Il modello di organizzazione e la centralità del programma rivoluzionario (II)
(Nella prima puntata abbiamo fatto il punto sullo stato di sviluppo del movimento giovanile concludendo che nella maturazione delle forze attive giovanili c'è sostanza di prim'ordine per la costruzione del partito. Ora proseguiamo l'analisi)
Il riposizionamento delle avanguardie proletarie
In secondo luogo gettiamo lo sguardo sullo stato d'essere delle avanguardie proletarie. A differenza delle forze attive giovanili, che sono l'espressione più fresca del movimento proletario, le avanguardie proletarie ne rappresentano invece un sedimento storico. In ogni fase di lotta dei lavoratori, e nel succedersi di queste fasi, esse ne personificano i punti di forza e di debolezza. Ciò che va detto riguardo alle avanguardie proletarie è che questi soggetti instancabili di lotta quotidiana che per diversi decenni hanno mantenuto una posizione sostanzialmente - ossia tatticamente e strategicamente - subalterna al sistema di potere, negli ultimi tempi sotto la sferza delle politiche di gratuitificazione del lavoro, di criminalizzazione feroce e di militarismo bellico hanno cominciato a scuotersi dal torpore democratico e a manifestare propositi e atteggiamenti di lotta antistatali. E ciò che è più significativo per il nostro esame è che ora, sotto l'indurimento delle menzionate politiche, queste soggettività si vanno sbloccando politicamente e spostando su posizioni più antagonistiche e più vicine all'autonomia di classe. Per esse si pone in modo imperioso il problema dell'organizzazione stabile di lotta politica. E, quindi, del partito.
L'"arma" del partito
Queste sintetiche considerazioni sullo stato delle forze attive giovanili e delle avanguardie proletarie rischiano di apparire monche o empiriche se non si inseriscono nella nostra analisi generale della situazione. La nostra visuale della situazione è che il riassetto dei rapporti sociali, operato dal potere coi suoi meccanismi di subordinazione schiavizzante, coercizione generalizzata terrorizzazione armata, infiamma l'antagonismo sociale; e che questo processo di infiammamento dei contrasti sociali genera una spinta enorme alla rivolta di massa. In questa situazione ribollono e si massificano due distinte esigenze organizzative. La prima è che l'esigenza del partito, da pratica organizzativa di ristrette minoranze, si trasforma in un bisogno diffuso di classe. La seconda è che le forze rivoluzionarie debbono attrezzare dell'arma del partito tutti gli elementi combattivi del proletariato e radicare il partito tra le masse. Certo è che, per potere imprimere una giusta direzione alla spinta antagonica di massa (ossia per poter canalizzare questa spinta nella salvaguardia delle condizioni di esistenza dei lavoratori, nel fronte proletario antipadronale, nella resistenza-scontro nei confronti degli apparati di prevenzione-controllo-coercizione-annientamento dello Stato, nell'attacco alle bande di potere, ecc.), occorre l'organizzazione di partito e una forte organizzazione di partito. Quindi il compito dei compiti politici, concretamente inteso nella situazione che attraversiamo, è quello di promuovere estendere consolidare il processo di organizzazione partitica delle forze attive giovanili e delle avanguardie proletarie e procedere al radicamento di questo processo tra le masse.
Il programma rivoluzionario
Chiarita nella concretezza di fase questa seconda esigenza vediamo ora come procedere. Già di per sé solo questo processo di organizzazione mette all'ordine del giorno tutta la tematica sul partito: concezione, ruolo, compiti, ecc. Tematica sulla quale ci siamo sempre cimentati fase dopo fase. Perora bisogna però risolvere alcuni problemi preliminari alla ricca tematica sul partito. E su questi ci dobbiamo qui soffermare. Il primo di questi problemi è quello di quale impasto ci dobbiamo servire per realizzare nella costruzione organizzativa la coesione necessaria. Il requisito soggettivo, necessario e immancabile, è costituito dalla pratica di lotta, dalla volontà attiva di battersi per rovesciare il potere borghese. Nello schiavismo tecnologico, in cui ci troviamo dagli anni ottanta, tutta la società si è trasformata in un campo di lotta; e senza lotta non c'è neppure dignità umana. Quindi ogni soggettività, che entra nel processo organizzativo, non può derogare a questo requisito elementare.
Tuttavia questo requisito necessario non è sufficiente in quanto non ogni tipo di lotta o prassi di combattimento porta al partito. Per costruire il partito ci vuole l'ancoraggio alla teoria rivoluzionaria del marxismo; il perseguimento del programma politico di classe. A questo proposito abbiamo rilevato alcuni anni addietro (vedi Suppl. 1/3/2001) che la gioventù contemporanea è dotata di una carica operativa e di combattimento senza precedenti; e che, per converso, essa è ostacolata da enormi difficoltà di comprensione della struttura di classe della società dello Stato delle ideologie; sottolineando che ai fini di un corretto orientamento politico essa deve appropriarsi della teoria rivoluzionaria e di una solida concezione del partito. Il secondo requisito, e il secondo problema preliminare , è quindi quello del possesso e del perseguimento del programma rivoluzionario.
(Continua)