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Il movimento femminile
deve progredire in movimento rivoluzionario

 

Dalla fine di ottobre scorso il nostro comparto femminile sta dando particolare diffusione alla piattaforma politica lanciata al movimento femminile dalla 12ª Conferenza tenutasi il 28/10/01. In due recenti conferenze dibattito svoltesi, la prima l'8 marzo nella sezione di Busto Arsizio, la seconda il 12 aprile in quella di Milano, aventi per tema "Donna e potere" è stato aggiornato, alla luce dell'attività dell'ultimo semestre, l'esame dello stato del processo rivoluzionario nonché quello delle forze soggettive. Ed è pervenuto ad alcune conclusioni che meritano di essere riportate ai fini operativi.

 

"Stato del processo rivoluzionario"

 

Da diversi anni si è visto l'emergere del movimento di lotta delle donne come elemento ed espressione del terremoto sociale che scuote il sistema. Via via è cresciuta la partecipazione attiva delle ragazze e delle donne al movimento sociale e politico è pure cresciuta l'attivizzazione politica del soggetto femminile. La donna si va sempre più distaccando dai canali istituzionali e va ponendo al centro della sua azione la difesa della propria dignità che, nella politica padronal-statale di triturazione proletaria, la colloca al centro dello scontro. Ciò detto e facendo ora il raccordo tra questa attivizzazione politica femminile e il processo rivoluzionario si può dire che ci incamminiamo verso una fase di azioni più estese delle donne che avranno un'incidenza maggiore sui rapporti di classe. Quindi, anche se i livelli organizzativi rimangono tuttora limitati, si pongono ugualmente i problemi operativi di un momento di passaggio a una fase più intensa: lo sviluppo delle mobilitazioni, la risolutezza delle azioni, la forza degli attacchi, ecc.

 

"Stato del movimento femminile"

 

Nell'ultimo Congresso, identificando le forze femminili, abbiamo impiegato tre categorie rappresentative: a) le forze attive femminili; b) le avanguardie proletarie; c) le forze rivoluzionarie. Le prime sono costituite dalle ragazze e dalle donne presenti in vari campi e situazioni di lotta (scioperi, manifestazioni, lotte di quartiere, ecc.). Le seconde sono costituite da quella cerchia meno numerosa di soggettività che svolgono un'attività continua ma che non sono ancora organizzate in un raggruppamento classista. Le ultime sono costituite da minoranze ancora più ristrette ma che operano stabilmente in una organizzazione classista. Lo stato del processo rivoluzionario richiede il progresso del movimento femminile nel movimento rivoluzionario. E questo progresso è assicurato dal passaggio della prima categoria nella seconda e di quest'ultima nella terza. Quindi chiunque si batte per la dignità femminile deve dare la propria spinta a questo passaggio.

SUPPLEMENTI 2002

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