Fronte rivoluzionario

mediterraneo europeo

Contro la schiavizzazione del lavoro, l’oppressione della donna, la distruzione bellica,

per il potere proletario

(Risoluzione politica del 43° Congresso di Rivoluzione Comunista)

 

Il 43° Congresso di Rivoluzione Comunista, svoltosi a Milano nei giorni 21-22 giugno 2014, approva al termine del dibattito la seguente risoluzione politica che indirizza ai raggruppamenti comunisti rivoluzionari, ai giovani, alle donne, ai proletari e semi-proletari dell’area mediterranea europea.

 

1°) L’arrotolamento rivalistico dell’Unione europea e la crescente militarizzazione del controllo statale sulle masse

Nell’esame degli avvenimenti e del posizionamento del partito il congresso parte dal quadro mediterraneo europeo che, nella presente congiuntura, si impone come teatro di sviluppi bellici e di aspri conflitti sociali. Ed osserva. L’area mediterranea europea è avvolta da incendi bellici e da sconvolgimenti sociali. Tutte le cricche dominanti dell’area ed extra (locali, regionali, globali), unite nella repressione delle masse, si vanno azzannando sempre più furiosamente per depredarsi a vicenda ed imporre i propri interessi. Dal 2011 è in corso in Siria un conflitto armato tra cricche locali, che ha via via ridotto 6 milioni di proletari e semi-proletari ad accampati e profughi; e che è via via cresciuto di dimensione territoriale e politico-militare allargandosi all’Iraq. La Libia, dopo la distruttiva aggressione anglo-franco-statunitense, è decaduta in una terra di guerra per bande, di conflitti tra clan tribali e formazioni islamiche; preda dei giuochi imperialistici, principalmente del nostro imperialismo. Dal luglio 2013 la cricca militare egiziana cerca di soffocare il movimento operaio e le masse popolari col terrore armato. In febbraio esplode la guerra civile in Ucraina, trasformatasi ben presto in un cruento conflitto militare tra la parte centro-settentrionale e la regione orientale del Donbass. La spaccatura del paese è l’esito congiunto dell’affermazione della cricca filo-occidentale e dell’espansionismo europeo benché a reggere le fila del giuoco militare siano Stati Uniti da una parte e Russia dalla parte opposta. Dall’estremità orientale del mediterraneo all’Ucraina ci troviamo quindi in un teatro bollente di conflitti militari e sociali.

Il Congresso considerato che questo teatro, che non si esaurisce poi nel suo perimetro ma rappresenta un anello della concatenazione mondiale della spartizione regionale ed imperialistica del mondo e della ribellione delle masse sfruttate ed oppresse, costituisce il campo di azione delle avanguardie e dei lavoratori dell’area, invita le organizzazioni comuniste a prendere contatto le une con le altre, a realizzare collegamenti stabili, a scambiarsi le conoscenze della situazione e le esperienze delle lotte compiute, a stabilire una linea comune di azione, a battersi insieme. Conseguentemente lancia l’obbiettivo di formare il "Fronte rivoluzionario mediterraneo europeo" al fine di unire le forze, mobilitarsi insieme, promuovere la guerra di classe nelle concrete situazioni di ogni paese. Ed indica quali terreni centrali del "Fronte" nella prospettiva del potere proletario: la lotta contro la schiavizzazione del lavoro, l’oppressione della donna, la distruzione bellica. Il "Fronte" deve unire tutti i proletari, giovani e donne occupati e disoccupati, di ogni nazionalità e colore; e far valere in ogni situazione i superiori interessi di classe.

Il Congresso infine dà direttiva all’organizzazione di posizionare il baricentro del "Fronte" sul Mezzogiorno per costituire nel Sud, base militare del pentagono e della nostra cricca di potere, la testa di ponte del lato mediterraneo del "Fronte".

 

2°) La dinamica depressionaria-deflattiva della "Crisi sistemica" e la rigerarchizzazione dei rapporti tra Stati nella decadenza e fallimento del sistema

Il Congresso passa poi all’esame dell’andamento della "Crisi sistemica" e nota che, come già visto in precedenza, le continue iniezioni di liquidità nel circuito monetario da parte delle banche centrali ridisegnano il cane che si morde la coda. Nel 2012-2013 le banche centrali di Stati Uniti, Giappone Gran Bretagna hanno stampato carta moneta, ufficializzata, per 2.700 miliardi di dollari; che è andata a tamponare falle e default, dilatando il volume dei debiti pubblici, spostando così in avanti la resa dei conti. Dal 2008 le predette tre banche hanno aumentato la liquidità del 70%, aumento che a metà 2013 ha spinto gli indici di borsa in un tripudio parossistico oltre i livelli massimi pre-crisi. Si è quindi determinato un rigonfiamento così elevato della "bolla finanziaria" che ha fatto dire agli stessi addetti ai lavori che la Fed è un "gigantesco hedge fund", ossia un sistema truffa. Anche la Bce si è posta in modo più spinto sul binario delle iniezioni di liquidità e della finanziarizzazione del debito.  Il 5 giugno la direzione ha abbassato il tasso di interesse allo 0,15% imponendo al contempo tassi negativi sui depositi per spingere i depositanti ad investire. Inoltre ha rilanciato la cartolarizzazione (ABS), abbassando gli indici di solvibilità al livello americano del 18%, per dirottare liquidità alle imprese. Ma la sovraccumulazione esistente è come il proverbiale cavallo che non vuole bere, non assorbe la liquidità. E così questa si aggira nel circuito speculativo; con l’effetto, alla scala mondiale, che la ricchezza si accumula in meno mani mentre cresce l’impoverimento generale.

Sul piano economico-produttivo si cronicizza l’andamento depressionario che gli economisti accademici chiamano attualmente "doppia malattia" per indicare la riduzione degli investimenti con la parallela riduzione dei consumi. Dopo il parziale recupero produttivo del 2009 sul crollo del 2008 l’area occidentale è entrata via via in depressione-recessione-deflazione; mentre l’area asiatica, dopo la decelerazione iniziata nel 2010, sta accentuando il rallentamento. Tutte le altre aree presentano, in questa prima parte del 2014, i segni dell’andamento depressionario. In conclusione la dinamica della "Crisi sistemica" procede sull’orlo delle tempeste e dei default finanziari e nella palude della depressione-deflazione.

Il Congresso considera poi che la "crisi sistemica" ha accelerato lo spostamento del baricentro economico mondiale da occidente a oriente, dall’Atlantico all’Asia; e che questo spostamento, da tendenziale alla fine del 20° secolo, è divenuto effettivo alla fine del 2013. Nel predetto anno il peso delle economie super-sviluppate è sceso al disotto del 50%. All’inizio del 2014 la Cina marca il sorpasso degli Stati Uniti in termini di Pil con 16.400 miliardi di dollari rispetto ai 16.300 statunitensi. E diventa la prima potenza commerciale con scambi per 4.000 miliardi di dollari, coprendo il 10% del commercio planetario rispetto al 3% del 2000; riacquisendo così la posizione tenuta per più di un millennio sotto la dinastia dei Qing. L’acquisto del rango di prima potenza commerciale non significa però che la Cina rappresenti la prima potenza mondiale. Non lo è né sul piano finanziario, né su quello tecnologico, né su quello militare. Per ora è un’economia mastodontica in fase di transizione dal capitalismo estensivo al capitalismo intensivo; una potenza regionale con aspirazioni mondiali. E proprio per questo fattore di contrasti e tensioni; prima di tutto nell’area asiatica con Giappone Vietnam Corea; e in secondo luogo con le potenze atlantiche in Medio Oriente Africa America Latina e ovunque essa radichi la propria espansione e influenza. Pertanto la spinta impressa dalla "crisi sistemica" alla rigerarchizzazione dei rapporti tra Stati è fonte non solo di riequilibri economico commerciali ma anche di conflittualità armata.

 

3°) Il ridimensionamento strutturale del "sistema Italia" e il piano governativo di asservimento del lavoro alle imprese della depressione attraverso la flessibilizzazione a straccia mercato

Dopo 28 mesi di recessione aggravata, dal terzo trimestre 2011 all’ultimo trimestre 2013, l’industria italiana ha smorzato la discesa, mostrando incerti segni di risalita. Dall’inizio 2013, per non dire dal 2012, ministri ed economisti accademici parlano a getto continuo di ripresa all’angolo e di uscita dal "tunnel della crisi". Ma l’andamento produttivo sconfessa questa diagnosi. Le variazioni percentuali della produzione nei primi quattro mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013, ove il calo medio è stato del 3,8, registrano + 1,3% a gennaio + 0,4% a febbraio – 0,1% a marzo + 1,6% ad aprile, indicando quindi un trend discendente. Per un colpo d’occhio d’insieme il Congresso aggiorna la periodizzazione del percorso compiuto dall’industria italiana nello scenario di crisi: 1°) fase dei crolli finanziari e produttivi 2008 e in parte 2009; 2°) fase di parziale recupero dei livelli pre-crisi metà 2009-2010; 3°) fase di recessione prolungata nell’avvitamento depressivo dell’economia europea metà 2011-2013; 4°) fase di avvitamento depressivo-deflattivo inizio 2014; sottolineando che dal 2008 al 2013 l’economia italiana ha perso il 9% del Pil e il 25% della produzione industriale con un crollo degli investimenti e dei consumi e un aumento della disoccupazione di massa e della miseria da distruzione bellica. E rileva che questa perdita, incolmabile, ha le sue radici ante crisi nella svendita delle grandi aziende pubbliche e nelle privatizzazioni; e che il ridimensionamento industriale si è andato livellando su una rete di medie aziende, concentrate nel manifatturiero nei servizi e nel settore agro-alimentare, che si reggono sull’utilizzo intensivo di forza-lavoro. Per cui possono stare in piedi nel mercato mondiale del dumping lavorativo solo disponendo di forza-lavoro flessibile e a straccia mercato.

Passando ad esaminare il piano del governo alla luce di questo quadro il Congresso giudica e condanna il "job acts" come una piattaforma generale di assoggettamento di giovani e lavoratori alle esigenze delle imprese; di dumping lavorativo e salariale. Ed avverte che esso ha una duplice valenza: da un lato serve a mettere a disposizione delle aziende, al prezzo più basso possibile e ai ritmi più intensi, la manodopera da queste utilizzabile; dall’altro al consolidamento del sistema ridimensionato e di conseguenza all’abbassamento futuro del trattamento economico e delle condizioni di lavoro. Il modello che gira nelle teste del duetto Renzi – Poletti è il "mini job"  tedesco, il contratto tiracollo con salari di 400 – 500 euro mensili sgravi contributivi e flessibilità a tutto spiano.

Pertanto, nell’esprimere la propria condanna, esso chiama l’organizzazione a promuovere una lotta permanente contro questo nuovo strumento di asservimento di giovani e donne a difesa della dignità del salario e della salute.

 

4°) Lo sbandamento delle classi medie e il posizionamento del proletariato al centro dello scontro sociale

Operate le analisi che precedono il Congresso passa ad esaminare la dinamica delle classi, delle classi medie e del proletariato. Ed osserva partitamente.

Il movimento delle classi medie e piccolo borghesi riflette nell’anno congressuale la disgregazione avanzata delle loro basi economiche e professionali di vita; ed esprime la disperata volontà di sopravvivenza, esasperata in ogni categoria. In dicembre i "Forconi", coalizione di agricoltori diretto-coltivatori autotrasportatori, inscenano una nuova protesta nazionale di una settimana, autoproclamandosi a Torino "Movimento 9 dicembre". Bloccano nodi stradali e supermercati senza darsi un obbiettivo comune. E terminano la protesta dividendosi. Il 18 febbraio un corteo di circa 60.000 artigiani commercianti piccoli imprenditori sfila a Roma, manifestando contro la pressione fiscale. La numerosa manifestazione resta senza seguito. Due giorni dopo, sempre nella capitale, 15.000 avvocati manifestano in corteo contro l’aumento dei costi della giustizia e la mediazione obbligatoria. A maggio i taxisti hanno messo in atto una prolungata astensione dal servizio, con varie manifestazioni, per bloccare un servizio concorrente denominato "Uber". Nel complesso le agitazioni delle classi medie denotano fenomeni di frammentazione, impotenza, sbandamento, chiusura a riccio. In quella dei "Forconi", che è stata la più ampia e articolata del periodo, tra il biasimo dei politici e le grida di salvezza ha fatto capolino la richiesta imprecisata di un "governo forte"; richiesta morta subito nell’uovo; nonostante il sostegno aperto al "movimento" dei gruppi neofascisti.

Nel medesimo periodo sono in mobilitazione permanente le varie componenti del proletariato: disoccupati, operai occupati, frazioni di studenti medi, pensionati al minimo, sfrattati occupanti e senza tetto. Si trovano nelle piazze, in sciopero, in episodi di rivolta, in scontri con le forze dell’ordine, ecc…. Tra giugno e settembre 2013 si amplia e radicalizza il movimento dei disoccupati, cui si uniscono anziani impoveriti e sfrattati. In autunno essi danno vita a forti manifestazioni a Palermo Napoli Roma. Nelle fabbriche sotto minaccia di chiusura gli operai resistono duramente a difesa del posto di lavoro a costo di accettare l’autoriduzione del salario. Il 4 ottobre inizia la prima giornata di protesta dei medi a livello nazionale. Il 15 ottobre disoccupati precari studenti sostenitori del diritto all’alloggio effettuano forti manifestazioni da Torino a Palermo. Nel trasporto pubblico locale esplode la collera anti-produttivistica e anti-privatizzatrice. Il 19-23 novembre insorgono per cinque giorni con uno sciopero improvviso e a oltranza i tranvieri dell’Amt di Genova; seguiti il 5-6 dicembre dai tranvieri dell’Ataf di Firenze che stendono uno striscione con la scritta "Renzi nemico di tutti i lavoratori". Tutto il comparto operaio si trova davanti al problema di darsi un’organizzazione adeguata, in organismi autonomi di classe, sul piano economico-professionale e su quello politico. Nel primo trimestre del 2014 c’è un accavallarsi di lotte dure e difficili. Gli edili riempiono le strade con numerosi cortei reclamando lavoro dignità e denunciando la crescente pericolosità del "lavoro nero". In aprile si avvia alla conclusione la lunga lotta dei 6000 dipendenti dell’Electrolux contro la delocalizzazione di parte della produzione in Polonia decisa dalla multinazionale svedese che va verso un approdo conservativo, sia pure imperniato sugli ammortizzatori sociali, grazie ai blocchi delle merci in entrata e uscita attuati nei quattro stabilimenti del gruppo nei momenti più tesi dell’agitazione. Infine il 5 maggio si accende un altro braccio di ferro all’Ikea di Piacenza tra lavoratori e Direzione aziendale più Cooperativa San Martino in seguito alla pretestuosa sospensione di 33 facchini affiliati al Si Cobas. Il braccio di ferro si caratterizza per la sua asprezza in quanto la protesta operaia, sorretta dai picchetti, è fatta oggetto di continue cariche delle forze dell’ordine seguite inoltre dai "fogli di via" del prefetto. In tutte le lotte manifestazioni proteste scontri, in cui si è espressa e concretizzata la dinamica proletaria, qui appena esemplificata, emergono i tratti specifici soggettivi delle forze in movimento: la volontà di lotta, la determinazione, la compattezza, la capacità di resistenza, l’odio accumulato nei confronti del marciume politico e sindacale ecc.. Questi tratti non sono isolati, sono sentimenti comuni a diverse componenti proletarie. E danno un indice concreto di crescita dell’antagonismo sociale. Segnano quindi sul piano dinamico una disponibilità crescente alla guerra di classe.

 

5°) Valorizzare l’esperienza delle lotte più avanzate sviluppando e adeguando l’organizzazione autonoma proletaria e l’organizzazione di partito

Sulla base della dinamica proletaria prima considerata il 43° Congresso, sottolineato che la ricomposizione delle varie componenti del proletariato è un processo di organizzazione generale che si costituisce mediante gli organismi sociali di lotta e il partito rivoluzionario e che parte dalla testa non dalla coda, invita le avanguardie marxiste e raccomanda all’organizzazione ad accelerare lo sviluppo dell’autonomia proletaria attraverso la costruzione di organismi autonomi di lotta, operai (comitati e sindacato di classe) e proletari (nelle forme occorrenti), e del partito; a spingere ogni movimento di lotta, settoriale e/o generale, nel fronte della guerra di classe senza farsi disorientare dalla relativa "frammentazione" delle lotte operaie; ad adeguare e attrezzare ogni forma di organizzazione allo sviluppo pratico e alle lotte più avanzate; a considerare e praticare il processo di ricomposizione proletaria come tattica e strategia della guerra di classe.

Detto questo il Congresso apprezza l’attività svolta dal "Comitato per il Salario Minimo Garantito di € 1.250,00 mensili intassabili" per disoccupati sottopagati e pensionati al minimo di Milano e lo esorta a contrastare il progetto della consorteria affaristica e imprenditoriale che manovra "Expo 2015" di utilizzare i giovani gratuitamente o con compensi simbolici. E con riferimento ai compiti approva e fa proprie le indicazioni operative date il 17 ottobre 2013 dal Comitato Centrale. E le ripropone a tutti i proletari, in particolare a giovani e donne.

a - Esigere il salario minimo garantito di 1.250 € mensili intassabili a favore di disoccupati cassintegrati sottopagati pensionati con assegni minimi per assicurare l'esistenza vitale dei lavoratori, ostacolare la differenziazione al ribasso tra uomini e donne, settentrionali e meridionali, locali e immigrati. La mobilitazione per questa forma di salario deve stimolare la lotta di classe e non fungere da ammortizzatore del sistema in crisi.

b - Lanciare una campagna di lotta per l'aumento del salario di almeno 300 € mensili in busta paga, per la riduzione della giornata lavorativa a 33 ore settimanali e senza straordinari; per rivendicare obbiettivi comuni a tutti i lavoratori.

c -  Blocco immediato degli sfratti e degli sgomberi. Alloggi ai senza tetto. Affitti non superiori al 10% del salario minimo garantito. Difendere e allargare le occupazioni di case sfitte. Formare picchetti antisfratto e antisgombero.

d - Nessuna tregua al governo delle banche e dell'immiserimento. Depennare dai ruoli di Equitalia tutte le esazioni a carico dei lavoratori. Annullare ticket e bollette di poveri e impoveriti. Imporre il controllo proletario sulle strutture ospedaliere su asili mense e scuole. Opporsi a dismissioni e privatizzazioni a difesa non della "mano pubblica" (proprietà statale) bensì dell'appropriazione delle risorse e dei mezzi di produzione da parte dei lavoratori.

e - Esigere l'abolizione dell'IRPEF su salari e pensioni quantomeno fino al livello del salario minimo garantito; nonché dell'IVA sui generi di largo consumo e sui carburanti. Esigere la cancellazione del debito pubblico. La prima forma di "finanza pubblica" deve essere la soppressione del sostegno alla rendita finanziaria.

f -  Eliminazione dei Cie, dei Cpa, dei Cara e di ogni altra struttura di controllo e segregazione di immigrati e rifugiati. Abbasso gli sbarramenti e i respingimenti. Porte aperte ai migranti.

g - Creare il "fronte proletario meridionale" come primo anello della ricomposizione nazionale del proletariato. Incentrare su questo "fronte", verso sud, la formazione del "fronte rivoluzionario mediterraneo"; verso nord, l'unione dei lavoratori europei contro l'Europa delle patrie e dell'euro in piena decomposizione.

h -  La guerra civile è inseparabile dalla rottura della legalità istituzionale per tutte le classi le frazioni di classe le forze sociali e politiche che vi sono immerse e/o coinvolte. Le forze d'avanguardia proletarie debbono impiegare tutti i mezzi necessari al perseguimento degli obbiettivi di classe e a contrastare la repressione statale. La "violenza rivoluzionaria", che non va equiparata a ogni tipo di lesione o di fracassamento, non solo è necessaria, è incontestabilmente giustificata dall'ispirazione collettivista e dall'essenza ugualitaria. Potenziare l'«armamento proletario» sul piano politico organizzativo operativo e della prospettiva.

i -  Formare gli organismi proletari di autodifesa e di lotta contro il "fascio-leghismo" e lo squadrismo delle nuove destre col compito di rendere colpo su colpo e far cadere la maschera borghese all'antifascismo democratico-resistenziale.

l -  Amnistia generale per tutti i reati patrimoniali e per i reati politici anti-statali, compiuti da disoccupati giovani e antagonisti. Indulto incondizionato di tre anni a favore di tutti i condannati di condizione proletaria. Abolizione completa della recidiva.

m - Sviluppare l'organizzazione politica delle masse in movimento; selezionare dalle masse in movimento le forze anticapitaliste più combattive; imprimere una forte spinta alla costruzione del partito rivoluzionario.

 

6°) La decomposizione rivalistica dell’Unione europea e la strategicità del "fronte rivoluzionario"

Nel fare appello alle formazioni marxiste del vecchio continente a stringere legami e collegamenti reciproci; a formare il "Fronte rivoluzionario" contro la schiavizzazione del lavoro l’oppressione della donna la distruzione bellica per il potere proletario, il Congresso tiene a mettere in chiaro che l’U.E. è in stato avanzato di disarticolazione conflittuale sul piano economico politico e statuale, in quanto la logica di sopraffazione che regge i rapporti infracomunitari si è trasformata in logica di supremazia e arraffamento; e la spaccatura Sud-Nord, esasperata da questa logica, va verso la deflagrazione. Esso mette in chiaro altresì che i "piani di stabilità" e il "fiscal compact", meccanismi di gerarchia delle rendite finanziarie basati sulla compressione dei salari sui tagli e sui salassi fiscali ecc…, generano asfissia e fallimenti, alimentano la guerra civile, esasperano i contrasti tra Stati; e spingono alla conflagrazione continentale. E sottolinea che è un inganno per prolungare l’insostenibile impoverimento delle masse la prospettazione delle correnti europeiste che l’U.E, sia a un bivio tra la disintegrazione e una integrazione paritaria, in quanto è stata proprio quest’ultima visuale l’ideologia che ha retto dalla creazione l’Unione.

Il congresso osserva poi che non basta riconoscere che i rapporti infraeuropei sono regolati dai rispettivi rapporti di forza tra i singoli Stati e che il sovranismo porta all’antieuropeismo e al nazionalismo in quanto bisogna prendere atto che le oligarchie finanziarie sono sul terreno dell’aggressione e della spartizione e che senza rovesciare le patrie capitaliste è impossibile un’Europa solidale. Quindi l’alternativa alla conflagrazione, al nazionalismo, al populismo, alle tendenze xenofobe e nazifasciste, alla miseria e alla schiavizzazione del lavoro, alla distruzione bellica con gli orrori e nefandezze che ne conseguono, è solo e soltanto l’unione di lotta tra tutti i proletari; la lotta rivoluzionaria in tutta l’area e altrove per spazzar via il putridume dominante.

 

7°) La natura controrivoluzionaria e spartitoria degli svolgimenti militari medio-orientali mediterranei e ucraini

Il Congresso puntualizza infine le proprie posizioni e indicazioni sui teatri di guerra in fiamme.

Prima di tutto denuncia la Casa Bianca e il suo presidente di perseguire con truce ipocrisia la guerra permanente, controrivoluzionaria e di rapina, nei confronti di mezzo mondo ed in particolare di assecondare le voglie espansive regionali e antipalestinesi di Israele e Arabia Saudita, di spaccare e rapinare Stati e masse (Iraq), di gestire i proventi della rapina con governi fantoccio, anche occorrendo col puntello di Al Queda, di utilizzare la Nato per terrorizzare i popoli estendere la propria influenza nel centro-asiatico attizzare la conflittualità tra i gruppi di potere ucraini e sfruttarla contro la Russia. In secondo luogo denuncia le nostre cricche di potere a Palazzo Chigi innanzitutto per lo stabile appoggio dato al Pentagono con le basi di Ghedi Sigonella Niscemi ed altre, per il supporto logistico fornito alla Cia nella sua opera di spionaggio elettronico universale; e poi e fondamentalmente per l’espansionismo l’attività di gendarmeria lo scrocco l’intrigo in Libia Iraq Siria Libano e in tanti altri paesi dell’area e fuori dell’area. Ed avverte le avanguardie i giovani e i lavoratori che la lotta contro il nostro imperialismo non si esaurisce nella "smilitarizzazione" delle basi, ma richiede la distruzione delle macchine di guerra e il rovesciamento delle cricche di potere.

Passando poi a valutare gli sviluppi bellici nel teatro siriano-iracheno e in particolare la natura della formazione jihadista rampante denominata "Stato islamico di Iraq e al Sham Levante" (Isil o Isis) e delle sue operazioni militari il Congresso valuta e denuncia in grande sintesi: a) che l’Isis, formazione sunnita irachena costola di al Queda, è una creatura americana finanziata e sostenuta da Arabia Saudita e Qatar nella loro guerra indiretta contro il gruppo Assad governante in Siria e il governo di Al Maliki in Iraq vicino all’Iran; b) che dopo la strategica conquista di Mosul il 10 giugno le milizie si ingrossano in esercito e il loro capo Al-Baghdadi si proclama califfo con l’obbiettivo di creare un califfato islamico da Aleppo a Erbil; c) che questo obbiettivo concretizza, oltre all’indebolimento della Siria, la divisione dell’Iraq nei tre cantoni disegnati dal Pentagono; d) che le operazioni militari condotte dall’Isis vanno avanti, in questa fase di avanzata, mediante sgozzamenti pulizia etnica di villaggi di contadini lavoratori disoccupati e col terrore sanguinario anche per imporre la schiavitù della donna; e) che in qualunque modo potranno variare in avanti i rapporti di forza sul campo tra opposte truppe locali e le alleanze e i giuochi di tutte le potenze interessate, tra cui l’Italia, l’Isis dovrà rendere conto ai suoi padrini e finanziatori e dimostrare che sotto la tunica confessionale e la disgregazione statuale dell’area ci sono sporchi interessi di affari e di ordine, petroliferi e di controllo anti-proletario. Conseguentemente e come indicazioni suggerisce e propone ai "giovani ribelli" di Deraa e ai proletari siro-iracheni di raccogliersi, nella situazione di sfacelo bellico, armarsi e organizzare una linea di resistenza contro l’Isis. Ed invita i lavoratori degli altri paesi a dare sostegno ai lavoratori costretti a scappare dal proprio.

 

8°) Trasformare ogni guerra confessionale, nazionale, interstatale, imperialistica, in guerra rivoluzionaria

Il Congresso passa infine al teatro ucraino e a premessa puntualizza la situazione. L’Ucraina è già spaccata in due tra il governo di Kiev e le nate "repubbliche popolari" di Donetsk e Lugansk ai confini con la Russia. E si trova sotto un  martellante crepitio delle armi, destinato per il momento ad aggravarsi. Entrambe le forze in campo, ad ovest e ad est, fanno di tutto per trascinare i lavoratori dalla loro parte, legarle al loro carro e portarli al massacro. La bandiera dell’Ucraina unitaria, sostenuta dagli oligarchi e dai nazionalisti dell’ovest, e quella dell’Ucraina federale sollevata dagli industriali e dai burocrati dell’est, sono bandiere che non uniscono ma dividono gli ucraini e che in entrambi i casi portano i lavoratori alla soggezione del padronato e del potere statale. I proletari ucraini sono reduci di tante battaglie sociali e politiche e nel conflitto in corso debbono schierarsi decisamente.

Fatta questa puntualizzazione il Congresso invita ed esorta i giovani e i lavoratori ucraini:

a) a respingere l’incitamento alla guerra agitato dagli affaristi e fascisti di Kiev nonché dagli industriali e burocrati del campo opposto;

b) nessun appoggio al governo di Kiev; boicottaggio della chiamata di giovani e riservisti;

c) nessun appoggio alle proclamate repubbliche dell’est che hanno compresso la libertà dei lavoratori e messo a repentaglio la loro pelle;

d) respingere l’appello al pacifismo dei vari conciliatori sociali che tende a subordinare gli operai ai vincitori;

e) opporsi alla coscrizione, aiutare gli sfollati delle zone bombardate; creare legami di massimo sostegno tra lavoratori;

f) non rimorchiarsi a nessuna soluzione territoriale borghese, di tipo confederale autonomista e separatista; l’unica soluzione territoriale ammissibile è quella garantita dalla forza e dalla capacità di lotta dei lavoratori;

g) il traguardo verso cui debbono marciare giovani donne occupati o disoccupati in patria e all’estero è il potere proletario;

h) organizzarsi adeguatamente e autonomamente dagli affaristi politico-sindacali di regime; trasformare la guerra fratricida in guerra di classe; contro Usa Ue Nato Russia, per una Ucraina comunista ed internazionalista.

A conclusione il 43° Congresso denuncia e condanna la cricca militare egiziana di Al Sisi che ha elevato il terrore a strumento d’ordine generale ergendosi, col massacro e la violenta repressione di manifestanti e operai, a baluardo controrivoluzionario dell’area. Ed esprime la più calda solidarietà e il più fervido riconoscimento ai coraggiosi proletari che hanno sfidato e sfidano questa ignobile accolta di macellai.

Milano, 22 giugno 2014

Il 43° Congresso di Rivoluzione Comunista

 

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