Il primo scossone contro il governo dei banchieri parte dal Sud
"Forza d'urto", un comitato composito di coltivatori autotrasportatori pescatori, al grido di "guerra al sistema" paralizza la Sicilia e blocca il transito di merci dal Sud al Nord e viceversa.
Dalla mezzanotte di domenica 15 gennaio, programmata per 5 giorni fino alla mezzanotte di sabato 20, prende il via quella che diventa mano mano la più grande agitazione di massa della piccola e media borghesia agricola, artigiana, della pesca e del trasporto. L'eterogeneo movimento parte dalla Sicilia orientale, preparato e lanciato dalla distribuzione di volantini, da presidi attuati in 7 delle 9 province dell'isola, dal blocco stradale del trasporto, dalla disperazione del naufragio economico-sociale, dalla rabbia per l'ultimo esoso aumento del carburante.
Le sigle del movimento e la tipologia organizzativa
Il movimento si autodenomina "Forza d'urto", ma "Forza d'urto" è semplicemente un "Comitato" che coordina le due forze principali dell'agitazione, costituite dal "Movimento dei Forconi" (1) - composto da agricoltori coltivatori allevatori pastori pescatori artigiani (una specie di federazione di categorie produttive) - e dagli autotrasportatori "Aias" (Associazione imprese autotrasportatori siciliani). Leader del "Movimento dei Forconi" è Mariano Ferro, un agricoltore di Avola ostile ai prodotti agricoli nordafricani e cinesi per il prezzo concorrenziale. Il capo dell'Aias è Giuseppe Richichi, gestore di un autoparco a Catania. Quest'ultimo ha dato un forte contributo alla formazione di "Forza d'urto" e ha accettato di porre a presidente del "Comitato" Mariano Ferro. Quindi "Forza d'urto" non deve essere assimilata a "Bisonte selvaggio"; è un contenitore che raccoglie il malcontento di vari ceti produttivi e sociali.
Ciò che accomuna le varie categorie è la produzione sottocosto, l'aumento delle tasse e del gasolio, il credito strozzino, i balzelli vari. Lunedì mattino, primo giorno dell'agitazione, Mariano Ferro parlando al casello di S. Gregorio (terminale dell'autostrada Messina-Catania) ha detto che "Forza d'urto" vuole ripetere la "primavera araba" e la protesta greca e che vuole governare la Sicilia sulla base di un "programma di democrazia e partecipazione dal basso". L'agitazione di massa si snoda in due fasi, la prima "territoriale esplosiva"; la seconda di "estensione nazionale". In questo scritto ci occupiamo del movimento nelle due fasi, delle cause della protesta e degli obbiettivi, dei suoi esiti, del suo significato politico-sociale, cui seguiranno le nostre indicazioni finali.
La fase territoriale della protesta
L'agitazione scatta alla mezzanotte di domenica-lunedì 16 gennaio. In un suo comunicato, distribuito sotto forma di volantino, "Forza d'urto" avvisa che i presidi "non sono blocchi stradali selvaggi" e che a parte i disagi per le file tutti possono circolare (2). Ed indica le richieste: a) via le accise dal carburante; b) compensazione dei maggiori costi agricoli rispetto alla concorrenza extracomunitaria; c) controlli contro il taroccamento dei prodotti italiani; d) maggiori collegamenti ferroviari e autostradali; e) intervento su Equitalia e cartelle esattoriali; f) zona franca. Richichi si installa al casello di S. Gregorio che diventa un punto nevralgico di coordinamento della protesta. A mezzogiorno la Sicilia è quasi paralizzata. Dall'altra parte dello stretto gli autotrasportatori calabresi attuano in segno di appoggio presidi a Reggio e a Catanzaro. La protesta suscita un'immediata eco popolare. Il presidio argentino di Canicattì sulla statale 115 è appoggiato da braccianti e senza lavoro. Quello di Caltanissetta sulla statale 640, CL-AG, da diverse fasce sociali; mentre a Gela gli studenti improvvisano cortei (3). A Messina la gente si unisce ai coltivatori e autotrasportatori che presidiano lo Stretto (4). A Siracusa infine vengono bloccate le raffinerie.
Martedì 17 la protesta si estende e si infittisce. I presidi si quadruplicano (da 26 oltrepassano il centinaio) e cresce la solidarietà popolare. A Gela i lavoratori dell'indotto del petrolchimico solidarizzano col movimento restando fuori dai cancelli del complesso. Mercoledì 18 la protesta si allarga e diventa una rivolta popolare. Nel pomeriggio all'interporto di Catania i capi del movimento fanno il punto della situazione. Ferro sottolinea che non c'è stata alcuna risposta alle richieste avanzate e che si andrà avanti. Richichi prima di tutto tiene a chiarire che non è una "guerra di categoria" ma di tutta l'isola; e poi lamenta che non è stata accolta nessuna richiesta (sgravi sul gasolio, tasse, infrastrutture, zona franca).
Giovedì 19 l'isola resta a corto di prodotti per il blocco delle merci. Scarseggiano viveri e carburante e per di più i negozi "fanno la cresta" sulla roba in vendita. Nonostante la carenza di merci aumentano ad est e a ovest le partecipazioni spontanee di altre forze sociali (disoccupati, studenti, pensionati, casalinghe) al movimento. A Pachino manifesta l'intera cittadina. A Vittoria si verifica un fenomeno analogo e viene chiuso il mercato ortofrutticolo che è il più grande d'Italia. A Grammichele, Caltagirone, Giarre scendono in piazza disoccupati e studenti e varie categorie professionali (5). Nel pomeriggio una delegazione di "Forza d'urto" viene ricevuta a Palermo da Lombardo (6). Fuori da Palazzo d'Orleans stazionano migliaia di disoccupati e studenti a dare man forte (7).
Venerdì 20 al culmine della protesta il movimento si divide momentaneamente sul che fare (8). I "Forconi" vogliono proseguire ad oltranza per altri cinque giorni la protesta; gli autotrasportatori intendono invece cessare a mezzanotte. L'Aias teme che la protesta, che ha suscitato tanti appoggi popolari, possa trasformarsi in una rivolta sociale incontrollabile. Dopo un teso confronto i due tronconi di "Forza d'urto" ritrovano l'unità di movimento. E decidono di proseguire l'agitazione per altri cinque giorni (9). Richichi ottiene però l'impegno ad allentare i presidi, anche se Ferro dichiara che verranno mantenuti visto che non c'è stata alcuna risposta concreta da parte del governo; e a garantire la riapertura delle strade per consentire gli approvvigionamenti necessari. La protesta varca così lo stretto e si dirige a Roma.
La protesta si estende al centro-nord e punta sulla capitale. Coltivatori camionisti pescatori, incolleriti di sprofondare nel proletariato, pensano a nuovi metodi di azione
In questa seconda fase dell'agitazione giuoca un peso prevalente sul piano pratico il movimento degli autotrasportatori, sia perché il "movimento dei Forconi" rimane in gran parte nell'isola, sia perché a quelli dell'Aias si uniscono gli autotrasportatori di "Trasporto Unito" (10). Si notano anche in questa fase i pescatori (11) in mobilitazione contro il caro gasolio il regolamento UE del 2009 (che impone vari obblighi) la licenza a punti il controllo satellitare e per l'esenzione dell'IVA e l'accesso al credito. Da Catania Carmelo Micalizzi, presidente delle marinerie siciliane, fa appello alla categoria affinché partecipi compatta alla protesta e respinga ogni accusa di connivenza con mafia o fascismo (12). Ad Avola Ferro dichiara: "andiamo a Roma". E il 21 si mettono in moto i primi reparti del "movimento dei Forconi" per arrivare nella capitale entro il 25 data dell'incontro Monti-Lombardo.
Lunedì 23 la circolazione entra in tilt in tutta Italia. I Tir occupano i nodi stradali e autostradali al Sud e al Nord (Reggio, Cassino, Napoli, Torino tangenziale Sud, Brescia, ecc.). I blocchi attuati autonomamente in vari snodi dai camionisti esprimono il profondo malcontento che ribolle nella categoria e tra gli strati popolari. In una affollata assemblea a Caltanissetta Ferro con la sua spalla destra, il pastore Giuseppe Scarlata, fanno il punto della giornata e sottolineano: "Ci siamo convinti a consentire la circolazione degli automezzi per evitare ulteriori danni e disagi a tutti i siciliani; ma i blocchi non li togliamo perché la fiamma della nostra protesta che ha visto la partecipazione di migliaia di lavoratori e di studenti, possa rimanere accesa" (13).
Il 24 vede l'estensione della protesta. Scarseggiano alimentari e benzina. Ma vede anche, per converso, l'intervento duro del governo. La Cancellieri ordina il divieto dei blocchi e lancia contro i manifestanti prefetti e reparti anti-sommossa. La giornata si apre con l'uccisione ad Asti nelle prime ore del mattino di un camionista del presidio (Massimo Crepaldi di 46 anni) travolto da un'autista tedesca (Karin Jiutta Weekerle di 53 anni), poi arrestata, all'imbocco del casello per l'A/21. A Roma e nelle altre città scatta l'ordinanza anti-presidi. Nel salernitano viene sciolto il nodo della barriera di Mercato San Severino ove si era formato da domenica un blocco di 150 automezzi. Ingenti forze dell'ordine vengono impiegate a Napoli Est e Nord, a Nola e Capua; ove vengono effettuati alcuni arresti e diverse denunce. Nel pomeriggio la circolazione riprende a funzionare (14). In pomeriggio i pescatori di Salerno e di Portici si incamminano per Roma. L'assemblea regionale siciliana decide l'elenco delle richieste che Lombardo deve presentare a Monti nell'incontro dell'indomani: blocco dei prodotti agricoli cinesi ed esteri; costo dell'elettricità a 0,030; prezzo del gasolio e della benzina a 0,70; programma per lo sviluppo regionale.
Il 25 è il giorno culmine della seconda fase. Tutti i presidi sono attivi al Sud (sullo Stretto, sulla Reggio Calabria-Salerno) e al Nord (Genova, Torino, Brescia). Resiste ancora, per parte della giornata, il blocco di Cassino che da quattro giorni paralizza la "ciociaria" e lo stabilimento Fiat di Piedimonte S. Gennaro. La stessa cosa avviene per il blocco di S. Vittore e di Pontecorvo (15). La circolazione è dappertutto caotica in particolare a Roma. In mattinata arrivano in pullman dalla Puglia - Marche - Campania - Lazio diverse centinaia di pescatori. E ci sono le delegazioni di "Forza d'urto". A Palermo un corteo di 15.000 manifestanti (coltivatori pescatori artigiani studenti disoccupati) taglia il centro. Sfilano insieme, dopo la precedente divisione (16), i capi di "Forza d'urto". Nei manifestanti c'è rabbia e scetticismo sulla posizione del governo (17). Verso le 16 davanti Montecitorio i pescatori, stufi di aspettare le decisioni dell'incontro Lombardo-Monti, cominciano a lanciare petardi e bombe carta. La polizia carica e scoppiano scontri. A Roberto Penso, che grida "siamo ridotti alla fame", viene spaccata la testa. Alle 19 i pescatori abbandonano la piazza ripiegando gli striscioni contro Monti e contro l'UE e contando cinque feriti (18). La giornata si chiude, nell'insieme, con 13 arresti e varie denunce.
Il 26 la protesta giunge al termine. I capi dei due movimenti si dichiarano delusi al 100% del vertice Lombardo-Monti. Ferro afferma che la lotta continua e che, per non danneggiare la Sicilia, verranno studiate nuove forme di protesta. Richichi si dichiara pronto da parte sua a lanciare una nuova ondata di protesta e di approfondire la piattaforma rivendicativa. I pescatori sfogano la loro rabbia davanti l'Assessorato regionale per le Risorse agricole decidendo anch'essi di riprendere l'agitazione (19).
Agricoltori autotrasportatori marinerie tra l'incudine del mercato e il martello concentrazionista dissanguatore dello Stato. I diretto-coltivatori i camionisti i pescatori debbono unirsi al proletariato e incanalare la loro rabbia nella guerra sociale contro la macchina statale.
A completamento dell'esame della protesta riportiamo la piattaforma finale del movimento sintetizzandone le richieste articolate in 13 punti.
1) Defiscalizzazione del carburante con fissazione del prezzo a 0,70 al litro.
2) Tutela delle condizioni generali delle famiglie partendo dal controllo dei costi delle utenze e dell'energia elettrica a 0,030.
3) Rilascio del Duric anche in presenza di pendenze con Serit Empaia Inps da regolarizzare in un decennio senza spese aggiuntive.
4) Abolizione dell'IMU sui fabbricati rurali ed insediamenti produttivi che interessano il prodotto locale.
5) Dotare la Crias di maggiori risorse.
6) No agli interessi usurai di Serit e blocco per due anni delle cartelle esattoriali.
7) Arginare le strategie commerciali della grande distribuzione.
8) Leggi ferree contro il taroccamento dei prodotti.
9) Tassa per km agli importatori di ortofrutta da devolvere a un fondo per l'agricoltura e la pesca italiana.
10) Abolizione degli sconti alla grande distribuzione.
11) Perequazione dei maggiori costi di produzione sostenuti dalle aziende.
12) Erogazione immediata delle spettanze delle calamità naturali.
13) Limitazione nei supermercati di prodotti ortofrutticoli ed ittici di provenienza non siciliana.
Passiamo ora a valutare l'ondata di protesta soffermandoci su tre specifici aspetti: l'esplosività del malcontento popolare, la trasversalità del movimento, la mancanza degli sbocchi desiderati. Iniziamo col primo aspetto.
La scintilla della protesta parte da Avola, ove opera, sotto la direzione dell'agricoltore Mariano Ferro e del marsalese Martino Morsello allevatore di spigole, il "movimento dei Forconi", insieme di imprenditori agricoli allevatori pastori. E dalla zona orientale infiamma l'isola appena "Forza d'urto", il comitato di raccordo tra agricoltori autotrasportatori pescatori, lancia la prima fase di mobilitazione. Con il lancio della seconda fase la protesta acquista poi dimensione nazionale (20). La miscela, che ha acceso questi "ceti produttivi" coinvolto categorie affini ed infiammato il malcontento popolare, risiede nella "strozzatura" delle condizioni economiche delle piccole e medie imprese (agricole, dei trasporti, industriali, artigianali, della pesca, ecc.) e del livello di vita delle masse popolari. Agricoltori allevatori autotrasportatori marinerie si sollevano perché producono o lavorano sottocosto; perché non sono in grado di far fronte alla concorrenza estera (nordafricana, cinese); perché si sentono imprigionati nelle ristrettezze infrastrutturali e nel degrado ferroviario; perché non possono tener testa all'asfissiamento fiscale ed espropriatoria, praticato da Equitalia (Serit in Sicilia), e allo strozzinaggio bancario. La sollevazione di questi strati sociali ha infiammato il malcontento popolare che, in Sicilia, ha raggiunto un livello incontenibile in seguito all'immiserimento accelerato di giovani, pensionati, studenti, disoccupati (21). L'aumento del gasolio e dell'Iva e l'imposizione di nuove tasse come l'IMU hanno fatto saltare il tappo dell'esplosione popolare. L'ondata di protesta promossa da "Forza d'urto" ha trovato quindi nella sua scia la marea del malcontento popolare, che è espressione e indice dell' "impoverimento meridionale" di cui l'isola è l'avamposto, e che essa ha convogliato nelle sue manifestazioni.
Veniamo al secondo aspetto. "Forza d'urto" appare sulla scena come aggregazione eterogenea e trasversale: insieme di categorie economiche differenti e di forze sociali diverse (di medio e piccolo-borghesi, di lavoratori autonomi e dipendenti). Ciò che mette insieme queste categorie e queste forze non è un "interesse comune", né una piattaforma politica, bensì la disperata lotta di sopravvivenza, imprenditoriale e sociale, nel quadro dei rapporti economici esistenti. "Forza d'urto" catalizza (ma questo vale anche per il solo "movimento dei Forconi") forze economiche e sociali degradate ed impoverite. Trascina, come forza di pressione nei confronti del governo centrale e regionale, disoccupati e studenti. Ed impersona l'avvenuta rottura del quadro politico-clientelare (nazionale e locale) della fase berlusconiana, evidenziando la fine del vecchio equilibrio affaristico nord-centrico del "meridionalismo sciacallesco". La "trasversalità" del movimento è quindi un riflesso della drammatica crisi produttiva-commerciale dell'isola, esasperata dalla esosità fiscale e dal caro-gasolio; una manifestazione particolare e temporanea del "collasso meridionale".
Consideriamo l'ultimo aspetto. La grossa imprenditoria, la Confindustria locale e nazionale, la Confagricoltura, l'Anita (organizzazione confindustriale delle imprese di trasporto), la stampa finanziaria, ecc., hanno bollato la protesta come "ottuso populismo" infiltrato dalla mafia. La bollatura è fangosa e diretta a stroncare ogni forma di manifestazione popolare che si discosti dal conformismo legalitario. Intanto va detto che gli esponenti del movimento, tutti legati a posizioni conservatrici (Richichi al Pdl; Ferro all'MPA; Morsello a F.N.), hanno frenato la protesta quando questa si è radicalizzata e hanno mantenuto uno stretto controllo su contadini braccianti camionisti. Per cui hanno agito con ponderazione della realtà sociale (22). Ciò detto quello che va riconosciuto è che non c'è posto per le richieste del movimento tranne che per qualche piccola concessione, "Forza d'urto" reagisce a un naufragio economico che non sa come evitare. Agricoltori autotrasportatori pescatori non hanno più la protezione delle clientele locali e premono sul potere centrale affinché lanci loro una scialuppa di salvataggio. Ma il "direttorio finanziario" è tutto lanciato sulle liberalizzazioni concentrazioniste perciò dispenserà più manganellate. Dunque per il movimento di protesta non si tratta solo di cambiare tattica ma di mutare strategia.
A questo punto possiamo concludere e dare le nostre indicazioni operative. Il nostro asse portante nella regolazione dei rapporti tra classe operaia e piccola borghesia (coltivatori, produttori, artigiani, autonomi, ecc.) è la "centralità" degli interessi proletari. Noi partiamo dalla preminenza della direzione proletaria nella conduzione delle lotte sociali in cui cerchiamo di attrarre gli strati popolari interessati; e diamo il nostro appoggio condizionato secondo le circostanze alle azioni e proteste della piccola borghesia. La protesta di coltivatori e camionisti è la manifestazione esplosiva più recente contro la bancarotta capitalistica e l'asfissia fiscale e bancaria. Queste categorie, ridotte alla fame, vanno attratte nella guerra di classe contro il potere statale; e, al contempo, vanno appoggiate nelle richieste più necessarie e accettabili. Elenchiamo alcune di queste richieste: a) fuori gli arrestati; b) alla gogna quanti invocano l'intervento repressivo delle forze dell'ordine contro i manifestanti; c) no alla distruzione dei prodotti agricoli; si alla distribuzione ai bisognosi; d) blocco delle cartelle esattoriali; e) abbattimento del prezzo del gasolio, dei costi elettrici, dell'Iva; f) abolizione dell'IMU sulle strutture rurali per piccole e medie aziende; g) concessione di prestiti senza interessi o a tasso agevolato a sostegno della conduzione e della manutenzione e rinnovo dell'attrezzatura. Ed invitiamo i piccoli produttori di ogni settore a prendere contatto con la nostra organizzazione per concordare le iniziative pratiche a difesa dell'esistenza quotidiana.
Note
(1) Il "forcone" mette in mostra le tre punte che simboleggiano la "Trinacria".
(2) Il "movimento" ribadisce di non essere un "soggetto politico" e di non essere "contiguo ad alcun partito politico".
(3) Un grave incidente avviene a Lentini dove un ambulante che intende passare prende a coltellate un elemento del presidio.
(4) Il 16 gennaio è anche giornata di agitazione per i tassisti; per cui la città dello stretto è completamente paralizzata.
(5) Per contro Confindustria nazionale e le altre grosse associazioni padronali attaccano la protesta denunziando che "si ritorce contro le imprese" ed insinuano che tra i manifestanti operano forze criminali. Il presidente di Confcommercio dell'isola, Pietro Agen, denuncia la protesta perché blocca tutte le attività produttive; mentre Lo Bello cerca di squalificarla asserendo che nei blocchi c'è la mafia.
(6) "Forza Nuova", chiamata in ballo sulla presenza nel "comitato" di suoi elementi, ha dichiarato di appoggiare i "Forconi" e i "pastori sardi" perché contestano tasse banche e usura; negando però di avere rapporti col "movimento".
(7) I manifestanti danno alle fiamme il tricolore.
(8) A Catenanuova sull'A-19 (CT-PA) un camion dell'Acqua Enna, che tenta di forzare il blocco dei camionisti, schiaccia un piede a un manifestante.
(9) La Borsellino, mentre studenti e disoccupati occupano il porto e il mercato ittico a sostegno della protesta, accusa il "movimento" di essere dominato dall' "illegalità".
(10) Nel vasto ventaglio di associazioni di categoria "Trasporto Unito" conta 8.000 aderenti. Nell'appoggiare la protesta, osteggiata dalla maggiore associazione ("Conftrasporto" con 35.000 imprese) e sospesa da "UNATRAS" (Unione nazionale delle associazioni dell'autotrasporto merci) dopo gli impegni assunti l'11 gennaio dal ministro Passera, il leader di "Trasporto Unito", Maurizio Longo ha subito avvertito che questa si svolge senza forzature tensioni o blocchi e che sono liberi di circolare tutti coloro che vogliono proseguire un viaggio.
(11) Sono interessati all'agitazione circa 30.000 operatori con una dozzina di migliaia di imbarcazioni presenti in 90 porti da Mazara del Vallo a Chioggia.
(12) Egli denuncia che nel 2000 erano registrate a Catania più di 400 barche e che ora si sono ridotte a 270 con la perdita di 500 addetti soffocati dal carogasolio e dalla normativa UE che tratta il mediterraneo come l'oceano.
(13) E prosegue: "La nostra è una manifestazione che ha origine dal fatto che ormai siamo alla fame e come noi le nostre famiglie e i nostri figli. Qui non si tratta di una sola categoria che soffre e che sta protestando, con noi c'è tutta la Sicilia che lavora 16 ore al giorno e che non riesce a sopravvivere, con noi ci sono decine di migliaia di giovani disoccupati che sono stati all'estero e sono ritornati perché là di lavoro non ne trovano".
(14) Un incidente si verifica a Fidenza. Un camionista cade mentre cerca di bloccare un altro camion.
(15) Per Cassino c'era il rischio che la protesta proseguisse ad oltranza e che si potesse collegare con quella di Latina degli agricoltori, diretta dall'ex generale Antonio Pappalardo, il quale aveva lanciato un appello a marciare su Roma arrivando a Circo Massimo da Latina e da Frosinone per dire a Napolitano che deve mandar via questo governo.
(16) Il 22 il "comitato" si divide in quanto Ferro viene sospeso da presidente. È Richichi a rendere pubblico che tra i capi ci sono divergenze. E Micalozzi si firma come segretario di "Forza d'urto" dichiarando che al momento Ferro è sospeso dalla carica.
(17) Tutti fanno mente alle parole di Passera che in parlamento ha bollato la mobilitazione dei camionisti come "frutto di gruppi isolati" precisando che a breve: a) verrà emanato il decreto di ripartizione di 400 milioni a favore della categoria, di cui 170 riservati alla riduzione dei pedaggi per il 2012; b) verranno garantite le risorse per gli incentivi all'utilizzo delle vie di mare (30 milioni); c) nel decreto liberalizzazioni è contenuta la norma sul rimborso trimestrale, anziché annuale, dell'accise sul gasolio; d) verrà eliminato il divieto di circolazione nei giorni prefestivi mentre i corsi obbligatori saranno meno vincolanti. Maurizio Longo obbietta al ministro che: a) stando alle cifre di Passera il governo darà un aiuto di € 1.000 a camion, che sono spiccioli quando un pieno costa € 1.800 sui quali è previsto un rimborso di € 190 che arriva dopo mesi, facendo indebitare nel 2011 la categoria con le banche per € 1,550 miliardi; b) bisogna imporre alle assicurazioni nuove tariffe; c) bisogna garantire un costo minimo ("costi minimi di sicurezza") per ogni trasporto in quanto si continua a lavorare al ribasso (in pratica il mercato impone viaggi sempre più rapidi, economici e, quindi, meno sicuri).
(18) La "Federcoopesca", una delle tre cooperative (le altre sono "Agci Agital" e "Lega") con cui sono arrivati i pescatori, ha preso subito le distanze dagli scontri dichiarando che essa è solo per il "dialogo istituzionale".
(19) In mattinata un migliaio di manifestanti staziona davanti Palazzo d'Orleans poi si sposta sulla circonvallazione davanti all'Assessorato ove blocca il traffico ed esterna la propria rabbia.
(20) Guardando da Palermo le dimensioni della protesta il 24 gennaio Morsello afferma enfaticamente: "I problemi siciliani sono dell'Italia, ma anche dell'Europa e del mondo. Le nostre ragioni sono planetarie. La classe politica siciliana è corrotta come quella italiana. Paghiamo lo scotto di 150 anni di malapolitica. La protesta si estenderà in Europa, forse nel mondo. La stampa internazionale ci segue perché sa che i problemi riguardano anche i loro Paesi. Il nostro messaggio rivoluzionario è internazionale".
(21) Negli ultimi quattro anni il divario tra Nord e Sud è aumentato di 4 punti; mentre la disoccupazione giovanile si è livellata a soglie che vanno dal 30 al 50%.
(22) Hanno cioè agito con senso di classe nella valutazione della loro posizione intermedia e subalterna e nella consapevolezza dell'incontenibilità del malcontento popolare. E hanno usato la loro simbologia sicilianista, lo stemma della "Trinacria" e i "forconi" anti-corruzione politica, senza velleità separatiste e/o leghiste; di cui il movimento così com'è può solo costituire "brodo di coltura" non forza di organizzazione.