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La resistenza irachena
tiene testa alle rappresaglie americane

Abbattuti, in due settimane, tre elicotteri e distrutta a Nassiriya la base dei carabinieri.

Chi porta morte merita morte (I)

 

Nell’ultima rassegna della situazione irachena abbiamo scritto (ved. Suppl. 1/8/03) che la resistenza armata contro gli anglo-americani, forte nell’area di Baghdad-Tikrit, era destinata ad estendersi e che avrebbe reso elevati i costi di occupazione. Abbiamo fatto anche un accenno alla condizione del proletariato iracheno, stretto tra la guerriglia e il nazionalismo sciita e sunnita, pensando di sviluppare quanto prima l’argomento. L’andamento degli avvenimenti degli ultimi tre mesi, ed in particolare quello di questa prima metà di novembre, ci induce però ad occuparci ancora del primo argomento e a rimandare alla prossima occasione l’approfondimento del secondo.

 

L’"operazione crotalo del deserto"

 

Verso metà giugno il Pentagono e i servizi segreti, americani inglesi italiani, ammettono ufficialmente che in Iraq c’è una resistenza organizzata contro gli invasori, riconoscendo che gli attacchi e i sabotaggi oltre al triangolo sunnita investono anche il Sud. Il gen. Statunitense John Abizaid fa delle cifre, dichiarando che a combattere contro gli alleati ci sono 5.000 guerriglieri e 200 stranieri. È il preludio della messa in atto di una controffensiva anti-guerriglia. Il 29 giugno Bremer dà il via a un piano di stritolamento dei resistenti, denominato operazione crotalo del deserto (Operatione desert Sydewinder), con l’obbiettivo ufficiale di catturare Saddam Hussein e di sgominare le sacche di resistenza che fanno capo al partito Baath.

L’operazione si articola in blitz furiosi e in rastrellamenti casa per casa, notturni e diurni. Si spara a vista su chiunque fa una mossa sbagliata. Vengono arrestati migliaia di iracheni sospettati di favorire la guerriglia. Gli arrestati non vengono nemmeno incarcerati; vengono segregati in luoghi segreti, ove vengono sottoposti a lavaggi del cervello e a torture come a Guantanamo. L’operazione si protrae per tutta l’estate; ma non ottiene i risultati voluti; produce anzi l’effetto opposto. La resistenza si rafforza e si ramifica. I guerriglieri sono in grado di compiere incursioni in ogni città, di far saltare gli edifici più custoditi, di mettere a repentaglio la vita di qualsiasi rappresentante di Stato o di governo. Ed appare chiaro che gli attacchi dei guerriglieri sono possibili in quanto trovano vasti appoggi popolari.

 

Il carattere popolare della guerriglia

 

Dal nostro osservatorio non è facile tracciare una mappa politica del composito movimento di guerriglia; ma non è difficile poter dire che non si tratta di reparti speciali di guerriglieri o di fedayn di Saddam Hussein o semplicemente di questi. Il movimento è sostenuto dalle tendenze nazionaliste radicali e da tutte le forze ostili agli invasori. Capi-clan, integralisti islamici, disoccupati, volontari, impiegati del vecchio regime, ecc., appoggiano la guerriglia; e alimentano un fronte di resistenza contro gli occupanti ancora più vasto. La guerriglia è quindi espressione di una resistenza popolare che esplode a ogni contatto.

Gli occupanti debbono guardarsi dalla stragrande maggioranza degli iracheni; anche dai poliziotti locali che essi addestrano a protezione della loro presenza. L’ostilità della gente nei loro confronti e nei confronti del governo provvisorio fantoccio è tale che si tramuta in azioni improvvise, in attentati imprevedibili, in sommosse immediate e in rivolte minacciose. Per gli invasori non c’è, e non può esserci, né tregua né sicurezza.

 

"Martello di ferro"

 

La strategia di controllo del Pentagono è la logica dell’escalation terrificante. A ogni smacco subito esso reagisce inasprendo il livello di fuoco e la distruzione degli ostacoli. Fallita l’operazione crotalo del deserto, in autunno esso scatena contro la guerriglia l’operazione martello di ferro. L’operazione si basa su rappresaglie agghiaccianti; a ogni azione della guerriglia segue una reazione a base di bombardamenti aerei con gli F-116 e gli AC 130 diretta a colpire la popolazione circostante. In settembre e ottobre cresce il numero di morti civili. Ma cresce anche quello degli occupanti, che sale a una mezza dozzina al giorno rispetto all’unità dei mesi precedenti.

La guerriglia attacca con energia e in questa prima metà del mese mette a segno una serie di colpi spettacolari. Il 2 a Falluja viene abbattuto un elicottero Chinouk con 16 soldati. Il 7 a Tikrit viene colpito un Black Hawk con 6 soldati. Il 12 ci sono diversi attentati, tra cui quello di Nassiriya di cui ci occupiamo tra poco, che fanno 37 morti tra i militari occupanti. Il 15 vengono abbattuti due Black Hawk con 12 morti e 9 feriti. Gli occupanti rilanciano la loro volontà di dominio. Bush fa appello alla Nato per l’invio di nuove truppe. Il ministro Martino assicura l’aumento del nostro contingente alle 3.000 unità votate dal parlamento.

(Continua)

SUPPLEMENTI 2003

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