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Respingere la pretesa di Alitalia
di cancellare il SULT

Gli scioperi indetti si fanno e non si spostano.
Sollevarsi contro le sanzioni della "Commissione di Garanzia".
Cimoli pianifica nuovi tagli.
Progredire nell'organizzazione autonoma di classe.
Lanciare lo sciopero a oltranza.
Coinvolgere nella mobilitazione tutti i lavoratori del trasporto.

 

All'inizio di agosto, prima di rendere noti i nuovi tagli al personale e ai salari, la direzione Alitalia ha rifiutato il diritto di rappresentanza sindacale al SULT perché questo non aveva sottoscritto gli accordi di Palazzo Chigi del 5/10/04. Il SULT (Sindacato Unitario dei Lavoratori del Trasporto), che per la precisione non aveva sottoscritto gli accordi unicamente per la genericità sull'uso degli ammortizzatori sociali (ved. Suppl. 16/10/04), in segno di risposta ha proclamato uno sciopero di 48 ore degli assistenti di volo per il 30 e 31 agosto. La risposta del SULT, a difesa del proprio ruolo sindacale, è di estrema elementarità; ma l'indizione dello sciopero per il 30 e 31 agosto, giorni di rientro dalle ferie, innesca un momento di scontro tra assistenti di volo vertici aziendali ministri e burocrati sindacali. Cimoli minaccia rappresaglie. Il ministro Lunardi brandisce la precettazione. La responsabile del trasporto della CGIL, senza badare all'emorragia di iscritti che le sue offese potranno comportare, afferma che "l'azienda fa bene a non subire i ricatti del SULT". Cisl e Uil fanno coro. La pressione padronale-governativa-confederale contro i due giorni di sciopero è enorme. E, quindi, è proprio il caso di mantenere fermo lo sciopero e di suscitare attorno ad esso la simpatia e la solidarietà degli altri lavoratori.

Purtroppo il SULT non spicca per combattività. Attendendo un segnale di disponibilità da parte del governo il 25 agosto, in un incontro col ministro Maroni, sposta lo sciopero al 6-7 settembre. Il 2 settembre, all'esito del consiglio dei ministri, Lunardi, precisando che Maroni non aveva posto alcuna questione, dispone la precettazione degli scioperanti. Il SULT conferma lo sciopero assicurando i voli programmati nelle fasce orarie di garanzia (dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21) e i collegamenti con le isole. Al contempo promuove la costituzione di un fondo di solidarietà per sostenere i lavoratori colpiti da sanzioni e multe. Lo sciopero del 6-7 settembre si svolge in condizioni di isolamento della categoria. L'AVIA, anch'essa esclusa dai diritti sindacali, rinvia al 13 settembre lo sciopero di hostess e steward. E senza alcun mordente interno dato lo spostamento operato. Lo sciopero ha avuto così poca incidenza. Secondo il SULT sono stati cancellati 90 voli, 52 nella sola giornata del 7. Secondo l'azienda avrebbero scioperato soltanto 80 dei 940 assistenti di volo aderenti al SULT. La scarsa incidenza ha messo le ali alla Commissione di Garanzia che ha avviato subito le procedure sanzionatorie nei confronti del SULT per violazione della precettazione.

Al di là delle tattiche negoziatrici e concorrentiste (rispetto alle altre organizzazioni sindacali) perseguite dal SULT, lo sciopero autonomo va ripreso allargato e prolungato per contrastare la linea dei tagli del personale e delle retribuzioni nonché di aggravamento dei carichi di lavoro, con la quale la compagnia di bandiera si offre come boccone appetibile per banche, speculatori e parassiti. Già dalla fine di agosto hanno cominciato a circolare voci di esubero di altri 2.000 dipendenti oltre ai 3.700 concordati. E il 12 settembre, durante la firma di accordi aggiuntivi su CIG e contratti di solidarietà, la direzione aziendale ha comunicato ai sindacati il nuovo piano di tagli. Questo nuovo pino di tagli, giustificato stranamente con l'aumento del carburante, prevede: a) 1.500 licenziamenti tra il personale di terra; b) la riduzione del salario per due anni a tutto il personale navigante (piloti e assistenti di volo); c) il blocco per due anni degli scatti di anzianità; d) l'eliminazione della 14ª mensilità. Come sottolineavamo nel commento all'accordo di Palazzo Chigi (ved. il cit. Suppl. 16/10/04), il risanamento dell'azienda sulle spalle dei lavoratori procede attraverso piani e livelli di maggiore flessibilità lavorativa e salariale. E a questo processo per tappe non c'è mai una linea di arresto.

Pertanto tutti i lavoratori dell'Alitalia e dell'intero comparto dei trasporti debbono scendere in lotta per ribaltare i piani aziendali e salvaguardare le condizioni di vita di tutti i dipendenti. Respingere le riduzioni di organico e dei salari. Respingere i nuovi carichi di lavoro. Respingere le discriminazioni aziendali sui diritti di rappresentanza. Sfidare le precettazioni. Attaccare i meccanismi di sanzionamento degli scioperi. Creare l'organizzazione di lotta di tutto il personale, sia sul piano locale che sul piano nazionale, per reggere allo scontro e non indietreggiare.

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SUPPLEMENTI 2005