INCONTRO CON ING.CASIRAGHI
E DIREZIONE Acma GD S.p.A.
Giovedì
3 luglio si è svolto l’incontro richiesto dalla RSU e dal Sindacato al Gruppo
sulla base della lettera da noi inviata il 4 giugno
2003.
Nel
primo pomeriggio si è svolta anche in GD l’informativa industriale per
quell’Azienda, dove è stata illustrata la situazione produttiva e le
prospettive che appaiono, in un contesto di mercato globale che risente delle vicende internazionali, complesse ma non
preoccupanti.
In ACMA, noi abbiamo introdotto la discussione
spiegando le ragioni della lettera direttamente al Gruppo, motivate dal fatto
che determinate scelte sono state fatte per l’ACMA a quel livello (vedi stop
delle lavorazioni tabacco, trasferimento lavoratori diretti in GD) e che la
situazione è difficilmente comprensibile in termini di progetti di rilancio e
sviluppo.
Ci
pare piuttosto che l’ACMA si muova in direzione di riduzione attività, mercati,
macchine in listino, personale, Ricerca e Sviluppo (è confermato che l’unico
investimento in questo senso è per Jordypack,
avventura, speriamo a buon fine, in un mercato a noi sconosciuto come
competenze specifiche).
Questa
strada non può consentire all’ACMA di essere il polo non tabacco capace di
rispondere adeguatamente alla sua dimensione, alla sua tradizione e anche alla
necessità di diversificazione prodotto che – in tempi anche lunghi – GD dovrà
affrontare.
La Direzione del Gruppo risponde che certamente le cose non sono andate bene in questi anni, sono stati commessi errori, anche nell’ambito gestionale di trasparenza dei costi rispetti ai risultati, impedendo sostanzialmente di vedere con tempestività i problemi: ciò ha portato ad una situazione sempre più difficile da capire, che si intende controvertire per avere tutti gli elementi necessari a leggere la realtà e trovare soluzioni adeguate.
Abbiamo
risposto che i lavoratori hanno sempre contestato un approccio alla realtà
produttiva e di mercato ACMA omologato a quello GD,
perché fare e vendere macchine per saponi, caramelle o cioccolato non è come
fare e vendere macchine per tabacco; ci si confronta su mercati molto diversi,
per clienti, concorrenti ecc.
Seguendo
una considerazione dell’Ing.Casiraghi che ha trovato incredibile che i tecnici
non marcassero le ore di lavoro su progetto, abbiamo rilevato come questo accadesse all’ACMA da sempre e fosse stato sospeso quando è
stata acquisita da GD.
Possiamo
capire le loro ragioni sulla interruzione di lavoro
tabacco all’ACMA (“ogni azienda deve camminare con le sue gambe”), ma
abbiamo evidenziato che il Gruppo GD ha dimostrato che, se è interessato
ad una sua azienda e al suo sviluppo, mette a disposizione risorse e mezzi
perché superi le difficoltà: è il caso – confermato dall’Ing.Casiraghi – di
JOBS Piacenza e GDM Offanengo.
Perché
allora all’ACMA si tolgono ore di lavoro (ed è solo parzialmente vero che erano
solo un giroconto come sostiene Ing.Casiraghi perché
il lavoro era mandato tutto fuori: abbiamo montato molti gruppi e macchine!),
perché si toglie personale diretto per esigenze GD e non si ragiona – come
Gruppo – di verificare anche spazi per indiretti (visto che
Ing.Casiraghi dice chiaramente che il numero di indiretti ACMA è sproporzionato
alla dimensione produttiva?)
La
risposta è che non bisogna “fare confusione” tra le diverse realtà, confondendo
le acque per non fare emergere i problemi e, francamente, questa risposta non
ci ha convinto. Da verifiche fatte, risulta tra
l’altro, che in questi mesi GD ha assunto diversi indiretti……
Inoltre
fatti recenti e meno recenti dimostrano che ACMA ha dato molto al Gruppo e alla GD in termini di risorse umane: pensiamo a GD3
costituito sostanzialmente da tecnici ACMA, pensiamo a personale specializzato
richiesto da GD al montaggio, alle lavorazioni, ecc….
In
questo senso, abbiamo sostenuto che il Gruppo ha una responsabilità verso ACMA
in termini di sviluppo e prospettiva, in quanto
ACMA non può configurarsi come
un’azienda con un prodotto che compete
solamente con aziende con 80 dipendenti.
Questo
può essere un segmento del suo mercato complessivo, ma non quello determinante, pena un’inevitabile trasformazione riduttiva
in tutti i sensi.
Non
siamo d’accordo sull’avere di fatto rinunciato a proseguire Ricerca, Sviluppo e
Industrializzazione sulle macchine alto di gamma: l’esperienza delle macchine “sofisticate” ha avuto molti problemi, ma, coerenza per
coerenza, i problemi vanno affrontati e risolti, non rimossi. E un impegno importante dovrebbe essere preso in questo
senso, perché ACMA sia in grado di rapportarsi con le diverse necessità del
mercato, che chiede macchine semplici, complesse, tradizionali.
C’è un’immagine ACMA presso i clienti consolidati
che non deve essere stravolta perché rappresenta per loro una garanzia e un
elemento di affidabilità (dimostrata dalla conferma di
acquisti di questi tipi macchina anziché di quelli di nuova concezione), mentre
le nuove macchine (senza fusione) possono essere potenzialmente interessanti
verso nuovi clienti.
In
ogni caso, diciamo che, se vale la regola per cui bisogna seguire il mercato, bisogna anche fare quello che
chiedono i clienti e non quello che serve per risparmiare costi interni ( e non
appassiona il mercato)
Piuttosto
bisogna davvero andare fino in fondo per capire quali disfunzioni, quali
sprechi, quali problemi bisogna risolvere sotto l’aspetto organizzativo per far
sì che i costi delle macchine non siano alle stelle, siano
trasparenti e compatibili con i prezzi di vendita.
Abbiamo
detto che come lavoratori e delegati pensiamo di poter
dare un contributo in questo senso, perché viviamo quotidianamente queste
situazioni.
In
buona sostanza, l’Ing.Casiraghi ci dice che il quadro complessivo dei problemi
dell’ACMA e delle soluzioni possibili non è ancora sufficientemente chiaro;
certo è che il suo orientamento è che più si divisionalizza,
si rendono specifiche in termini di responsabilità e funzioni le diverse
produzioni di tipologie macchine, meglio
si possono affrontare i problemi.
In
GD questo significa l’orientamento verso Business Unit
(vedi GD5) che hanno una loro autonomia gestionale su
processo e prodotto; per ACMA ancora non si sa, ma appare possibile che “divisionalizzare” le produzioni potrebbe essere
interessante (tipo esperienza Divisione Liquidi e AMS, anche se questa è un’azienda a se stante).
Si
può capire che nel “piccolo” diventano più chiare le responsabilità, i conti,
la gestione: bisogna però non considerare trasformazioni di questa portata come “verità” e bisogna tenere conto
di tutte le possibili conseguenze in
un’azienda di 240 dipendenti.
Se
è vero che tra gli obiettivi del Gruppo c’è anche la “felicità del dipendente”,
allora noi abbiamo proposto che ci si riveda dopo le ferie per confrontare
analisi e proposte, ascoltando e tenendo conto di quelle che noi , lavoratori e RSU, siamo sicuri di poter fare.
Ing.Casiraghi ha riconosciuto l’importanza del contributo dei lavoratori e del
Sindacato, convenendo che soprattutto nei momenti difficili, occorre agire con
la massima trasparenza e condivisione delle scelte, con l’umiltà – aggiungiamo
noi – di non pensare di avere solo verità e che qualche volta ascoltare prima
di fare può servire ad evitare problemi e sofferenze.
RSU
ACMA
07 luglio 2003