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Forza e violenza nella lotta di classe
combattere il militarismo bellico, la metodologia
statale del terrore, con l'armamento proletario

 

PARTE SECONDA
"PARTITO ARMATO" e PARTITO RIVOLUZIONARIO
(V)

 

Dall’inizio dell’anno stiamo pubblicando una serie di testi selezionati appositamente che esprimono il punto di vista marxista sulla violenza. Nella prima parte (apparsa nei Supplementi 16/1, 1-16/2, 1-16/3, 1-16/4, 1-16/5, 1/6/2004) abbiamo riportato alcuni scritti di Engels Lenin e nostri, già raccolti e pubblicati nel volumetto "Rivoluzione e Terrorismo" edito nel 1978 dalle Edizioni L’Internazionale. Questi scritti danno l’inquadramento elementare, teorico e politico, del tema. In questa seconda parte pubblichiamo, in successione cronologica, le nostre prese di posizione apparse sui nostri organi di stampa a caldo nel corso dello sviluppo degli avvenimenti, più specificamente connesse all’attività e alla critica dei "gruppi lottarmatisti". Le puntate precedenti sono apparse nei Supplementi del 16/6 1-16/7 1/8/2004.

Riteniamo opportuno ripubblicare queste prese di posizione per l’utilità che esse conservano ai fini della lotta politica odierna contro il terrore statale e anche nei confronti dei falsi sinistri approdati al pacifismo sociale. Ogni testo è preceduto dall’organo di stampa da cui è tratto.

 

I CARABINIERI RIEMPIONO DI PIOMBO IL "NAPPISTA" ANTONIO LO MUSCIO, PESTANDO A SANGUE MARIA PIA VIANALE E FRANCA SALERNO.
LEONE, COSSIGA E COLLEGHI SI COMPLIMENTANO COI CARABINIERI PER LA "BRILLANTE OPERAZIONE".
NOI ELEVIAMO IL NOSTRO GRIDO DI SDEGNO CONTRO IL TERRORISMO STATALE E GETTIAMO UN GAROFANO ROSSO SULLA SALMA DELL’UCCISO.
LA TRAGICA FINE DEI TANTI "NAPPISTI" STRONCATI DALLA POLIZIA SPRONI I PROLETARI MERIDIONALI AD ORGANIZZARSI NEL PARTITO RIVOLUZIONARIO PER COMBATTERE DISOCCUPAZIONE, CAROVITA, TERRORE STATALE; PER ROVESCIARE IL POTERE BORGHESE ED INSTAURARE IL POTERE PROLETARIO.

Comunicato dell’Esecutivo Centrale del 2 luglio 1977 apparso su R.C. Sud n. 4 del 31/7/1977

 

Venerdi, 1º luglio, verso le ore 20 in piazza S. Pietro in Vincoli a Roma, nel quadro della caccia al nappista condotta dalla polizia, il brigadiere Massitti ha steso al suolo a colpi di mitra il nappista Lo Muscio e lo ha finito a colpi di pistola. Nel contempo il carabiniere Pucciarmati, tenendo sotto la canna del proprio mitra Maria Pia Vianale e Franca Salerno, si è abbandonato ad un furioso pestaggio. Lo Muscio, Vianale e Salerno, si trovavano sulla scalinata della chiesa a consumare alcune pesche. Dopo questa spietata esecuzione, autorità, TV e stampa, hanno orchestrato il coro rituale di "mostrificazione" della vittima, esaltando la vittoria della legge sulla follia ideologizzante dei NAP. Per ricompensa, il brigadiere Massitti è stato proposto a maresciallo, e il carabiniere Pucciarmati ad appuntato. Questo coro, ipocrita e brutale, non ha potuto cancellare la voce di Franca Salerno che, mentre veniva caricata sull’autoambulanza, ha esclamato: "Siete degli assassini. Tutti devono sapere che non abbiamo sparato". Questa voce riecheggia accusatrice e inchioda gli assassini alle loro responsabilità.

Con l’uccisione di Antonio Lo Muscio sale a 7 la lista dei nappisti uccisi dalla polizia o periti nel corso di attentati sfortunati. Essi sono: Sergio Romeo e Luca Mantini, liquidati il 29/10/74 a Firenze; Vitaliano Principe e Giovanni Taras periti nelle esplosioni dell’11 marzo e del 30 maggio 1975; Annamaria Mantini, freddata dall’agente Tuzzolino l’8/7/75; Martino Zicchitella, rimasto sul suolo il 14/12/76. Lo Muscio era braccato senza tregua dal fallito attentato al vice-questore Noce. Da allora era stato condannato a morte. E la condanna è stata eseguita in piena regola, come nelle passate impiccagioni, in pieno centro e sotto gli occhi della folla perché l’esecuzione restasse impressa nella testa della gente.

Noi internazionalisti condanniamo, con sdegno, questo assassinio a freddo. Condanniamo, con sdegno, la macabra messa in scena che, del cadavere, ne fanno televisione e stampa. Noi gettiamo un garofano rosso sulla salma di questo ennesimo proletario che paga, con la vita, la propria sfida sbagliata alla società borghese. Ed eleviamo il nostro grido di lotta contro il terrorismo poliziesco e lo Stato terrorizzante.

L’uccisione di Lo Muscio e la cattura della Vianale assestano un altro colpo ai "Nuclei armati proletari". Bisogna però osservare che, a sconfiggere i NAP, non è la mano dura dello Stato. È la loro stessa strategia che condanna i NAP alla sconfitta. Il nappismo, come ideologia di lotta carceraria non può essere soppresso dai mitra della polizia. Le carceri sono piene di proletari, di innocenti e di giovani. Quindi ci sarà sempre materiale per questa ideologia. Il nappismo, come esempio di lotta armata allo Stato borghese, è, invece, senza via di sbocco, è fallito in partenza, perché manca del soggetto indefettibile di questa lotta: la classe operaia. Nello scontro armato tra le classi è insignificante l’azione di piccole pattuglie senza un capace stato maggiore (il partito) e l’esercito proletario. La conclusione da trarre è che, per poter portare l’attacco al cuore dello Stato, bisogna prima preparare il proletariato, organizzarlo, educarlo, agguerrirlo.

Le azioni dei NAP, come tutte le azioni compiute con profonda convinzione e fanatismo, trasmettono un lascito di esperienze, positive e negative. L’offesa maggiore, che si può fare a chi paga i propri errori con decenni di galera, o con la propria vita, è il giudizio di quei marxisti di sinistra i quali affermano o pensano che gli attentati danno il pretesto al governo per legittimare la repressione. Come dire che se non ci fossero i NAP (o altri guerriglieri) vivremmo in buona compagnia coi lavoratori della pubblica sicurezza! La democrazia parlamentare si arma fino ai denti per soffocare la lotta quotidiana delle masse proletarie, non solo per dare la caccia ai gruppi clandestini. Gli attentati dei NAP mettono, semmai, a nudo il carattere terroristico della legalità democratica. Per questo la critica ai NAP non può concedere e non deve concedere nulla all’avversario di classe. La nostra critica ai NAP, o a qualsiasi tendenza terroristica di sinistra, è una critica contro i limiti che intralciano la lotta di classe. Essa ha come scopo quello di armare il proletariato dei giusti metodi di lotta per potere rovesciare la putrida democrazia parlamentare. Si vergognino, quindi, i sedicenti marxisti e i dottrinari che, nella loro coscienza disturbata, portano acqua al mulino del PCI e dei reazionari!

Noi sottolineamo ciò che, in questi anni, abbiamo costantemente ed inflessibilmente praticato. La lotta contro l’attuale sistema imperialistico è una lotta di lunga durata che richiede, come inderogabile premessa, accanto alla volontà di lotta e a un programma rivoluzionario, la continua, crescente, organizzazione autonoma di lotta delle masse proletarie. Lavorare per costruire questa organizzazione autonoma delle masse proletarie, per costruire la forma superiore di questa lotta, il partito, è questo il compito storico centrale del movimento rivoluzionario italiano. Noi internazionalisti ci siamo cimentati e ci stiamo cimentando in questo compito, senza lasciarci mai prendere dalla sfiducia per le difficoltà che esso comporta, o dalle suggestioni effimere delle "azioni esemplari". Lavorare per organizzare le masse negli organismi proletari autonomi di lotta, nei comitati e nel partito; lavorare per organizzare la difesa proletaria dagli attacchi del governo, dei padroni, dei burocrati politici e sindacali: è questo ciò che bisogna fare, che ogni proletario deve capire e fare.

Noi chiamiamo i proletari meridionali, i giovani, le donne, ad unirsi a noi in questo compito. Noi invitiamo i disoccupati, i braccianti, i contadini poveri, gli studenti seri e lungimiranti, ad avvicinarsi alle nostre posizioni; a costituire gli strumenti della lotta autonoma di classe; ad assumere un atteggiamento sempre più attivo, combattivo e rivoluzionario. Noi chiamiamo le energie migliori del Sud ad entrare nelle nostre file, perché è il partito che consente di condurre una lotta vittoriosa contro la borghesia: che può garantire la difesa degli interessi proletari ed impedire che il blocco di potere attui la sua spietata vendetta riducendo a larve umane, nel carcere dell’Asinara o negli altri super-carceri, "nappisti", proletari e rivoluzionari.

Creare i comitati per la difesa proletaria; rafforzare il partito proletario; mobilitarsi contro lo Stato della disoccupazione, del carovita, delle tasse, del terrorismo poliziesco: è questo che dà forza e prospettiva alle masse proletarie. È questa la lezione da trarre dalla tragica esperienza dei NAP.

 

 

CON UN PROCESSO LAMPO CONDANNATE A QUATTRO ANNI MARIA PIA VIANALE E FRANCA SALERNO. ABBASSO IL TERRORISMO DELLA LEGALITÀ!
AVANTI CON LE DONNE INTERNAZIONALISTE SULLA LINEA DELLA DIFESA PROLETARIA.

Comunicato della C.F. del 13/7/1977 (pubblicato nel Supplemento del 15/7/77)

 

La 9ª sezione del Tribunale penale di Roma, presieduta dal dr. Antonio Aliprandi, ha inflitto, oggi 13 luglio al termine di un processo lampo, una condanna a 4 anni di reclusione e 500.000 lire di multa alle nappiste Maria Pia Vianale e Franca Salerno per detenzione d’armi. La condanna segue al pestaggio, cui le due donne erano state sottoposte il 1º luglio all’atto della cattura, ad opera del carabiniere Pucciarmati, promosso poi nei giorni scorsi, per questo pestaggio bestiale (la Salerno è incinta da 4 mesi), ad appuntato. Essa completa questo pestaggio. Noi donne internazionaliste eleviamo la nostra protesta contro questa condanna lampo, esemplare, inflitta dai giudici romani a monito dell’efficienza punitiva dello Stato. Abbasso il terrorismo della legalità! La nostra solidarietà alle due nappiste condannate che combattono, anche se in modo sbagliato, questo Stato reazionario: della disoccupazione, del carovita, delle tasse e della galera.

Noi chiamiamo le donne proletarie ad organizzarsi nei comitati di agitazione per condurre una lotta sistematica contro padroni - governo - centrali sindacali, tutti alleati a sostegno del profitto e della rendita; e a difendere gli interessi delle masse proletarie, femminili e maschili. Noi chiamiamo le donne d’avanguardia e le rivoluzionarie ad organizzarsi nel partito per condurre la lotta a fondo contro il marciume parlamentare, per rovesciare la democrazia padronale ed instaurare il potere proletario.

 

 

LE MENZOGNE DELLA STAMPA BORGHESE SI SMASCHERANO NON CON GLI ATTENTATI AI QUOTIDIANI, MA CREANDO E SVILUPPANDO LA STAMPA PROLETARIA

Presa di posizione tratta dal Supplemento del 30/9/1977

 

Nella notte di sabato 17 settembre, una bomba è esplosa al palazzo de "La Stampa" di Torino, provocando 8 feriti e contusi, nonché danni allo stabilimento e pure agli edifici vicini. Sempre a Torino, il 18 notte, viene ferito a colpi di rivoltella alle gambe il giornalista dell’Unità, Leone Nino Ferrero. Questi due attentati sono stati rivendicati da "Azione rivoluzionaria", organizzazione alla quale avrebbero appartenuto Attilio Alfredo Di Napoli e Aldo Orlando Marin Pinones, rimasti dilaniati da una bomba il 4 agosto in largo Umbria, in circostanze rimaste oscure. Ecco il brano del comunicato col quale il gruppo motiva le due azioni: "Con questi due interventi ‘Azione rivoluzionaria’ ha inteso sanzionare precise responsabilità collettive e personali in ordine alla gestione delle notizie relative alla morte dei nostri compagni Aldo Marin Pinones ‘Rico’ e Attilio Di Napoli, caduti mentre a propria volta si accingevano a colpire la sede del giornale FIAT, nel quadro di un’azione complessiva purtroppo tragicamente interrotta"; e riferendosi al ferimento del giornalista dell’Unità, il comunicato prosegue: "Ogni spazio di informazione alternativa viene precluso per la semplice ragione che le comunicazioni assumono forma raketistica e oligopolica; in questo assetto la stampa sedicente ‘comunista’ svolge un compito fondamentale di ‘garanzia a sinistra’". (La Stampa, 20/9).

In seguito a questi due attentati, si è levato, a Torino e in tutta Italia, un coro reazionario di condanna dell’"eversione antidemocratica" e in difesa della "libertà di stampa" (quella borghese, s’intende). Qualcuno ha preso lo spunto (come l’on. Libertini) per sproloquiare di Torino come "base operativa per il terrorismo" nonché di fantastici legami tra terroristi e mafia! Noi internazionalisti denunciamo energicamente il coro reazionario e ipocrita intonato dai rappresentanti del marciume parlamentare e dai pennivendoli della borghesia, in quanto tutti questi chierichetti padronali operano sistematicamente per sfruttare, opprimere, asservire mentalmente e denigrare le masse proletarie; magnificando e abbellendo, al contempo, il sistema borghese.

Nel denunciare il coro ipocrita dei pacifisti della brutalità borghese, dobbiamo pure criticare i metodi terroristici adoperati dalle frange violente del radicalismo piccolo-borghese. Questi metodi, infatti, contrabbandati come metodi di lotta armata per il comunismo, in realtà, non sono altro che sfoghi di rabbia dettati dalla loro impotenza, e per di più, niente affatto utili per la causa della rivoluzione proletaria. Le menzogne della stampa borghese si mettono a nudo solo creando, sviluppando e potenziando la stampa proletaria. L’attentato a un quotidiano (anche se dichiaratamente padronale), come l’intimidazione armata nei confronti di singoli giornalisti (anche se dei più spregevoli o carogne tra di essi), sono controproducenti oltre che inutili.

Se è vero che tutta la stampa borghese, di informazione e politica, di destra e di sinistra, ha come ruolo specifico, in generale, di annebbiare la mente del proletariato per fargli accettare il dominio padronale; è ancor più vero che solo la stampa proletaria può svelare la realtà di classe, mettere a nudo le menzogne della stampa borghese, educare ed elevare politicamente e spiritualmente le masse sfruttate. Il proletariato, per emanciparsi dalla borghesia, ha bisogno di una propria stampa, autonoma e indipendente, non di azioni velleitarie di contro-informazione armata. Di una stampa che sia l’espressione dell’organizzazione autonoma di lotta delle masse sfruttate, del partito proletario. Creiamo e potenziamo la stampa proletaria.

 

(Continua)

SUPPLEMENTI 2004

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