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Piattaforma di difesa immediata

Fronte proletario di tutti i lavoratori locali e immigrati a salvaguardia della propria esistenza e dignità

 

Proponiamo a tutti i lavoratori, occupati o in cerca di lavoro, in Cig o in lista d'attesa, giovani e pensionati, un piano di azione comune per far fronte ai bisogni immediati di vita e contrastare l'arroganza padronale e statale. Prima di articolare le indicazioni pratiche gettiamo lo sguardo su alcuni aspetti della situazione, la cui conoscenza, benché non strettamente necessaria è però alquanto utile all'azione comune.

 

Il cannibalismo padronale

 

I licenziamenti e la Cig nel gruppo Fiat, con cui si è chiuso il 2002, hanno dato l'ultima dimostrazione di come il sistema industriale e finanziario sopravviva alle sue crisi e truffe. Esso resta a galla e si risana scaricando, sempre e costantemente, i suoi terribili costi sociali e umani sulle spalle dei lavoratori. Nel 2003 la carica sbranatrice delle aziende (di tutte le aziende, private e pubbliche) nei confronti della massa di lavoratori si è fatta più pesante ed aggressiva. Alle accresciute possibilità padronali di utilizzo usa e getta della forza-lavoro, si sono accompagnati fenomeni più estesi di sottoremunerazione del lavoro e ricatti anti-sciopero terrorizzanti. Non c'è segmento del salariato che sfugga a questo cannibalismo padronale.

 

La "competitività" incentrata sulla "flessibilità a tutto spiano" elimina ogni limite alla razzia del lavoro

 

Non c'è comparto dell'economia (agricolo, industriale, commerciale, bancario-assicurativo, servizi, ecc.) o settore operaio e impiegatizio, che non sia sconvolto dalla riorganizzazione flessibile del lavoro. Con la cosiddetta riforma del mercato del lavoro, poi, che ha trasfuso il patto per l'Italia (siglato il 5 luglio 2002 da Governo Confindustria Cisl Uil, ved. Suppl. 1/8/02) nella legge delega n. 30 del 23/2/03 e quest'ultima nel Decreto Legislativo 10/9/03 n. 276, il padronato ha rimosso ogni limite residuo all'utilizzo elastico, discrezionale, della forza-lavoro. Il provvedimento porta infatti a termine il processo di legalizzazione della precarietà strutturale del lavoro avviato nel 1992. Il complesso normativo (varato dal governo in via definitiva, prima dell'approvazione parlamentare, il 31 luglio 2003), chiamato riforma Biagi e definito dal ministro del lavoro la legge più importante degli ultimi 30 anni, è un codice del lavoro schiavizzato. Vale la pena riassumere l'impianto delle nuove norme, ricordando che da tre mesi la nostra organizzazione di Milano diffonde un pieghevole analitico sull'argomento, per ben capire i propositi sbranatori e gli orizzonti dispotici di queste norme.

 

L'intento cannibalistico della "riforma Biagi"

 

In primo luogo le nuove norme legalizzano la manipolazione negriera della forza-lavoro, che un tempo veniva combattuta come caporalato; e sanciscono la mercificazione del lavoratore (al di là della forza-lavoro che lo è sempre stata dall'origine del capitalismo) in quanto i nuovi soggetti dello scambio diventano le agenzie di somministrazione e l'impresa utilizzatrice; stabilendo: a) la sostituzione del collocamento pubblico con le agenzie di lavoro; b) l'appalto di manodopera e il distacco permanente; c) il trasferimento di pezzi di azienda e la cessione di gruppi di lavoratori (sminuzzamento delle imprese).

In secondo luogo introducono un'infinità di forme di flessibilità contrattuali e di tipologie di utilizzo della forza-lavoro che annullano la soggettività operaia e la dignità umana, prevedendo e liceizzando: a) il lavoro intermittente, ovvero la disponibilità permanente per lavori discontinui e saltuari; b) il lavoro ripartito (uno stesso lavoro svolto da due lavoratori vincolati l'uno all'altro); c) part-time a turni mutevoli e più elasticizzato; d) l'estensione dell'apprendistato dai 15 ai 29 anni; e) i contratti di inserimento, ossia di formazione e lavoro con adattamento del lavoratore alle esigenze del mercato; f) il lavoro a chiamata (job an Call); g) l'affitto di squadre (staff leasing), in cui gli operai affittati mantengono i loro rapporti con l'agenzia di somministrazione e non con il padrone che li utilizza; h) che i co.co.co. vengano addetti, senza vincolo di subordinazione, a progetti specifici, come titolari di partita IVA.

In terzo luogo le nuove norme comportano la trasformazione dei sindacati in agenzie di servizio a disposizione delle imprese nella duplice veste: a) di intermediari di manodopera e di partecipanti agli enti bilaterali insieme alle imprese; b) di certificatori dei rapporti di lavoro.

Quindi lo spirito della riforma Biagi non è quello di trasformare il mercato del lavoro in un self-service o in un supermercato della flessibilità, che in sostanza c'era, bensì quello di determinare la totale dipendenza personale del lavoratore per pochi soldi e di consentire inoltre al padronato la possibilità di disporre di una fabbrica senza lavoratori propri come condizione di superiorità competitiva assoluta.

 

Un riassetto negriero e dispotico dei rapporti di lavoro e sociali tra le classi e terrorizzante dell'iniziativa operaia

 

La riforma del mercato del lavoro, la contemporanea cancellazione della previdenza pubblica col varo del modello pensionistico basato sul lavoro perpetuo e l'attacco preventivo al diritto di sciopero, costituiscono i cardini portanti di un riassetto negriero e dispotico dei rapporti di lavoro, dei rapporti tra salariati e padroni, dei rapporti tra le classi (tra proletariato e oligarchia finanziaria-parassitaria). Tutte le politiche di competitività, varate dal governo Berlusconi e utilizzate dal padronato, sono funzionali a questo riassetto. Prima ancora di essere strumenti di competizione nei confronti dei gruppi concorrenti degli altri paesi sono e funzionano come meccanismi di indebolimento della capacità di contrattazione, organizzazione, lotta, dei lavoratori. E conservano questa funzione qualunque cricca di politicanti siede al governo, in quanto il loro obbiettivo prioritario è quello di intaccare e demolire l'autonomia, l'iniziativa, la capacità di lotta, operaia.

 

Le cinque "tagliuole" che dissanguano le masse salariate

 

Nel quadro dell'attuale riassetto dei rapporti di lavoro e sociali sono cinque i meccanismi divoratori che minacciano l'esistenza quotidiana dei lavoratori: 1º) la flessibilità illimitata o precarizzazione lavorativa; 2º) la svalorizzazione del salario (corroso sempre e spesso non pagato); 3º) il caro alloggi, che porta alla rendita edilizia il 50% di una busta paga di un giovane lavoratore, se non di più; 4º) lo scadimento e il rincaro, crescenti, dei servizi sociali (scuola, sanità, trasporti, ecc.); 5º) il crescente carico contributivo, fiscale (Irpef-Iva) e previdenziale. A queste tagliuole bisogna aggiungere, a completamento, l'intervento militare delle forze dell'ordine diretto a soffocare ogni iniziativa di difesa operaia.

Bisogna sottolineare a questo punto che la razzia del lavoro, che accomuna le bande padronali di casa nostra europee e del mondo intero, non si esaurisce nel rapporto salariale ma investe l'aspetto principale della condizione di classe e il punto nodale dei rapporti sociali. E tutto ciò implica ai fini della difesa operaia che è necessaria una lotta senza tregua e ad alto potenziale non solo per spazzare via queste bande cannibalesche ma anche per arginarne l'arroganza. I lavoratori tutti, locali ed immigrati, debbono agire in massa, nonostante le differenze che sul terreno economico e professionale esistono tra di loro e che il padronato sfrutta abilmente per mettere gli uni contro gli altri allo scopo di distruggere questo assetto, soddisfare i bisogni di vita, modificare i rapporti di forza tra le classi.

Ma prima di articolare i nuclei della piattaforma dobbiamo puntualizzare due ulteriori aspetti della situazione.

 

I caratteri di fase dell'autunno

 

Il primo aspetto riguarda i caratteri della fase che si è aperta con l'autunno. Il riassetto dispotico dei rapporti sociali concretizza la politica del potere. Ma questa politica è un aspetto, un lato, della realtà di classe. L'altro lato è rappresentato dal rivolgimento sociale. In contrapposizione al dispotismo di un potere in crisi c'è una tensione sociale di massa che ribolle. Per cui il riassetto concreto dei rapporti di forze sociali è tutto legato alla fase di scontro che si è aperta. In sintesi e per comodità espressiva tratteggiamo nei seguenti punti i caratteri di fase di quest'autunno: 1°) legalizzazione del lavoro a comando e perpetuo come signoria piena dei padroni sui lavoratori trasformati in risorse umane; 2°) protezione militaristica di questa signoria, o razzia, da parte degli apparati di forza dello stato; 3°) istantaneità della rottura di questa cappa di controllo come manifestazione dell'antagonismo operaio; 4°) trasformazione dello scontro sociale in confronto-scontro con le forze di polizia e gli apparati militari.

Questi i caratteri di fase. Ma c'è da notare espressamente che i meccanismi e puntelli che convogliano e proteggono il lavoro a comando (nella varietà di tipologie prima menzionate) e il lavoro perpetuo (senza traguardo pensionistico) sono tutti diretti contro i giovani. Sono fauci cannibalistiche spalancate sul presente e sul futuro delle masse giovanili. Per questo i giovani debbono rivoltarsi contro i predatori e scatenare contro questi cannibali la più decisa guerra sociale.

 

La trasformazione del sindacato in certificatore di lavoro schiavistico

 

Il secondo aspetto riguarda i piagnistei, patetici e fuorvianti, della sinistra sindacale. La sinistra della Fiom rimpiange la concertazione piagnucolando sulla fine del sindacato per l'impossibilità in cui si verrebbe a trovare di organizzare le nuove figure lavorative e di contrattare il lavoro frammentato. Questi lamenti assomigliano alle proverbiali lacrime di coccodrillo; ma messi in giro non per cambiare rotta bensì per disorientare ulteriormente i lavoratori. Infatti questi nostalgici della contrattazione subalterna, in primo luogo nascondono il fatto che il nuovo ruolo assegnato al sindacato è la prosecuzione del compito precedente adattato alla situazione attuale (da agente della riduzione programmata del salario a certificatore di rapporti di lavoro senza base salariale); in secondo luogo nascondono il fatto che sotto il manto della concertazione metteva radici un sistema banditesco di razzia del lavoro, ufficializzato solo nel 2002 con il Patto per l'Italia; in terzo luogo, ed è la cosa più grave, invece di attaccare il padronato e il suo sistema di potere autoritario, menano scandalo per il calpestamento da parte di quest'ultimo delle regole democratiche che esistono solo nella loro testa. Quindi questa sinistra sindacale è troppo compromessa e marcia e bisognerà guardarsene bene perchè cercherà in ogni modo di frenare e fuorviare l'antagonismo dei lavoratori.

 

Rompere ogni disciplina imposta dall'esterno; procedere all'organizzazione proletaria di lotta

 

Esaminati tutti questi aspetti della situazione passiamo ad articolare la piattaforma.

Una premessa tattico-strategica da anteporre alle indicazioni operative è l'atteggiamento di fondo da tenere nei confronti del sistema sociale e di potere. Al riguardo va detto. Il capitalismo finanziario-parassitario, predominante nella realtà mondiale, esercita lo sfruttamento generale (relativo e assoluto nel senso marxista) dei lavoratori e della massa della popolazione. Il padronato di questa forma putrescente di capitalismo pratica la razzia del lavoro, dei risparmi e delle risorse. E vuole la certificazione da parte del sindacato di questa pratica di razzia. Lo stato, con tutte le sue polizie e gli apparati di forza di cui dispone, a protezione di questa pratica di razzia terrorizza con strumenti vari (sanzioni, licenziamenti, carcere, ecc) ogni iniziativa di difesa operaia che contrasti questa pratica. Quindi è compito e dovere di ogni lavoratore tenere un atteggiamento di avversione e di lotta contro questo sistema statale e di battersi per la conquista del potere, subordinando a questo obbiettivo supremo ogni azione immediata tesa a salvaguardare l'esistenza e la dignità e facendo di questa azione un momento di lotta sociale per il potere proletario.

 

Obbiettivi e indicazioni operative

 

Con questa premessa articoliamo infine e conclusivamente gli obbiettivi e le indicazioni pratiche principali della piattaforma.

1°) Promuovere l'organizzazione autonoma operaia costituendo, in ogni luogo di lavoro (fabbrica, cantiere, ufficio, ecc.) e nell'area territoriale di diffusione della fabbrica flessibile, gli organismi di lotta proletaria; collegare questi organismi tra di loro fino a scala nazionale con prospettiva di creare un sindacato di classe.

2°) Opporsi ai licenziamenti, alla Cig alla mobilità; contrastare ogni forma di flessibilizzazione infittendo i legami e la cooperazione tra lavoratori, tra occupati e in lista d'attesa o in disponibilità; attaccare le agenzie di lavoro e di intermediazione della manodopera; esigere che all'attività lavorativa, sotto qualunque forma contrattuale svolta, venga applicata la parità di trattamento (salariale e normativa) della categoria corrispondente.

3°) Esigere il salario minimo garantito di euro 1.032 mensili, intassabili, a favore di disoccupati, di giovani in cerca di lavoro, di lavoratori sottopagati, di pensionati con la minima. Nessuna forma di retribuzione per un lavoro qualsiasi (parziario, temporaneo, occasionale, ecc.) deve essere inferiore a questo livello.

4°) Rivendicare l'aumento immediato dei salari di euro 260 mensili in paga base senza distinzione di tipologie contrattuali; respingere gli accordi territoriali, trappole di divisione dei lavoratori e di superproduttivismo; salvaguardare l'uniterietà di trattamenti.

5°) Difendere la salute e l'incolumità personale dalla nocività e pericolosità degli ambienti di lavoro formando i comitati ispettivi operai di fabbrica quartiere zona col compito di controllare le condizioni di rischio in cui il lavoro è svolto e bloccare l'attività fino alla rimozione della fonte di danno e/o di pericolo e al ripristino di condizioni di sicurezza.

6°) Infrangere ogni bavaglio antisciopero, respingendo i ricatti padronali le precettazioni prefettizie le intimidazioni statali mediante la pratica di lotta, lo sciopero autonomo e ad oltranza, senza preavviso e autocondizionamenti. Tutti i mezzi necessari alla difesa operaia sono legittimi.

7°) Respingere il nuovo modello pensionistico e in particolare l'elevamento dell'età pensionabile e del periodo contributivo ed esigere l'aumento delle pensioni minime operaie a euro 1.032; stabilire il controllo operaio sui fondi INPS nonchè quello sui fondi pensione per salvaguardarsi dalla pirateria finanziaria.

8°) Esigere la detassazione del salario almeno fino al livello del salario minimo garantito nonchè l'abolizione dell'IVA sui generi di largo consumo contro un fisco sempre più leggero per profitti e rendite e sempre più pesante per i redditi di lavoro.

9°) Istruzione gratuita per tutti gli alunni e studenti proletari, locali ed immigrati. La scuola deve essere aperta, anticonfessionale e anti meritocratica; e a servizio delle masse non delle imprese. Rifiutare l'individualismo competitivo; suscitare la cooperazione la solidarietà il sapere sociale.

10°) Analisi, medicine, cure, ricoveri, ecc., interamente gratuiti ed esenti da ticket per tutti i lavoratori. Stabilire il controllo operaio sulle strutture ospedaliere, presidi sanitari, centri di cura, ecc., per garantire le prestazioni necessarie e sviluppare la prevenzione.

11°) Esigere trasporti e mense, gratuiti, per i senza salario studenti e operai in difficoltà.

12°) Esigere il blocco degli sfratti; l'assegnazione di case decenti ai lavoratori, a partire da quelle sfitte; affitti non superiori al 10% del salario. Praticare e generalizzare occupazioni e autoriduzioni dei canoni.

13°) Amnistia a favore di tutti i detenuti, locali ed immigrati, per reati patrimoniali e di sopravvivenza. E indulto generalizzato e incondizionato non inferiore ai tre anni.

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