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TESTI DI FORMAZIONE MARXISTA

"L’A.B.C. DEL COMUNISMO" (XII)

 

Completiamo la pubblicazione della prima parte dell’A.B.C. del comunismo scritto da Bucharin e Preobrazenskij, apparso il 15/10/1919 e da cui abbiamo tolto le parti illustrative.Pubblichiamo questo testo tra quelli utili alla formazione di base in particolare per la parte concernente l’analisi generale del modo di produzione capitalistico, delle classi, del potere. Certo ci distanzia da questo testo quasi un secolo e bisognerebbe quindi aggiornarlo per mettere a punto lo sviluppo imperialistico e la sua catastroficità, la fine della Rivoluzione d’Ottobre e l’avvento dello stalinismo in Russia nel 1924-26, l’asservimento dei partiti stalinisti in tutti i paesi alla democrazia parlamentaristica dal 1926, le vicende delle minoranze rivoluzionarie, ecc. Le puntate precedenti sono apparse nei Supplementi: 16/2, 1-16/3, 1-16/5, 1-16/6, 1-16/7, 1/8, 1/9/2002; richiedeteli alla Redazione di Milano o presso le nostre sedi.

 

Capitolo V:

La Seconda e la Terza internazionale

 

 

(Segue)

 

 

38. I socialpatrioti

 

Le parole d’ordine ingannevoli, con cui la borghesia imbottiva giorno per giorno i crani delle masse proletarie per mezzo di tutta la sua stampa (giornali, riviste, opuscoli, ecc.), divennero anche le parole d’ordine dei traditori del socialismo.

I vecchi partiti socialisti si dividono in quasi tutti i paesi in tre correnti: i traditori spudorati ma sinceri, o socialpatrioti; i traditori inconfessi e tentennanti, i cosiddetti "centristi"; ed infine quelli che rimasero fedeli al socialismo. Da questi ultimi gruppi si svilupparono più tardi i partiti comunisti.

Come socialpatrioti, vale a dire come predicatori di odio nazionale sotto la bandiera del socialismo, come fautori della politica brigantesca degli Stati borghesi e spacciatori dell’inganno della difesa nazionale, si rivelarono i capi di quasi tutti gli antichi partiti socialisti; In Germania: Scheidemann, Ebert, Heine, David ed altri; in Inghilterra: Henderson; in America: Samuel Gompers (il dirigente dei sindacati); in Francia: Renaudel, Albert Thomas, Jules Guesde ed i dirigenti sindacali come Jouhaux; in Russia: Plechanof, Potressof, i socialrivoluzionari di destra (Breschko-Breschovskaja, Kerenski, Cernof); in Austria: Renner, Seitz, Victor Adler; in Ungheria: Garami, Buchinger ed altri.

Tutti erano per la "difesa" della patria borghese. Alcuni di essi si rivelarono apertamente come fautori di una politica di rapina, dichiarandosi favorevoli alle annessioni di territori stranieri, agli indennizzi di guerra ed alla conquista di colonie (socialimperialisti). Essi appoggiarono, durante la guerra, questa politica non soltanto votando i crediti di guerra, ma facendo attiva propaganda nazionalista ed imperialista. Il manifesto di Plechanof venne affisso in Russia dietro ordine del ministro zarista Chvostof. Il generale Kornilof nominò Plechanof ministro nel suo gabinetto. Kerenski (socialrivoluzionario) e Zeretelli (menscevico) nascosero al popolo i trattati segreti dello Zar; dopo le giornate di luglio il proletariato di Pietrogrado venne da essi perseguitato in tutti i modi; i socialrivoluzionari e i menscevichi presero parte al governo di Kolciak; Rosanof era una spia di Judenic. In una parola, essi furono sempre alleati della borghesia per la difesa della patria di lor signori e per l’annientamento della patria soviettista del proletariato. I socialpatrioti francesi fecero parte di governi di guerra (Guesde, Albert, Thomas), diedero il loro appoggio a tutti i piani annessionisti degli alleati, approvarono l’intervento armato in Russia tendente a soffocare la rivoluzione proletaria. I socialpatrioti tedeschi andarono già sotto Guglielmo al governo (Scheidemann), aiutarono l’imperialismo tedesco a soffocare la rivoluzione finlandese ed a depredare l’Ucraina e la Grande Russia; membri del partito socialdemocratico tedesco (Winnig a Riga) diressero i combattimenti contro operai russi e lettoni; i socialpatrioti assassinarono Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg e soffocarono nel sangue le insurrezioni degli operai comunisti a Berlino, Amburgo, Lipsia, Monaco, ecc. I socialpatrioti ungheresi appoggiarono a suo tempo il governo monarchico e tradirono più tardi la repubblica dei Sovieti. In una parola, essi si sono dimostrati in tutti i paesi i carnefici della classe operaia. [...]

I socialpatrioti (od opportunisti) si trasformarono in aperti nemici della classe proletaria. Nella grande rivoluzione mondiale essi combattono nelle file dei bianchi contro i rossi, in stretta alleanza coi militaristi, capitalisti e latifondisti. S’intende che il proletariato deve condurre contro di essi, come contro la borghesia di cui son diventati strumenti, una lotta senza quartiere.

I residui della seconda Internazionale, che questi partiti cercano di ravvivare, non sono in fondo altro che un ufficio della "Società delle nazioni", un’arma della borghesia nella sua lotta contro il proletariato.

 

39. Il "centro"

 

Questa corrente deve la sua denominazione al fatto che essa si destreggia fra i comunisti da una parte ed i socialpatrioti dall’altra. A questa corrente appartengono in Russia i Menscevichi di sinistra con Martof alla testa; in Germania il partito socialista indipendente con Kautsky e Ledebour; in Francia il gruppo Longuet; in America il partito socialista americano con Hilquith; in Inghilterra una parte del partito socialista britannico ed il partito indipendente del lavoro, ecc.

All’inizio della guerra tutta questa gente, d’accordo con i socialtraditori, era per la difesa nazionale e contro la rivoluzione. Kautsky scriveva allora la cosa più terribile essere "l’invasione nemica" e che soltanto dopo la guerra si potesse riprenderne la lotta contro la borghesia. In tempo di guerra l’Internazionale, secondo Kautsky, non avrebbe nulla da fare. Dopo la "conclusione della pace" il signor Kautsky scriveva che, essendo tutto distrutto, non era il caso di pensare al socialismo. Insomma: durante la guerra non bisogna lottare perché la lotta sarebbe senza prospettive e conviene perciò rimandarla ai tempi di pace; ma, d’altra parte, anche in tempi di pace non si deve lottare perché bisogna ricostruire ciò che la guerra ha distrutto. La teoria di Kautsky è, come si vede, la filosofia del nullismo e dell’impotenza assoluta che addormenta e paralizza le energie del proletariato. Ma il più grave si è che Kautsky iniziò nel periodo rivoluzionario una furibonda campagna contro i Bolscevichi. Dimentico degli insegnamenti di Marx, egli condannò aspramente la dittatura proletaria, il terrorismo, ecc., senza accorgersi di aiutare con ciò il terrore bianco della borghesia. Le sue speranze sono in fondo quelle dei pacifisti (tribunali arbitrali, ecc.), ed in ciò egli non si distingue da un pacifista borghese qualunque.

La politica del "Centro" consiste sostanzialmente in ciò, che esso tentenna impotente fra la borghesia ed il proletariato, inciampa nei propri piedi, volendo conciliare l’inconciliabile e trattenendo il proletariato nei momenti decisivi. Durante la rivoluzione d’ottobre i centristi russi (Martof e comp.) deploravano la violenza dei Bolscevichi; essi cercavano di "riconciliare" tutti, aiutando così la guardie bianche ed indebolendo le energie del proletariato nella sua lotta. Il partito menscevico non espulse nemmeno quelli dei suoi membri che avevano preso parte alle congiure dei generali ed avevano prestato loro servizi di spionaggio. Nei giorni più critici per il proletariato, i centristi organizzarono agitazioni e scioperi a favore della Costituente e contro la dittatura proletaria; durante l’offensiva di Kolciak alcuni di questi Menscevichi lanciarono, d’accordo coi cospiratori borghesi, la parola d’ordine di porre fine alla guerra civile (il menscevico Plesscof). Gli "indipendenti" della Germania, durante le insurrezioni proletarie a Berlino, fecero la parte dei traditori, contribuendo coi loro tentativi "conciliativi" alla disfatta della classe operaia; fra gli "indipendenti" vi sono molti fautori delle collaborazioni coi maggioritari. Ma il più esiziale si è che essi non esplicano nessuna propaganda per l’insurrezione delle masse contro la borghesia, cullando il proletariato con delle parole d’ordine pacifiste. In Francia ed in Inghilterra i centristi "condannano" la controrivoluzione; "protestano" a parole contro l’intervento in Russia, ma rivelano la loro assoluta incapacità di condurre le masse all’azione.

Attualmente i centristi sono altrettanto dannosi quanto i socialpatrioti. Anche i centristi e "Kautskyani" si sforzano di infondere nuova vita al cadavere della seconda Internazionale e di raggiungere una "riconciliazione" coi capitalisti. È evidente che senza una definitiva rottura e senza lotta con essi, la vittoria sulla controrivoluzione non è possibile.

I tentativi di ricostruire la seconda Internazionale vennero fatti sotto la benevola protezione della "Società delle Nazioni", visto che i socialpatrioti sono oggi realmente gli ultimi puntelli dell’ordinamento capitalista in decomposizione. La guerra imperialista poté durare cinque anni, soltanto perché i partiti socialisti avevano tradito la propria classe. Gli antichi partiti socialisti sono per il proletariato il maggiore ostacolo nella sua lotta per l’abbattimento del capitale. Durante la guerra i partiti dei socialtraditori ripetevano ciò che la borghesia loro dettava. Conclusa la pace di Versailles e costituita la "Società delle Nazioni", con la seconda Internazionale, accusa i Bolscevichi di terrorismo, di violazione della democrazia, di "imperialismo rosso". Invece di condurre una lotta a fondo contro gli imperialisti, i socialpatrioti e centristi si fanno banditori delle loro parole d’ordine.

 

40. La Internazionale Comunista

 

Come vedemmo, durante la guerra i socialpatrioti e centristi fecero propria la parola d’ordine della difesa della patria (borghese), dell’organizzazione statale dei nemici del proletariato. Per conseguenza si concluse con la borghesia la "pace civile" che significò sottomissione completa della classe proletaria allo Stato borghese. Venne abolito il diritto di sciopero e di protesta contro la borghesia criminale. I socialtraditori dichiararono: prima bisogna vincere i "nemici esterni" e poi si vedrà. In questo modo gli operai di tutti i paesi vennero abbandonati all’arbitrio della borghesia. Ma alcuni gruppi di socialisti onesti intuirono fin dal principio della guerra che la "difesa della patria" e la "pace civile" avrebbero legato mani e piedi al proletariato e che quelle parole d’ordine sarebbero state un vero tradimento verso la classe operaia. Il partito bolscevico dichiarò già nel 1914 che non la pace interna con la borghesia, ma la guerra civile contro di essa, cioè la rivoluzione, si imponeva e che il primo dovere del proletariato era quello di abbattere la propria borghesia. In Germania il gruppo rimasto fedele alla causa del proletariato era capeggiato da Carlo Liebknecht e da Rosa Luxemburg (il gruppo "Internazionale"). Questo gruppo dichiarò che la cosa più importante era la solidarietà internazionale del proletariato. Poco tempo dopo Carlo Liebknecht lanciò apertamente la parola d’ordine della guerra civile e chiamò la classe operaia all’insurrezione armata contro la borghesia. Così ebbe origine il partito dei Bolscevichi tedeschi, lo "Spartakusbund". Anche negli altri paesi avvennero scissioni degli antichi partiti. In Isvezia si formò il cosiddetto "Partito socialista di sinistra", in Norvegia la sinistra conquistò l’intiero partito. I socialisti italiani durante la guerra avevano sempre tenuta alta la bandiera dell’internazionalismo. Su questo terreno sorsero tentativi di unificazione, che alla conferenza di Zimmerwald e di Kienthal gettarono il seme dal quale doveva più tardi nascere la Internazionale Comunista. Ma ben presto si vide che vi si erano insinuati elementi sospetti del "centro" che di diedero a frenare il movimento. Per questa ragione in seno all’unione internazionale di Zimmerwald si formò la "sinistra zimmerwaldiana", capeggiata dal compagno Lenin. La sinistra zimmerwaldiana era favorevole all’azione risolutiva e criticava aspramente l’atteggiamento del "centro", guidato da Kautsky.

Dopo la rivoluzione di ottobre e l’instaurazione del potere soviettista, la Russia divenne il fulcro principale del movimento internazionale. Per distinguersi dai socialtraditori, il Partito riprese l’antico glorioso nome di Partito Comunista. Sotto l’influenza della rivoluzione russa si formarono partiti comunisti anche in altri paesi. Lo "Spartakusbund" cambiò il suo nome in quello di Partito Comunista della Germania. Si costituirono partiti comunisti in Ungheria, nell’Austria tedesca, in Francia, ed in Finlandia. In America il "centro" escluse l’ala sinistra che si costituì in partito comunista. Il partito comunista d’Inghilterra venne fondato nell’autunno 1919. Dall’unione di questi partiti sorse l’Internazionale comunista. Nel marzo 1919 ebbe luogo al Cremlino, l’antico castello degli zar a Mosca, il primo Congresso Internazionale Comunista nel quale venne fondata la Internazionale Comunista. A questo Congresso parteciparono i rappresentanti dei partiti comunisti russo, tedesco, austro-tedesco, ungherese, svedese, norvegese, finlandese e di altre nazioni, nonché compagni francesi, americani ed inglesi.

Il Congresso accettò all’unanimità la piattaforma programmatica dei compagni tedeschi e russi. Il suo svolgimento dimostrò chiaramente che il proletariato è fermamente deciso a seguire la bandiera della dittatura proletaria, del potere soviettista e del comunismo.

La terza Internazionale assunse il nome di Internazionale comunista, sull’esempio dell’Unione dei comunisti, il cui capo fu Carlo Marx. Con ogni sua azione l’Internazionale Comunista dimostra di seguire le orme di Marx, vale a dire di seguire la via rivoluzionaria che conduce all’abbattimento violento dell’ordinamento capitalista.

Non c’è pertanto da stupirsi se quanto vi è di veramente e onesto e rivoluzionario nel proletariato internazionale, aderisca alla nuova Internazionale, che riunisce tutte le forze dell’avanguardia proletaria. [...]

(FINE Prima parte)

SUPPLEMENTI 2002

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