La fame, che attanaglia un quinto del genere umano è il risultato diretto e inseparabile del dominio del capitalismo finanziario parassitario
I lavoratori del mondo intero debbono battersi contro ogni cricca di potere per liberarsi dallo sfruttamento e dall'oppressione statale e socializzare mezzi di produzione e risorse.
Con l'inizio di aprile è esplosa la rivolta per il pane in ogni continente. In Africa: Burkina Faso, Camerun, Costa D'Avorio, Egitto, Etiopia, Kenia, Madagascar, Mauritania, Mozambico, Nigeria, Senegal, Tunisia, Uganda. In Asia: Armenia, Bangladesh, Filippine, Indonesia, Russia, Tajikistan. In America Latina: Haiti, Messico, Perù. La rivolta, innescata dall'impennata del prezzo del riso grano mais soia - di tutte le derrate alimentari -, sta investendo un numero crescente di paesi. Tipiche quelle di Haiti ed Egitto. Nel piccolo paese centro-americano il 4 aprile una massa di dimostranti dà l'assalto, dalla zona sud, a negozi e magazzini. Poi la sollevazione si allarga a tutta l'isola. Per tre giorni consecutivi vengono assaltati nella capitale, Port au Prince, supermercati banche uffici. Nel popoloso Stato mediterraneo, che conta oggi 75 milioni di abitanti, le dimostrazioni contro il caro-prezzo del pane sono incominciate con scioperi operai, che hanno scosso il delta del Nilo sin dal mese di marzo. Poi le proteste e i disordini si sono estesi a tutto il paese e al Cairo, ove si sono formate file interminabili per l'acquisto del pane a prezzo calmierato. Le forze dell'ordine hanno represso le sollevazioni con estrema violenza procedendo all'arresto di decine di migliaia di dimostranti. Mentre scriviamo lo scenario si allarga. Aspetti comuni, presenti in ogni rivolta, sono finora: gli assalti ai negozi e ai supermercati alla ricerca di cibo e gli scontri con la polizia o con l'esercito.
La catastrofe alimentare
Per avere una visuale adeguata della realtà mondiale e dell'incendio provocato dall'ascesa dei prezzi alimentari bisogna ricordare che sul pianeta un miliardo e mezzo di individui vive con un reddito pro capite giornaliero di un dollaro; e che altri due miliardi di individui vivono in stato di povertà. In Egitto un terzo della popolazione è in stato di miseria. In queste condizioni è sufficiente il rincaro del pane per far saltare ogni possibilità di sopravvivenza. In un anno il prezzo dei cereali, che sono alla base dell'alimentazione, è raddoppiato. Il grano è salito del 100%. Il riso, che sfama 3 miliardi di bocche, è salito del 100%. Lo stesso dicasi per il mais, alimento base per l'America Latina. Solo la soia ha avuto un aumento più lento (40%). Il raddoppio dei prodotti alimentari ha così travolto l'Africa e via via i paesi importatori di cereali.
L'impennata dei prezzi però ha avuto soltanto il ruolo della classica scintilla che fa divampare l'incendio. L'ondata di rivolte si è scatenata a causa del grave stato di impoverimento delle masse proletarie e semiproletarie che costituiscono la maggioranza del genere umano. L'affamamento di queste masse, chiamato ufficialmente crisi alimentare, non è un fenomeno improvviso o congiunturale, è il risultato del supersfruttamento capitalistico affermatosi dagli anni ottanta con lo schiavismo tecnologico a scala mondiale. Le rivolte in corso sono incontenibili sollevazioni contro il sistema capitalistico-finanziario, modello di affamamento mondiale e in sfacelo. Nel mondo non manca il cibo per calamità disastri penurie o cose di questo genere, né manca la possibilità di produrlo; manca al contrario la possibilità di acquistarlo in conseguenza della miseria del sottosalario o della mancanza di salario. Non si ha cibo perché il cibo, per tanti canali, è nella disponibilità pressoché esclusiva della piovra finanziaria.
Le cause generali e contingenti dell'affamamento mondiale delle masse proletarie
Tratteggiando, in un nostro opuscolo edito il 28 maggio 1995 intitolato "La bancarotta del capitalismo - sovrapproduzione e miseria", i caratteri peculiari degli anni novanta abbiamo riassunto tali caratteri in questi dieci tratti specifici: 1) esplosività delle contraddizioni accumulate dal sistema capitalistico, di fase, di stadio e di epoca storica; 2) l'impoverimento; 3) la finanziarizzazione totale dei sistemi economici; 4) la ricerca violenta di sbocchi; 5) la crescente contrapposizione tra paesi imperialistici, Stati, realtà nazionali; 6) la trasformazione dei sistemi industriali in modelli asfittici; 7) la precarietà strutturale del lavoro e l'uso di tutti i metodi di supersfruttamento della forza-lavoro; 8) la coazione al lavoro; 9) l'esplosione della crisi sociale e della crisi politica; 10) lo schieramento politico della giustizia. Con riferimento all'affamamento spiegavamo: "Il secondo tratto specifico, che assume un aspetto agghiacciante negli anni ottanta, è l'impoverimento travolgente del genere umano. Il monopolio crescente dei mezzi di produzione e della finanza da parte di un pugno di multinazionali e banche ha ridotto il mondo in una minoranza di ricchi e benestanti e in una maggioranza di poveri e affamati. Ovunque volgiamo lo sguardo, nelle metropoli e nelle periferie, vediamo crescere la massa di schiavi senza razione". Non si tratta di profezie ma dell'evidenziazione della logica di sviluppo propria del sistema capitalistico (che ha come obbiettivo assoluto il profitto e che, per realizzarlo, espropria e immiserisce coltivatori e lavoratori); della logica di dominio della finanza (che, come il vampiro, succhia risparmi e risorse dappertutto); della logica del mercato (che impone i suoi prezzi e le sue merci). Si tratta insomma della logica complessiva e unica di un sistema che porta alla catastrofe alimentare e umana.
Analizzando l'aumento del prezzo delle derrate alimentari uomini di governo, economisti accademici, giornalisti, ecc., chi in un modo chi in un altro danno la colpa dell'aumento a questi cinque fattori: a) la popolazione cresce di 77 milioni l'anno mentre la terra coltivabile rimane sempre la stessa; per cui cresce la domanda mentre diminuiscono le scorte; b) i cereali vengono utilizzati per produrre energia; c) c'è la speculazione finanziaria che con i future sul grano specula sui prezzi; d) aumentano i costi di produzione dei prodotti agricoli; e) la siccità pregiudica e diminuisce i raccolti. I fattori incolpati, a prescindere dal fatto che si riferiscono all'aumento contingente dei prezzi e che sono manifestazioni tipiche dell'economia capitalistico-finanziaria, non sfiorano il fenomeno generale dell'affamamento. Infatti, se la produzione alimentare non tiene il passo con il fabbisogno mondiale ciò dipende unicamente dalla conduzione capitalistica dell'agricoltura che indirizza gli investimenti nei settori più profittevoli. E non occorre, d'altra parte, mettere più terre in lavorazione in quanto la quantità dei raccolti non è legata all'estensione della superficie coltivata bensì alla produttività del lavoro. Gli altri fattori incolpati, a parte la siccità che merita un discorso distinto e che comunque va ricollegata all'inquinamento capitalistico, sono gli elementi immediati del rialzo dei prezzi e della penuria creata dall'affarismo speculativo come dimostra la trasformazione dei cereali in etanolo e biocarburanti. Quindi i responsabili della catastrofe alimentare hanno una identità precisa: sono le multinazionali e le filiere di imprese capitalistiche che dominano l'agricoltura mondiale.
La corsa al si salvi chi può e l'ora degli Ogm
Responsabili della catastrofe alimentare sono inoltre il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca Mondiale, i due poderosi strumenti nelle mani del direttorio imperialistico americano-europeo-giapponese, che hanno imposto a tutti i paesi arretrati e bisognosi di investimenti (cioè a tutti i paesi oggi in rivolta) politiche liberiste e subalterne al Nord America Europa Occidentale e Giappone. Tra i responsabili c'è anche il WTO (l'organizzazione del commercio mondiale) che, predominato dal direttorio imperialistico, ha contribuito alla rovina dell'agricoltura africana asiatica e latino-americana consentendo l'esportazione in queste aree delle eccedenze agricole, nord-americane ed europee, sostenute dai sussidi statali. E per completare l'elenco dei responsabili e fare un accenno al loro grado di responsabilità bisogna ricordare che proprio negli ultimi anni Stati Uniti Gran Bretagna Giappone Germania Francia Italia hanno ridotto i fondi (gli aiuti finanziari) a tutti i paesi bisognosi, accentuando progressivamente le loro difficoltà alimentari.
Ora che lo sconvolgimento mondiale è ingovernabile ogni Stato ogni potenza o sistema di potenze ricorre o sfodera le armi di cui dispone. Cina India Indonesia Vietnam hanno deciso restrizioni all'esportazione di riso. Lo stesso ha fatto il Messico per il mais, seguito da altri paesi latino-americani. Pakistan e Tailandia hanno mobilitato l'esercito a protezione del raccolto nei campi e nei magazzini; istituendo pene severissime per chi violi il blocco di esportazione. Per converso l'UE, dopo avere confermato la direttiva del 2006 che destina il 10% di biofuel al trasporto, ha autorizzato nuove impostazioni nelle produzioni agricole basate sugli organismi geneticamente modificati come la superpatata della Basf. Il nostro ministro dell'agricoltura è stato un alfiere di questo indirizzo. Prima di tutto ha escluso ogni riduzione dei sostegni comunitari, rivendicando che la Pac (la politica agricola comune) venga orientata all'ampliamento produttivo con l'abolizione delle quote e della messa a riposo delle terre. In secondo luogo ha sostenuto che è poca cosa destinare in Italia 300-400.000 ettari a biomasse e biodisel e un milione in UE rispetto ai 30 milioni che Bush intende destinare al bioetanolo. E che occorre lanciare gli Ogm. Quindi ogni Stato sta per conto suo; mentre ogni potenza o gruppo di potenze sfrutta la fame creata per imporre la propria supremazia biotecnologica ai paesi trascinati nella disperazione.
La fame dalle periferie investe le metropoli
Al vertice del Fmi, svoltosi il 12 aprile presente il governatore della Banca d'Italia, l'inviato indiano ha sottolineato che le rivolte per il cibo investiranno anche i paesi ricchi. Bisogna dire che la realtà dell'affamamento è più estesa di quanto si pensi o si veda. Nell'area occidentale da anni le masse salariate vivono in una situazione di sprofondamento sociale e di indebitamento crescente. In Italia attualmente ci sono 15 milioni di poveri: di giovani adulti anziani che non hanno e non sanno come sbarcare il lunario. Nella ricca Milano i poveri si avvicinano a 200.000 circa; e si allungano ogni giorno di più le file delle persone locali che vanno a ritirare una razione o a consumare un pasto gratuito. Lo stesso avviene negli Stati Uniti. La peculiarità della fame nei paesi superindustrializzati è che, rispetto ai paesi arretrati ove manca il cibo, gli scaffali nei negozi sono pieni ma mancano i soldi per acquistare la merce. Ciò dimostra in modo agghiacciante che sovrapproduzione e miseria si ingigantiscono; e che la fame, la catastrofe alimentare, è il risultato specifico del capitalismo finanziario parassitario.
Pertanto diamo il nostro saluto alle rivolte per il pane in qualunque angolo della terra si stiano svolgendo. Al contempo cogliamo l'occasione per raccomandare e raccomandiamo alle avanguardie proletarie di ogni paese e a tutti i lavoratori indistintamente di non limitare le dimostrazioni e le sollevazioni al soddisfacimento soltanto del bisogno alimentare, ma di attaccare le proprie cricche di potere. Non ci sono vie per poter debellare l'affamamento delle masse sfruttate se non quella di rovesciare il dominio capitalistico. Solo abolendo lo sfruttamento capitalistico la terra potrà sfamare l'uomo. Dunque bisogna porre, ovunque, all'ordine del giorno battendosi per obbiettivi immediati la prospettiva della rivoluzione proletaria.