Il regime che si appella alla "sicurezza" per reprimere ha i giorni contati.
I giovanissimi non debbono perdersi in pratiche primitive o individualistiche di esproprio o di consumo-spaccio di stupefacenti. Debbono avvicinarsi all'organizzazione politica rivoluzionaria e svolgere in prima persona l'attività diretta a rovesciare la "società senile". Battersi contro il modello sociale imputridito. Attaccare le cricche di potere. (II)
[Nella prima puntata abbiamo illustrato il concetto che l'allarmismo ufficiale sulla violenza minorile è una manovra pretestuosa per criminalizzare e reprimere anche i giovanissimi. E abbiamo toccato questi tre argomenti: a) i minori, prima che soggetti, sono oggetto di violenza; b) quella minorile è una violenza di reazione; c) la violenza minorile fa venire una certa tremarella alla società senile. Ora completiamo l'argomentazione e concludiamo.]
4º) La putrefazione della società senile e la necessità del suo superamento
La violenza minorile è una forma di negazione della società senile. Essa esprime, nella sua essenza, un rifiuto del modo di vivere e di pensare dei genitori; un rifiuto delle pratiche, convinzioni, valori, delle vecchie generazioni. È un segno della frattura generazionale e dei crescenti conflitti sociali, che esplodono in modo sempre più vasto. Un segno che attesta che anche l'età impubere è sospinta, nel suo complesso, dentro il processo antagonico della vita sociale.
Certo non tutte o sempre le manifestazioni di violenza minorile rappresentano negazione della società senile. Tanti, frequenti, episodi di violenza minorile sono imitazione quasi meccanica di pratiche di sopraffazione, proprie della società senile. Tipo violenze contro coetanei o contro minori ancora più piccoli. Per cui non si deve fare di tutta l'erba un fascio. I giovanissimi, che infrangono la legalità o la morale familiare, agiscono nelle situazioni più varie. Ad esempio: la maggior parte dei trentamila minorenni tra i 14 e i 18 anni denunciati nel 2001 è accusata di furti e di scippi. Di questi minori perseguiti la stragrande maggioranza, per tre quarti poi costituita da immigrati, pratica l'esproprio per sopravvivere; la sparuta minoranza per avere il superfluo. Tra i due tipi di piccoli espropriatori, che sono identici nella forma, intercorre una profonda diversità di contenuto, cioè nel movente e nello scopo, in quanto, mentre i primi agiscono per bisogno e senza paura del carcere, i secondi agiscono per spavalderia e senso di impunità. Quindi non tutte le forme di devianza e di ribellione minorili, benché tutte indichino il fallimento della società senile, costituiscono negazione effettiva del modello sociale; tante ne sono imitazione e riflesso.
La reazione della società senile nei confronti della violenza minorile si distingue per la sua ferocia esemplare. Anziché vedere nella condotta trasgressiva delle nuove generazioni il proprio tracollo culturale educativo e politico essa giudica la violenza minorile come un atteggiamento perverso da estirpare anche chirurgicamente. Esperti (criminologi, educatori, giudici minorili, ecc.) ed uomini di governo sono tutti indaffarati nello studio e allestimento di nuovi e più sofisticati strumenti di coercizione e di controllo antiminorili. Le ultime misure proposte dagli esperti e dal ministro di giustizia spaziano dall'abbassamento dell'età imputabile da 14 a 12 anni e di quella carcerabile da 18 a 16 anni alla immunizzazione preventiva. I nostri esperti guardano anche con molta attenzione al progetto delle autorità inglesi di applicare, ai ragazzi in attesa di processo e ritenuti pericolosi, il bracciale elettronico. Come si vede la società senile non può concepire altre misure antiminorili che non abbiano un carattere annientante. La società senile è marcia e spietatamente reazionaria. Per questo i giovanissimi, che mantengono ancora qualche forma di dialogo coi loro genitori, non debbono credere che sia possibile cambiare con le parole, ossia con la persuasione, il loro comportamento. Il modo di vedere e di fare delle vecchie generazioni può cambiare alla sola condizione che vengano modificate interamente le loro basi di vita. La persuasione non può mai modificare queste basi di vita generazionali e i rapporti sociali che le modellano. Quindi i giovanissimi non possono illudersi o attardarsi a convincere i padri che bisogna cambiare il modello sociale; debbono scendere sul terreno di lotta politica per spazzar via la società senile col suo anacronistico dominio dell'uomo sull'uomo e le schifezze e orrori ad esso connessi.
5º) Contro l'esacrazione della "violenza" e l'equiparazione di ogni forma di "violenza"
È tipico di ogni regime decadente ed in crisi, come quello contemporaneo, fare sfoggio di violenza repressiva e al contempo esecrare ogni altro tipo di violenza. L'esecrazione di ogni forma di violenza in sé e per sé è una mistificazione sistematica di ogni potere conservatore, funzionale alla sua propria perpetuazione. Per cui vale la pena soffermarsi su questo tema al fine di chiarire l'atteggiamento da assumere.
La violenza è insita nei rapporti sociali in quanto in una società divisa in classi, in sfruttati e sfruttatori come quella attuale, il dominio della classe sfruttatrice è reso possibile dalla forza dello Stato il quale coi suoi apparati di polizia e militari assicura l'ordine e la convivenza sociali. La violenza dello Stato è il pilastro della riproduzione del modello sociale. Questa violenza opera a servizio dello sfruttamento, dell'oppressione, delle diseguaglianze, privilegi, affarismo, corruzione, ecc. È una violenza reazionaria. Di contro a questo tipo di violenza esiste un altro tipo di violenza, di segno diametralmente opposto al primo. È quella contenuta nelle lotte di classe dei lavoratori e delle forze rivoluzionarie contro i padroni e lo Stato. Oltre a questi tipi di violenza ne esistono altri, di carattere intermedio. Solo i primi due tipi sono le forme fondamentali di violenza politico-sociale proprie della società contemporanea. Gli altri tipi, come gli atti terroristici veri e propri, sono secondari e marginali. Orbene tra queste due prime forme di violenza non c'è alcuna similitudine o contiguità. La prima serve a dominare le masse lavoratrici. La seconda a limitare questo dominio o a rovesciarlo. Sono due forme polari. Perciò non ha senso ripudiare la violenza per principio, né ha maggior senso equipararla a un denominatore comune come se si trattasse della stessa cosa.
Dopo l'attentato alle torri gemelle e al Pentagono dell'11 settembre l'intellettualità di sedicente sinistra si è messa a esecrare la violenza terroristica mettendo sullo stesso piano la macchina bellica terrorizzante della prima superpotenza col gesto suicida di una pattuglia di fondamentalisti islamici. Questa equiparazione, o esecrazione comune, del bellicismo e del terrorismo, è l'indice della viltà e del servilismo degli intellettuali e della sinistra, democratici, al potere conservatore del proprio rispettivo paese. L'unica forma di violenza da condannare senza appello e senza esitazione è quella messa in atto dagli Stati dominanti attraverso i loro apparati di repressione e controllo e i propri arsenali d'armi. Le altre forme di violenza, come quelle di tipo terroristico, possono essere criticate comprese o sconfessate a seconda dei casi; ma non possono essere poste mai sullo stesso piano. Chi confonde la violenza degli sfruttati con la violenza degli sfruttatori porta acqua al mulino della reazione; perché mistifica il fatto inconfondibile che mentre la violenza degli sfruttati è liberatrice epperciò legittima quella degli sfruttatori invece è soffocante e marcia. Quindi è dovere elementare di ogni ragazzina e di ogni ragazzino, che si trovino impegnati in attività di gruppo o in azioni collettive, sostenere - sul piano pratico e su quello teorico - la violenza proletaria e respingere la violenza borghese.
6º) Quello che i giovanissimi debbono fare
Non si pensi che sia possibile plasmare il comportamento degli adolescenti con semplici discorsi. Per ricomporre le pratiche adolescenziali in un quadro di condotte superiori, finalizzato al raggiungimento di obbiettivi politico-sociali, occorre tutto un lavorio organizzativo e su vasta scala. Non assegniamo quindi alle nostre indicazioni finali altro valore di quello di un punto di riferimento per una corretta linea di sviluppo minorile. Pertanto raccomandiamo a tutte le ragazzine e a tutti i ragazzini, cui può giungere la nostra voce, di far proprie e mettere in atto le seguenti indicazioni operative.
A - Non esercitare violenza, né individualmente né in gruppo, nei confronti di propri compagni di banco o di strada provenienti dal proletariato, né nei confronti di ragazze o di ragazzini più piccoli e indifesi. Usare la forza per respingere le intimidazioni, per contrastare le forze dell'ordine, per mettere a tacere gli arroganti, gli squadristi, i reazionari.
B - L'individualismo è l'abito mentale e la pratica in cui istituzioni e mercato sospingono costantemente i minori. I giovanissimi debbono resistere e reagire a queste spinte competizioniste e raggrupparsi per condurre insieme azioni collettive dirette al proprio sviluppo sociale culturale umano. In particolare non cadere, né arruolarsi, nelle reti criminali dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti. Rifiutare la droga come simbolo di esperienza trasgressiva o come mezzo di sballo. Imprimere al proprio spirito di ribellione, a casa a scuola e in ogni altro ambiente, una carica ugualitaria.
C - L'antagonismo minorile, che cresce a vista d'occhio, non deve sfocare in un ribellismo episodico materiato di assalti improvvisi e demolitori; deve ancorarsi a una progettualità sociale e a una prospettiva rivoluzionaria. Il potere aspetta i giovanissimi al varco per bastonarli, imprigionarli, umiliarli. Le nuove leve in erba debbono essere consapevoli di questa logica di potere e prepararsi agli scontri superiori.
D - Al centro di ogni azione minorile deve esserci lo sforzo costante di collegamento con l'organizzazione politica rivoluzionaria perché è solo attraverso questo collegamento che i giovanissimi possono dare il massimo sviluppo politico e sociale ai propri propositi e al loro agire.
E - Tutti quelli che vogliono fare qualche cosa di serio debbono battersi per rovesciare questa società.
(Fine)