Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Segnala abuso Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 

 

"Libertà duratura": la più terrorizzante
e disastrante aggressione bellica degli Stati Uniti
contro i paesi dominati e le stesse potenze concorrenti.

L'inizio della "campagna afghana" (I)

 

Dopo 26 giorni di preparativi, fatti di manovre segrete di infiltrazioni di creazione di nuove alleanze di raccolta e posizionamento di forze ecc., il Pentagono ha lanciato, con l'appoggio dell'immancabile alleato inglese, l'attacco aperto contro il regime afghano dei Talebani, fino a qualche anno fa una pedina americana e ora nemico pubblico numero uno bollato come protettore di terroristi. Il segnale che l'attacco fosse imminente si è avuto il primo ottobre allorquando la portaerei Kitty Hawk, ammiraglia della VII flotta USA (81.000 tonnellate di stazza con 70 aerei da combattimento), ha lasciato il porto giapponese di Yokoruka per dirigersi nell'area delle operazioni. L'attacco inizia alle ore 21 ora locale (18.30 italiane). Una tempesta di bombe e di missili si rovescia, per tutta la notte, su Kabul Jalalabad Kandahar. Il fuoco viene aperto dai missili cruise; lanciati da navi e sommergibili, tra cui quelli inglesi. Poi si susseguono a ondate i giganteschi bombardieri strategici B-1 Lancer B-2 Spirit (partiti dal Missouri) B-52 e i caccia bombardieri F-18 Harnet e F-14 Tomcat. La potenza di fuoco anglo-americana si abbatte sul martoriato paese senza che gli aggrediti possano controbattere. I bombardieri scaricano il loro tonnellaggio di esplosivo facendo tabula rasa di aeroporti, impianti difensivi, depositi di carburanti e di armi e di abitazioni civili. Inizia così l'aggressione bellica degli Stati Uniti contro l'Afghanistan.

La prima fase della "campagna afghana"

Spiegando l'inizio dei bombardamenti il ministro della difesa Rumsfeld dice che si tratta della "prima fase di una campagna militare che proseguirà". Mentre Bush, dopo avere precisato che "oggi ci concentriamo sull'Afghanistan, ma la battaglia è più ampia" e che sono al seguito, oltre a Inghilterra, Australia Canada Francia Germania, dichiara con enfasi: "questa è una guerra che va combattuta per le generazioni future" e che "si combatte su tutti i fronti a partire da quello finanziario a quello diplomatico fino a quello militare". Per la Casa Bianca, contro i presunti terroristi contro i presunti sostenitori dei terroristi contro i paesi presunti ospitanti di basi terroristiche o di singoli terroristi e in definitiva contro ogni paese che non sta agli ordini degli Stati Uniti, tutti i metodi sono buoni, dall'esproprio alla distruzione totale. Quindi il significato politico di questa nuova impresa banditesca, denominata cinicamente "libertà duratura", è ben chiaro: le cricche dirigenti americane elevano l'arbitrio, cioè i loro sporchi e particolari interessi di dominatori, a regola di diritto internazionale.

È noto che lo scopo strategico, che si prefiggono gli Stati Uniti, è quello di accaparrarsi delle risorse energetiche del centro-asiatico e di stabilire il controllo diretto sullo snodo strategico afghano. Il piratesco attacco al regime talebano ha ben poco da vedere col mistificato terrorismo islamico preso a pretesto e mira invece a perseguire questo scopo. Ne discende che lo scatenamento della campagna afghana non è, e non può essere, che una tappa di questo scopo strategico e che essa va vista e analizzata come aspetto specifico di questo scopo. Ciò detto vediamo di delineare gli obbiettivi immediati che gli aggressori si prefiggono di raggiungere con questa prima fase della loro campagna. Coi micidiali bombardamenti in atto il Pentagono conta: a) di punire i talebani per il loro sganciamento dalla politica americana; b) di formare alleanze con gli oppositori dei talebani; c) di modificare i rapporti di forza tra talebani e oppositori a favore di questi ultimi al fine di creare un governo succube degli Stati Uniti senza disdegnare un compromesso con le frazioni moderate degli stessi talebani; d) acquisire un controllo più pieno della situazione afghana per lanciare azioni più vaste contro altri paesi. Questi obbiettivi si stanno rilevando molto più problematici di come prevedevano gli strateghi americani e quindi la prima fase della campagna, che doveva concludersi con la cessazione dei massicci bombardamenti aerei e missilistici, si prolunga come più avanti vedremo.

"Massima Allerta"

Parallelamente all'aggressione americana scatta nel nostro paese il piano interno di massima allerta. L'8 ottobre i nostri vertici statali, dopo avere proclamato con farsesca prosopopea "l'Italia assume le proprie responsabilità a fianco degli Stati Uniti d'America e dei paesi amici e fornirà il suo apporto alle azioni che si renderanno necessarie incluse quelle militari", lanciano il piano di massima allerta. Il piano, prima di tutto, mette in moto il Codice Bravo (secondo dei quattro gradi di allerta), in forza del quale, mentre le basi militari entrano in stato di preallarme, la difesa aerea si leva in volo costante sul territorio nazionale. In secondo luogo aziona gli altri meccanismi di controllo. I prefetti attivano i comitati provinciali per la sicurezza. Viene rafforzata la vigilanza. I luoghi a rischio vengono sottoposti a continua sorveglianza mediante pattuglie in continuo movimento o mediante l'impiego di reparti militari. In terzo luogo gli obbiettivi da vigilare vengono distinti in sensibili (aeroporti, stazioni, ambasciate, ecc.) e in strategici (centrali elettriche e tecnologiche, acquedotti, depositi di carburante, basi militari, ecc.) e pattugliati in corrispondenza alla loro importanza. Infine vengono intensificati controlli, intercettazioni, indagini, ecc. nei confronti di persone ritenute sospette senza l'osservanza delle garanzie processuali. Viene posto, quindi, in atto un meccanismo di controllo militare-bellico interno che fa da supporto indispensabile all'aggressivismo esterno.

Il prolungamento indefinito dei bombardamenti

L'8, il 9, il 10, l'11 l'ondata di raid aerei si estende su tutti il territorio. Vengono bombardati martellantemente città e villaggi. Kabul si arrotola nelle rovine. Le vittime civili raggiungono le cinquecento unità. Il 10 il Pentagono annunzia che la prima fase dell'operazione si avvicina al termine e che è imminente il passaggio alle azioni di terra con la sostituzione dei missili ad opera delle bombe al laser e a grappolo per colpire i rifugi sotterranei. Berlusconi assicura a Bush "tutto ciò che le nostre forze armate possono mettere in campo: forze aeree, navali e magari ... forze di terra". L'11 inizia la prima azione a bassa quota su Kabul. Vengono lasciati da parte i bombardieri invisibili B-2 ed impiegate le famigerate cluster bomb che spargono decine di granate sui colpiti. Vengono inoltre usate bombe a grappolo speciali munite di sensori che si attivano col calore dei motori e che possono distruggere fino a 40 automezzi. Tuttavia, nonostante l'annunciato passaggio alle operazioni di terra, proseguono i bombardamenti aerei anche nei giorni successivi e più furiosamente di prima. Il Pentagono teme, da un lato, che i talebani - disponendo ancora di batterie antiaeree e di missili stinger - possano colpire i voli a bassa quota; dall'altro che l'Alleanza del Nord, bloccata nei violenti scontri di Mazar e Sharif, non sia in grado di conquistare e tenere Kabul. Così vengono tenuti a caldo gli elicotteri addetti al trasporto delle truppe speciali di terra di stanza a Khamabad in Vabekistan e in Pakistan e inviati maggiori rinforzi alla guerriglia del Sud. E quindi la fase prima della campagna afghana prosegue coi suoi martellanti bombardamenti.

(Continua)

SUPPLEMENTI 2001

HOME PAGE