IL SETTIMANALE DELLA BRIGATA NERA  DI LUCCA

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Dal Sig. Fausto Sparacino, tramite il camerata e carissimo amico Norberto Bergna ho ricevuto la fotocopia di un prezioso numero del giornale della Brigata Nera di Lucca:

 

Come si vede si tratta del n. 14 ed è datato 18 dicembre 1944 – XXIII . Viene indicato anche come A XIII  l’anno di vita del giornale. In realtà tredici anni prima era nato “L’artiglio” , settimanale della Federazione di Lucca, che Utimperghe, nominato Commissario della Federazione Repubblicana di Lucca il 22 giugno 1944, aveva modificato nel titolo, lasciando “L’artiglio” come sottotitolo.

 La data è particolarmente interessante perché era quello il periodo in cui la Brigata stava svolgendo nel piacentino una intensa azione antipartigiana. Come è narrato nella “Storia della Brigata Nera di Lucca” (in questo stesso sito in “Altre pagine importanti”) la “Mussolini” verso la fine di novembre, allorchè ebbe inizio un grosso rastrellamento in Val Tidone, Val Trebbia e Val di Nure,  fu inviata a Rivergaro in Val Trebbia. Qui ebbe violenti scontri con i partigiani che costarono la vita a diversi caduti fra cui quel Natale Piacentini che, in seguito, darà il nome (almeno ufficialmente, in ossequio alle direttive che ordinavano di intitolare le B.N. con il nome di un caduto) alla Brigata che, però, continuò in pratica ad essere conosciuta come “Mussolini” (1)

 In questo numero del giornale si parla, appunto, di quegli scontri, anche se si evitano riferimenti precisi ai luoghi e alle date, come era in uso nelle cronache militari per evitare di fornire ai nemici qualunque tipo di informazione. E’ noto, però, che la difficile attività di controllo di quella zona proseguì fino alla partenza per il Piemonte, cioè fino alla fine di dicembre, come, purtroppo, attestano, altri caduti della Brigata. Infatti altri quattro brigatisti caddero a Rivergaro combattendo contro i partigiani il 30.12.44 : Lolli, Bianchi Alceste e Bianchi Amerigo, e Fedi Franco il 31.

 Abbiamo ritenuto interessante trascrivere, per renderli leggibili, due articoli e la finestrella con l’elogio di Pavolini alla Brigata Nera di Lucca soprattutto perché vi si percepisce lo spirito che animava gli squadristi lucchesi e il clima che si respirava in quei momenti.

 Ma anche perché nel primo articolo, firmato da Utimperghe, si spiegano le ragioni della formazione e le funzioni delle Brigate Nere Mobili riunite in “Raggruppamento”, mentre nel secondo, firmato dal Tenente Picchietti, si fa la interessante cronaca dell’attacco condotto dalla “Mussolini” alla roccaforte partigiana di Rivergaro e zone limitrofe.

 In fondo a questa pagina si riporta, infine, il Foglio d’Ordine della Brigata Nera dal quale si vede come essa non limitasse la sua attività alle azioni militari ma si occupasse anche di assistenza, come aveva sempre fatto durante la permanenza a Lucca dove Utimperghe, di fatto, aveva svolto funzioni di Capo Provincia.

 

NOTE: Si noti che nell’articolo di fondo di questo giornale Utimperghe parla di “Brigata Nera Mobile “Bruno Mussolini”

 

 

 

 

                                                                 LE BRIGATE NERE MOBILI

 

A fianco delle Federazioni Provinciali dei Fasci Repubblicani, costituitisi in Brigate Nere, si allineano le Brigate Nere Mobili.

 La loro costituzione, oltre a rispondere a particolari esigenze della lotta contro i fuorilegge, che talvolta richiede improvvisi spostamenti di unità in settori minacciati o improvvisamente esposti all’insidia, facilitata spesso da difficili condizioni del terreno, ha moventi idealistici e sentimentali.

 I primi nuclei costitutivi delle Brigate Nere Mobili sono infatti composti da fascisti repubblicani che, trasferiti dalle terre invase in Alta Italia, si sono riuniti in formazioni militari per continuare a dare un contributo di idealità e di sangue alla causa della Patria, dopo avere garantito fino all’estremo, nelle loro provincie, l’ordine, i rifornimenti, i trasporti ed avere dato un effettivo contributo alle forze armate germaniche che difendevano la nostra terra ed arginavano l’avanzata degli invasori.

 Gli squadristi che le compongono, invece di sentirsi distaccati dalle loro province e di riprendere le loro normali occupazioni, hanno preferito mantenere, nel corpo ausiliario delle Squadre d’azione delle CC.NN., il loro posto di combattimento conservando la formazione originaria ed assumendo il nome di Brigate Mobili.

 Questa decisione porta alla continuazione di una vita di rischio infinitamente maggiore, in quanto la Brigata Mobile difficilmente avrà compiti semplicemente di presidio, ma esplicherà un’attività combattiva che si intona al passato delle Brigate nelle province di residenza; la Brigata Mobile, cioè, dovrà essere sempre pronta a portare con piena dedizione la sua offerta di sacrificio e di sangue, nelle zone ad essa affidate, ogni qualvolta se ne presenti la necessità.

 Oggi le Brigate Nere Mobili sono state riunite in un “Raggruppamento” che, racchiudendo i nuclei più vivi e piùdecisi del volontarismo da dove s’irradia il rinascente spirito combattivo degli italiani, costituisce una delle forze su cui si fonda la nostra certezza nella resuirrezione della Patria.

  Ma ciascuna Brigata Nera Mobile non sarà soltanto un complesso di armi e di armati sospinti dalla più ferrea volontà, ogni Brigata Nera Mobile che continua, anche nella nuova insegna del “Raggruppamento”, a portare il gagliardetto della sua provincia, sotto questo simbolo, nel nome della terra invasa e col ricordo perenne dei caduti e dei cari lasciati spesse volte purtroppo sotto l’oppressione nemica e partigiana, sarà la salvaguardia e la conservatrice del patrimonio sacro delle memorie, delle tradizioni, dell’onore guerriero e fascista da riportare incontaminato nella terra natia.

 Anche la Brigata Nera “Bruno Mussolini” si è allineata nelle Brigate Nere Mobili, il suo gagliardetto che ha sventolato fino all’ultimo momento a fianco dei camerati tedeschi sulle case littorie di Lucchesia, in primissima linea, è consacrato dal sacrificio di molti caduti, vittime di granate nemiche o dell’odio partigiano.

 Ma questo sacrificio è germogliato in volontà dura, inflessibile, cementata da una fede incrollabile.

 La Brigata Nera Mobile “Bruno Mussolini” ha lasciato anche nel modenese, nel reggiano, a Piacenza, numerosi morti e feriti, ma l’animo dei suoi squadristi, nell’azione diuturna, è sempre teso ad un unico scopo e ad una sola meta: avvicinare l’ora del ritorno di cui la loro offerta e la loro fede sono la garanzia più sicura. (Idreno Utimperghe)

 

                                                  ENERGICA AZIONE CONTRO I FUORILEGGE

                                                             in Provincia di Piacenza

                                                         La Brigata Nera “Mussolini”

                                                  libera dai banditi un’importante zona

Vi è una insolita animazione stamane al Comando della “Mussolini”; l’alba non era ancora spuntata quando sono cominciati ad affluire sul piazzale del Comando, in perfetto assetto di guerra, schierandosi immediatamente nelle loro formazioni i volontari della forte terra di lucchesia.

 Solo gli autisti e i meccanici sono ancora occupati intorno alle macchine e gli addetti al Deposito intenti a distribuire le munizioni e la razione giornaliera di viveri.

  Gli Ufficiali impartiscono ordini brevi e dispongono i loro uomini per la partenza. Finalmente: esclama qualcuno sottovoce.

 Da quando era giunta al Comando la notizia che la Brigata avrebbe dovuto portare a termine una importante azione in una zona del piacentino infestata da fuorilegge, da quando gli uomini avevano saputo che sarebbero nuovamente tornati all’azione, quel certo senso di noia e di depressione che, nei pochi giorni di inattività, avevamo veduto sui loro volti, era scomparso. Questi volontari già provati alla lotta, giunti quassù dopo un duro cammino lungo il quale molto sangue è stato versato per la causa della Patria, non…………….

………….le ultime raccomandazioni. Procederà all’estrema sinistra la seconda squadra della Ia Compagnia che, affiancata dalla terza squadra, dovrà seguire il crinale delle colline e proteggere il centro dello schieramento, composto dalla prina e dalla seconda squadra della IIa compagnia, che avanzerà lungo la strada nazionale. All’ala destra, avanzante lungo il corso di un fiume, agiranno invece altre due squadre della Brigata. I vari reparti dovranno riunirsi a tre chilometri da un importante centro abitato.

 Le squadre si dispongono per la partenza; poi giunge l’ordine di andare avanti.

 Per la campagna ancora bagnata dalla rugiada, attraverso i campi lavorati di fresco o dove il frumento comincia a spuntare appena, avanzano gli squadristi ella “Mussolini”. Si perlustra ogni cespuglio, si attraversano piccoli boschi e piccoli ruscelli.

 Non un’anima viva, solo poche donne e qualche vecchio vicino alle rare case coloniche ci guardano con sorpresa; vediamo per i campi molti aratri abbandonati, sembra, allora allora. Dov’è fuggita tutta la gente ? Che abbia subodorato qualche cosa e si sia rifugiata sui monti vicini per timore o per sfuggire a supposti pericoli ? Non si ode un rumore, non un canto; solo in lontananza crepitano le mitragliatrici dei reparti tedeschi che, avanzando da ovest, dovranno bloccare le vie per impedire ai fuorilegge ogni scampo.

 Questo silenzio non mi piace. Ho espresso qusta mia impressione ai colleghi non appena la Brigata si è riunita nel punto prestabilito.

 Il Comandante, sentite le novità, da ordine di avanzare ancora conservando lo stesso schieramento. Procediamo così verso l’abitato.

                                                                                     A contatto coi banditi

 Ordino ai miei uomini di procedere in fila indiana e con la massima cautela; qualcosa mi dice che avremo delle sorprese. Infatti abbiamo appena superato un profondo fosso quando una raffica di mitragliatrice ci investa dalla sinistra; ci stendiamo a terra e cerchiamo di rispondere in qualche modo al nemico che non si vede. Intanto entra in azione il nostro fucile mitragliatore. Raffiche su raffiche passano sulle nostre teste, ora sparano anche di fronte e i proiettili fioccano intorno a noi..

 I banditi ci hanno scoperto e cercano di impedire l’aggiramento delle loro posizioni. Frattanto anche al centro ed alla destra i nostri reparti sono venuti a contatto coi fuorilegge ed oppongono al fuoco delle loro mitragliatrici pesanti quello dei nostri fucili mitragliatori.

 Noi non possiamo muoverci per un certo tempo, poi, piano piano, strisciando sul terreno, riusciamo a portarci dietro il ciglio del fosso, quasi al riparo. Ma uno dei miei uomini non può più seguirmi. Natale Piacentini, il giovanetto caro al cuore di tutti per la sua fede purissima e pe la sua silenziosa dedizione al dovere ed alla causa, è caduto ai miei piedi.

 La mia squadra conta inoltre altri due feriti, che ordino siano portati indietro.

 Siamo da due ore sotto il fuoco, ma l’intensità di quello nemico va poco a poco diminuendo finchè cessa del tutto. Ormai questa prima fase dell’azione è terminata; i nostri reparti del centro sono avanzati fino alle prime case di dove i banditi sono fuggiti ritirandosi sulle alture vicine. Alle ore sedici.il comandante da ordine di ripiegare, giacchè pernottare in paese senza aver tempo per sistemarci a difesa sarebbe pericoloso nel caso di un ritorno offensivo dei banditi.

 L’azione sarà ripresa l’indomani e condotta definitivamente a termine.

                                                                       L’azione conclusiva

Nella seconda fase dell’azione che porterà alla completa liberazione della zona dalle bande dei fuorilegge è stata impegnata ancora la Brigata Nera Mobile “Mussolini”.

 Ormai, in seguito all’attacco condotto precedentemente dai brigatisti di Lucca, ikl comando operativo ha potuto conoscere, sia pure approssimativamente, la consistenza numerica dell’avversario e scoprirne le posizioni avanzate che, essendo situate su punti elevati e dominanti, dovranno essere aggirate o attaccate frontalmente dopo una adeguata preparazione di artiglieria e di mortai d’assalto. All’atto pratico questi due sistemi tattici verranno abbinati; così, mentre i reparti che hanno in dotazione armi più pesanti opereranno al centro, i reparti con armamento più leggero agiranno alla sinistra, sulle colline, ed alla destra lungo un fiume.

 Alle ore undici i cannoncini da 47 ed i mortai iniziano il fuoco che i banditi cercano di controbattere con quello delle loro armi pesanti.

 Subito dopo anche le ali cominciano ad avanzare cercando di venire a contatto con i fuorilegge; ciò avverrà presto. L’attacco si inizia dal centro e dalla sinistra, i banditi sembrano sorpresi dall’irruenza degli attaccanti forse perché non credevano così prossimo il nostro ritorno offensivo. Anche sulla destra dello schieramento entrano in azione le armi automatiche della “Mussolini”.

 Il fuoco perdura per lungo tempo

 

                                                       L’alto elogio del Segretario del Partito

                                                  Alla Brigata Nera “Mussolini”

Il ministro Segretario del Partito e Comandante Generale delle Brighate Nere, ha recentemente inviato al Comandante della Brigata Nera “Mussolini” la seguente lettera:

 “”Esaminata la relazione presentata sull’attività della Brigata dal 18 luglio al giorno del suo ripiegamento, esprimo al comando ed agli squadristi tutti il più alto elogio.

 Le perdite subite dalla Brigata in morti, feriti e dispersi, che raggiungono il 40 per cento degli effettivi, stanno a dimostrare l’importanza delle azioni a cui la Brigata stessa ha preso parte, azioni di guerra e anti partigiana, dando così una prova del valido contributo di forza e di sangue alle forze armate tedesche nella zona d’impiego. PAVOLINI””

 L’elogio del ministro Pavolini è giunto oltremodo gradito agli squadristi di lucchesia. Esso costituisce il riconoscimento più ambito per tanti mesi di sacrifici e di lotta condotta con piena dedizione alla santa causa della Patria.

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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