[Le puntate precedenti sono apparse il 15-31/3 15-30/4 31/5 15/6. Ora terminiamo completando le considerazioni conclusive.]
Organizzarsi non per dire "no" alle manovre del governo, o per dire solo "no", ma per attaccare padronato e Stato e mirare alla conquista del potere
Il terzo aspetto, che merita un esame più approfondito sulla base di una migliore conoscenza degli episodi, è la confluenza oggettiva tra l'atteggiamento legalitario e la repressione statale. I servizi d'ordine delle organizzazioni sindacali e quelli delle associazioni studentesche hanno allontanato dai cortei non solo i casseurs ma tutti i giovani accorsi (in gruppo o meno) a dare man forte e a manifestare in modo deciso contro il governo e gli apparati di controllo e repressione. Sia che cooperassero sia che non cooperassero con le forze dell'ordine, i servizi d'ordine hanno contribuito alla repressione poliziesca. Nei due mesi della protesta ci sono stati circa 2.200 fermi, di cui 600 trasformati in arresto. I tribunali hanno lavorato senza tregua per bastonare gli arrestati, emettendo sentenze di condanna a tutto spiano (circa 70 a pene detentive, 170 a pene condizionate e altrettante a misure alternative). Gli arrestati sono stati lasciati in mano al furore punitivo. La rivolta d'autunno dei banlieuesard aveva mostrato che la sollevazione contro la condizione di precarietà non può avere espressione sociale senza scontrarsi con le forze dell'ordine. Gli operai sindacalizzati e gli universitari non solo non hanno assimilato questa lezione, ma hanno favorito la repressione dei giovani più combattivi, lasciando poi il governo manovrare con misure sostitutive del Cpe.
Concludendo, la precarietà in generale è un connotato della produzione capitalistica. Questo connotato ha assunto carattere strutturale nel mercato del lavoro del capitale finanziario parassitario, ossia negli ultimi 25 anni. Ciò detto va sottolineato che non è possibile una lotta adeguata ai meccanismi, contingenti e specifici, della precarietà senza attaccare i fattori permanenti e generali della precarizzazione, vale a dire il padronato e gli apparati di potere. Pertanto l'insegnamento da trarre dalla prolungata protesta è quello di organizzarsi adeguatamente, di armarsi del marxismo e del partito rivoluzionario, per condurre la lotta di classe contro questi sfruttatori e repressori.
(Fine)