Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora
soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora
soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che
forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi,
di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con
lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di
tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un
altro articolo della Costituzione, nell'articolo 30, di istruire e di
educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data
alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro
gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio
corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze
politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben
conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di
coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di
varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che
lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola
privata, in altre parole, non è creata per questo. La scuola della
Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di
una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole
private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia
neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole
private a danno di altre.
che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.
Solamente in questo modo e in altri piú precisi, che tra poco dirò, si
può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la
scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si
stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in
modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che
eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle
scuole pubbliche non c'erano, si senta stimolato a far meglio, a
rendere, se mi sia permessa l'espressione, “piú ottime” le proprie
scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non
motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di
chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve
tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola
di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in
quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della
democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a
istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi.
Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo
esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque
molta gente non se ne ricordi piú. Lo abbiamo sperimentato sotto il
fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata
non è piú permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le
scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di
partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di
Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo,
indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza
febbre, ma che sono pericolosissime.
Facciamo l'ipotesi, cosí astrattamente, che ci sia un partito al
potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole
rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol
fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i
manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare
le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di
Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza;
in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata.
Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi
teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a
screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a
favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del
suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad
andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si
comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole,
perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si
danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a
quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece
che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole
private. Gli esami sono piú facili, si studia meno e si riesce meglio.
Cosí la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito
dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in
scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la
prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo
convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è
la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto:
rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano
in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
attenuare la sorveglianza e il controllo sulle
scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino
insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che
gli esami siano burlette.
dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest'ultimo è il metodo piú pericoloso, la fase piú pericolosa di
tutta l'operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto piú
pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i
contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli
appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad
alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un
solo partito.