L'unico modo per far pagare la crisi a padroni banchieri parassiti è quello di spodestarli dal potere
Scatenare la guerra di classe.
Battersi per la dittatura del proletariato.
Nell'88° anniversario della nascita del Partito Comunista d'Italia
Ottantotto anni addietro, il 21 gennaio 1921 nasceva a Livorno il Partito Comunista dItalia (P.C.dIt.). Il P.C.dIt., alle cui origini noi ci rifacciamo, fu la prima organizzazione di classe dei lavoratori italiani che si propose la rivoluzione proletaria e che fece tremare la borghesia. Partendo dalla fondazione del P.C.dIt., al cui nome si richiamano tuttora i rimasugli delle vie nazionali al socialismo (elettoralisti, stalinisti, maoisti), ripercorriamo a grandi tappe il cammino percorso in quanto la strada già fatta getta luce sul presente e aiuta a capire la realtà e i compiti odierni del movimento comunista autentico.
Il P.C.dIt. nasce dalla scissione del Partito Socialista Italiano. La scissione avviene sui famosi 21 punti di Mosca, che dettano le condizioni per lingresso nellInternazionale Comunista (I.C.), cioè nel partito mondiale della rivoluzione, e che delimitano in modo netto i rivoluzionari dai riformisti. Il P.C.dIt. si propone di guidare la classe operaia nella lotta contro la borghesia per la dittatura del proletariato sul piano interno e internazionale nella scia della Rivoluzione dOttobre del 1917 in Russia. Esso fissa il programma in questi 10 punti e principii:
1) Nellattuale regime sociale capitalista si sviluppa un sempre crescente contrasto fra le forze produttive ed i rapporti di produzione, dando origine alla antitesi di interessi ed alla lotta di classe fra il proletariato e la borghesia dominante.
2) Gli attuali rapporti di produzione sono protetti e difesi dal potere dello Stato borghese che, fondato sul sistema rappresentativo della democrazia, costituisce lorgano della difesa degli interessi della classe capitalistica.
3) Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione da cui deriva il suo sfruttamento, senza labbattimento violento del potere borghese.
4) Lorgano indispensabile della lotta rivoluzionaria del proletariato è il partito politico di classe. Il Partito Comunista, riunendo in sé la parte più avanzata e cosciente del proletariato, unifica gli sforzi delle masse lavoratrici, volgendoli dalle lotte per gli interessi di gruppi e per risultati contingenti alla lotta per lemancipazione rivoluzionaria del proletariato. Il Partito ha il compito di diffondere nelle masse la coscienza rivoluzionaria, di organizzare i mezzi materiali di azione e di dirigere, nello svolgimento della lotta, il proletariato.
5) La guerra mondiale, causata dalle intime, insanabili contraddizioni del sistema capitalistico che produssero limperialismo moderno, ha aperto la crisi di disgregazione del capitalismo in cui la lotta di classe non può che risolversi in conflitto armato tra le masse lavoratrici ed il potere degli Stati borghesi.
6) Dopo labbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dellapparato di stato borghese e con linstaurazione della propria dittatura, ossia basando le rappresentanze dello Stato sulla base produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese.
7) La forma di rappresentanza politica nello Stato proletario è il sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini), già in atto nella rivoluzione russa, inizio della Rivoluzione proletaria mondiale e prima stabile realizzazione della dittatura proletaria.
8) La necessaria difesa dello Stato proletario contro tutti i tentativi controrivoluzionari può essere assicurata solo col togliere alla borghesia ed ai partiti avversi alla dittatura proletaria ogni mezzo di agitazione e di propaganda politica e con la organizzazione armata del proletariato per respingere gli attacchi interni ed esterni.
9) Solo lo Stato proletario potrà sistematicamente attuare tutte quelle successive misure di intervento nei rapporti della economia sociale con le quali si effettuerà la sostituzione del sistema capitalistico con la gestione collettiva della produzione e della distribuzione.
10) Per effetto di questa trasformazione economica e delle conseguenti trasformazioni di tutta lattività della vita sociale eliminata la divisione della società in classi, andrà anche eliminandosi la necessità dello Stato politico il cui ingranaggio si ridurrà progressivamente a quello della razionale amministrazione delle attività umane.
Finché è diretto da Bordiga Repossi Fortichiari, e in quella fase anche da Grieco e Terracini, il P.C.dIt. mantiene ferma la linea rivoluzionaria classista. E tiene testa alla reazione liberale e al terrorismo fascista. Ma nel giugno del 1923, quando Bordiga e altri membri del Comitato Esecutivo (C.E.) vengono arrestati e reclusi nelle carceri fasciste, lI.C., che cominciava a inclinare sulla scivolosa tattica del fronte unico e del governo operaio (governi socialdemocratici appoggiati dai comunisti), procede dautorità alla sostituzione del C.E. Nellagosto del 1924, dopo un biennio di lotte interne, lI.C. sopprime definitivamente la prima direzione del P.C.dIt. e impone una direzione di centro-destra. Questa nuova direzione è composta da Gramsci Togliatti Scoccimarro Mersù Maffi. Ed è ligia alla politica del fronte democratico antifascista. Gramsci è lartefice italiano della svolta. La nuova direzione propugna la linea coalizionista del governo operaio e contadino, linea esperimentata in modo fallimentare in altri paesi; e porta il giovane partito comunista a rimorchio delle frazioni democratiche della borghesia.
Al terzo Congresso del partito, che si svolge in clandestinità a Lione in Francia nel gennaio del 1926, il centro gramsciano elimina definitivamente la sinistra, trasforma in programma la nuova linea e rompe completamente col PCdIt. Bordiga potrà solo, per la sua carica, intervenire al sesto esecutivo allargato dellI.C., ove ha solo la possibilità di denunciare la politica nazionalista di Stalin e i gravi rischi per lInternazionale. Col congresso di Lione finisce, nella forma e nella sostanza, il P.C.dIt. E al suo posto si trovano due distinti e opposti movimenti: il Partito Comunista Italiano e la Sinistra Comunista. Il primo proiettato verso linterclassismo e il trasformismo; il secondo ancorato al programma rivoluzionario. Con ciò si conclude la prima tappa del percorso comunista.
Nel 1926 a Mosca il centro staliniano si impadronisce definitivamente del partito e dei posti di comando dello Stato dei Soviet (URSS), mettendo a tacere la sinistra. Esso rompe col leninismo. Ammaina la bandiera della rivoluzione internazionale ed inalbera quella riformista e impossibile del socialismo in un solo paese. Negli anni che seguono, per scroccare lavoro gratuito agli operai russi nonché lappoggio operaio internazionale, Mosca contrabbanda lindustrializzazione del paese come edificazione del socialismo. Ed avvia lo sterminio dei rivoluzionari, degli artefici della rivoluzione dottobre e degli infaticabili combattenti comunisti, che avevano fatto tremare il mondo capitalista e acceso la fiducia nel passaggio al comunismo. La Sinistra Comunista resiste alla repressione fascista e allo stalinismo. I nuclei, sfuggiti al fascismo, sono molto attivi allestero (Francia e Belgio) ove cercano di tenere i legami e di portare il loro contributo pratico teorico (guerra civile in Spagna). Con larresto di Gramsci (fine 1926) il PCI passa nelle mani di Togliatti, che coopera alla calunnia e allo sterminio dei rivoluzionari. Nel 1936 egli propone a Mussolini un patto di pacificazione nazionale.
Nellagosto del 1939 il nazismo occupa la Polonia e scatena la seconda guerra mondiale. È la prosecuzione, a scala allargata, della prima guerra imperialistica. E, come questa, è guerra di rapina e di ripartizione del mondo. I gruppi della Sinistra Comunista denunciano la natura imperialistica del conflitto e dei belligeranti: dellasse nazi-fascista (Italia - Germania - Giappone) e della coalizione democratica (Francia - Inghilterra - USA - Russia). Il Pci si schiera a sostegno della coalizione. Nel 1943 i gruppi della Sinistra Comunista danno vita al Partito Comunista Internazionalista, di cui il nostro raggruppamento è una derivazione, allo scopo di riproporre il programma di Livorno e organizzare la classe operaia contro i due schieramenti di guerra. Il Pci si allea con la monarchia (svolta di Salerno), promuove la resistenza partigiana contro i fasci-nazisti a favore degli anglo-franco-americani-russi; accetta la spartizione dellEuropa tra USA e Russia; si subordina al modello occidentale.
Su questi eventi si conclude la seconda tappa del percorso comunista; che segna, da una parte, il rilancio del programma del 1921; dallaltra, la trasformazione compiuta del Pci in un partito democratico-borghese.
Nel quadro della divisione del mondo e dellEuropa, stabilita dalle potenze vincitrici a Yalta e Postdam, la sconfitta borghesia italiana avvia la ricostruzione post-bellica subalterna del sistema. La ricostruzione capitalistica, presentata da Dc e Pci come sviluppo dellItalia libera e democratica, si svolge sui sacrifici dei proletari e dei contadini e sulla repressione poliziesca delle lotte operaie e bracciantili. Togliatti, ministro di grazia e giustizia, lascia in galera i rivoluzionari e gli anarchici e libera invece i fascisti.
Negli anni cinquanta e sessanta Stati Uniti e Russia consolidano il loro condominio sullEuropa; mentre si confrontano in Asia Africa America Latina ove, intervenendo quali gendarmi, cercano di prendere il posto delle ex potenze colonialiste (Inghilterra, Francia, Belgio, Portogallo). Leconomia italiana si inserisce nellascesa occidentale e raggiunge, unitamente al Giappone e alla Germania, i livelli più alti di sviluppo industriale. Il movimento internazionalista, e in particolare Rivoluzione Comunista che si forma nel 1964, articola il programma rivoluzionario lavorando allorganizzazione autonoma del proletariato sul piano professionale e politico. Il Pci di Togliatti poi di Longo e di Berlinguer si integra sempre più strettamente allo sviluppo monopolistico italiano in nome della via nazionale, democratica al socialismo e assume compiti dordine sempre più repressivi.
Negli anni settanta, che chiudono il periodo di espansione post-bellica con lascesa degli imperialismi europei e giapponese ed aprono e completano la fase di riorganizzazione dei monopoli, i lavoratori e le avanguardie si trovano a un cambio di marcia. Nel primo quinquennio si conclude il ciclo di lotte rivendicative e di miglioramento, iniziato nel 1968. Nel secondo incomincia la difesa proletaria contro la riorganizzazione monopolistica. Rivoluzione Comunista opera alla costruzione dellorganizzazione autonoma della classe operaia e della gioventù. Il Pci sviluppa il ruolo di partito dordine e di sostegno alla finanziarizzazione delleconomia, passando dalla via democratica al socialismo allalternativa democratica (compromesso storico).
Gli avvenimenti che si succedono in questa terza tappa, evidenziano la fisionomizzazione rivoluzionaria sempre più netta del movimento internazionalista e la trasformazione reazionaria del Pci con la contrapposizione sempre più forte tra il primo e il secondo.
Gli anni ottanta e novanta sono contrassegnati dallaggravamento della crisi generale di sovrapproduzione e dalla trasformazione del capitale industriale-finanziario in capitale finanziario parassitario, dalle aggressioni e dallacuimento delle rivalità interimperialistiche, dalla trasformazione della politica in affare e dei partiti in agenzie di affari, dalla esplosione delle lotte sociali e nazionali, dallo smisurato divario tra ricchi e poveri. Il nostro raggruppamento approfondisce e allarga il lavorio per lorganizzazione classista delle avanguardie proletarie, delle forze attive giovanili e delle forze più combattive della classe operaia. E promuove, fase dopo fase, la lotta offensiva, la linea mobilitativa, larmamento proletario. Il Pci di Natta e Occhetto si trasforma in un partito di affari (PDS), rotella dellattacco al salario alle pensioni e alle condizioni di vita e di lavoro delle masse. E con DAlema e Fassino (Ds) in unagenzia a servizio della finanza del militarismo del familismo e della chiesa. Il 16 febbraio 2008 i diessini si sciolgono definitivamente ed entrano a far parte, insieme ai post-democristiani social-cattolici, del Partito democratico; cioè di una pluriagenzia ibrida a servizio del potere usuraio e militaristico.
Questa quarta tappa segna dunque la validità incontestabile, alla luce storica, del programma di Livorno e lignominia senza fondo in cui continuano a infognarsi i suoi traditori e rettificatori.
Bisogna ora chiedersi e vedere quali cause e fattori hanno determinato la sconfitta rovinosa del movimento comunista mondiale e a che punto siamo con la prospettiva del comunismo. Vediamo, in estrema sintesi, queste cause e fattori e il punto di collocazione della prospettiva comunista.
1º) La disgregazione interna e il soffocamento del "movimento comunista" ad opera dello stalinismo del nazi-fascismo della democrazia parlamentare 1924-1952)
La prima causa è costituita dalla disarticolazione del movimento comunista in tendenze contrastanti e del sopravvento nel seno della Terza Internazionale delle tendenze nazionaliste sostenitrici del socialismo in un solo paese. La seconda causa dallincapacità delle ale di sinistra, bordighiane trotskiste lussemburghiste, di costituire un raggruppamento autonomo, a scala mondiale, in opposizione allInternazionale stalinizzata. La terza causa nello sterminio dei rivoluzionari, operato in Russia dallapparato di polizia speciale staliniano; e nel parallelo soffocamento, operato in Italia dal fascismo in Germania dal nazismo, altrove e successivamente dalle polizie e para-polizie (Klu Klux Klan) dalle democrazie parlamentari. Nel dopoguerra Palmiro Togliatti, ministro di grazia e giustizia, concede lamnistia ai fascisti lasciando in galera rivoluzionari e anarchici. Quindi gli anni che vanno dal 1924 al 1952 costituiscono il periodo della disgregazione e distruzione fisica del movimento comunista e della concomitante falsificazione del marxismo-leninismo.
2º) La riproposizione della teoria e della pratica comunista ad opera dei raggruppamenti internazionalisti e lesplosione, nel quadro dello sviluppo post-bellico e delle sue contraddizioni, di movimenti opposizionali "operaisti" - "filocinesi" - "studenteschi" - "autonomi" - "brigatisti" (1953-1979)
La rivolta operaia di Berlino Est (1953) e linsurrezione ungherese (1956) segnano linizio del risveglio proletario e della decomposizione dello stalinismo. Si riprendono lentamente le forze di sinistra sopravvissute allo sterminio precedente. E cercano laggancio con le nuove generazioni. Ma accanto ad esse è un succedersi di movimenti opposizionali, internisti e terzomondisti, che irrompono via via sulla scena politica, ognuno cercando di trascinare i proletari col proprio particolare richiamo al marxismo. Così, con lo sviluppo quantitativo del movimento operaio legato allespansione industriale degli anni cinquanta e sessanta, si ha lapparizione delloperaismo; con lo svolgersi delle guerre di liberazione nazionale il riassetto interimperialistico e la spaccatura tra Mosca e Pechino, la comparsa del movimento filocinese; con la crescita del movimento operaio e la massificazione della scuola, la contestazione antisindacale e quella studentesca alla fine degli anni sessanta; con la riorganizzazione monopolistica delleconomia e la trasformazione reazionaria della democrazia e del Pci (compromesso storico), la comparsa degli autonomi e dei brigatisti negli anni settanta. Quindi gli anni che vanno dal 1953 al 1979 sono il periodo della riproposizione della prospettiva comunista ad opera di ristrette minoranze di ispirazione internazionalista.
3º) La prospettiva e il movimento, comunisti, nella crisi generale del sistema; nella trasformazione del modello industriale in schiavismo tecnologico e della politica in affare; e nel marcimento della società (1980-in avanti)
Negli anni ottanta e novanta, con lo sviluppo della crisi generale dellimperialismo e dei suoi processi disgreganti, cresce linfluenza dellindirizzo comunista tra le avanguardie proletarie e linteresse della gioventù per il marxismo-leninismo non adulterato. Anche se il 20º secolo si è chiuso senza vedere in primo piano un vero e proprio movimento comunista rivoluzionario, ci sono tutte le premesse per costruirlo sia sul piano interno che su quello internazionale. La costruzione del partito è da tempo nel processo storico come necessità politica per le forze attive del proletariato. Piuttosto cè da dire che gli intralci che frenano la costruzione del partito non nascono, come in passato, dalla babele di tendenze di pseudo-sinistra aclassiste e apartitiche, ma dai fenomeni di marcimento e di disgregazione della società. Ed è quindi in questo versante che bisogna profondere acume ed energie per venire a capo con la forza della comprensione e con la perseveranza organizzativa delle difficoltà reali.
Concludendo possiamo dunque affermare che la prospettiva comunista è, per la stragrande maggioranza del genere umano, più totale e mondiale più attuale e necessaria di quanto fosse a Livorno 1921.
della società capitalistica
A chiusura di questo 88º anniversario del P.C.dIt., che cade nel cuore della più vasta e profonda crisi generale del sistema capitalistico, consideriamo tre esigenze della costruzione del partito.
1º) Ritmi della crisi e ritmi dellorganizzazione
Una questione che in questo decennio si è fatta sempre più acuta, sul piano del movimento pratico e ancor di più su quello specifico delle mobilitazioni, è il divario tra i ritmi di sviluppo dei processi materiali di crisi e i ritmi tenuti dal processo di organizzazione politica delle forze antagoniste e rivoluzionarie della gioventù. Vediamo cosa possiamo fare in concreto per contenere questo divario e per superarlo col tempo.
Prima di tutto bisogna prendere atto di un fatto storico: la radicalità dei comportamenti giovanili. La carica operativa della gioventù contemporanea non ha eguali nel passato. I giovani dello stadio dello schiavismo tecnologico non hanno paura di nulla. Hanno in sé la forza di rottura dellaccumulo secolare di tutte le contraddizioni dellepoca imperialistica. Tuttavia questi giovani, a prescindere dal fatto che la coscienza non segue i ritmi degli eventi, si trovano di fronte a enormi difficoltà di comprensione della società in cui vivono e di orientamento. Essi debbono ricostruire quasi tutto di sana pianta: la teoria, il programma, il partito della rivoluzione. Ricostruzione che richiede tempi lunghi, senza contare le cadute e gli insuccessi. Per cui perdura in questa fase la sfasatura tra i ritmi della crisi del sistema e i ritmi dellorganizzazione politica delle forze attive della gioventù e questa sfasatura non consente a questultima di imprimere alla situazione il segno della propria forza potenziale.
In secondo luogo da questa consapevolezza bisogna trarre linsegnamento pratico che la tattica, il fare concreto, lazione, deve tendere a stimolare lorganizzazione politica delle forze attive giovanili e a coinvolgere le punte più mature nella costruzione del partito. Occorre cioè che il lavorio politico, che noi svolgiamo quotidianamente in vari campi, dedichi attenzione e sforzi, operando in questi campi e/o in qualsiasi altra situazione di lotta, allavvicinamento e al coinvolgimento nellattività organizzativa dei giovani più sensibili e combattivi. Quindi ogni organizzazione di base, ogni organismo di lotta del partito, ogni militante e simpatizzante attivo, traducendo in pratica la parola dordine del 30º Congresso "avvicinare i giovani al partito", deve operare col precipuo intento: a) di coagulare mettere insieme e ricomporre sul piano politico le forze attive giovanili che emergono nel dato campo di lotta; b) di promuovere il loro raggruppamento organizzativo stabile al di là della specifica lotta contingente in cui esse si trovano; c) di avvicinarle allorganizzazione di partito coinvolgendole nel lavoro politico permanente.
2º) I nuclei del "programma rivoluzionario"
Il programma rivoluzionario è il corredo fondamentale che serve a dotare le avanguardie proletarie le forze attive giovanili e tutti i combattenti per il potere proletario delle cognizioni storico-sociali-politiche della lotta, della sua metodologia di azione e di indagine, della sua prospettiva di potere, dei suoi scopi finali. Esso non si identifica, né si esaurisce, col Manifesto Comunista di Marx-Engels il Che fare e Stato e Rivoluzione di Lenin, o con la letteratura marxista-leninista. E un compendio di marxismo, di analisi storico-scientifica aggiornata dello sviluppo delleconomia e della società, delladeguamento dellarmamentario tattico-strategico. Esso riassume e chiarifica, in particolar modo, le condizioni di conquista del potere e i compiti della fase di transizione.
Riferito al periodo attuale il programma rivoluzionario deve avere, come riferimento teorico essenziale, il marxismo-leninismo genuino, non inquinato dal nazionalismo staliniano dal maoismo e dal castrismo; come obbiettivi discriminanti, labbattimento dello Stato - imperialistico o nazionale - con linstaurazione della dittatura del proletariato e lunione internazionale dei proletari; come metodologia di lotta, limpiego di tutti i mezzi adatti e necessari compresa la lotta armata; come prime misure post-rivoluzionarie, la socializzazione dei mezzi di produzione e la deaccumulazione. Esso deve avere inoltre come nuclei specifici le seguenti acquisizioni. Prima: la consapevolezza che la società capitalistica è in fase avanzata di marcimento; e che la forma specifica di capitale predominante, il capitale finanziario parassitario, non solo dilapida le forze produttive del lavoro sociale, ma produce la distruzione umana e ambientale come sua logica vitale. Seconda: la consapevolezza che le bande finanziarie-parassitarie dominanti impiegano il potere statale come macchina di terrore per garantirsi la sottomissione e il controllo dei lavoratori, immigrati e locali. Terza: la consapevolezza che il militarismo bellico è una metodologia imperialistica per razziare lavoro e risorse; e che questa metodologia non si esaurisce nellaggressivismo delle super potenze nei confronti dei paesi oppressi (deboli o arretrati) ma investe i paesi imperialistici nei loro rapporti reciproci. Quarta: la consapevolezza che occorre dedicare un capillare lavorio tra i giovani per trasformare il loro sentimento di rifiuto del marcio e di slancio per il pulito in molla di azione rivoluzionaria.
3º) Lidentità comunista
Infine occorre fare qualche precisazione sullidentità comunista dato che sono vari i raggruppamenti politici che fanno appello al comunismo e che è salutare avere un contrassegno distintivo. Con questo intento precisiamo. Lidentità comunista si radica consolida e manifesta, in questa fase, nei seguenti tre ancoraggi pratico-teorici: 1) nella lotta incessante contro il padronato le bande finanziario-parassitarie gli apparati di violenza dello Stato a difesa degli interessi proletari e nella trasformazione di questa lotta, sotto la direzione del partito rivoluzionario, in assalto armato al potere capitalista per linstaurazione della dittatura del proletariato; 2) nella promozione dellunione internazionale dei lavoratori per la soppressione del potere capitalista in tutto il mondo e la costruzione di una società senza classi; 3) nella corretta coscienza storica e teorico-politica delle vicende cha hanno contrassegnato il movimento comunista mondiale dalla Rivoluzione dOttobre (25 ottobre 1917) in avanti (degenerazione della 3ª Internazionale; sterminio stalinista delle forze rivoluzionarie russe e degli altri paesi per mascherare lo sviluppo del capitalismo con limpossibile edificazione isolata del socialismo; asservimento dei sedicenti partiti comunisti a Mosca o a Washington nonché agli imperialisti del proprio paese) e dei caratteri putrefattivi della società dei nostri giorni. È un contrassegno descrittivo, non simbolico come dovrebbe essere, ma forse per questo estremamente più adatto alle forze attive giovanili nel loro processo di delimitazione-identificazione.
Milano 21/1/2009
di Rivoluzione Comunista
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