dei Carabinieri (il padre Clemente è l’autore del celebre Salvo D’Acquisto) dipinge nel 2001 Sole d’Inverno, opera che testimonia l’impegno della Benemerita nel sociale, attualmente presso il comando generale dell’Arma a Roma.

Sono stupendi certi suoi volti attraverso i quali, con egregia forza espressiva, egli trasfonde nello spazio circostante le energie vitali e psichiche dei personaggi che riescono ad essere titanici anche nella disperazione. Armando Ginesi.

Lucio Tafuri, Cosimo il chierichetto


 

Salvatore Vassallo (17 novembre 1965), uomo politico

Dottore di ricerca dal 1997 al 1999 a Firenze e dal 1999 al 2001 a Bologna, dal 2001 è professore di Scienze Politica e Politica Comparata alla sede di Forlì dell’Università di Bologna. Ha scritto numerose pubblicazioni di settore.

Nel 2006 partecipa con una propria relazione al convegno dell'Ulivo a Orvieto per la costruzione del Partito Democratico. Con la nascita di quest'ultimo, la sua proposta di riforma della legge elettorale è fatta propria dal segretario Walter Veltroni l'11 novembre 2007; il successivo 17 novembre è eletto, su indicazione dello stesso Veltroni, presidente della commissione per lo Statuto. Nelle elezioni politiche del 2008, in presenza di una legge elettorale che sottrae agli elettori la scelta dei parlamentari demandandola alle dirigenze dei partiti, Vassallo è designato alla Camera dei deputati.


 

Vincenzo Maria Vita (16 gennaio 1952), uomo politico

Giornalista, esponente del Partito di Unità Proletaria, entrò a far parte del PCI nel 1984.

Ha ricoperto il ruolo di sottosegretario del Ministero delle Comunicazioni nella XIII Legislatura dal 1996 al 2001, ottenendo l'incarico nel governo Prodi e mantenendolo nel primo e nel secondo governo D'Alema e in quello Amato.

È stato uno degli ideatori della legge 28/2000 sulla par condicio. Attualmente è senatore per il Partito Democratico.


 

Mario Vitale (25 marzo 1928 – 25 ottobre 2003), attore

Pescatore, dotato di fisico atletico e volto accattivante, Roberto Rossellini lo scelse quale protagonista, a fianco di Ingrid Bergman, di Stromboli terra di Dio (1950). A seguito della critica positiva, scelse di dedicarsi al cinema e recitò in rapida successione in diversi film, fra i quali il migliore fu certamente Domenica d'agosto di Luciano Emmer di quello stesso anno. Seguiranno, ma di qualità decisamente inferiore, Serenata tragica: guapparia di Giuseppe Guarino (1951), Destino di Enzo Di Gianni e Domenico Gambino (1951),  La peccatrice dell'isola di Sergio Corbucci (1952), Il prezzo dell'onore di Ferdinando Baldi (1953), Perdonami!, di Mario Costa (1953), Il barcaiolo di Amalfi di Mino Roli (1954).


 

Angelandrea Zottoli (5 settembre 1879 – 22 aprile 1956), critico letterario

Figlio dell’ingegner Francesco e di Luisa Lanzara, si iscrisse ad Ingegneria a Roma, per poi passare a Giurisprudenza a Napoli, ma, laureatosi, finì con lo scegliere la carriera di funzionario del ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1906 conobbe Cesare de Lollis e quando, l’anno successivo, questi prese la direzione della rivista La Cultura entrò nel gruppo redazionale. Fra il 1914 e il 1915 partecipò ad un’infuocata campagna giornalistica con un gruppo neutralista, ma poi dovette combattere l’intera guerra, prima con il grado di capitano, poi come maggiore; nel corso del conflitto perdette il fratello Donato, sottotenente dei granatieri.

Nel 1920-21, quando alla pubblica istruzione era ministro Benedetto Croce, Zottoli, allora ispettore generale, ebbe un scontro con il filosofo, nonostante lo considerasse un'amico, e si dimise; passerà un ventennio prima della riconciliazione. Antifascista della prima ora, quando cadde il regime non volle partecipare all’impegno politico, ma accettò la carica di consigliere di Stato; fu poi commissario all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana (Treccani), socio dell’Accademia dei Lincei, presidente della Federazione Nazionale della Stampa.

La sua opera di critico letterario si concretizzò con la pubblicazione dei volumi Leopardi, storia di un’anima (1927); Umili e potenti nella poetica del Manzoni (1931 e 1942); Il sistema di don Abbondio (1933); Dal Boiardo all’Ariosto (1934); Di Matteo Maria Boiardo, discorso (1937); Giacomo Casanova (1945).

 

19.12.33, Lettera autografa di Zottoli a Flora per

aggiornarlo sui lavori intorno all’opera del Boiardo,

che uscirà in due volumi nel 1937

 

Alcune fonti indicano la data di morte al 23 aprile. Il dato qui riportato è stato rilevato dall'annotazione a margine nel registro dei nati nel 1879 dello Stato Civile del comune di Salerno.