Gli scritti che seguono esprimono il punto di vista marxista sulla violenza. Si tratta di testi di Engels Lenin e nostri, già raccolti e pubblicati nel volumetto "Rivoluzione e Terrorismo" edito nel 1978 dalle Edizioni LInternazionale, nonché di altri ulteriori e più recenti nostri testi. Riteniamo opportuno ripubblicarli qui a puntate e ampliarli, non tanto per lintrovabilità del predetto volumetto, quanto per lutilità che essi conservano ai fini della lotta politica odierna, sia contro il terrore statale sia nei confronti dei falsi sinistri approdati alla non violenza. Lultimo testo che riportiamo da questo volume è stato pubblicato sul numero di marzo-aprite 1975 di Rivoluzione Comunista, e poi sul citato opuscolo Partito e violenza. Esso definisce il rapporto che deve sussistere tra lazione del partito rivoluzionario e i metodi violenti di lotta, criticando le concezioni avventuriste attuali. In Appendice sono riportate Sette Tesi elaborate specificamente sulla questione.
La violenza è il modo di esistere di tutte le società divise in classi. Fin quando esisteranno classi e permarranno divisioni sociali, la violenza non cesserà mai di regolare i rapporti tra gli uomini. Considerare la violenza, nella società, equivale quindi a considerare i modi di esistere di questi rapporti (le manifestazioni concrete, storiche, del loro sviluppo e rivolgimento). La violenza è dunque un fatto normale della lotta di classe. Se questo vale nei periodi di calma, vale maggiormente nei periodi di crisi; in cui la violenza diventa attuale; così come attuali diventano in questi periodi i metodi violenti di lotta. È, dunque altresì normale, che nei periodi di crisi, la lotta violenta passi in primo piano e così pure passino in primo piano i problemi pratici e teorici inerenti alluso della violenza. Consideriamo, qui, alcuni di questi problemi.
Premettiamo una considerazione dordine generale. Lepoca della decadenza imperialistica è lepoca della violenza generalizzata. Più i rapporti di produzione e di proprietà cozzano con le forze produttive (contrastano cioè col loro sviluppo) più la società si irrigidisce nella violenza; i rapporti sociali vengono compressi dallimpiego sistematico della violenza. Questa contraddizione si è acuita al punto tale che, oggi, in conseguenza del soffocante parassitarismo e brigantaggio imperialistici, è tutta lumanità ad essere minacciata dallimpiego sistematico della violenza. È per questo che nella nostra società si sviluppano, oggi più del passato, le manifestazioni più svariate di violenza; che prendono corpo nei confronti del sistema, le manifestazioni più disparate (individuali e di gruppo); che si moltiplicano le reazioni violente, disperate, di tipo avventuristico.
Ciò premesso, ecco il primo problema: cosa fare di fronte alle manifestazioni di lotta violente di tipo avventuristico (di manifestazioni di lotta violente cioè immature, inconseguenti, soggettivistiche)? Il compito del partito è, in primo luogo quello di delimitare - separare - queste manifestazioni di lotta immature dallattività rivoluzionaria; in secondo luogo quello di integrare luso dei metodi violenti alla lotta di classe contro ogni loro condanna o assolutizzazione; in terzo luogo quello di utilizzare lesperienza fallimentare di queste azioni immature per educare gli elementi davanguardia ed attrarre le masse nel processo rivoluzionario. Solo la violenza impiegata dal partito, nella sua lotta quotidiana; e quella istintiva delle masse in azione, possono contrastare la violenza istituzionalizzata ed elevare le svariate manifestazioni di lotta violenta contro il sistema, da episodi individuali e contingenti, a episodi di una lotta sistematica, strategicamente e tatticamente condotta. Ogni altro modo di impiegare la violenza, nulla può contro il sistema ed è fallimentare. Lavventurismo, se in passato è sfociato in tragedia; nel presente è destinato a finire in tragicommedia; in forme degenerate borghesi. I limiti delle azioni soggettivistiche sono così evidenti, di fronte agli apparati di forza del sistema, da screditare irrimediabilmente i loro autori come folli e suicidi. È necessario, semplicemente ed assolutamente necessario, che gli istinti di ribellione e i propositi di lotta si concentrino nel partito, trovino in esso la forma adatta di organizzazione, ne potenzino i metodi di lotta e il ruolo combattivo. Alla rivoluzione occorre questa fusione: la fusione della volontà di lotta con la forma di organizzazione del partito. Solo se rivolta a distruggere lapparato statale la violenza è rivoluzionaria, altrimenti resta una manifestazione impotente; una delle tante espressioni della violenza imperialistica. Pertanto, il partito deve difendere il giusto uso della violenza, non solo contro chi la condanna, ma anche contro chi, da "sinistra", ne abusa inconseguentemente.
Il secondo problema riguarda il rapporto tra violenza e processo storico. In unepoca di decadenza, solo le azioni violente - cioè le grandi azioni di massa delle classi oppresse - stimolano il processo storico accrescendone il ritmo. Questa caratteristica delle epoche di decadenza e, quindi, dellepoca contemporanea, accentua quella visione idealistica della lotta di classe, che è inseparabile dallavventurismo, e che crede che solo con lazione violenta - con qualsiasi tipo di azione violenta -, sia possibile accelerare il processo storico. Le tendenze che praticano oggi i metodi di lotta violenta pensano, appunto di bruciare così, le tappe e di accelerare il corso degli avvenimenti. In effetti esse non affrettano gli avvenimenti; ma, nei limiti in cui è possibile, li ritardano. Infatti la lotta armata da essi propagandata come forma superiore della lotta proletaria, non ha nulla da vedere con la forma superiore di questa lotta, che è la pratica insurrezionale. Propugnando la costituzione di piccole bande armate, in un momento in cui le masse proletarie debbono darsi la più estesa, ramificata, organizzazione autonoma (economica e politica), esse seminano illusioni; intralciando quello sviluppo proletario che è appunto il fattore acceleratore del processo storico. Pertanto queste tendenze non stanno alla testa degli avvenimenti, bensì alla coda. La loro attività armata è passività storica, accomodamento alla meccanica oggettiva degli avvenimenti. La violenza è acceleratrice, levatrice storica, solo e in quanto è espressione del movimento della classe rivoluzionaria. La violenza è attività incidente sul processo storico, solo ed unicamente e nella misura in cui è rivolta ad infrangere le vecchie forme di dominio di classe; a spezzare la macchina dello Stato, forma per eccellenza del dominio di una classe sullaltra; e che nel caso del proletariato è preliminare alladempimento di ogni compito sociale, essendo tutte le leve economiche e finanziarie concentrate nelle mani della borghesia. È questa la violenza attiva, trasformatrice, rivoluzionaria; quindi storicamente necessaria e giusta. Ogni altra forma di violenza contro il sistema e certe sue particolari istituzioni, è una violenza passiva, sviante, controproducente, autodistruttiva. E siccome è il partito che sta alla testa del movimento rivoluzionarlo del proletariato, è nel partito che lo slancio di lotta, lazione violenta, raggiunge la massima incisività storica.
Il terzo problema è lo sviluppo della lotta di classe nel nostro paese e il ruolo delle forme di lotta. Lo sviluppo del movimento proletario, che ha fatto dei progressi notevoli negli ultimi due anni sulla scia del risveglio iniziatosi col 1968, ci ha mostrato lo sviluppo di certe forme violente di lotta. Ma queste forme violente di lotta riflettono un movimento reale delle masse ancora difensivo non offensivo. Le forme avanzate, antistatali, rivoluzionarie, di questo processo, sono ancora latenti nel movimento stesso, in conseguenza del suo basso sviluppo. Parlare adesso della lotta armata è velleitario, disorganizzante; senza altro sbocco che la propria distruzione. La forma di lotta fondamentale, necessaria, indispensabile, allo sviluppo della rivoluzione in Italia, è nel momento presente, la lotta per lo sviluppo proletario. Questa lotta consiste nel lavoro quotidiano diretto ad organizzare le masse contro lattacco capitalistico e la reazione statale per gli obbiettivi proletari. Anelli essenziali per questo lavoro di organizzazione delle masse proletarie sul terreno di lotta per i propri obbiettivi di classe, sono i "comitati di agitazione" e il "fronte proletario". Questa è la forma fondamentale di lotta, indispensabile allo sviluppo attuale del movimento proletario. Ogni altra forma è secondaria e la lotta armata fuori luogo. Organizzando la lotta delle masse contro lattacco capitalistico e la reazione statale per gli obbiettivi proletari, sviluppiamo le giuste forme violente di lotta; educhiamo le masse al loro uso; cresciamo e diventiamo più forti; e possiamo così usare il nostro rafforzamento come condizione per lulteriore sviluppo; come condizione per lapplicazione di forme antistatali e rivoluzionarie di lotta. La violenza non può sostituire quello che non cè. Essa non può dare al partito ciò che esso non ha acquisito in solidità, in maturità, in capacità di lotta. Perciò è solo lo sviluppo proletario, è solo lo sviluppo del partito, che assicurano la capacità offensiva delle masse e permettono limpiego dei giusti metodi violenti di lotta. Ed è a questo sviluppo che bisogna oggi lavorare.
Questi esaminati sono solo tre aspetti dei rapporti partito violenza; un tema molto più vasto che tocca lessenza militante; limpegno rivoluzionario. Dovremo, quindi, occuparci quanto prima di altri aspetti pratici connessi alluso della violenza. Ed ora concludendo, chiediamoci: come si può nella complessità della situazione, stare in linea? Si può stare in linea, anche nei momenti più difficili, operando appassionatamente nel movimento di lotta delle masse sfruttate.
Ripetiamo nel movimento di lotta; non semplicemente per le masse o a fianco delle masse. Per stare in linea occorre un legame vivo, fisico, col movimento di lotta proletario. È così e solo così che si può stare in linea. Solo chi ha fiducia nella lotta proletaria, nellimmancabile risveglio alla lotta rivoluzionaria delle masse sfruttate; solo questi può stare in linea ed affrontare le più grandi difficoltà storiche: chi non ha fiducia nella lotta degli oppressi contro gli oppressori si perde, sbanda, degenera.
Come appendice formuliamo sette tesi su partito e violenza per dare unidea della vastità e dellimportanza del tema.
1) La violenza è levatrice di ogni vecchia società, gravida di una nuova società. La rivoluzione proletaria è la levatrice della società comunista. Senza questa rivoluzione non è possibile il comunismo.
2) La rivoluzione proletaria è lotta armata diretta a distruggere la macchina statale della borghesia e ad instaurare la dittatura del proletariato.
3) Questa lotta armata è necessaria e limpiego delle armi legittimo, per le masse proletarie, perché solo con le armi esse possono abbattere il sistema capitalistico e liberare lumanità dallo sfruttamento, dalloppressione e dalla miseria.
4) Nellattuale epoca storica, epoca di putrefazione imperialistica, la borghesia è una iena furiosa che esercita il potere con linganno, la ferocia e lassassinio. Solo la più risoluta, agguerrita ed inflessibile lotta di classe, può scalzare questa iena dal potere e passare il potere alle masse.
5) In questa epoca e nei paesi capitalistici, lunica lotta armata, veramente rivoluzionaria e progressiva, è la lotta per la dittatura del proletariato. Ogni altro tipo di lotta armata è una variante della lotta borghese, per la conservazione del regime capitalistico.
6) In Italia e nellattuale periodo storico, periodo caratterizzato da una profonda crisi di regime, lunica forma di lotta progressiva è la lotta rivoluzionaria contro le due ali portanti del regime borghese - lala fascista e lala riformista - per lo sviluppo proletario e rivoluzionario. Lo sviluppo proletario e rivoluzionario esige un lavoro sistematico, capillare e tenace, di organizzazione autonoma delle massa salariate contro lattacco capitalistico e la reazione statale per i propri interessi economici e politici.
7) Lavorando allorganizzazione autonoma delle masse bisogna adottare i metodi di lotta più decisi, combinando ai metodi legali i metodi illegali; e attuare lautodifesa proletaria nelle forme concrete più adatte alle circostanze e allo scopo.
Momenti fondamentali di questo lavoro di organizzazione e di preparazione rivoluzionaria delle masse nellattuale momento politico, sono i comitati di agitazione e il fronte proletario. Solo la formazione e lo sviluppo del più vasto fronte proletario contro la crisi capitalistica e la reazione può assicurare lo sviluppo proletario e preparare la rivoluzione.
(Fine Parte prima)