b r a i n p o w e r "...è necessario che qualcosa DEBBA essere tenuto per vero ma non che qualcosa SIA vero. Muovendo dalla necessità di essere stabili nella nostra fede, abbiamo fatto sì che il mondo vero non sia un mondo che muta e diviene ma un mondo che è... (Nietzsche)"

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Universi concatenati

(sullo sfondo: L'asteroide efficiente, Catene Spaziali)

Parte 1: L'origine metafisica dell'universo

(Rev. 3-2008)
Uno dei più ricorrenti discorsi di "salotto" che intrattengo con gli amici su temi astronomici e teologici concerne le tesi sulla fine dell'universo. Sono discorsi appassionanti ma, purtroppo, con scarsa possibilità di verifica.

Indagare nei segreti dell'universo significa entrare nel mondo della metafisica e formulare ipotesi che sicuramente si fondano su assiomi culturali epocali. Abbiamo faticato non poco per riuscire ad impostare un'ipotesi plausibile in merito all'origine e alla fine dell'universo su un principio di base che potesse rendere giustizia alla scienza senza contrapporsi ai principali dogmi teologici sull'Infinito Unico.

Questo lavoro è durato molti anni di paziente ricerca mescolando di continuo metafisica, scienza ed arte.

Si', proprio l'arte!

Essa, infatti, e' una delle tante vie per entrare nel mondo del surreale, metafisico. Non a caso Leonardo, Bosch, Dali', De Chirico, lo stesso Picasso e molti altri con le loro anticipazioni hanno isolato il mondo contemporaneo volgendo gli occhi oltre la "porta d'ingresso" quasi del tutto proibita alle scuole aristoteliche!

L'attenta osservazione delle opere pittoriche di questi Maestri ci porta a sbriciare dietro le quinte. I profondi spazi pluridimensionali contenenti soggetti integrati e schiacciati nella materia creati da De Chirico, oppure le straordinarie invenzioni di Dalì per non parlare de "L'Annunciazione" di Leonardo, mostrano come la realtà non è unica ed univoca. In questo mondo, le fluttuazioni interpretative sono sommerse dalla necessità di trasportare tutto ad un livello cui la mente umana trae sostegno e stabilità per la propria sopravvivenza (Nietzsche).

Picasso ha modificato l'immaginario standard stravolgendo la pittura riducendo in brandelli l'arte figurativa classica e neoclassica - l'arte del "bello" - perché ha dimostrato che l'immagine costruita dal cervello umano è semplicemente una forma d'idealizzazione basata su antichi concetti legati più che altro a fattori determinanti quell'equilibrio instabile che lega essere e natura ma non perché i nostri occhi vedono ed interpretano "realmente la realtà"!

Bene! Sull'onda di questa premessa addentriamoci nel cosmo.

La teoria che voglio proporvi si basa su un assioma un po' particolare, sul significato di ZERO: zero e' l'unico numero che può contenere soltanto se' stesso e null'altro! Mi spiego meglio: ad esempio, il numero 1 può contenere una serie infinita di valori continui e/o discontinui reali che sommati tra loro danno come risultato il valore 1. Qualsiasi altro numero al di fuori dello zero mantiene questa caratteristica.

Nella realtà umana, invece, concettualmente lo zero non può che contenere soltanto se' stesso perché qualsiasi altro valore reale contenesse allora non varrebbe più zero.


Questa concezione sembra banale, invece esprime un principio filosofico eccezionale! Tutta la nostra conoscenza dell'universo si fonda sulla realtà ovvero sulla materia che, per quanto s'ipotizzi l'esistenza d'antimateria, la medesima comunque assume un valore spaziale differente da zero, cioè esiste.

L'universo è, come quasi tutti ammettono, un insieme asimmetrico, aperto ed in espansione originatosi nel punto cui e' accaduto il cosiddetto "Big Bang".

Ciò viene dimostrato dal "Red Shift" relativo alla radiazione di fondo che permea l'universo stesso oltre che dal "Blue Shift" manifestato dalle galassie più esterne rispetto alla nostra ed anche in relazione a talune misure relative al presunto centro dell'universo.

Una delle teorie accettate propone il formarsi dell'universo da una unica palla d'energia tuttora in espansione e, quindi, in fase di raffreddamento. Questa teoria, esposta piuttosto chiaramente dal Dott. Steven Weimberg nel suo libro "The First Three Minutes. A Modern View...", non spiega cosa c'era a meno di un decimo di secondo dal momento in cui qualcuno s'è accorto che dal nulla (o da qualcosa di estremamente piccolo) si stava formando l'universo!

Il punto è proprio questo: cosa c'era prima?

Non possiamo che ritrovarvi il già visto concetto di zero: l'universo primordiale avrebbe contenuto solo se' stesso. Contemporaneamente, quest'universo, non era ciò che diverrà subito dopo il primo decimo di secondo, anzi, non era nulla tranne che - forse - un impasto d'energia pura!

La faccenda si complica perché la teoria di Weimberg non soddisfa pienamente l'equazione della relatività (), o meglio, la tripletta Energia Massa Tempo caratteristica del nostro universo fisico. Secondo Einstein, infatti, l'universo si è reso "prigioniero" in un contenitore caratterizzato da una forma sferoidale cui i confini sono disegnati dalla curva gravitazionale generale dell'universo stesso; strano ma vero: l'universo e' prigioniero di se' stesso!

Secondo Weimberg, la massa dell'universo probabilmente continuerà ad espandersi tra un bagliore d'energia e l'altro. Poi, dopo un certo numero di millenni, terminata l'energia esso si coagulerà in una massa fredda ed oscura. Successivamente questo ciclo si ripeterà ma con qualche "piccola differenza" e cosi' all'infinito.

Sarà invece proprio questa "piccola differenza" che ne decreterà la fine "definitiva". La morte dell'universo è prevista anche da talune religioni e Weinberg ne da' la conferma matematica! Questa coincidenza pacifica la fisica quantistica con la teologia ma ancora non spiega cosa c'era prima.

Se analizziamo nel dettaglio il possibile contenuto dell'universo nel suo primo decimo di secondo scopriamo che, mentre nel mondo reale il prodotto e/o il rapporto di due qualsiasi dei tre valori in gioco (Energia, Massa e Tempo) deve essere sempre maggiore di zero (energia per massa o massa per velocità o energia per velocità > 0), nel caso dell'universo primordiale tale permutazione vale sempre zero!

Nel volume "Dal Caos Alla Metafisica" (non ancora pubblicato) ho cercato di dimostrare che qualsiasi cosa di questo mondo, sia essa vivente o meno, mantiene comunque un andamento pulsante: aggregazione (nascita, crescita), declino (morte, annichilimento) e questa teoria è applicabile anche all'intero universo inteso come aggregazione indistinta di materia, tempo ed energia.

Dal momento che qualsiasi andamento ciclico ammette almeno un punto di massima ed un punto di minima, il presupposto punto di minima dell'universo definisce un istante cui la sua massa totale era zero altrimenti la materia sarebbe stata già presente. Secondo Weinberg, come già detto, la materia si formò almeno - o entro - un decimo di secondo dopo il Big Bang. Allora, fin prima di quel momento l'universo reale conteneva solo se' stesso, ovvero nulla.

Questo piccolo gioco di parole e' supportato, dal punto di vista matematico, dalla teoria sullo zero enunciata prima! Interessante, vero? Continua con la "Teoria delle Dark Bubbles", ovvero col nostro ingresso nella "palla primordiale".


Parte 2 - Teoria delle "DARK BUBBLES"

1. Riepilogo

Non per scetticismo ma l'impressione che si ha, analizzando i risultati scientifici raggiunti negli ultimi anni, è quella di scoprire un eccessivo proliferare di situazioni incerte o fin troppo approssimative. Sono state formulate teorie apparentemente valide ma qualcuno subito dopo le ha smentite, oppure si è reso necessario produrne di nuove a sostegno delle medesime. Si va avanti così, in un ciclo infinito che forse non verrà mai concluso.

In effetti, non sono mai state scritte leggi fisiche complete e definitive e si è lasciato in sospeso qualche fattore "ß" per quanto piccolo che sia ma sempre in attesa di tempi migliori. Pertanto c'è da supporre l'esistenza di tanti piccoli errori nascosti da qualche parte. Una falsa interpretazione delle leggi di base, oppure una formulazione troppo "fantasiosa" di una di queste, potrebbe aver portato fuori strada l'intero sistema scientifico umano.

Allora tanto vale rivedere tutto ciò, magari partendo da altri presupposti ancillari formulati sulla base della cultura contemporanea, anziché sulla scia derivata da quella primordiale. Forse i risultati che si otterrebbero sarebbero più realistici perché, soprattutto, si riuscirebbe a riformulare l'intera conoscenza senza tenere conto di quel "background" culturale, atavico e forse complessivamente superato che l'umanità si trascina dietro da sempre.

La cultura attuale, infatti, è il risultato del lento aggiornamento delle prime esperienze, quelle che fin dai suoi primordi la razza umana ha accumulato ma non sempre traendone le giuste considerazioni. Le religioni sono un esempio di come l'immaginazione e la capacità interpretativa della mente umana, nel tempo, è riuscita a trasformare un singolo evento in centinaia di situazioni spesso contrapposte tra loro. Le "guerre sante", a prescindere dal fattore politico, ne sono una delle tante conferme!

Le religioni infatti, per quanto possono essere difformi tra loro, riguardano quegli aspetti surrealistici di cui l'uomo ha una scarsissima esperienza diretta ed allora si affida all'immaginazione.

Da sempre egli ha costruito un "aldilà" ed escludendo gli sporadici casi di ateismo, derivanti da una certa cultura basata sul materialismo scientifico e non da situazioni di particolare ignoranza, per placare la sua incessante (ed infruttuosa!) ricerca di un benessere spirituale "post mortem", egli ha evidenziato la necessità di avere un "padre" che sappia finalmente dargli quella pace impossibile in vita.

Ma "l'aldilà" esiste davvero?

E' difficile rispondere con saggezza a questa domanda. Una possibile risposta "teologica" è racchiusa ancora nei primi istanti di vita dell'universo: in quel momento, quest'ultimo, si distaccò dalle mani del suo Creatore. L'uomo, nei suoi dubbi, sta cercando di darsi un'equivalente risposta "tecnologica" ma questa non potrà mai arrivare perché è già la scienza stessa a dimostrare l'impossibilità di capire l'evento medesimo. La ricerca di soluzioni alternative sembra oramai un passo obbligato per arrivare a definire un modello cosmologico un po' più soddisfacente dell'attuale.


2. L'attuale Mega-Universo

Che l'universo abbia avuto origine da qualcosa di somigliante ad una gigantesca esplosione - il "Big Bang" - è forse l'idea più diffusa nella comunità scientifica ma non è l'ultima risposta alla prima domanda seria che l'uomo, nella sua storia, probabilmente si è posto, ovvero, qual è stata la sua origine!

In seguito, raggiunto l'attuale livello scientifico, ne ha ricercato le cause, poi se n'è chiesto il motivo e così via.

Il Big-Bang ha quindi dominato lo scenario di questi ultimi tempi. Vi sono però dei limiti oltre i quali è impossibile capire come andarono le cose. Attraverso il bombardamento nucleare ad alta energia di talune particelle, si è riusciti a riprodurre con un po' d'approssimazione ciò che avvenne in quel momento. Ci si è avvicinati di molto, a meno di pochi millisecondi ma al disotto di quest'intervallo sembra impossibile andare. Non per mancanza di strumentazione adeguata ma soprattutto perché è impossibile anche immaginare com'era l'universo poco prima! Non esistono elementi fisici tali che permettano di imbastirne ipotesi valide. Infatti, se prima di questo limite l'universo non esisteva, quindi come è possibile pensare alla struttura di qualcosa che non esiste?

Bisogna però costatare che, grazie all'inventiva della mente umana, supporre un "inizio" dell'universo è già di per sé una risposta! Non è del tutto vero che non si conosce lo stato primordiale dell'universo ma esistono varie ipotesi più o meno accettabili ma forse mai dimostrabili che superano tale quesito.

Ad esempio, l'ipotesi della ciclicità "Big Bang-Big Crunch" sembra essere la più affermata tra queste. La medesima, pur non superando il problema "dell'inizio dei tempi", dà già un'idea di cosa potrebbe essere accaduto e ciò che, forse, in un lontano futuro probabilmente avverrà.

In fondo, però, anche questa teoria potrebbe essere del tutto erronea perché implica una più o meno "imminente fine dell'universo".

Non vi sono però reali motivi per supporne una necessaria morte. Dal punto di vista psicologico, inconsciamente sembrerebbe che l'umanità "vuole" che l'universo abbia un termine (il freudiano istinto di morte)!

Ora, se si provasse per un istante ad immaginare un nuovo tipo d'universo e ad eliminare dalla mente la necessità di una sua "nascita" e "morte", questo potrebbe tornare ad essere una semplice, infinita, lenta e continua trasformazione di tutto ciò che esiste e che è sempre esistito!

Le stelle ed i pianeti infatti si trasformano continuamente ma non per questo la loro essenza cessa e quindi "muore" [Antoine Lavoiser "...rien ne se perde, rien ne se crée...", A. D. 1787]! La nascita e la morte sono concetti del tutto umani, indubbiamente legati al modello con cui si esprime la vita animale.

E' possibile dimostrarlo?

Forse si!

Occorre innanzitutto un'accurata analisi critica disconoscitiva della teoria del presunto Big-Bang. Questa teoria non sembrerebbe del tutto coerente con i presupposti di base che dovrebbero garantire l'esistenza di un universo infinito e persistente (cioè esistente e definito dalle attuali regole).

Si dice che Il Big-Bang potrebbe essere stato prodotto da una singola particella d'energia. Quest'ultima, per generare l'attuale cosmo in uno spazio perfetto quale si presuppone fosse prima "dell'inizio", avrebbe dovuto avere i seguenti requisiti:
  1. contenere tutta l'energia e la massa dell'universo;
  2. mantenere una densità interna variabile e non omogenea;
  3. essere fortemente instabile.
Detti requisiti sembrano un po' troppo critici per essere attribuiti ad uno stato primordiale di qualcosa che sembrerebbe la coagulazione di un solo tipo d'energia.

In effetti, si afferma che all'origine dei tempi la temperatura era talmente alta da sciogliere qualsiasi forma aggregata di materia in energia pura e quindi priva di dimensione.

Se nell'universo fossero state individuate più forme d'energia elementare si poteva evidenziare facilmente l'asimmetria necessaria per la generazione dell'universo legata al Big-Bang.

D'altro canto ed alla luce delle conoscenze attuali, un'esplosione d'energia "singolare" (cioè priva di massa e di tempo) non avrebbe potuto generare l'attuale universo. Infatti, in tali condizioni il Big-Bang avrebbe prodotto solo un'immensa bolla d'energia pura, di forma perfettamente simmetrica al punto tale da non poter collassare in "polveri" e poi coagularsi in stelle e pianeti.

Quest'esplosione, in termini concettuali, si dovrebbe paragonare ad un palloncino di materiale perfetto gonfiato con un gas perfetto in un ambiente perfettamente omogeneo. Ciò darebbe luogo soltanto ad una "pelle" di materia tesa dalla dilatazione dovuta all'impulso di calore. Quindi subito dopo l’espansione dell’energia avrebbe avuto luogo il tempo e, di conseguenza l’apparizione di una massa ma quest’ultima, di che tipo?!

Come detto, questa espansione coerente in un ambiente coerente risulterebbe fin troppo simmetrica e non avrebbe potuto originare quei grumi di materia che formano le galassie e l'intero cosmo! Ovviamente anche il processo contrario, cioè il raffreddamento, darebbe luogo ad una contrazione simmetrica coerente, senza "raggrinzature".

Non è un mero gioco di parole! Una qualsiasi esplosione può essere in ogni caso paragonata una più o meno rapida espansione di qualcosa. Il considerarla esplosione deriva semplicemente dalla velocità, quindi dal tempo con il quale un possibile osservatore riesce a percepirne e a valutarne il fenomeno.

Inoltre c'è da considerare l'interazione con la materia circostante che varia con la velocità d'espansione dell'oggetto esploso. Il risultato finale dipenderà, quindi, anche dalla densità specifica della materia medesima. La frammentazione dell'oggetto esploso dipende invece dai seguenti fattori:
  1. dalla struttura dell'oggetto medesimo,
  2. dalla sua purezza,
  3. dall'omogeneità direzionale della forza dilatante,
  4. dalla purezza e coerenza dalla materia circostante,
  5. dalla forza di gravità,
  6. dalle forze elettromagnetiche circostanti.
Il primordiale e puntiforme universo ancestrale sicuramente era costituito da energia estremamente pura ed omogenea, altrimenti la materia e il tempo avrebbero influenzato il tipo di espansione successiva la quale - tra l’altro - avrebbe assunto la forma della "rosa" di pallini sparata da un fucile da caccia! Il suo spazio (o meglio, l'infinito) circostante doveva essere necessariamente privo di materia vagante, di qualsivoglia quantitativo o tipo di energia. Tale situazione avrebbe garantito un ambiente coerente ovvero, un ambiente ideale per produrre una bolla ideale! Si torna in tal modo alla teoria del "palloncino" espressa poc'anzi!

Non è accettabile nemmeno la successiva teoria del "collasso gravitazionale" che procrastinerebbe la durata dell'universo. Quest'ultimo mostra, infatti, una fortissima tendenza alla "stabilità", cioè alla riduzione di quell'energia che lo anima, per tornare in uno stato di quiete assoluta dovuta al suo "raffreddamento". Se fosse stato simmetrico, la meccanica dell'universo doveva essere simile a quella, come detto prima, del palloncino che si gonfia e si sgonfia in cicli infiniti (occorrerebbe comunque motivare in qualche modo questa presunta "alternanza"!).

L'energia necessaria per tali operazioni, durante la fase d'espansione, non potrebbe contemporaneamente generare stelle e pianeti che ne rappresenterebbero, invece, la fase inversa.

Fin dall'istante successivo ad una qualsiasi esplosione si evidenzia la tendenza al raffreddamento dell'ambiente, quindi una certa diminuzione progressiva dell'energia prodotta dovuta alla diffusione ed espansione del materiale esploso in un mezzo a densità inferiore, fino al suo azzeramento.

E' dimostrato che l'universo è tuttora in fase d'espansione ma non si è osservata una diminuzione della sua energia globale ed infatti sembrerebbe che i sistemi galattici siano tuttora in reciproco allontanamento (presenza di energia centrifuga).

Poiché il bilancio energetico derivante dal ciclo stellare comporterebbe un cambiamento del materiale combustibile che, consumato, dovrebbe terminare in un "black hole" oppure espulso in forma di materia e di radiazioni, non si potrebbe avrebbe un vero e proprio raffreddamento della materia medesima ma solo una sua trasformazione quantistica.

Considerando ad esempio il probabile ciclo del Sistema Solare, c'è da presumere che il suo raffreddamento culminerà con l'espansione del Sole dapprima in una "gigante rossa" con di un diametro tale da comprendere anche la Terra (sperando che a quell'epoca sarà stata già evacuata o comunque disabitata!) e, successivamente, collasserà in una stella nana che brucerà fino a diventare un ammasso di materia inerte. Nel frattempo le polveri e le radiazioni emesse dal Sole durante il suo ciclo di vita, avranno contribuito alla formazione di altre stelle o pianeti. Tutte le polveri disperse nello spazio, quindi, prima o poi dovrebbero tornare ad aggregarsi per originare un nuovo sistema stellare (quindi, successiva conversione di energia in massa). Quest'ultimo, a sua volta, consumato il suo ciclo, quasi sicuramente degenererà ancora in polveri e radiazioni, all'infinito.

Le radiazioni stesse, pur girovagando per l'universo, prima o poi finirebbero per collidere con qualche corpo spaziale riscaldandolo e riavviando il ciclo pulsante di nascita e morte

Nello spazio non c'è quindi perdita di energia, ma si osserva solo trasformazione della medesima in materia e viceversa, con cicli estremamente lunghi rispetto al "tempo biologico" della razza umana.

D'altro canto, un'osservazione accurata del ciclo d'espansione di un probabile universo nato nell'ambiente appena descritto, porterebbe al diagramma di figura 1 [originale]. In questo diagramma si nota come l'oggetto puntiforme, posto al centro della conica descrittrice dell'espansione successiva, porterebbe ad uno sferoide il cui raggio si evolve in termini logaritmici rispetto alla stessa velocità d'espansione medesima.

L'ipotesi di tale espansione deriva dalle seguenti considerazioni:

La velocità di espansione di un qualsiasi fluido è dovuta al gradiente di pressione che si forma al momento dell'innesco, alla velocità di propagazione del mezzo riscaldante, alla consistenza e della temperatura di fluidificazione (evaporazione) del materiale riscaldato, alla massa del medesimo, alla pressione e della coerenza dell'ambiente esterno. L'ambiente esterno deve essere, per definizione, privo di pressione e coerente (spazio perfettamente vuoto). In tali condizioni:
  1. solo se la massa riscaldata è coerente e simmetrica vi sarà la formazione di una "bolla" pura;
  2. l'espansione volumetrica dell'entità riscaldata dipende dalla massa medesima e dalla pressione circostante. Quest'ultima, a sua volta, tende a comprimerne l'espansione. L'ambiente circostante (spazio universale) per definizione è privo di dimensioni, quindi, non ci sarà alcun elemento che potrebbe contrastare l'espansione;
  3. la velocità di espansione dovrebbe dipendere dalla durata del differenziale di temperatura (gradiente) prodotto dal Big Bang. Essa continuerebbe fintanto che detto gradiente rimane positivo e questa continuerebbe a dilatare l'universo reale all'infinito poiché, per definizione, non esiste alcun mezzo di contrasto esterno ma solo una possibile forza gravitazionale interna (simpatia tra i residui?).
  4. la fase di regressione sarebbe favorita esclusivamente dalla forza di gravità intrinseca nella materia che tende alla sua aggregazione. La forza di gravità com'è noto agisce in modo inverso alle distanze, quindi, dopo un certo tempo, le medesime saranno divenute talmente grandi da renderne evanescente l'effetto.
  5. le dimensioni di una massa in espansione tendono ad un'evoluzione di tipo esponenziale. Nello spazio ipotizzato, infatti, la velocità d'espansione tende ad aumentare (trasformazione della pressione esplosiva in velocità di fuga) poiché non c'è l'effetto "frenante" del mezzo esterno che invece avrebbe dovuto ridurre l'energia cinetica del sistema trasformandola in calore.
  6. la continua espansione dell'universo simmetrico sin qui descritto, avrebbe la conseguenza di farlo rimanere a temperatura pressoché costante. Ciò sarebbe dovuto alla mancanza di un mezzo o di una forza qualsiasi in grado di contrastarne l'espansione, quindi di sottrargli od aggiungergli calore. L'unico effetto che si dovrebbe osservare è la tendenza alla rarefazione estrema della materia o dell'energia che lo costituisce.
Quindi, che l'origine dell'universo sia dovuta ad una gigantesca esplosione di qualcosa (in particolare di una "palla di energia") non convince del tutto! La sua evoluzione sarebbe più o meno quella delle curve indicate in figura 2.


3. Teoria delle "Dark Bubble"

Sarebbe opportuno immaginare altre situazioni in cui l'universo, una volta "creato" (a mia avviso è sempre esistito!), vivrebbe eternamente in una sorta di "pendolare" tra materia ed energia, con fenomeni locali ed isolati in zone delimitate da singoli sistemi stellari.

Supponendo che in base questo, l'universo sia veramente eterno, la domanda iniziale sulla sua origine non è comunque soddisfatta ed anzi, risulta ancor più oscura con l'affermarsi della sua perenne durata!

Una ipotesi molto accattivante è quella che viene qui a seguito descritta:

Si potrebbe immaginare, ad esempio, un universo superiore - eterno e sempre esistito - cui nello spazio vagassero delle perfette "bolle scure" -"Dark-Bubbles"- cariche di pura e coerente energia cosmica. Non ha assolutamente importanza conoscere o determinare le dimensioni di queste bolle. Se alcune di queste (in seguito riferite con "DB") fossero entrate in collisione tra loro [fig.2], si sarebbero frammentate in modo irregolare - mantenendo comunque una certa geometria - ed avrebbero potuto generare così l'asimmetria caratteristica dell'attuale cosmo! Quindi, con tale impostazione (DB CRASH, in seguito definito con "DBC"), si potrebbe far degenerare una bolla d'energia pura o meno, in un sistema energetico a struttura eterogenea.

Questa teoria sulla nascita dell'universo porterebbe a risultati concreti in merito alla sua definizione concettuale. Innanzi tutto non sarebbe più necessario immaginare ciò che accadde nei suoi primi istanti di vita ed allo stato precedente dello spazio in cui l'universo si è formato.

Una DB, infatti, poteva essere costituita da sola energia pura e dalla sua frammentazione sarebbero emersi tutti gli elementi necessari (o predisposti in un certo modo) per la generazione di un universo specifico, asimmetrico ed attivo. Pertanto la struttura e la geometria dell'attuale cosmo potrebbero derivare benissimo dalla "strizzatina" di una DB.

Il punto fondamentale di una qualsiasi ipotesi che giustifichi l'esistenza dell'universo classico è la dimostrazione del suo passaggio da un sistema perfettamente simmetrico (il nulla) ad un sistema fortemente asimmetrico (il reale), oppure dalla semplice trasformazione di un universo già asimmetrico.

Applicando la teoria delle DB diverrebbe superfluo immaginare un collasso delle strutture universali per riproporre il Big-Bang in cicli infiniti o per giustificarne l'espansione.


Inoltre, cercare la materia oscura nel cosmo diverrebbe di scarso interesse, non dovendosi più bilanciare la materia ordinaria col volume dell'universo, poiché l'aspetto del cosmo, per definizione, non sarebbe più lineare. Per il momento si dovrebbe considerarlo come una specie d'enorme goccia d'acqua in via di perfezionamento sferico [fig.3].

Insomma diverrebbe tutto più chiaro e comprensibile nei termini del ragionamento umano. Soprattutto sarebbe possibile anche impostarne confini "matematici" perché lo spazio tornerebbe ad avere dimensioni reali e misurabili! Dal punto di vista teologico, sarebbe ancora possibile giustificare l'origine dell'Universo come un atto voluto, con la differenza che, invece di far esplodere un inimmaginabile microscopico punto d'energia, il "soffio" con il quale si sarebbe generata la vita avrebbe creato un certo numero di DB in uno spazio completamente vuoto.

Queste ultime, scontrandosi tra loro, avrebbero originato vari universi d'ordine pari, tutti asimmetrici all'interno e, probabilmente, disuguali tra loro. Quindi esisterebbero più universi paralleli, ciascuno di struttura simile ma con dimensioni dipendenti dal caso e dalle modalità d'urto.

Esisterebbe anche l'altra metà di quest'universo che potrebbe aver già subito il suo distacco definitivo e permanente, oppure potrebbe essere ancora in una fase di separazione. In ambedue i casi, dovrebbero essere questi eventi meccanici che trasformerebbero l'energia delle DB nel calore che avvolge l'universo e nella materia stellare che lo compone.

Oppure, definendo meglio tale passaggio, essi trasformerebbero la materia oscura della bolla nelle varie forme d'energia/materia ordinaria presente nell'attuale cosmo.

Dal punto di vista matematico l'incidente delle DB porterebbe a valutazioni definibili e quantificabili in formule specifiche.

L'universo del Big-Bang lascia invece molti dubbi sull'incoerente trasformazione dell'energia in materia sull'azione gravitazionale, sulla strana natura della luce e su tutte le cose esistenti.

La teoria delle DBC, come si vedrà in seguito, porta invece a risultati quantificabili. E' ovvio che dovranno comunque coesistere ipotesi ancestrali non osservabili direttamente ma, partendo dall'attuale situazione cosmologica, si potrà dimostrarne scientificamente la loro realtà.


4. L'origine, secondo la teoria "Dark-Bubbles Crash" (DBC)

Prima di studiare le reali possibilità dell'esistenza di fenomenali DB, è opportuno chiarire meglio l'impossibilità di accettare il Big-Bang quale unica teoria probabilmente valida.

Un'esplosione è la diretta conseguenza della rapida espansione di un oggetto. La successiva probabilità di frammentazione (dell'oggetto espanso) dipende da fattori interni ed esterni all'oggetto medesimo, secondo i punti già elencati.

Quindi, nell'ipotesi di considerare l'esplosione di micro-globulo di energia (figura 6) come elemento di partenza del Big-Bang si potrebbe arrivare a definire la famiglia d'equazioni come guida per l'evoluzione successiva di questo micro-globulo.

La valutazione della curva d'espansione di un oggetto sferico misurata sulla Terra, cioè in un ambiente più o meno sufficientemente noto, porterebbe ad individuare la già indicata famiglia di curve. Dette curve descrivono l'andamento iniziale delle trasformazioni di oggetti ad elasticità limitata, fin dalla fase ancillare dell'esplosione vista con un rapido incremento della pressione interna del contenitore-oggetto.

In conseguenza al raggiunto limite dell'elasticità del contenitore ed al suo rapido incremento volumetrico, si ha la deflagrazione ed il parallelo decremento della già detta pressione. Infine si ha la proiezione smorzata dei frammenti dell'oggetto.

Quest'ultima è, infatti, contrastata dalla resistenza del mezzo circostante. Dato che tutto questo lavoro avviene a velocità relativamente basse ed inoltre supponendolo effettuato al livello del mare, la conclusione dell'evento sarà vistosamente influenzata dalla forza di gravità ordinaria e dell'aria circostante.

Quindi, la dinamica di un'esplosione sarebbe caratterizzata da una serie di curve sovrapposte a ciascuna delle quali apparterrebbe uno dei parametri dimensionali universali e cioè la pressione, la velocità, il tempo, le distanze, l'energia (dirompente, d'inerzia e di calore disperso) ed infine la gravità.

Se nella deflagrazione intervenissero livelli energetici molto più elevati, alle suddette curve potrebbero aggiungersi anche elementi quantistici i quali, come sarà descritto in seguito, avranno predominanza nella costruzione delle curve medesime.

Nell'analisi di un'esplosione prodotta in un ambiente "terrestre" si può normalmente osservare la citata famiglia di curve generalizzate. Queste dipendono ovviamente dai fattori descritti prima ed i grafici ne mostrano l'evoluzione.

Dapprima vi sarà, infatti, un notevole aumento della pressione all'interno del contenitore. Successivamente il contenitore si aprirà liberando il suo contenuto che sarà inizialmente ostacolato dalla forza d'inerzia dei materiali stessi (compreso i frammenti del contenitore), dalla pressione e dalla densità del mezzo esterno.

La dilatazione del materiale esploso sarà, inoltre, ridotta dal suo immancabile raffreddamento, quindi, vi saranno molte cause di riduzione del moto centrifugo del materiale medesimo che alla fine terminerà con una sua distribuzione entro una sfera di raggio ben delimitato.

Se il materiale fosse di densità variabile, la forza d'espulsione cesserà in tempi differenti per ciascuna singola particella. La distribuzione di queste ultime sarà dipendente dalla massa delle medesime e per una singola esplosione, vi saranno diverse famiglie di curve, ognuna con forma specifica dipendente dal valore dai citati fattori.

Il risultato di tale evento, se applicato alla teoria del Big-Bang, porterebbe sicuramente alla costituzione dell'attuale universo che, infatti, è caratterizzato da un'estrema disomogeneità del materiale esploso e da una limitazione dell'estensione fisica.

Ciò vale anche se l'universo primitivo fosse pensato come una gigantesca nuvola di particelle ancestrali che man mano, raffreddandosi, si trasformarono inizialmente in polveri e, successivamente, si coagularono in galassie. La forza di gravità compì il resto del lavoro.

Attualmente l'universo si troverebbe nel secondo terzo delle curve di figura 6.

Ad un tale modello si oppongono però i seguenti elementi contraddittori:
  1. Per impedirne l'espansione infinita sarebbe necessaria la presenza di un "mezzo di contrasto" in grado di scalarne il moto e di consentirgli il minimo di dissipazione termica determinante per il suo raffreddamento. Il solo irraggiamento non sarebbe stato sufficiente ad abbassare l'energia cinetica di quel tanto da consentirgli l'aggregazione in nebulose (lo dimostra il ciclo di vita di una stella).
  2. Se è vero che inizialmente si formò solo polvere cosmica è anche vero, come si osserva nella realtà, che soltanto la presenza di forze gravitazionali poté favorire l'aggregazione delle particelle ancestrali. C'è da presumere anche la possibilità che la forza d'aggregazione sia stata prodotta od indotta in qualche modo dal "mezzo di contrasto".
  3. Non è ben chiaro il meccanismo dell'esplosione: se ciò derivasse dall'apertura improvvisa di un contenitore, prima o poi dovrebbero esserne individuati i suoi frammenti. In caso contrario si può facilmente ipotizzare che tutto l'universo pre
  4. Big Bang fosse racchiuso in una piccola palla condensata da enormi forze centripete gravitazionali, pari alla somma di tutte le masse e delle energie presenti nell’attuale universo. Oggi, i residui di queste forze, potrebbero essere individuate nello strano comportamento della gravità associata a ciascun elemento cosmico.
  5. Infine, data l'asimmetria di formazione dell'universo, è impossibile immaginarlo originato da una sola e semplice palla di energia coerente. Qualsiasi fosse stato il suo contenitore specie se gravitazionale sarebbe stato anch'esso simmetrico e coerente. Tutto questo sistema primitivo appena descritto, non potrebbe in alcun caso generare elementi asimmetrici.
I punti contraddittori appena indicati porterebbero verso un modello ancestrale completamente differente. Non c'è alcun motivo preciso per sostenere la teoria del Big-Bang ma, di contro, non ci sono nemmeno motivi validi per non ammettere la generazione di quest'universo determinata da un'esplosione iniziale!

Analizzando i residui cosmici oggi disponibili, si rilevata una forte coerenza dei materiali che li compongono anche se i medesimi sono distribuiti nello spazio in un modo piuttosto caotico; infatti, le stelle sono formate dagli stessi elementi chimici. I pianeti variano di grandezza e di sostanza ma genericamente rispetterebbero le regole più o meno note per il sistema solare.

Insomma, non v'è il minimo dubbio che ciò derivi da una sola matrice e l'asimmetria generale potrebbe essere dovuta alla collisione di corpi preistorici. L'energia prodottasi nell'impatto avrebbe distrutto gli elementi iniziali in un lampo. Successivamente e grazie alla probabile differente composizione di questi corpi, si sarebbero formate le attuali strutture energetiche, cioè la particella positiva e la particella negativa e così via.

E' possibile individuare un tale risultato anche osservando il prodotto delle collisioni ottenute tramite gli esperimenti nucleari ad alta energia (figura 7). Questa comparazione determinerebbe anche un nuovo concetto sulla reale disomogeneità di scala dell'universo. Da qualsiasi parte si guarda si ritrovano gli stessi elementi ma aggregarti in modi differenti. Ciò giustificherebbe pienamente la strana dislocazione delle galassie, la loro grandezza e vetustà.

Quindi, alla luce di tutto questo, un universo fortemente asimmetrico potrebbe essersi generato in due distinti modi: dall'esplosione di un unico ed omogeneo nucleo iniziale avvenuta in una zona occupata da qualcosa di sconosciuto ma fortemente eterogeneo (Big Bang), oppure dalla collisione di due corpi ancestrali di cui è poco importante conoscere la forma e la composizione. La prima di queste due ipotesi sarebbe sostenibile se, come già detto, alla base di tutto il creato si riscontrasse almeno la presenza due forme d'energia di base.

Al momento, l'unica forma d'energia nota è quella dovuta ai fotoni che pur manifestandosi in modi differenti mantengono un'identità qualitativa costante. Qualsiasi interazione energetica, infatti, dalla semplice luce di una candela al decadimento di una particella nucleare, emerge sempre energia raggiante.


Sia questa più o meno potente è riconducibile sempre alla medesima struttura energetica. Si potrebbe obiettare che esiste anche il tempo, la forza di gravità, le forze intranucleari e di coesione, ecc. e se anche queste forze non derivassero in qualche modo dall'energia fotonica o non fossero riconducibili alla medesima, il problema del Big-Bang sarebbe risolto definitivamente. Di conseguenza, l'universo poteva essere generato solo dall'esplosione di una palla d'energia in un ambiente non uniforme.

Oggi si formulano talune ipotesi in merito alla "materia oscura" che abbonderebbe in un universo definito inflazionario (cioè particolarmente abbondante rispetto alla sua estensione spaziale). Tale materia non sarebbe rilevabile dai telescopi e dai radiotelescopi perché è piuttosto fredda e quindi non emetterebbe alcuna radiazione osservabile con gli strumenti disponibili. Ciò si deve alla sua rarefazione che ne impedisce il surriscaldamento.

La presenza di questa materia giustificherebbe la pressione gravitazionale che tende a schiacciare le stelle e che un giorno distruggerà l'universo ma la sua forte attività è alquanto ingiustificata dal momento che è poco interattiva con le forze cosmiche ordinarie.

D'altronde è anche possibile che l'estensione spaziale di questa materia sia così elevata da far coincidere la sua pressione energetica con tutta la forza di gravità generata dall'intero cosmo.

Questa è un'ipotesi accettabile che supporta ampiamente la teoria di un Big-Bang prodottosi in un ambiente (esterno) non omogeneo!

A questo punto, la materia oscura si comporterebbe come una spugna che assorbe tutta l'energia prodotta dal cosmo durante la sua evoluzione e la restituirebbe nel momento in cui il medesimo tornerà ad essere una "piccola palla" fredda di materiale super compresso.

E' uno strano tira-molla ma riproporrebbe un'eternità di Big-Bang e Big-Crunch: è l'idea che al momento va per la maggiore.

Infine, per concludere, vi sarebbe stata una sola creazione e vi saranno infinite trasformazioni d'energia materia e viceversa. Queste ultime sarebbero del tutto simili tra loro?!


5. Il ritorno al "Big Bang - Big Crunch"

La teoria del DBC non è del tutto convincente perché lascia aperto un dubbio inconciliabile: se esistono davvero le DB, allora in ciascuna di esse lo spazio è limitato!

Tutto sommato, per quanto detto finora la teoria del "Big Bang-BigCrunch" è accettabile supponendo - però - che la palla primordiale somigliasse ad un gigantesco black-hole, ovvero ad una palla di materia ultragravitazionale (la somma dell’intero universo), contenente materia ed energia e nella quale il tempo rimane sempre più congelato: esattamente con le stesse modalità cui si ritiene siano oggetto i previsti black hole stellari.

E’ il tempo a fare da detonatore, nel momento in cui arriva allo zero, tutta l’energia conservata nella palla si scatena nell’esplosione primordiale proiettando i frammenti residui di materia verso l’esterno. Da notare che detti frammenti comprenderebbero le ultime parti di materia che sta per essere sciolta in energia. Sono queste ultime parti che formeranno l’universo materiale che conosciamo, ovvero il risultato di una irregolare conversione di materia in energia!

A questo punto l’ipotesi del Big Bang - Big Crunch diviene più plausibile ed anche perché può essere facilmente supportata dalla che può essere riscritta come E=M/Ø. In effetti, man mano che l’universo nel Big Crunch viene inghiottito nel black hole e ne aumenta la massa, tutto si ferma ed il tempo tende ad un valore nullo. Di conseguenza l’energia cresce all’infinito mantenendosi in un equilibrio instabile pareggiato continuamente dal valore tempo che diviene sempre più infinitesimale.

Affinché possa verificarsi l’esplosione è necessario che uno dei tre componenti sia in anticipo rispetto agli altri. Per logica, l’energia gravitazionale deve essere sempre in anticipo rispetto alla totale concentrazione della massa altrimenti non si avrebbe il collasso, di conseguenza un istante prima del raggiungimento del punto di massima aggregazione della materia il processo s’inverte in quanto l’energia avrebbe superato il valore di equilibrio espresso nella ovvero E= ma con M<.

Poiché il valore limite non è superabile (anche concettualmente ma qui si parla di universo e, quindi, si può supporre che l’energia assume un valore negativo) è ovvio che questo differenziale agirebbe da detonatore restituendo energia ed innescando così un processo di violenta espansione.


6. Conclusione

A questo punto riterrei che la soluzione più semplice ed elegante (come avrebbe detto Einstein!) torna ad essere la teoria del Big Bang - Big Crunch. Inoltre, la correzione introdotta nel capitolo 5 riporta l'universo ad essere eterno e, quindi, giustificato anche dal punto di vista teologico. L'alternativa fornita dalla teoria del DBC può essere valida ma bisognerebbe ammettere l'esistenza di molti universi ciascuno dei quali tendenderebbe ad essere distrutto a causa dalle successive collisioni e frammentazioni. Rimane una delle soluzioni possibili ma non è né semplice, né elegante!

Infine, come detto all'inizio, il mondo, la realtà è sempre stata sotto i nostri occhi...

Romano L.

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