Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 
Il disastro di Linate figlio dell'affarismo

Nella società dominata dal "Dio denaro" si può perire ogni momento in qualunque situazione. Senza battersi contro questa società il cordoglio per le vittime diventa "ipocrisia sociale"
I lavoratori aeroportuali debbono porre la "sicurezza delle condizioni di lavoro" a base della lotta permanente a salvaguardia della salute e dell'integrità fisica e battersi contro le direzioni aziendali con determinazione e lungimiranza altrimenti il prossimo disastro è solo questione di tempo.

 

L'8 ottobre alle ore 8 del mattino un aereo di linea MD80 della SAS, mentre stava decollando all'aeroporto di Linate, si è scontrato con un aereo privato di tipo Cessna, che gli ha tagliato la pista provenendo dalla zona riservata all'aviazione privata. L'MD80, dopo avere distrutto il piccolo Cessna, è andato a schiantarsi sull'hangar della movimentazione bagagli. Nell'incendio, che è divampato, sono perite le 110 persone che si trovavano a bordo, i 4 passeggeri del Cessna, 4 dipendenti della SEA mentre altri 4 operai sono rimasti feriti. L'assurdo e colossale disastro non ha nulla di accidentale è la conseguenza materiale di come è organizzato e funziona l'aeroporto di Linate. Infatti l'evento poteva accadere in occasione di ogni decollo perché nello scalo mancano le più elementari misure di sicurezza. Manca, per stare all'essenziale, il radar di controllo dei movimenti a terra, senza il quale i controllori di volo non hanno il controllo effettivo dei movimenti degli aerei sulle piste, soprattutto in caso di nebbia; mancano segnali acustici e visivi per fermare i veicoli privati, che per risparmiare tempo e carburante, si portano spericolatamente dalla zona ad essi riservata alla zona di decollo attraverso una scorciatoia che incrocia la pista principale. Quindi il patatrac ha la sua precisa causa e la sua inconfondibile fonte di responsabilità.

Subito dopo il disastro è iniziato lo sconcio scaricabarile tra la SEA (società che gestisce l'aeroporto, di proprietà del Comune di Milano, diretta da Giorgio Fossa nominato dal Sindaco Albertini), l'Enav (Ente di assistenza al volo, da cui dipendono i controlli di volo), l'Enac (Ente di controllo sull'aviazione civile); ciascuno dei quali nega la propria responsabilità per accollarla agli altri, e ributtarla sul pilota tedesco del Cessna. In realtà SEA ed Enti sono responsabili della strage di Linate e delle altre situazioni di pericolo, a volte gravissimo, che l'hanno preceduta, in quanto non hanno attrezzato l'aeroporto delle apparecchiature necessarie. SEA Enav ed Enac, come aziende privatizzate, si sentono solo in dovere di produrre profitto, massacrando i lavoratori e i tecnici con flessibilità e organici al minimo; e lesinando sugli investimenti per la sicurezza del lavoro e dei voli. Negli ultimi anni il massacro della forza-lavoro e la lesina degli investimenti sono stati tanto più forti in quanto Linate ha cercato in questo modo di arginare la sua perdita di importanza rispetto a Malpensa. Linate è stato oggetto delle manovre affaristiche legate alla privatizzazione della SEA ed alla crisi dell'Alitalia nonché delle manovre politiche di sindaci (Albertini), ministri dei trasporti (Burlando e Lunardi), ecc., servitori di questa o quella cordata di affaristi in gara per prendere il controllo della SEA. Il disastro di Linate è dunque il prodotto della politica affaristica della società, degli Enti Pubblici e degli uomini di governo.

Non possiamo chiudere la nostra denuncia del disastro senza considerare l'atteggiamento dei lavoratori. I lavoratori della SEA e i tecnici dell'Enav non hanno opposto alla linea affaristica e massacatrice delle direzioni aziendali un'adeguata resistenza, pur conoscendo perfettamente la situazione di pericolo permanente in cui lavorano. Questo atteggiamento subalterno giustificato con l'argomento che prima di tutto bisogna preservare il posto di lavoro, impedisce ai lavoratori di arginare la catena di omicidi bianchi che insanguinano i luoghi di lavoro; e non assicura d'altra parte la conservazione del posto di lavoro, che è sempre legata alla convenienza del padrone. Quindi i lavoratori aeroportuali, se non vogliono continuare a fare la fine del topo, debbono assumere una posizione indipendente, che sia in grado di difendere i propri interessi immediati, di respingere i diktat anti-sciopero usati per impedire ogni reazione operaia, di porre la sicurezza sul lavoro come obbiettivo per chi lavora negli aeroporti e per chi viaggia. In pratica, per evitare disastri come questi, bisogna contrastare i piani della SEA, del Comune di Milano, dell'Enav, dell'Alitalia e del governo.

Per fare questo bisogna adeguare l'organizzazione dei lavoratori, in primo luogo formando una organizzazione aperta che superi gli attuali steccati posti dagli organismi nati su base professionalistica. In secondo luogo adottando e praticando una ferma linea operaia inserita in una prospettiva anticapitalistica. In terzo luogo marciando verso il sindacato di classe.

Attuare il controllo diretto dei lavoratori sulle condizioni di lavoro e di sicurezza degli impianti, bloccando immediatamente le operazioni in caso di pericolo e fino alla rimozione dello stesso.

Milano 9/10/2001
La Commissione Operaia

SUPPLEMENTI 2001

HOME PAGE