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L'infertilità, creata dal sistema,
nuova causa di umiliazione della donna

La Camera approva la legge sulla "procreazione medicalmente assistita" in nome della chiesa, della proprietà, del denaro e della sottomissione della procreatrice.
Non solo le donne interessate ma tutte le donne debbono respingere la legge e difendere senza cedimenti la dignità, la salute e l'autodeterminazione della donna.

 

Il varo della normativa sulla procreazione assistita si caratterizza per il suo iter regressivo. A ogni passaggio parlamentare il testo del progetto ha perso i suoi nuclei minimi democratici e si è imbibito di sedimenti anti-femminili e anti-ugualitari. La passata legislatura aveva chiuso i battenti con la bocciatura della inseminazione eterologa (ved. Suppl. 16/2/99). Il 21 marzo 2002 in sede di commissione viene approvato l'emendamento della relatrice Dorina Bianchi esponente Ccd-Cdu che stabilisce il diritto a nascere dell'embrione. Il 27 marzo in aula viene deciso il divieto alle single e omosessuali con forti riserve per le coppie di fatto. Il 18 giugno, infine, dopo il riconoscimento dell'obiezione di coscienza a favore del personale sanitario, la legge viene approvata dalla Camera con 268 sì 144 no e 10 astenuti.

Questi i punti della normativa sulla inseminazione medica. L'art. 1 considera il concepito come soggetto giuridico al pari della madre. L'art. 2 dà al ministro della Salute il potere di svolgere ricerche sulla crioconservazione dei gameti (ovuli e spermatozoi) e di promuovere campagne di limitazione. L'art. 3 assegna ai consultori il compito di informare le coppie sulle tecniche di fecondazione e sulle adozioni degli embrioni esuberanti. L'art. 4 legittima la fecondazione omologa; mentre vieta la fecondazione eterologa, nonché la clonazione e la sperimentazione sugli embrioni. L'art. 5 detta le condizioni di accesso, stabilendo che possono fruire della fecondazione assistita solo coppie di maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertili, entrambi viventi. L'art. 6 regola il consenso delle coppie alla fecondazione. Gli altri articoli riguardano il diritto del personale sanitario a non partecipare agli interventi e le pene per i trasgressori. Queste vanno fino a 10 anni di reclusione per i medici che praticano la clonazione; da 2 a 24 mesi per chi concede l'utero in affitto e per chi fa traffico di embrioni; da 300.000 a 600.000 euro per chi effettua la fecondazione eterologa. Peraltro viene riservato al ministro la delicata decisione su come regolare le tecniche e in quali centri.

Questo l'articolato della normativa. Prima di dare il nostro giudizio è utile chiarire che la procreazione assistita riguarda le coppie che non riescono ad avere figli per problemi di infertilità ed è applicabile solo quando mancano altri metodi terapeutici in grado di rimuovere le cause di infertilità. Le cause di infertilità sono varie e sono in gran parte, se non tutte, da ricondurre a fattori di ordine sociale: stress, rinvio dei figli ad età avanzata, alimentazione, ecc. Gli esiti poi indicano che solo una bassa percentuale di chi ricorre alle tecniche mediche riesce a far figli. In Italia ci sono circa 50.000 coppie infertili. Esistono circa 300 centri per la fecondazione assistita di cui un centinaio attrezzato nel congelamento degli spermatozoi. Quindi l'intervento medico dovrebbe risolvere il problema della infertilità ed aiutare la donna che lo desidera a procreare proteggendone al massimo la salute.

Il testo approvato, che dovrà passare al Senato, esprime una visione chiesastica familistica autoritaria e oscurantista della fecondazione assistita. Attribuisce all'embrione la qualità di soggetto giuridico, che non è un fatto genetico ma sociale; contrapponendolo alla madre e riducendo quest'ultima a contenitore. Privilegia la coppia legale, escludendo la donazione esterna alla coppia, in base a una concezione patrimoniale e maschilistica dei geni. Offende e umilia la donna, facendone la responsabile dell'infertilità e togliendole la scelta d'aborto (anche d'aborto selettivo nel caso di gravidanze plurigemellari), scelta che spetta solo a lei. Infine il controllo statale sul corpo femminile. Differenzia le coppie in base al reddito lasciando solo a quelle abbienti la possibilità di aggirare il divieto di ricorrere alla tecnologia procreativa in caso di sterilità. È oscurantista in quanto impedisce la sperimentazione sugli embrioni. Insomma è un miscuglio feccioso clerico-autoritario-leghista.

SUPPLEMENTI 2002

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