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La razzia padronale del lavoro, attuata col sottosalario il sopralavoro il dispotismo aziendale, alla base di ogni molestia ricatto sessuale violenza e di ogni forma attuale di asservimento personale della donna.

Rompere questo condizionamento. Battersi contro padronato e Stato. Organizzare nelle aziende uffici scuole quartieri gli organismi di lotta proletari e i comitati di autodifesa per difendere esistenza e dignità.

Unirsi al partito rivoluzionario per abbattere il sistema razziatore antifemminile e cannibalistico e costruire una società di liberi ed eguali.

 

[Riportiamo il testo di un volantino, elaborato il 9 ottobre dalla nostra Commissione Femminile, per dare appoggio alla campagna di organizzazione partitica delle ragazze rilanciata dalla stessa.]

 

 

Attualmente tutti i lavoratori, uomini e donne, vivono sotto la razzia del lavoro operata dal padronato e dallo Stato attraverso i meccanismi del supersfruttamento (sottosalario, sopralavoro, dispotismo), gli apparati di polizia e militari, il lavorio dei suoi tirapiedi governativi e sindacali.

Nei confronti delle donne questa razzia non si limita al sottosalario o al sopralavoro ma si concretizza anche in una serie di soggezioni e umiliazioni: molestie, ricatti sessuali, violenze, ed in forme inimmaginabili di servitù personali.

Questo clima di violenza e ricatto, che domina nei luoghi di lavoro e nel mercato della forza lavoro, in campo sociale e familiare si traduce in violenza animalesca e sanguinaria contro donne e giovani da parte di affaristi, lestofanti, conoscenti, fidanzati, padri, mariti. Le prostitute sono poi oggetto di massacro quotidiano.

Stato e Chiesa, mistificando il fatto che la razzia del lavoro è la logica di dominio del padronato delle banche degli usurai e dei parassiti, cercano di trascinare le donne e le ragazze nella difesa della famiglia, della patria, della fede per far loro accettare il ruolo di puntello di questo sistema schiavizzante.

In tante giovani, in tante donne, c'è insofferenza contro il continuo peggioramento-regressione delle condizioni di vita; c'è schifo per le agenzie affaristiche del sistema politico di qualsiasi coloritura (ulivisti o polisti); c'è l'aspirazione incontenibile a una vita che meriti di essere vissuta, a una società riumanizzata e solidale.

Come spezzare la tenaglia della razzia del lavoro e della violenza? Come per tutte le forme di oppressione, ingiustizia, violenza, è necessaria la lotta e l'organizzazione, poiché la razzia del lavoro e la violenza sulla donna sono i modi di dominio attuale dei ricchi e dei padroni. E per contenerli e rovesciarli occorre appunto e necessariamente la lotta e l'organizzazione sociale e politica delle ragazze, delle donne, dei lavoratori.

Partire, organizzandosi nelle aziende, negli uffici, nelle scuole e nei quartieri, negli organismi di lotta proletari per difendersi dal supersfruttamento e migliorare le proprie condizioni di vita. Partire, organizzandosi nei comitati di autodifesa per difendere la propria dignità da ogni forma di violenza maschile, razzista, neofascista; e da ogni altra forma di violenza reazionaria. Legarsi, unirsi al partito rivoluzionario per spazzare via la società marcescente, basata sul dio denaro e sulla mercificazione dell'individuo.

A conclusione articoliamo qui di seguito una nostra piattaforma operativa e chiamiamo le giovani e le donne più attive e combattive a organizzarsi e a battersi sulle seguenti indicazioni e obbiettivi.

1

Esigere il salario minimo garantito di euro 1.032 al mese per disoccupati, giovani in lista d'attesa, ragazze e ragazzi sottopagati, a salvaguardia dell'esistenza individuale. Nessuna forma di retribuzione per un lavoro qualsiasi (parziario, temporaneo, occasionale, ecc.) deve essere inferiore a questo livello.

2

Esigere la gratuità dell'istruzione, dei trasporti e delle mense, per ragazze e ragazzi proletari. Esigere l'assegnazione di alloggi decenti, a canoni bassi non superiori al 10% del salario, il blocco degli sfratti. Praticare e generalizzare occupazioni e autoriduzioni dei canoni.

3

Rivendicare un aumento generalizzato del salario nella misura di 300 euro mensili netti in busta paga; e la parità di trattamento retributivo e previdenziale per tutti i lavoratori che operano nello stesso complesso alle dipendenze di più imprese e padroni, parificando il trattamento a quello più alto.

4

Esigere che il riconoscimento del valore sociale della maternità venga tramutato, a favore della giovane lavoratrice, nell'astensione retribuita fino all'anno di età del bambino; nonché nella corresponsione di un assegno mensile di euro 500 per il successivo triennio.

5

Promuovere la tutela delle ragazze, locali ed immigrate, costrette a prostituirsi, esigendo alloggi posti di lavoro permessi di soggiorno. Opporsi al ripristino delle case chiuse e all'apertura degli eros-center. Difendere la piena libertà delle donne di decidere come e con chi stare.

6

Contro ogni discriminazione sessuale; parificazione tra i vari tipi di famiglia (tra unioni legali e unioni di fatto); difesa di omosessuali e lesbiche e di ogni altro genere contro ogni forma di intolleranza e sopraffazione. Superare l'istituzione famiglia, luogo di sbranamento anti-femminile; dando vita ad unioni libere basate sul reciproco rispetto e sulla cooperazione tra partners. Tenendo, però, conto che non è possibile stabilire rapporti di coppia paritari e cooperativi, in grado di spezzare la dipendenza dal denaro e la scissione tra i sessi, senza inserire la coppia nella lotta sociale e rivoluzionaria contro l'attuale società, che è l'unica condizione che consente rapporti unioni disinteressati e solidali.

7

Formare i comitati di autodifesa per respingere e combattere ogni forma di violenza antifemminile; avendo al contempo la piena consapevolezza che la battaglia contro la violenza maschile richiede la più vasta cooperazione tra donne e, più in generale, la solidarietà di classe di tutti i lavoratori, in quanto solo questo consente di superare l'individualismo, la scissione e la competizione tra i sessi, molle scatenanti della violenza.

8

Difendere la dignità femminile e la piena autodeterminazione della donna contro la crociata familista e sessuofobica di Stato e Chiesa; rivendicando il pieno diritto della stessa a disporre del proprio corpo contro ogni limitazione e manipolazione sanitaria o normativa. Attuare il controllo proletario sulla fecondazione assistita per salvaguardare la donna da ogni rischio di speculazione e/o manipolazione insito nella scienza medica mercantile.

9

La donna è la forza motrice della rivoluzione non la zattera della disgregazione sociale come la vorrebbe la Chiesa. Perciò essa deve attrezzarsi dell'arma del partito; unirsi all'organizzazione rivoluzionaria per svolgere appieno il suo ruolo. Le ragazze e le donne in genere debbono quindi affrontare con la forza dell'organizzazione e la volontà di lotta collettiva tutti i problemi di esistenza, i fenomeni di putrefazione in cui marcisce la società monetaria ed egotistica, l'attacco allo Stato rentier terrorizzante di usurai e parassiti e al suo meccanismo di forza il militarismo totalitario.

10

Promuovere l'unione delle avanguardie comuniste e rivoluzionarie, operanti in ogni altro paese, sulla base dei principi dell'internazionalismo proletario; avendo chiaro che l'unica via di uscita dallo schiavismo tecnologico e dalla società di putrefazione e che l'unica prospettiva umana sta nel potere proletario e nel comunismo.

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SUPPLEMENTI 2007