Non so se qualcuno abbia mai asserito che la chiarezza costa, che non
è mai a buon mercato. La strada che ad essa conduce
è lunga, faticosa e tortuosa; a volte ti porta attraverso
buie valli nebbiose, a volte ti fa trovare improvvisamente
sull’orlo di un precipizio, altre ancora ti mena attraverso
piatti ed aridi paesaggi di una monotonia estenuante. Quasi sempre,
comunque, non ti consente di raggiungere la meta perché,
parendoti che tre vite non siano sufficienti a percorrerla fino in
fondo, abbandoni il viaggio.
Ma una cosa è certa: dopo anni che hai gettato la spugna
perché ti sembrava che quel lavoro di Sisifo non ti avrebbe
portato a nulla, dopo aver persino dimenticato di esserti mai messo su
quella via, un bel giorno trovi che alcune tue reazioni, certi tuoi
comportamenti, determinati tuoi modi di sentire, non ti procurano
più fastidio, imbarazzo,
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vergogna, sensi di colpa;
dopo anni, senza che tu te ne sia accorto, ti trovi a... vederci
più chiaro. Anche se non sei riuscito ad arrivare alla meta. Questa è la storia di un percorso su tale strada, inconsapevolmente intrapreso, continuato ed interrotto. A più di una decina d’anni di distanza, da quando questo viaggio è stato abbandonato per mancanza apparente di risultati, chi l’aveva iniziato s’è accorto d’essere, ora, più realistico nel valutare sia i pregi e i difetti propri, sia quelli degli altri. Il che significa “vederci un po’ più chiaro”. Anche se non si è raggiunta la fine della strada. Val forse la pena intraprendere questa via, anche se sembra non portare da nessuna parte. |