"L'A.B.C. DEL COMUNISMO"
Parte seconda
La dittatura del proletariato e la costruzione del comunismo (XXI)
Proseguiamo la pubblicazione dell'A.B.C. del comunismo scritto da Bucharin e Preobrazenskij, apparso il 15/10/1919. Completata la prima parte che concerneva "Lo sviluppo del capitalismo e la sua sconfitta", dall'1/12/2002 abbiamo iniziato la pubblicazione integrale della seconda parte non solo perché per lo più sconosciuta, ma soprattutto perché indicativa delle concezioni e dei metodi praticati dai "bolscevichi" per affrontare le questioni della dittatura del proletariato e la costruzione del comunismo per la prima volta nella storia non essendosi potuta spingere fino a tanto la "Comune di Parigi" del 1871. Finora abbiamo pubblicato i seguenti capitoli: Introduzione; I. Il potere sovietico; II.La questione nazionale ed il comunismo; III. Il programma militare dei comunisti; IV. La giustizia proletaria; V. La scuola e il comunismo; VI. La religione e il comunismo; VII. L'organizzazione dell'industria; VIII. L'organizzazione dell'agricoltura; IX. L'organizzazione della distribuzione; X. L'organizzazione delle banche e la circolazione del denaro; XI. Le finanze nello Stato proletario; XII. Il problema degli alloggi.
127. Che cos'è la protezione del lavoro?
La classe operaia lotta per il sistema comunista perché questo sistema la libererà dagli sfruttatori, le permetterà di sviluppare le sue forze produttive e la dispenserà dal sudare intere giornate per la produzione di oggetti indispensabili. Per questo tutte le conquiste raggiunte dalla classe operaia nel suo cammino verso il comunismo riguardano, direttamente o indirettamente, la protezione del lavoro; esse, infatti contribuiscono a migliorare la condizione degli operai. Prendiamo, per esempio, la libertà politica della classe operaia nell'ordinamento comunista e la sua condizione di classe dirigente, Questa condizione politica rappresenta chiaramente un passo in avanti sul terreno della protezione del lavoro. Altrettanto si può dire di tutte le conquiste della classe operaia. Tuttavia bisogna distinguere questa concezione allargata della "protezione del lavoro" da un'altra del tutto speciale. In questo caso si tratta, non della condizione della classe operaia in genere, ma della sua condizione nelle fabbriche, nelle officine, nelle miniere, in una parola, della sua condizione solo durante il lavoro. In effetti, il lavoro nelle officine e nelle fabbriche, spesso eseguito in mezzo a esalazioni tossiche, rappresenta un vero pericolo. Questo pericolo è aumentato anche dalla lunghezza della giornata lavorativa dell'operaio, che gli leva le forze, diminuisce la sua attenzione e moltiplica le possibilità d'infortunio. La lunga giornata lavorativa, già da sola, esaurisce terribilmente il suo organismo.
Sarà sufficiente qualche esempio per mostrare in moda chiaro che la situazione dei lavoratori dipende dalle condizioni del lavoro. Ma bisogna fermarsi un istante su questo argomento.
1) Esaminiamo prima di tutto il problema degli "infortuni sul lavoro". Ecco qualche cifra. Nei cantieri navali della Neva, a Pietrogrado, gli infortuni sul lavoro ammontarono:
Infortuni Infortunati Percentuale su 1000 operai
1914 4.386 6.186 709
1915 4.689 7.002 669
1916 2.830 7.602 371
1917 1.269 6.059 210
Il ribasso del numero d'infortuni fu raggiunto soprattutto con un insieme di misure speciali. Ma già 210 infortuni sul lavoro ogni 1000 operai rappresentano una cifra enorme.
Gli infortuni sul lavoro colpiscono a volte il 70% degli operai. Secondo le dichiarazioni di un medico di campagna, i lavori campestri, nel dipartimento di Iekaterinoslav, facevano assomigliare gli ospedali provinciali alle autoambulanze in tempo di guerra. Gli infortuni sul lavoro, naturalmente, non accadono solo in Russia, ma dappertutto. Una volta, il socialista Macdonald ha dimostrato al Parlamento inglese che su 1.200 persone morte nelle miniere, 1.100 avevano perso la vita unicamente perché non erano state prese le essenziali misure di sicurezza da parte dei capitalisti.
Questo solo esempio ci permette di stabilire che con la buona volontà si può diminuire enormemente il numero d'infortuni mortali. Ma i capitalisti non vogliono adottare le misure indispensabili, per loro improduttive.
2) Le cattive condizioni di lavoro, le malattie professionali che ne conseguono, la mortalità, ecco il secondo problema fondamentale.
Consideriamo, per esempio, le fabbriche di fosforo. Stando alle indicazioni di Lazarev, cinque anni di lavoro in queste fabbriche, sprovviste di ogni sistema di sicurezza, sono sufficienti a fare di un uomo un "cadavere vivente". Nell'industria chimica, nelle vetrerie, nelle miniere, ecc., la produzione è intimamente legata a una serie di malattie professionali. Ma anche in altre imprese si possono osservare fenomeni analoghi: le varici alle gambe degli operai che lavorano in piedi, le infezioni alla gola per i lavoratori del fosforo, l'avvelenamento mediante il mercurio e l'arsenico, la tubercolosi in diverse industrie, ecc.
In Inghilterra, fra il 1900 ed il 1902, ogni 1000 persone morivano di tubercolosi:
Clero 55
Agricoltori e allevatoti di bestiame 76
Avvocati e notai 92
Impiegati 129
Operai dell'industria del vetro 283
Operai delle officine di porcellana e di terracotta 285
Tipografi 300
Operai delle industrie di spazzole 325
Operai della produzione di coltelli e di forchette 533
Minatori da 579 a 816
In base ai dati del dottor Baranov, la mortalità per tubercolosi tra i proletari è:
Sigarai 63,4%
Incisori 58,3%
Tipografi 53,1%
Tagliatori 50,9%
Spaccapietre 50,6%
Fabbri, tornitori, calzolai, rilegatori di libri, lattonieri dal 46 al 47%
Operai delle fabbriche di scatole e di articoli di legno dal 45 al 45,5%
Secondo una statistica tedesca, la mortalità per tubercolosi dei lavoratori metallurgici di Solingen era quattro volte superiore alla mortalità media.
3) Le cattive condizioni di lavoro, oltre alle malattie note, provocano anche la degenerazione biologica della classe operaia in genere. Ciò si manifesta con l'aumento del numero degli inabili al servizio militare. Ogni anno cresce la proporzione dei deboli di petto, dei giovani di piccola statura, ecc. Fra i proletari essa è maggiore che fra le altre classi della popolazione. In Svizzera, il numero degli operai inabili era il 39,5% delle reclute; quello dei contadini il 25% soltanto. Negli altri paesi è lo stesso. Nelle donne la degenerazione biologica si accompagna spesso alla sterilità.
Tutto ciò è collegato, come si vede, alle condizioni della produzione. La classe dei capitalisti non aveva alcun interesse a difendere il lavoro, e conduceva nei confronti della classe operaia una politica di rapina: spremeva l'uomo e gettava via la buccia. Questa è anche la politica del capitalismo americano più "progressista". In America si assume solo chi è sano, lo si esamina minuziosamente, gli si tastano i muscoli. Gli uomini deboli non sono nemmeno fatti entrare nel paese, vengono ritenuti bestiame di nessun valore. Ed anche in America gli operai raggiungono molto di rado l'età di 45 anni. Con il suo sistema "altamente progressista", il signor capitale succhia letteralmente il sangue alla classe operaia.
La dittatura del proletariato [in Russia] è stata la prima a rendere possibile l'attuazione della protezione del lavoro su una base concreta. La classe operaia è direttamente interessata alla conservazione della forza lavoro. Essa deve mettere in evidenza il problema dello scrupoloso mantenimento di questa forza, la più preziosa e la più importante. Il sistema comunista si fonda non sullo sperpero criminale, sciocco e nocivo, delle forze umane, ma su una tecnica superiore, il cui fine è quello di risparmiare queste forze.
Ecco perché la protezione del lavoro ha una così grande importanza nel periodo di transizione. In questo modo la protezione del lavoro si riduce alla protezione dei lavoratori dalla nocività dell'ambiente di lavoro.
128. I compiti principali della protezione del lavoro.
La condizione più importante per proteggere la classe operaia e difenderla dalle malattie, dalla degenerazione, dall'aumento di mortalità, ecc., è la giornata lavorativa normale. Perciò non ci si deve meravigliare se la classe operaia ha sempre messo in testa alle sue rivendicazioni la riduzione della giornata lavorativa. Quest'ultima determina il dispendio d'energia umana, che si trasforma, sotto il regime capitalistico, in prodotti e in benefici per il capitalista, fortemente interessato, quindi, al prolungamento della giornata lavorativa. Con un eccessivo consumo delle sue forze, l'operaio compromette la sua capacità lavorativa, "si logora" più in fretta, il suo organismo s'indebolisce, cade più facilmente malato, muore prima. La lunghezza anormale della giornata lavorativa equivale ad una rapina, rappresenta un attentato contro l'energia umana. La fissazione di una giornata lavorativa normale è, dunque, il primo obiettivo della protezione del lavoro.
Il secondo fine è la difesa degli elementi più deboli della classe operaia. Questa non si compone solo di uomini adulti, ma di vecchi e bambini, di adolescenti e di donne di ogni età. La protezione dalle cattive condizioni di lavoro differisce in base alle diverse categorie della classe operaia. Ciò che può fare con facilità, e senza compromettere la sua salute, un uomo adulto, può essere pericoloso per una donna (il trasporto di materiali pesanti, per esempio), e molto rischioso per un'adolescente.
Inoltre, le donne necessitano, in certi periodi della loro vita (gravidanza, parto, allattamento) di cure speciali. Particolari misure sono allora indispensabili. È la protezione del lavoro delle donne e dei fanciulli.
Molto importante è anche l'organizzazione tecnica e sanitaria delle fabbriche e delle officine. Nella battaglia contro gli infortuni sul lavoro, contro il carattere malsano di certe industrie e le cattive condizioni di lavoro in genere (la polvere, la poca illuminazione, il freddo, la sporcizia, le correnti d'aria, ecc.), si possono e si debbono fare molte cose.
Ecco i tre compiti principali ai quali deve assolvere la protezione del lavoro.
129. Che cosa si è fatto in materia di protezione del lavoro in Russia?
La dittatura del proletariato ha creato delle condizioni tali che è possibile soddisfare facilmente tutte le rivendicazioni formulate da qualsiasi partito socialista. In questo senso nessuna legislazione del lavoro al mondo può considerarsi superiore a quella della Repubblica sovietica. Le disgrazie che ci affliggono derivano non dall'inadeguatezza delle leggi, ma dal fatto che siamo sprovvisti di tutto. Questa insufficienza, però, dipende, l'abbiamo detto in precedenza, dalla lotta che il capitalismo mondiale conduce contro di noi e dal massacro imperialista organizzato dai nemici della classe operaia.
Se facciamo il conto di ciò che è stato legalizzato dalla Repubblica sovietica nel campo della protezione del lavoro, ricaviamo il seguente quadro:
a) Limitazione della giornata lavorativa.
I. La giornata di otto ore è stabilita e definitivamente confermata da una legge (cosa che evitano accuratamente i governi di conciliazione) così come quella di sei ore per il lavoro intellettuale e quello degli uffici.
Il. Le ore di straordinario sono vietate. Sono consentite soltanto raramente, ed in casi eccezionali. Debbono essere retribuite una volta e mezzo in più delle ore normali.
III. La giornata lavorativa nelle produzioni particolarmente nocive è più corta; per esempio, è di solo sette ore nelle manifatture di tabacco, di sei ore nelle officine del gas.
IV. Viene stabilito un riposo normale di 42 ore la settimana (a questo fine, il sabato si lavora solo sei ore). Chi non gode del riposo domenicale può scegliere un qualsiasi altro giorno della settimana.
V. Ad ogni lavoratore spetta di diritto un periodo di ferie annuale pienamente retribuito (secondo il codice del lavoro, il congedo è di un mese; ma durante questo periodo critico è di 15 giorni).
VI. Nelle manifatture particolarmente insalubri e per gli adolescenti che lavorano in colonie, è accordato un congedo supplementare di 15 giorni, oltre al mese di ferie uguale per tutti.
b) Protezione del lavoro femminile e minorile.
I. La donna non deve eseguire nessun lavoro notturno o straordinario e non può essere assunta a giornata.
II. È vietato far lavorare i minorenni con meno di sedici anni. I minori vanno allontanati gradualmente dal lavoro (prima di tutto da quello nocivo alla salute) e, pur assicurando la loro vita materiale, sistemarli nella scuola.
III. La giornata lavorativa dei minori di sedici anni che ancora lavorano è ridotta comunque a quattro ore, a sei quella degli adolescenti dai 16 ai 18 anni.
IV. Le ore di straordinario, i lavori giornalieri e notturni sono vietati a chiunque non abbia raggiunto l'età di 18 anni.
In particolare, per la difesa della maternità sono state promulgate le seguenti leggi:
I. A tutte le donne incinte o partorienti (e non solo alle operaie, ma anche alle mogli degli operai) viene pagato, per l'intero periodo della loro inattività, un sussidio speciale uguale allo stipendio.
Il. Le donne incinte che eseguono lavori manuali, ottengono un congedo di otto settimane prima del parto; quelle occupate in lavori intellettuali o negli uffici, un congedo di sei settimane.
III. Dopo il parto le donne dispongono di un congedo da sei a otto settimane.
IV. Le madri che allattano il loro bambino hanno diritto, ogni tre ore, ad un riposo di mezz'ora.
V. Ogni madre riceve un sussidio supplementare di 720 rubli al mese per soddisfare i bisogni del bambino, ed uno di 24 rubli al giorno per il suo mantenimento durante i 9 mesi che seguono la nascita del bimbo.
Il Codice del lavoro prevede qualche eccezione a tutti questi punti. Ad esempio, l'autorizzazione speciale dello straordinario, fino ad un massimo di 50 ore l'anno, e del lavoro minorile (fra 14 e 16 anni) non superiore a quattro ore giornaliere; i congedi annuali sono provvisoriamente ridotti a 15 giorni e la durata del lavoro notturno può raggiungere le sette ore; tutto questo in casi di estrema necessità.
Tutte queste deroghe si sono rese necessarie per la difficile situazione in cui si trova la Russia a causa dei feroci attacchi di tutte le potenze imperialiste.
c) Attrezzatura tecnica e sanitaria nelle fabbriche.
I. Sono stati promulgati una serie di decreti nel campo della sicurezza tecnica, della salute, dell'igiene professionale, per migliorare le condizioni di lavoro nelle officine e nelle fabbriche.
Il. Nelle industrie insalubri, vengono distribuiti indumenti speciali per proteggere dalla polvere, dal gas, dall'umidità ecc.
III. Tutti i lavoratori ricevono degli indumenti che appartengono all'impresa da indossare durante il lavoro.
IV. Per attuare tutte queste riforme sono nominati degli ispettori del lavoro, eletti da grandi assemblee operaie. Nelle professioni caratterizzate da speciali condizioni di lavoro e dalla dispersione dei lavoratori (trasporti, edilizia, agricoltura), sono i sindacati interessati a nominare in ogni distretto gli ispettori del lavoro.
Quale progresso ha fatto in questo campo la partecipazione degli operai? Ce ne rendiamo conto esaminando le cifre della composizione di questo nuovo quadro ispettivo. Esse mettono in evidenza che il 1º agosto 1919, il 54% di tali ispettori erano operai. Se si tiene conto che la statistica non indica la professione di un certo numero d'ispettori, questa proporzione cresce fino al 62,5% contando pure gli impiegati, raggiunge l'88,5%.
Ecco i dati precisi (al 1º agosto 1919). In base alla loro professione, gli ispettori del lavoro si dividono in questo modo:
Professioni Nº Percentuale riscontrata
ispettori e probabile
Operai 112 dal 54% fino al 62,5%
Capireparto, tecnici, disegnatori 21 " 10 % " 11,5%
Impiegati, commessi 28 " 13% " 15,5%
Assistenti chirurghi 4 " 2% " 2%
Farmacisti 1 " 0,5% " 0,5%
Insegnanti 5 " 2% " 2,5%
Studenti 4 " 2% " 2%
Medici 5 " 2,5% " 2,5%
Ingegneri 1 " 0,5% " 0,5%
Giuristi 1 " 0,5% " 0,5%
Professioni non dichiarate 28 " 13 %
In confronto ai sei mesi precedenti l'agosto 1919, il numero degli operai è leggermente aumentato (54% contro il 47%, oppure il 62% contro il 60% precedente); la percentuale dei capireparto e dei tecnici è rimasta invariata (10% contro 11%). Il numero degli impiegati è considerevolmente aumentato (dall'8% al 13%). Il numero degli studenti è invece diminuito di 2/3 (dal 6% al 2%).
In questo modo, disponiamo di una vera ispezione operaia, sia per i suoi fini che per la sua composizione.
Tuttavia, rimane ancora molto da fare in fabbrica nel campo della protezione del lavoro. In parecchi casi continuano ad esistere condizioni di lavoro disumane, soprattutto nelle vecchie imprese dove gli operai sono male organizzati, poco coscienti e poco istruiti. In queste tane tutto, o quasi tutto, è rimasto come era. Certo, spesso è impossibile intraprendere i miglioramenti necessari, che richiedono una nuova attrezzatura e nuovi impianti. Ma sarebbe già un grande passo in avanti poter coinvolgere strati sempre più vasti nello sforzo per migliorare le condizioni di lavoro.
(Continua)