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Infranto il "Pentagono" e il "tempio" della finanza
L'arroganza degli Stati Uniti colpita nei suoi simboli di potenza.
Non c'è "sicurezza" per nessuno senza abbattere il capitalismo.

La guerra dichiarata dalla "Casa Bianca" al "terrorismo internazionale" e a un numero indefinito di Stati musulmani e non segna la trasformazione definitiva della "rappresaglia permanente", praticata da un quindicennio, in "aggressione permanente".
Chi semina vento raccoglie tempeste. Contro il militarismo sanguinario per l'armamento proletario.
(Risoluzione del Comitato Centrale sul momento politico e sull'attentato dell'11 settembre a New York e a Washington)

 

Il nostro Comitato Centrale si è riunito il 16 settembre per puntualizzare il momento politico e i nostri compiti e per valutare al contempo l'attentato dell'11 settembre al Pentagono alle due torri gemelle del World Trade Center di Manhattan e quello mancato alla Casa Bianca. Riassumiamo in proposizioni schematiche l'analisi sul momento politico per lasciare spazio al giudizio espresso sul terrificante attentato che riportiamo invece per intero.

Il momento politico e i nostri compiti

Il Comitato Centrale inizia i propri lavori procedendo all'esame del momento politico limitatamente a due aspetti. A) Il primo aspetto riguarda lo sviluppo della crisi politica dopo le elezioni del 13 maggio. Facendo il punto su questo aspetto esso osserva: a) prosegue e si completa la disgregazione della coalizione del centro-sinistra con la dissoluzione finale dei Ds; b) la rissosa maggioranza Berlusconi - Fini - Bossi - Buttiglione è entrata in crisi aperta col G-8 e se non ha pagato formalmente questo primo episodio di crisi ciò si deve, non tanto all'impotenza dell'opposizione, quanto al fatto che la crisi viene scaricata sugli apparati di repressione (giudiziario compreso); c) il che però precipita la crisi istituzionale nella crisi di potere, generando contraccolpi e scollature che a loro volta aumentano la rissosità della maggioranza; d) mettendone quindi continuamente in forse la sopravvivenza. B) Il secondo aspetto riguarda la tendenza delle forze attive della gioventù che si trovano tuttora disseminate in una miriade di circoli e movimenti. Su questo secondo aspetto esso osserva: a) che il terremoto sociale sospinge la massa della gioventù a un rischieramento continuo; b) che le giornate di luglio di Genova hanno posto fine alla eterogenea contestazione anti-globalizzazione, mettendo le avanguardie giovanili davanti a scelte operative irrinviabili; c) che queste avanguardie sono quindi poste di fronte alla necessità di prendere posizione sulla questione del potere, sugli obbiettivi da perseguire e sui metodi di lotta, sull'organizzazione e sul modello sociale da costruire, ecc.
Il Comitato Centrale passa poi all'esame dell'attività politica ed osserva che l'organizzazione sta approfondendo le proprie linee tattico-strategiche e le proprie indicazioni operative e che tuttavia stenta a tradurre queste indicazioni in un vero e proprio processo di mobilitazione pratica. A conclusione dell'esame sul momento politico e sull'attività del partito esso impartisce, coerentemente allo sviluppo della linea congressuale, le seguenti direttive: a) incanalare gli sforzi delle OdB e dell'intera organizzazione nella linea mobilitativa; b) articolare concretamente, su ogni campo di intervento del partito, i tempi e i modi dell'effettivo armamento proletario; c) innalzare il livello formativo, militante e simpatizzante, sulle problematiche di fase del processo rivoluzionario e del potere proletario.

L'attentato dell'11 settembre

Esaurito l'esame del momento politico il Comitato Centrale si occupa, in stretta connessione con questo esame, dell'attacco suicida contro gli Stati Uniti. Ed esprime e formula le valutazioni e le indicazioni che seguono.

1) I fatti nella loro scheletricità

Preliminarmente a ogni valutazione vanno premessi gli episodi materiali così come si sono verificati. Alle ore 8,48 locali un Boeing si schianta contro una delle torri gemelle del World Trade Center di Manhattan, cuore di Wall Street, a New York. Alle ore 9,03 un secondo Boeing si schianta contro l'altra torre. Gli aerei erano partiti poco prima da Boston, rispettivamente con 92 e 65 persone a bordo, e dirottati contro le torri da commandos di 4-5 uomini votati al martirio. Alle 9,43 un DC con 64 persone a bordo si abbatte sul Pentagono a Washington. Alle 10,10 un quarto aereo con 45 persone a bordo, forse diretto a schiantarsi sulla Casa Bianca, si frantuma al suolo nei pressi di Pittsburgh probabilmente abbattuto dai caccia. Bush è costretto a nascondersi per ore su aerei militari e a non atterrare. Un'ora dopo le torri crollano, polverizzando tutti quelli che vi si trovano dentro. Si tratta di migliaia e migliaia o di decine di migliaia di persone, il cui numero esatto sarà difficile da stabilire data la numerosa presenza di immigrati senza permesso di soggiorno. Tutto va in tilt. La Borsa chiude battenti per quattro giorni. Gli americani restano atterriti. Il mondo intero sobbalza. Questi i fatti nella loro scheletricità.
Bisogna dire subito, per prima cosa, che tocca agli americani, per la prima volta dopo il 1821, assistere a eccidi raccapriccianti, a distruzioni paurose sul loro territorio. E subire l'umiliazione di vedere bistrattati i propri simboli di potenza: a) il tempio della finanza; b) il potere militare (Pentagono); c) il potere politico (Casa Bianca). L'insospettabile operazione suicida ha fatto crollare non tanto il mito dell'invulnerabilità, che riposa sulla superiorità militare, quanto il senso di sicurezza interna; perché ha mostrato che i prodotti della più moderna tecnologia (grattacieli, aerei, ecc.) possono essere trasformati in mezzi catastrofici senza ricorrere ad alcuna azione militare ma con un semplice dirottamento. I fatti mettono in risalto due cose che spesso si dimenticano: a) la prima cosa è che nessun paese, neppure la massima superpotenza, può stare al riparo dagli atti di violenza (statali, nazionali, sociali) che scuotono il mondo; b) la seconda cosa è che la violenza, di chi si sente oppresso, nei confronti del proprio oppressore non può essere vinta da nessun apparato militare. I fatti fanno quindi paura perché toccano la vita del più forte, di chi è abituato a toglierla quotidianamente agli altri.

2) Si tratta di "attentato" o di "atto di guerra"

Ciò detto la prima questione che l'attacco suicida pone è quella di stabilire se si tratti di un attentato o di un atto di guerra vera e propria. A giudizio del Comitato Centrale l'attacco ai simboli di potenza degli Stati Uniti va qualificato come attentato e non come atto di guerra, sia pure di guerra indiretta. E ciò per la ragione essenziale che esso, al di là di tutti gli appoggi statuali ed extra di cui si sia potuto avvalere, è stato eseguito da pattuglie di combattenti che non sono formazioni di uno Stato determinato o di un gruppo di Stati e/o Nazioni che intendano portare guerra agli Stati Uniti. Dietro gli esecutori non c'è uno Stato specifico, individuato o individuabile, che abbia come obbiettivo quello di iniziare le ostilità militari nei confronti della superpotenza. Con tutta probabilità i votati a morte provenivano da paesi diversi e facevano parte di formazioni diverse. Quindi, per quanto siano incalcolabili le conseguenze dell'attacco, questo va considerato quale attentato e non quale atto di guerra, come invece strombazza ai quattro venti la Casa Bianca per ampliare l'ampiezza e la durata della reazione armata.

3) Chi sono gli attentatori e quale significato attribuire all'attentato

La seconda questione, posta dall'attacco, è quella di stabilire l'identità politica e nazionale degli attentatori e il significato da dare all'attentato stesso. In base agli elementi di giudizio, di cui si dispone allo stato, il Comitato Centrale considera che si può ritenere che i 19 componenti delle pattuglie di dirottatori appartenessero a cellule e/o gruppi di nazionalisti e di fanatici religiosi arabi, che queste cellule e/o gruppi fossero legati alla Jihad islamica, e che questi integralisti si siano immolati per reagire alla prepotenza americana nel medio-oriente e dintorni. Ciò considerato esso tuttavia osserva che questa valutazione investe solo un aspetto dell'attentato, quello che si riferisce al momento dell'esecuzione, e che resta da stabilire chi lo abbia promosso e organizzato e chi lo abbia appoggiato.
In punto Casa Bianca FBI e CIA chiamano in ballo lo sceicco Osama Bin Laden e la sua organizzazione Al Qaeda, accusandoli di avere ordito l'attentato mediante le basi dislocate in Afghanistan la copertura dei talebani e la complicità di altri Stati arabi antiamericani. Al momento nulla prova che a organizzare l'attentato sia stato lo sceicco saudita. Nondimeno, se così fosse, si tratterebbe della creatura più tipica, della figura più emblematica, delle sporche guerre condotte dagli Stati Uniti nel centro-asiatico (in Afghanistan per scacciare la Russia), nel medio-oriente (Iran; Iraq) e nei Balcani (Bosnia) per imporre il loro dominio. Bin Laden, infatti, è stato agente della CIA e la famiglia di Bin Laden è imparentata sul piano finanziario con la famiglia Bush. Per cui, se così fosse, l'attentato proverrebbe dagli ex agenti e protetti di ieri e avrebbe il valore del proverbiale morso della vipera allevata nel seno.
Su questo aspetto il Comitato Centrale pensa che, per le sue vaste dimensioni, l'attentato è inconcepibile senza supporti di partenza e appoggi interni negli stessi Stati Uniti. E ritiene che, dietro le pattuglie di dirottatori votati alla morte e senza che questi ultimi ne fossero necessariamente a conoscenza, debbono avere operato reti logistiche e forze dei servizi e della finanza, arabe e americane. E che quindi dietro l'attentato ci sia anche una trama politico-finanziaria che solo col tempo potrà venire a galla.
Pertanto, sulla base di queste considerazioni, si può attribuire all'attentato il seguente significato. L'attentato è il risultato non solo della scollatura tra gli Stati Uniti e i paesi arabi (tra i primi l'Arabia Saudita), ossia del risentimento islamico contro l'arroganza USA, ma anche della crisi politica e dell'imputridimento americani.

4) Quale atteggiamento bisogna assumere nei confronti di questo attentato

Una terza e ultima questione riguarda la posizione politica da assumere nei confronti dell'avvenimento. Premesso che questo dell'11 settembre, come tutti gli attentati di matrice nazionalista, si distingue non per l'eccidio di gente innocente ma per l'ecatombe indiscriminata. Sotto le torri sono rimasti manager, agenti della finanza, professionisti, ecc.; ma soprattutto migliaia e migliaia di dipendenti, di operai e inservienti. Ciò premesso il Comitato Centrale osserva che l'orrore umano, che istintivamente si prova per le vittime, non deve offuscare la vista e il cervello e spingere al ripudio assoluto della violenza senza distinguere di che genere sia la violenza, da chi viene usata e contro chi. Noi viviamo in un mondo di crescente violenza quotidiana. E ciò perché questo mondo è dominato da una sparutissima minoranza di straricchi che tiene in pugno la vita e la sorte della stragrande maggioranza del genere umano costituita da poveri che diventano sempre più poveri. Gli Stati Uniti, e non solo gli Stati Uniti ma insieme a loro anche le potenze imperialistiche europee ed extra, sono la causa di centinaia di migliaia di morti quotidiane (di bambini, donne, lavoratori, soldati, ecc.). Per cui la violenza degli sfruttati contro i loro sfruttatori e quella degli oppressi contro i loro oppressori è una violenza giusta, necessaria, umana. È invece orrenda e terrorizzante quella opposta dei padroni contro i lavoratori e quella delle potenze dominanti contro i paesi e i popoli dominati. Di conseguenza il colpo inferto alla superpotenza dai nazionalisti islamici non va condannato, va approvato. È un colpo inferto a chi tratta il mondo come una sua dipendenza. Il colpo va invece disapprovato e criticato dal punto di vista proletario perché è stato diretto indiscriminatamente sulla gente facendo tabula rasa di lavoratori, locali ed immigrati. Quindi il pensiero, l'emozione, di chi ama l'umanità deve andare ai lavoratori e non commuoversi per chi piange lacrime di coccodrillo.

5) La "guerra infinita" lanciata dalla "Casa Bianca"

L'attentato ha scatenato il senso più furioso di vendetta e di annientamento da parte degli Stati Uniti. La tigre ferita ha spalancato i suoi artigli sul mondo minacciando ferro e fuoco al terrorismo internazionale, ai paesi che lo ospitano, a quelli che lo appoggiano, a quelli che non lo condannano, a quelli che non si schierano con gli Stati Uniti. Tra le prime misure adottate, dopo la dichiarazione di "guerra infinita" al terrorismo e agli Stati che lo sostengono (secondo gli USA: Afghanistan, Iraq, Yemen, Siria, Libano, Algeria, ecc.), la Casa Bianca ha richiamato 50.000 riservisti per il controllo interno, ha sospeso i voli e imposto controlli rigidi al movimento aereo, ha dato e sta dando la caccia agli islamici, ha sospeso di fatto qualunque garanzia individuale, ha prolungato il tempo del fermo contro gli immigrati. Russia, potenze europee, e tutta la catena di Stati nazionali, tranne alcuni, hanno levato tutti gli scudi contro il terrorismo, offrendo solidarietà a Washington. Di colpo le macchine statali borghesi, imperialistiche e nazionalistiche, hanno impresso un'accelerazione frenetica ai processi di militarizzazione interna ed esterna.
Gli Stati Uniti stanno mobilitando, contro quello che essi chiamano nemico invisibile, tutti i corpi speciali (Delta F., incursori, top gun, teste di cuoio, ecc.) del loro terrificante dispositivo armato per perpetrare assassinii e portare distruzione e morte ovunque essi ritengono che si trovi questo nemico, ossia in altri termini ovunque corrono i loro interessi. Le flotte navali ed aeree stanno convergendo sul Golfo Persico e sull'Oceano Indiano per infiltrare, con i fidi ed esperti inglesi, i primi reparti di incursori e preparare i raid a base di bombe intelligenti. La tigre ferita sta quindi preparando lo scenario per un nuovo livello di terrorismo statale e di interventi fulminanti.

6) Di che tipo è la guerra dichiarata dagli USA a un "nemico invisibile" e per questo sospettabile in ogni angolo del mondo

La guerra dichiarata dagli USA, e non da loro soltanto, al terrorismo non è affatto la prima guerra del 21º secolo come blaterano senza alcun ritegno. È solo e semplicemente la generalizzazione e stabilizzazione definitiva di quella rappresaglia permanente, che è scoccata nel 1986 con i raid aerei contro la Libia (ved. R.C. n. 3/86), che si è sviluppata con l'aggressione dell'Iraq nel 1991 e completata con l'aggressione alla mini-Jugoslavia nel 1999. Dopo il micidiale bombardamento antilibico della notte del 15 aprile 1986 (ved. R.C. n. 4/86) Rivoluzione Comunista ha enunciato la tesi che la rappresaglia permanente costituisce un nuovo modello di intervento armato degli oppressori contro gli oppressi (ved. R.C. n. 5/86). Sono passati 15 anni di rappresaglie e aggressioni e il nuovo modello di intervento armato, imperialistico, si è trasformato da rappresaglia in aggressione permanente contro chiunque non si schiera con gli Stati Uniti. In tutto questo non c'è alcuno scontro di civiltà né alcun nuovo genere di conflitto ideologico e culturale. C'è semplicemente l'adattamento della putrida logica di sopraffazione e di rapina alla fase di rivalità interimperialistiche acute e di scannamenti interstatali.
Il capitalismo ha sottomesso e digerito tutte le civiltà e religioni. E sono impossibili guerre di civiltà o ideologiche se non come travestimento di guerre di affari locali. Non c'è neanche l'ombra di queste fantastiche guerre teorizzate dagli esperti al soldo del Pentagono. Quello che c'è è l'aggressione armata permanente da parte delle superpotenze e delle medie potenze nei confronti degli Stati più deboli e dei residui movimenti nazionali. Siamo quindi nelle tipiche, ultime, sporche aggressioni imperialistiche. Col pretesto dell'attentato gli Stati Uniti vogliono installarsi in Afghanistan, nodo delle vie del petrolio, per crearvi un governo fantoccio e/o per restarci.
Va comunque chiarito che la trasformazione della rappresaglia permanente in aggressione permanente sconta ed esprime due processi ormai compiuti nell'evoluzione sociale e militare dei paesi imperialistici, inseparabili l'uno dall'altro. Il primo processo è dato dalla crescente applicazione della tecnica militare nel controllo di polizia e statale delle masse popolari, come avviene in Italia. Tutte le società imperialistiche sono sistemi completamente militarizzati già alla fine del 20º secolo. L'applicazione a questa scala della tecnica militare importa che la forza armata, la protezione militare del patrimonio (rendita, interesse, profitto), si costituisce come fonte principale di diritto e sanzioni. Il secondo è dato dalla stabilizzazione della tecnica di sterminio e dell'azione fulminante nei rapporti tra potenze imperialistiche Stati nazionali e paesi oppressi. Quindi la guerra infinita dichiarata dagli USA al nemico invisibile indica che siamo entrati nella fase di guerra controrivoluzionaria permanente contro i popoli oppressi e le masse sfruttate.

7) Dove va il mondo

La fase che stiamo attraversando non è un momento facile per le cricche finanziarie e borghesi. È una fase che mette a nudo le loro debolezze e rivalità. Gli USA, potenza in declino e con essi il blocco parassitario-finanziario, non possono arginare il loro declino con la pirateria militare, col saccheggio e con le stragi. Più infliggeranno terrore e morte più avranno distruzioni e morte. Il terremoto sociale che si è scatenato sul pianeta come conseguenza dell'accumulo delle contraddizioni del sistema (economiche, finanziarie, sociali, politiche, statuali, ecc.) esploso negli anni novanta, ha gettato il mondo intero in una fase di sconvolgimento totale. Chi pensa di mettere le braghe a questo terremoto col terrorismo statale fa male i conti con la storia e avrà le lezioni che si merita. Quindi la mobilitazione bellica degli USA non fa paura a nessuno. Vogliono onore e morte; e morte avranno.
Ed ora prima di concludere un'ultima osservazione critica. L'attentato ha dato la stura a una ridda di opinioni e teorie. C'è chi parla di fine di tutte le strategie politiche e militari del 20º secolo, chi di sisma che rovescerà tutti gli equilibri, chi di prima guerra del 21º secolo e cose di questo genere. Non c'è niente di tutto questo. L'attentato è solo e semplicemente un episodio dello scenario mondiale, che è il risultato di tutto il percorso dell'ultimo quarto di secolo, e che da alcuni anni è entrato in fase conflagrativa. Esso indica certamente che non si potrà più vivere come prima. Ma questo appunto è già nella realtà delle cose.

8) Contro il militarismo sanguinario per l'armamento proletario

Al termine del suo giudizio sull'11 settembre e sulla reazione americana il Comitato Centrale mette in guardia la gioventù proletaria e tutte le forze attive giovanili a non cadere nella melma pacifista o nel pantano dell'irrisolutezza del semplice rifiuto della guerra e del terrorismo. La gioventù deve schierarsi decisamente a favore della guerra sociale contro la guerra statale e combattere senza mezzi termini il terrorismo statale. Attualmente è in auge in Italia come negli USA il militarismo sanguinario. E l'unico modo di combatterlo è l'armamento proletario. Ciò significa in termini pratici e operativi:

- accelerare il raggruppamento e l'organizzazione delle forze attive della gioventù e delle avanguardie proletarie in adeguati organismi di lotta e nel partito rivoluzionario;

- attrezzare ogni organismo organizzato degli strumenti, teorici e pratici, occorrenti al proprio specifico sviluppo e all'attuazione delle azioni e iniziative di lotta da portare avanti;

- sviluppare le mobilitazioni politiche, partendo da ogni terreno di lotta (operaio, studentesco, sociale, ecc.), contro la macchina di potere;

- curare l'autodifesa contro la guerra permanente degli apparati di sicurezza;

- ingaggiare la guerra rivoluzionaria contro il terrorismo imperialistico;

- promuovere l'unione del proletariato e dei popoli oppressi per battere l'imperialismo, rovesciare il capitalismo, salvare l'umanità dalle distruzioni e marcimento, edificare il comunismo.

SUPPLEMENTI 2001

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