Il crollo del regime infiamma i quartieri poveri.
Occupanti e ufficiali iracheni collaborano contro le masse.
Il radicalismo sciita tenta di prendere il sopravvento politico.
(Cronaca degli avvenimenti dal 1º al 15 aprile)
A prosecuzione e completamento della cronaca dell'invasione anglo-americana dell'Iraq ripercorriamo, in estrema sintesi, gli avvenimenti che vanno dal 1º al 15 aprile, ossia dal superamento della linea rossa alla caduta del regime e all'ondata sciita.
1 aprile - La tattica irachena di evitare combattimenti campali per resistere nelle città fa risaltare il modello sofisticato della guerra leggera (sostenuto dai falchi del Pentagono) secondo cui è sufficiente l'impiego di formazioni elastiche protette dal cielo per disarticolare e annientare il nemico. Piovono i bombardamenti giorno e notte sulla linea rossa. A Karbala, a Hillah, sull'Eufrate, ci sono attacchi e contrattacchi notturni con morti e feriti trasportati in Europa. Il comando americano dichiara di avere dimezzato due delle sei divisioni della guardia repubblicana. Le truppe britanniche occupano l'aeroporto di Bassora.
2 aprile - Il gen. Franks ottiene via libera per l'offensiva finale, proseguendo l'attacco in profondità e lasciando il nemico in sacche da ripulire successivamente. Le truppe americane avanzano a tenaglia su tre direttrici: da sud-ovest sull'Eufrate, la fanteria corazzata; da sud-est sul Tigri, i marines; da sud il resto della colonna corazzata. Il disegno è quello di chiudere in tre sacche le divisioni Medina - Baghdad - Hammurabi (l'Adnan presidia Tikrit; la Nabucodonosor e la Al Nida Baghdad). L'avanzata avviene con l'impiego a tappeto delle micidiali bombe a grappolo e taglie margherite, che uccidono i presenti e quelli che arrivano dopo. A Nassirija gli americani ritrovano in un ospedale Jessica Linch, la diciannovenne furiosa che aveva scaricato la potenza di fuoco della sua arma prima di cadere nelle mani degli iracheni e che invece di essere finita con un colpo alla nuca nello stile marine è stata curata col massimo riguardo. E si portano a 30 Km dalla capitale.
3 aprile - L'esercito iracheno non può sostenere battaglie campali o scontri aperti data l'enorme superiorità tecnica del nemico; né può suscitare la resistenza popolare per paura di favorire la ricolta delle masse e perdere il controllo della situazione. Perciò i combattimenti che è costretto ad ingaggiare si tramutano inesorabilmente in micidiali carneficine. Un battaglione meccanizzato, che cerca di bloccare i carri armati sul ponte di Mussayyid, viene decimato dagli F-16 e finito dagli Abrams. In serata le prime colonne attaccano l'aeroporto di Baghdad a 27 Km dal centro precedute da bombardamenti a tappeto. A Furet, l'ultimo villaggio prima dello scalo, si svolgono aspri combattimenti; ma dopo due ore di fuoco non resta nulla in piedi e la 3ª divisione si impadronisce dell'aeroporto, minacciando da vicino la capitale. Al Nord i B-52 bombardano Kirkuk e Mosul che vengono circondate dai peschemerga e dalle truppe speciali. Mentre Rumsfeld invita i militari iracheni alla rivolta contro il regime a Najaf gli anglo-americani vengono vilipesi dalla folla davanti la Moschea di Alì nonostante l'autorità religiosa Al-Sistami abbia invitato gli sciiti a non resistere.
4 aprile - In due settimane di bombardamenti gli invasori hanno lanciato 750 missili e 14.000 bombe guidate. La 3ª divisione rafforza le sue posizioni eliminando nella zona dell'aeroporto ogni focolaio e resistenza. I marines della 1ª divisione da Kut, ove si arrendono 2.500 soldati della guardia repubblicana, raggiungono la periferie est di Baghdad. Le forze speciali bloccano la strada che da Baghdad porta a Tikrit nel quadro del disegno di accerchiamento della città. Saddam Hussein compare due volte alla Tv per marcare che il regime ha il controllo della situazione. Il ministro dell'informazione Said Al Sahaf minaccia sorprese e l'impiego di kamikaze. Presso la diga di Haditha una donna incinta si fa saltare con tre militari americani. Ma l'arma dei kamikaze è più propagandistica che reale dato che il regime si basa sull'oppressione delle masse popolari e non si tratta di un movimento nazionale.
5 aprile - Dalle 5 alle 10 del mattino si svolge quella che resterà l'unica vera battaglia di Baghdad. Davanti l'ospedale Yarmuk, a una decina di Km dal centro, si affrontano due formazioni militari. Una colonna di carri armati (25 Abrams) e di blindati (12 Bradley) attacca il quartier generale della divisione Medina. L'unità irachena affronta l'attacco contrapponendosi coi propri carri armati e autoblindo. I corazzati americani, appoggiati dall'aviazione, hanno giuoco facile e spazzano via ogni resistenza. Secondo dati del comando americano restano sul terreno nell'area della battaglia un migliaio di iracheni e un centinaio di tank. Dopo questo combattimento l'esercito iracheno batte in ritirata.
Al Nord si susseguono i bombardamenti alla periferia di Mosul. I guerriglieri curdi entrano a Domuz. Il lupo Condoleeza Rice respinge gli sciacalli europei, che ringhiano per partecipare al bottino, ululando che "il sangue lo stiamo versando noi, nessun ruolo per le Nazioni Unite".
6 aprile - Le truppe americane estendono l'accerchiamento di Baghdad, bloccando le strade in entrata e in uscita. Ci sono sparatorie isolate. In mattinata viene mitragliato il convoglio dell'ambasciatore russo Titorenko che lascia la capitale, restando ferito assieme ad altri cinque funzionari. Negli ospedali non c'è più posto per i feriti. I gerarchi cominciano a lasciare la città trafugando quel che possono. Viene proclamato il coprifuoco dalle 18 alle 6. Gli inglesi entrano in una zona della parte vecchia di Bassora conquistando il centro della città. Karbala cade sotto il completo controllo americano. Nelle città viene meno la resistenza regolare irachena.
7 aprile - L'aviazione martella Baghdad, completamente accerchiata. Ci sono scontri ravvicinati e scambi di artiglieria. I carri armati americani fanno un'incursione e si portano sul palazzo della repubblica ove issano la loro bandiera. È un assaggio non il piano di entrare nella città da cui perora si guardano bene. C'è uno scontro violento attorno all'hotel Al-Rashid. Il gen. Brooks dichiara che il regime iracheno ha perso una parte del controllo di Baghdad. Il ministro dell'informazione iracheno controbatte che gli americani verranno rispediti in bare. La popolazione della capitale è tenuta in posizione passiva e ancora regge il controllo di regime. Il popolo sospetta che Saddam si accordi con gli occupanti per mantenere il controllo sul popolo. A Bassora la gente inizia i saccheggi.
8 aprile - Pur essendo caduto il secondo anello difensivo non si vede la proclamata difesa metro per metro. La guardia repubblicana se la squaglia. I marines attraversano il Tigri, preceduti da cannonate e bombe, ed entrano dalla zona orientale mentre la fanteria corazzata avanza da ovest e da nord. Un Abrams punta sull'hotel Palestine e fa fuori due giornalisti ferendone altri. Un missile colpisce Al-Jazeera facendo un morto e un ferito. Gli invasori avvertono i corrispondenti. La mancata risposta della guardia repubblicana fa parlare di un ricorso alla tattica cecena (fare entrare in città quante più truppe possibili per poi attaccarle in piccoli gruppi) scambiando il regime iracheno con una minoranza oppressa. Piuttosto è da pensare che, se le truppe americane effettuano puntate offensive nel centro di Baghdad, pur disponendo di forze limitate (circa 20.000 soldati), ciò è spiegabile solo con defezioni scontate o concordate con i comandi iracheni.
Da mezzogiorno non va più la Tv, né la radio. Gli ospedali sono nella massima emergenza. I bombardamenti iniziati la mattina cessano la sera. La città, nel terzo giorno di coprifuoco, cade in una calma irreale. A Bassora il comando inglese affida a un capo tribù l'incarico di formare una amministrazione civile provvisoria. Nei quartieri proseguono i saccheggi. Kirkuk viene martellata per impedire che le truppe irachene si spostino su Tikrit.
9 aprile - In più parti della capitale stazionano gli Abrams. Gli inviati dei giornali non si aspettavano che i marines potessero avanzare senza essere contrattaccati anche se da qualche giorno si vedono meno militari in giro. Ci sono nuclei di resistenza ma il segnale più chiaro di resa proviene da un reparto che sulle rive del Tigri alza bandiera bianca. Molti militari lasciano le postazioni indossando gli abiti civili. Il regime si dissolve nella fuga nella resa e nella commistione con l'occupante come è tipico di ogni potere antipopolare. Baghdad è così militarmente nelle mani degli invasori. Le truppe superstiti si raccolgono attorno a Tikrit.
Le masse popolari avvertono la fine del regime. Nei quartieri più poveri disoccupati lavoratori sottoproletari si riversano sulle strade ed assaltano i palazzi dei notabili del regime e dei benestanti appropriandosi di ogni cosa. Tremano le classi borghesi non avendo uomini armati a disposizione di cui farsi scudo. Mentre si sprecano paroloni sull'Iraq libero, la gente urla agli americani di andarsene.
10 aprile - Nel disfacimento di un regime contano le forze reali. E le forze reali a Baghdad sono: gli occupanti che cercano di prendere il controllo dei nodi della città; le masse del popolo che si sono date all'esproprio dei ricchi; i nuclei di guerriglia superstiti che cercano di vender cara la pelle. In centro un attentato suicida uccide alcuni marines. Un'imboscata vicino alla moschea di Adamya a nord impegna gli occupanti per un'ora di fuoco. Ci sono scontri a sud nell'area di Al Dora. Vengono assaltati cinque ministeri e ripuliti da cima a fondo. Una notevole quantità di armi leggere passa nelle mani degli espropriatori. In mattinata inizia il saccheggio del museo archeologico, che si protrae fino all'11; nel quale gruppi organizzati di affaristi, profittando della situazione, svaligiano i tesori della storia antica da rivendere all'estero.
I negozi restano chiusi. Continuano le code per il pane. In giro c'è qualche bancarella di frutta e verdura. La linea del fronte si sposta al nord. Kirkuk viene conquistata dai curdi, ma viene subito lasciata al controllo americano a seguito della pressione turca. A Najaf viene ucciso il leader sciita filoamericano Abdul Mujid ak-Khoal. Il problema degli invasori e dei loro fantocci accreditati, come la cricca Chalabi, è ora quello di ripristinare l'ordine, mettere sotto controllo i proletari, contenere le rivendicazioni curde e le contropressioni turche, arginare il movimento sciita radicale.
11 aprile - Alla popolazione civile viene fatto divieto di avvicinarsi ai posti di blocco. Aumenta l'ostilità della gente nei confronti degli occupanti. La gente vede che gli americani hanno distrutto il loro paese;che gli altri paesi arabi li hanno traditi; e che deve cacciare i nuovi padroni. Il centro è percorso da gruppi di espropriatori. Tutto ciò che è stato lasciato dal regime diventa preda. La rabbia dei giovani e dei disoccupati si scarica negli incendi delle banche, dei negozi, e dell'unione industriale. C'è fame e sete. Negli ospedali presi d'assalto i morti vengono seppelliti in fosse comuni.
I militari iracheni abbandonano Mosul dopo avere concordato la ritirata coi capi curdi. La città viene presa subito d'assalto dal popolo. Viene appiccato l'incendio al catasto e saccheggiata la banca centrale. A Kirkuk i parà americani prendono controllo dei pozzi.
L'imam di Saddam City dà le seguenti direttive: a) è proibito rubare denaro e beni mobili negli edifici pubblici; b) è proibito sparare su chiunque senza assoluta necessità; c) gli sciiti debbono andare a pregare dio nelle loro moschee; d) gli impiegati gli operai e tutti i salariati debbono ritornare rapidamente al loro lavoro. Le direttive sono firmate come Comitato del Popolo. Sui muri appaiono scritte "noi vogliamo un governo islamico".
12 aprile - L'esproprio di massa accelera la collaborazione tra gli invasori e i repressori del vecchio regime. Soldati americani e agenti iracheni mettono insieme il proprio cordone contro gli espropri. Il gen. Amer Al Saadi, comandante di polizia, forma una prima rete di controllori. Entrano in funzione le prime pattuglie miste composte da marines e da un gendarme iracheno. Nei quartieri del centro appaiono le prime ronde. Quattrocento poliziotti prendono impegno a presidiare la città tra due giorni. Imam, marines, poliziotti, sono tutti mobilitati a difesa della proprietà privata.
Circolano le prime voci sul fatto che gli ufficiali il 7 avevano abbandonato le loro unità. Il gen. Maher Safiyan Takriti, cugino di Saddam e membro della guardia repubblicana speciale, avrebbe impedito di far saltare il ponte di Diyala e avrebbe dato ordine di ritirarsi senza combattere. I quartieri e gli isolati, in cui si spara, sono tenuti sotto controllo dai volontari. Su Saddam c'è chi dice che è morto, chi lo dà a Tikrit, chi all'estero. La Casa Bianca impone una taglia a favore di chi dà notizie su di lui e su 55 gerarchi. Bush lancia un avvertimento alla Siria accusandola di dare asilo ai dirigenti iracheni. A Mosul i marines sparano sulla folla facendo 15 morti e 200 feriti. A Bassora l'imam fa appello a restituire le cose rubate portandole nella moschea.
13 aprile - La Casa Bianca, pur intendendo affidare la sicurezza alla polizia privata (150 vigilantes del colosso Dyncorp sono partiti dal Kuwait; mentre altri 1.000 sono in arrivo), lancia un appello a ingegneri poliziotti specialisti a presentarsi ai comandi per ricostituire un apparato tecnico-burocratico con la sicurezza in primo piano. A Baghdad la gente ritorna in città. In svariati punti si notano i controlli per le strade e cessano i saccheggi. Restano ancora chiusi negozi e uffici.
Al confine siriano viene bloccato il fratellastro di Saddam, Watban. A Tikrit verso mezzogiorno ci sono le prime scaramucce tra i parà e gli ultimi resistenti: 2.500 fedayn. La guardia repubblicana ha battuto in ritirata. I capi-clan hanno offerto comunque la resa purché i curdi non mettano piede in città. Gli scontri si svolgono in periferia e i difensori più coraggiosi restano tutti sul terreno.
14 aprile - Un migliaio di marines entra a Tikrit non incontrando alcuna resistenza in città. Il comando americano annuncia che tutti i pozzi di petrolio sono sotto il controllo militare. E dichiara che con la conquista di questa città sono finite le battaglie campali e che residueranno solo piccoli combattimenti. In pratica l'occupazione è completa.
Dai dati ufficiali, di cui si può disporre, si può tracciare il seguente bilancio tecnico-militare. Dopo 26 giorni di aggressione ci sono stati: 117 militari americani uccisi, 35 inglesi, 2.320 iracheni, 2.150 civili e 5.000 feriti. Sono stati impiegati 1.100 aerei anglo-americani con 30.000 operazioni aeree, 24.000 bombe e 800 missili. Distrutti 2.500 mezzi iracheni. Fatti prigionieri 7.500 iracheni. I 7 prigionieri americani vengono liberati nel corso delle ultime operazioni.
15 aprile - L'esigenza prioritaria degli invasori è quella di ristabilire l'ordine e di far girare la macchina del petrolio da cui soltanto possono venire soldi. A Baghdad ritornano in servizio 2.000 dei 40.000 poliziotti, che riprendono a pattugliare le strade. A Saddam City, ribattezzata Al Sadri, il movimento sciita agisce contro gli espropri, perquisisce le vetture, fa opera perché venga restituita la refurtiva ai legittimi proprietari. In breve funge da polizia religiosa. I muezzin hanno raggruppato i volontari, istituito un centinaio di posti di blocco; ed imposto ai panettieri di riprendere a fare il pane. A Bassora gli inglesi hanno imposto il pugno di ferro. In meno di una settimana dal 9 aprile sta montando dappertutto un clima di controllo e di repressione controrivoluzionario. Powell aumenta la pressione sulla Siria, minacciando sanzioni.
A conclusione di questa cronologia tiriamo alcune considerazioni finali.
1ª) Carattere dell'aggressione anglo-americana
La prima considerazione riguarda la natura della guerra scatenata dagli anglo-americani. Si tratta di un'azione di forza, sferrata con la sua strapotenza militare (la macchina militare americana poggia su un dispositivo di 1.400.000 unità tra ufficiali e soldati), dalla superpotenza numero uno contro un piccolo Stato indipendente arretrato. È una guerra di rapina, di spartizione, neocoloniale. È il giuoco del gatto col topo.
2ª) La resistenza degli aggrediti
La seconda considerazione riguarda il tipo di resistenza opponibile dalle forze armate irachene. Il regime di Saddam Hussein, poggiando sull'oppressione delle masse popolari delle minoranze e degli oppositori, non poteva essere che di tipo convenzionale. Esso poteva cioè resistere facendo uso esclusivo delle truppe, regolari e speciali, e con tecniche operative che assicurassero il controllo delle masse popolari. Quindi esso poteva resistere poco senza impensierire gli aggressori.
3ª) Tecnologia bellica e tattiche
La terza considerazione concerne la validità delle tattiche applicate. Il facile successo finale con la travolgente avanzata degli Abrams inviterebbe a ritenere che la guerra leggera o flessibile abbia trovato il suo autentico collaudo. Ma non è così. Per potere affermare che l'uso dell'arma aerea combinata con forze speciali mobili di terra sia idonea a spezzare ogni resistenza bisognerebbe un confronto tra due o più potenze belligeranti dello stesso livello tecnologico. Nel caso dell'Iraq il confronto non regge dato l'immenso divario del livello tecnologico militare. Quindi il modello sostenuto dal Pentagono rimane tutto da verificare.
4ª) L'invincibilità delle sollevazioni sociali
La quarta considerazione è l'imbattibilità delle rivolte delle masse. Non c'è potenza tecnologica di una armata occupante che possa reggere alla ribellione delle masse. Gli anglo-americani si trovano quindi ora di fronte il loro temibile antagonista: il proletariato iracheno.
5ª) L'amministrazione militare
La quinta considerazione è che l'unica amministrazione possibile, applicabile a questo tipo di guerra di spartizione imperialistica, è l'amministrazione militare. Il 10 aprile è stato ufficializzato il primo governo americano: potere supremo al comandante Tommy Franks; gestione centrale al gen. a riposo Jay Garner; 23 ministri americani con 4 consiglieri ciascuno; governo di transizione di due-tre anni. Per il popolo iracheno si preparano quindi tempi duri.
6ª) Iraq punto intermedio di una spartizione che prosegue
L'ultima considerazione è che la spartizione anglo-americana dell'Iraq è una tappa intermedia, dopo i Balcani e l'Afghanistan, di ulteriori spartizioni, destinate a sconvolgere tutto il medio-oriente.