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                CONTRATTO DENTRO E FUORI

 

In alcune fabbriche italiane FIM e UILM sono andate a raccontare l’intesa separata e a proporre questa nuova  e curiosa idea di democrazia (cioè, fine della democrazia) per cui gli iscritti possono votare SI e i non iscritti ai loro sindacati possono dire di NO (attenzione: non votare , non firmare un modulo di non adesione).

 

In realtà anche  giornali che sostengono l’intesa separata devono ammettere che le assemblee sono andate molto male,  vuote o contestatissime: nessuna è  finita in normalità.

 

Era prevedibile, perché le persone hanno avuto modo di conoscere il testo integrale dell’accordo, non solo la propaganda dei due sindacati. Ed è indiscutibile che:

-          non c’è più il contratto, perché le parti più importanti di un vero contratto nazionale (soldi, orari, formazione, professionalità non sono definiti, ma rimandati alle leggi che saranno attuate a settembre…. E sapete già cosa contengono!)

-          i lavoratori sono considerati merce intercambiabile (lavoro in affitto, a chiamata, su missione…..) ed è così vero che non devono più decidere sulle loro condizioni, ma subire quello che in pochi determinano su tanti

 

E’ NOSTRO DOVERE  CAMBIARE QUESTE COSE.

 

Confindustria appare spavalda perché ha dalla sua parte  sia il Governo,  che la favorisce a discapito del lavoro e delle persone che vivono del loro stipendio e hanno bisogno di sicurezze, sia  CISL e UIL, che firmano la sua politica con grande disinvoltura.

 

CHE FARE? Siccome Confindustria è fatta di imprenditori, che hanno aziende che vanno avanti perché ci sono i lavoratori, che si fanno carico dei picchi produttivi e delle crisi, allora dobbiamo partire da qui.

 

Il Contratto Nazionale di Lavoro fu una conquista nata da tante persone, dal Nord al Sud, che dentro le loro fabbriche si impegnarono, protestarono, scioperarono per avere dignità e diritti, salario adeguato al costo della vita.

Di questa  spinta dal basso, gli industriali dovettero prendere atto, perché avevano bisogno che le persone lavorassero per loro.

 

La situazione attuale assomiglia a quella descritta.

Nelle fabbriche, rischia di scomparire definitivamente il CCNL, sostituito dalle leggi e da una contrattazione di sito, regione, area ecc…: nessun diritto sarà più uguale per tutti se non quelli stabiliti dalle leggi peggiorative.

 

Nell’ambito del Gruppo GD, per fare un esempio,  ci giunge notizia di richiesta di migliaia di ore straordinarie fatte da un’azienda verso un’altra fuori regione, computabili in circa 15 ore in più la settimana….(quando il CCNL Separato dovesse recepire l’orario annuo, come potrebbero rifiutarsi?)

 

Le Aziende italiane si stanno rapidamente modulando sulle leggi che precarizzano e flessibilizzano il lavoro,  che stabiliscono tempi di lavoro in funzione della produzione e vi subordinano tempi di vita.

Anche l’ACMA, in questa fase difficile, si orienta su  questa impostazione piuttosto che ricercare soluzioni condivise e coerenti con quanto scritto negli accordi aziendali.

 

Per questo,  diventa importante che le nostre proteste siano rivolte verso le Aziende oltrechè all’opinione pubblica e che si aprano diffusamente confronti dentro le fabbriche . Su queste basi e con l’intenzione di costruire a Bologna anche altri momenti di lotta coordinati tra Gruppi e Aziende di settore,  la RSU dell’ACMA dichiara – nel pacchetto di 16 ore previste per il mese di maggio –  per

 

DOMANI 29 MAGGIO 2 ORE DI SCIOPERO IN ENTRATA CON PRESENZA AI CANCELLI

 

Turnisti pomeriggio: 2 ore in uscita

 

28 maggio 2003                                                                       RSU ACMA

 

 

 

 

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