Il nostro Comitato Centrale si è riunito il 28 luglio per fare il punto sulla situazione politica, specificare i nostri compiti e decidere altre questioni all'ordine del giorno. Riportiamo la risoluzione politica presa sul primo punto.
Il Comitato Centrale inizia i lavori facendo il punto sulla situazione. Ed osserva che la dinamica mondiale ricalca, nei suoi aspetti generali - economici, sociali, militari -, le tendenze evolutive tratteggiate nel 34º Congresso (ved. Suppl. 1º marzo 2005). Aggiornando poi l'esame specifico di questi aspetti esso registra e rileva analiticamente i seguenti sviluppi.
A) Sul piano economico. Il trend di crescita statunitense, in via di rallentamento, rimane trainato dalla spesa militare, dall'indebitamento, dalla speculazione immobiliare. L'accenno di ripresa giapponese non si stacca dallo sfondo depressivo. Nell'area europea permane il ristagno depressionario. Cina e India si trovano davanti ai problemi strutturali del proprio sviluppo, a partire dalla creazione di un mercato dei capitali, in un quadro che si aggrava.
In particolare, per quanto riguarda l'economia italiana, c'è da rilevare: a) che nel primo trimestre dell'anno sono scesi ulteriormente i settori tessile, del mobile e del trasporto; b) che gli investimenti languono; c) che le imprese manifatturiere guardano all'esportazione e non al mercato interno, anche se nell'ambiente imprenditoriale circola il convincimento che il fondo è stato toccato e che dovrebbe partire la ripresa. Di conseguenza per il momento il ritmo si mantiene ristagnante.
Ciò che si sviluppa nel quadro mondiale sono le guerre economiche, commerciali e valutarie. E, quindi, cresce la rivalità concorrenziale, la disarticolazione degli scambi, il protezionismo aggressivo di ogni potenza contro tutte le altre. L'accordo di contenimento, relativo a una decina di capi di abbigliamento sottoscritto da Cina e UE a Shanghai il 10 giugno e valevole fino al 31 dicembre 2007, è una tregua temporanea nella guerra tessile.
B) Sul piano sociale. Aggiornando lo sviluppo della dinamica sociale il Comitato Centrale rileva che le masse popolari e proletarie sono in sommovimento nei paesi più diversi del mondo. Il 24-25 marzo in Kirghizistan le masse popolari hanno preso il controllo della piazza scontrandosi con la polizia e sfogando la loro collera sui centri commerciali e sulle banche (ved. Suppl. 1/4/05). Il 12-13-14 maggio si sollevano ad Andijan nell'Uzbekistan decine di migliaia di operai disoccupati donne e bambini in segno di protesta contro la disoccupazione i bassi salari e l'oppressione feroce del regime (ved. Suppl. 16/6/05). Dal 20 maggio all'11 giugno i minatori e campesinos boliviani hanno assediato la capitale, bloccando diverse altre città con continue mobilitazioni, finché non hanno ottenuto le dimissioni del presidente Carlo Mesa e l'abbandono dell'aspirante leader neoliberista filo-americano Vala Diez; lasciando La Paz con l'ultimatum al neo-presidente Rodriguez di "nazionalizzare gli idrocarburi". Il 20 luglio in sei città dello Yemen le masse popolari si rivoltano contro il governo in segno di protesta per il raddoppio del prezzo della benzina e il maggiore aumento del prezzo del diesel e del kerosene; scattato in seguito all'abolizione del sostegno statale imposta dal FMI. Il regime di Ali Abdullah Saleh ha lanciato i blindati sui manifestanti e negli scontri ci sono stati 50 morti e centinaia di feriti. Questi sommovimenti e rivolte, benché diversi nelle loro spinte e svolgimenti e distanti tra loro geograficamente, sono tutti anelli momenti e esemplificazioni di quel processo di rivolgimento sociale che è un contrassegno della fase attuale.
Per quanto riguarda la dinamica italiana va rilevato che cresce la tensione di massa in quanto cresce il senso di insopportabilità delle condizioni di lavoro e di vita. Gli ultimi dati, occupazionali retributivi e sui prezzi, segnano un ulteriore inasprimento di queste condizioni. Le grosse aziende metalmeccaniche hanno eliminato 12.000 posti di lavoro e triplicato le ore di cassa integrazione; mentre l'aumento della benzina e dei tabacchi ha smangiato il 2% del salario. Il nuovo calo dell'occupazione e del salario e il nuovo aumento del costo della vita vanno a spalmarsi su una condizione insostenibile. Quindi diventa sempre più forte la spinta alla rivolta sociale.
C) Sul piano militare. Il Comitato Centrale passa in terzo luogo a considerare la dinamica bellica. Ed osserva innanzitutto che si ampliano le aree di intervento armato (minaccia USA all'Iran). Ed in secondo luogo che ciò che segna, dal Congresso ad oggi, un peculiare sviluppo è la modellazione delle macchine belliche imperialistiche in macchine belliche totali. In meccanismi coordinati di violenza militare distruttiva esterna e di terrorizzazione poliziesca interna contro immigrati e proletari. Le odierne bande finanziarie-parassitarie operano come se il fronte fosse uno solo; in quanto la razzia del lavoro dei risparmi e delle risorse, ovunque e con qualunque mezzo praticata, è retta dalla stessa logica di sopraffazione: affaristica e di classe. Quindi ogni potenza imperialistica non può espandersi all'esterno senza sottoporre il proprio territorio e popolazione a totale militarizzazione.
La guerra al terrorismo è la prima gigantesca operazione armata del 21º secolo di saccheggio e spartizione del medio-oriente e del centro-asiatico (e potenzialmente di tutte le altre aree spartibili) lanciata dagli Stati Uniti e seguita da Gran Bretagna, Russia, potenze europee, Giappone, Israele e potenze minori, ciascuna con le proprie mire e appetiti. Come ha messo in luce il nostro 33º Congresso (ved. Suppl. 28/1/04) la pratica di dominio comune di tutte le bande finanziarie-parassitarie al potere in questi Stati è quella di trasformare gli apparati di controllo e repressione in sistemi di terrorizzazione permanente. In Italia questa trasformazione si è compiuta. E ci troviamo, dunque, sotto il ricatto permanente.
Il Comitato Centrale passa poi a gettare uno sguardo alla crisi italiana. Ed osserva che, nel quadro della crescente contrapposizione tra le potenze europee che ha messo in forse il sostegno di ognuna al bilancio comunitario, la rissa tra i nostri gruppi di potere (tra cosche bancarie, industriali, assicurative, immobiliari) sul riassetto bancario è entrata in una fase torbida. Nel momento in cui il piano "fazista" - di fusione BPI-AntonVeneta e Unipol-BNL e di sbarramento della pretendente olandese e del Banco di Bilbao - stava per giungere in porto sono piovuti pesanti attacchi da varie direzioni. Confindustria e grossi banchieri, appellandosi alle regole di mercato, chiedono la testa del governatore della Banca d'Italia. Le procure di Roma e Milano hanno avviato indagini sui promotori delle due scalate. Quella di Milano ha disposto il sequestro del pacchetto azionario dell'amministratore delegato della BPI. Si sta sviluppando una zuffa che coinvolge finanza istituzioni magistratura. Ciò detto, va rilevato che i gruppi di potere e le cordate di gruppi, che si oppongono al riassetto fazista, non hanno un contropiano o un proprio progetto di riassetto bancario. Ognuno aspira a un ruolo maggiore e, soprattutto, a garantire i propri debiti. Nello scambio dei colpi nessun gruppo mette in forse, tranne qualche battuta stucchevole, il sistema delle rendite. Anzi ogni gruppo lo sostiene nel proprio interesse. Il 2004, anno di magri utili per l'economia produttiva, ha visto i nostri maggiori gruppi finanziari, energetici e terziari, realizzare una montagna di profitti-rendite (l'Eni ben 14,4 miliardi; l'Enel 12,3; la Telecom 10,5). In sintesi, acquisire maggiori rendite, trovare garanzie per ripianare i propri debiti, sono questi i moventi di fondo della zuffa in corso. Quindi la trama, che unisce e contrappone i nostri gruppi di potere in questa zuffa, è tutta intessuta di appetiti e di aspettative di carattere parassitario e speculativo; e spinge a un assetto bancario e a un equilibrio politico che ne assicurino la maggiore soddisfazione.
La zuffa ha travolto i rimasugli della coalizione governativa, che ha trovato l'ultimo sussulto per varare la reazionaria riforma dell'ordinamento giudiziario; ma ha investito in pieno anche lo sbriciolato centro-sinistra. L'intero arco parlamentare si è ridotto a una poltiglia. E il sistema politico, nel suo complesso, a una tifoseria della logica di sicurezza. Ove, dunque, eccelle chi assume le posizioni più forcaiuole.
Dopo questo aggiornamento della situazione il Comitato Centrale passa ad occuparsi delle "misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale" contenute nel decreto-legge n. 144 (apparso sulla G.U. del 27/7/05 n. 173). Il decreto, preparato dal ministro di polizia, stabilisce e prevede le seguenti misure.
1) Colloqui a fini investigativi: l'estensione delle disposizioni sui colloqui investigativi, ammessi dall'art. 18 bis dell'Ordinamento Penitenziario nei confronti di chi è accusato di delitti di criminalità organizzata, ai delitti commessi per finalità di terrorismo.
2) Permessi di soggiorno a fini investigativi: concessione premiale di permessi di soggiorno a favore dello straniero che collabora con le forze di polizia nelle operazioni e/o indagini relative "a delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico".
3) Espulsione degli stranieri per motivi di prevenzione del terrorismo: al prefetto, in aggiunta ai poteri di espulsione previsti dall'articolo 13 della legge sull'immigrazione, è attribuito il potere eccezionale di espellere gli stranieri sospetti, ai quali viene solo concesso di opporsi avanti i TAR competenti.
4) Intercettazioni preventive: estensione a favore dei servizi di sicurezza del potere di effettuare le intercettazioni e i controlli preventivi sulle comunicazioni relative ai delitti di criminalità organizzata anche "alle attività terroristiche o di eversione dell'ordinamento costituzionale".
5) Unità antiterrorismo: costituzione di unità investigative speciali, combinate interforze e formate da ufficiali e agenti di polizia esperti, col compito di svolgere le indagini sui delitti di terrorismo.
6) Controllo del traffico telefonico e telematico: obbligo per i gestori di conservare i dati del traffico telefonico e telematico anche oltre 24 mesi; nonché di acquisire i dati anagrafici di chi acquista una scheda telefonica elettronica.
7) Controllo sugli esercizi pubblici di telefonia e internet: a partire dall'11 agosto 2005 chi intende aprire un Internet point deve ottenere la licenza dal questore; chi lo gestisce già deve chiedere la licenza entro il 26 agosto; inoltre, con provvedimento da vararsi entro 15 giorni, è fatto carico ai gestori di identificare gli utenti.
8) Limiti all'uso di esplosivi: sono previsti nuovi condizionamenti all'importazione commercializzazione e uso di detonatori ed esplosivi ammessi; ed è stabilito il nuovo reato a carico di chi "addestra o fornisce istruzioni sulla preparazione o sull'uso di materiali esplosivi, di armi da guerra, di aggressivi chimici o di sostanze batteriologiche nocive o pericolose", punito con la reclusione da 1 a 6 anni.
9) Identificazione personale con prelievi di saliva: alla polizia giudiziaria è data facoltà, nell'identificazione di persone indagate, di prelevare campioni di saliva contro la loro volontà; inoltre sono autorizzate verifiche sull'identità personale in ogni fase e grado del procedimento penale.
10) Inasprimento delle norme sull'arresto e sul fermo: viene abbassato da 5 a 4 anni e da 20 a 10 il limite minimo e massimo di pena per l'arresto obbligatorio in flagranza; inoltre è consentito l'arresto facoltativo in flagranza anche nei casi di detenzione di documenti falsi; ed ancora è previsto il fermo di chi è indiziato di "un delitto commesso per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico"; ed è presunto che si dia alla fuga chi è in possesso di documenti falsi.
11) Inasprimento delle misure di prevenzione: al sorvegliato speciale con obbligo o divieto di soggiorno, che non osserva una prescrizione, è applicata la reclusione da 1 a 5 anni ed è consentito l'arresto; quando l'inosservanza si riferisce all'allontanamento dal luogo di soggiorno la pena sale da 2 a 5 anni; inoltre è previsto il congelamento dei fondi quando ci sono fondati elementi che questi vengano occultati o utilizzati "per il finanziamento di organizzazioni o attività terroristiche anche internazionali".
12) Ampliamento punitivo: dopo l'art. 270 bis del codice penale, con cui nel 2001 era stato introdotto il reato di "associazione finalizzata al terrorismo anche internazionale", vengono inseriti due nuovi reati: a) l'art. 270 quater che punisce l'"arruolamento per finalità di terrorismo anche internazionale" da 7 a 15 anni di reclusione; l'art. 270 quinquies che punisce da 5 a 10 anni di reclusione l'"addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale".
13) Impiego del personale di polizia: per sollevare il personale di polizia da compiti secondari è stabilito che nei processi a carico di detenuti le notificazioni possono essere effettuate da agenti di polizia penitenziaria; e che si possono affidare a guardie giurate i servizi di sicurezza sussidiaria nei porti stazioni ferrovie metropolitane e relativi mezzi di trasporto.
14) Fermo di identificazione; infine è raddoppiato il tempo, da 12 a 24 ore, a disposizione della polizia per l'identificazione della persona.
Questo complesso di misure di controllo, di prevenzione, di repressione, di arbitrio poliziesco-militare, esemplifica la strategia terrorizzante dello Stato nei confronti delle masse giovanili e delle masse proletarie. In parte rende ufficiale la prassi illegale (intercettazioni preventive, ecc.) seguita dalle forze di polizia. In parte rappresenta un inasprimento della coercizione di prevenzione. In parte costituisce un allargamento dei meccanismi di punizione. In parte è una generalizzazione degli arbitrii e dei poteri di polizia. Nel suo insieme esso delinea il tracciato di un codice controrivoluzionario di guerra anti-proletaria basato sul ricatto e sulla soverchieria permanenti.
Va da sé che questo complesso di sedicenti "misure di sicurezza" ha ben poco da spartire con la fumosa e mistificante figura di terrorismo internazionale. Gli attentati, da qualunque area geografica provengano, hanno per bersaglio un paese determinato e non possono essere diretti che a colpire la politica di quel paese particolare. Non esiste e non può esistere un "terrorismo internazionale" se non come prassi e metodo di una superpotenza. Il "terrorismo internazionale", di cui parla il decreto, è solo e unicamente la copertura ideologica dell'espansionismo esterno e della terrorizzazione interna promossi dalle nostre cricche di potere.
Per quanto concerne, in particolare, il "terrorismo" di matrice islamista il Comitato Centrale tiene poi a sottolineare i tratti caratterizzanti di questa forma di violenza indiscriminata.
Primo. Va preliminarmente evidenziato che qualunque tipo di "terrorismo" è sempre un fenomeno politico anche se si traveste di fogge religiose.
Secondo. Il "terrorismo" jihadista, specificamente, da qualsiasi formazione e/o cellula incarnato, che agisca dall'esterno o che operi dall'interno, riferito agli Stati Uniti alle potenze europee o al Giappone consiste in una reazione suicida, in un atto dimostrativo contro la loro prepotenza.
Terzo. Non c'è e non può esserci alcuna "guerra di civiltà" o alcuna "guerra santa" tra islamici e occidentali. Ciò che "carica" fino al martirio gli attentatori integralisti, e in special modo, i kamikaze contro gli Stati Uniti e le potenze europee è solo e unicamente la politica di spadroneggiamento di questi Stati nel medio-oriente, nel centro-asiatico, e, in special modo, la loro occupazione dell'Iraq.
Quarto. Anche se la genesi del "terrorismo islamista" non può essere ricondotta alla sola occupazione dell'Iraq, non c'è dubbio sul piano dell'analisi concreta che, senza l'occupazione anglo-americana dell'Iraq appoggiata dalla Spagna e dall'Italia, non ci sarebbe stato né l'attentato di Nassirija, né l'attentato di Madrid, né l'attentato di Londra, né la minaccia di attentati in Italia, storica retrovia dei raggruppamenti nazionalisti arabi e islamici. Quindi il "terrorismo" jihadista, che va condannato unicamente perché colpisce in modo indiscriminato facendo strage di lavoratori, non può far paura che a chi ha l'arroganza di comandare in casa altrui.
A conclusione dell'analisi e delle considerazioni che precedono il Comitato Centrale denuncia e condanna le misure di sicurezza come arma terrorizzante del potere e come nuovo strumentario di apparatizzazione dello Stato rentier terrorizzante degli avvoltoi. Denuncia e condanna, altresì, il clima di linciaggio, di caccia all'uomo e di massacro, montato contro gli immigrati ed, in particolare, contro i lavoratori islamici. Chiama le avanguardie proletarie, le forze attive giovanili, gli immigrati, a mobilitarsi, a raggrupparsi, a formare il fronte proletario per difendersi dai nuovi meccanismi di controllo-prevenzione-repressione e combattere il potere poliziesco. Il Comitato Centrale raccomanda in particolare di stringere contatti e legami, di superare l'isolamento, di cooperare ad azioni comuni per reggere adeguatamente il livello di scontro con gli apparati di potere. Esso si rivolge poi alle avanguardie proletarie e ai rivoluzionari europei e li invita a collegarsi, a unirsi, per battersi insieme sotto la bandiera del marxismo per la dittatura del proletariato e la società senza classi mercato e denaro, autenticamente comunista. Costruire il partito rivoluzionario. Lanciare l'arma del partito contro la terrorizzazione statale. Guerra di classe rivoluzionaria contro la guerra terrorizzante dello Stato.