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Astensionismo e lotta proletaria

Le elezioni del 13 maggio nel pieno della crisi dissolutiva del sistema politico. "Ulivo" "Polo" "Agenzie minori" nel vortice della decomposizione.

L'"astensionismo", come ripudio del politicismo corrotto e affaristico, è un sentimento positivo. Ma resta sterile se non si traduce in lotta pratica.

Il disfatto sistema politico sempre più immerso nel "delirio di sicurezza" e nel "militarismo sanguinario".

I giovani più attivi e più avanzati debbono riversare le loro energie nella lotta rivoluzionaria e organizzarsi nel partito per incidere da protagonisti sui rapporti politici e di classe.

 

In febbraio (ved. Suppl. 16/2/2001) abbiamo riportato il giudizio espresso dal nostro Comitato Centrale sulla situazione politica. L'8 aprile il nostro C.C., occupandosi degli sviluppi della situazione (interna e internazionale) e dell'attività del partito, si è anche soffermato sul momento elettorale e sull'atteggiamento della gioventù. Ne riprendiamo le considerazioni relative per avvalercene nel nostro lavorio di orientamento e di organizzazione delle forze attive giovanili.

 

1º) Le elezioni del 13 maggio: un confronto tra due leaders (Rutelli - Berlusconi) in crisi

 

Da diversi mesi siamo in campagna elettorale e siamo inondati di frottole banalità volgarità grida di allarme ecc. da parte di leaders gregari di Ulivo Polo e liste minori. Non si tratta di sciattezze semantiche, ma di metrica politica, propria del nostro tempo, tempo della politica-affare. Gli attori del palazzo non possono articolare discorsi, né di prospettiva né di momento, che non siano intrisi di personalismo e di calcoli di convenienza. La dialettica di questi affaristi della politica è quella di screditarsi vicendevolmente secondo il calcoletto che vince non chi ha programmi ma chi delegittima il concorrente. E ci inondano di schifezze. Come topi sulla formaggia saltellano di qua e di là, mossi da una sola voglia - della voglia di poltrone e di rendite -; preoccupati di una sola cosa, che lavoratori e giovani non si ribellino. Questo è il personale politico dell'alta finanza della grossa media e piccola borghesia. Questo è il confronto elettorale tra questo personale. E da questo confronto non può venire fuori che schifezza o peggio.

Al 1º aprile, termine di chiusura per la presentazione delle liste, risultavano depositati 186 contrassegni elettorali. Se si scartano le cosiddette liste civetta (inventate dalle formazioni maggiori per aggirare lo scorporo previsto a favore delle minori dal conteggio elettorale finale), abbiamo un numero enorme di liste. Tutte in rappresentanza delle classi e frazioni di classe possidenti (tra l'altro con poche donne candidate). Nessuna in rappresentanza effettiva dei lavoratori e della gioventù proletaria. È questo, tra gli altri, un segno evidente che la frammentazione del sistema politico istituzionale non si arresta. Quindi dal voto del 13 maggio non può scaturire altro equilibrio politico che non sia più fragile e instabile del precedente.

 

2º) Il significato dell'astensionismo diffuso e crescente

 

Gli opinionisti elettorali hanno messo in allarme i loro committenti avvertendo che le astensioni saranno l'arbitro dei risultati elettorali. Sull'astensionismo è così esploso un dibattito caotico e interessato sul quale è opportuno un nostro sguardo critico.

Prima di tutto va osservato che quella che viene chiamata disaffezione elettorale di massa non è un fenomeno di apatia politica o di indifferentismo nei confronti delle istituzioni bensì la conseguenza della crisi sociale e della crisi politica del sistema. La gente non va a votare perché ha nausea o disprezza le istituzioni politiche esistenti. Nonostante la dovizia di mezzi di cui dispongono né UlivoPolo sono riusciti ad attrarre quei 5,5-6 milioni di diciotto-venticinquenni, in parte operai in parte studenti e universitari, che battono altre strade e rifuggono entrambi. Segno quindi che la politica istituzionale, nelle sue varianti, non fa presa sulla gioventù.

In secondo luogo va osservato che, chi afferma che i giovani sono lontani dalla politica perché a loro non interesserebbe o perché loro non capirebbero a cosa serve, non sa dove sta di casa in quanto i giovani fanno politica col loro fare quotidiano che naturalmente non ha nulla da vedere con la politica che interessa al marciume parlamentare e che viene rilevata dagli esperti al suo servizio. Ed è falso, sotto questo profilo, quello che dice l'estrema sinistra parlamentare che sul campo ci sarebbero soltanto Rifondazione Comunista i Centri sociali e le parrocchie. Sul campo c'è una quantità notevole di raggruppamenti di gruppi di forze singole che la politica la fanno sul serio, non come genuflessione s'intende, ma come lotta al potere e al sistema. Quindi anche questa pseudo-analisi sul comportamento giovanile è fuori strada.

In terzo luogo va detto che l'astensionismo non ha matrice democratica o fondamentalmente democratica anche se una fascia di elettori non andrà a votare perché delusa dalla politica forcaiuola dell'Ulivo. L'astensionismo è un fenomeno composito in cui confluiscono posizioni e stati d'animo vari, che vanno dall'avversione antielettorale al malcontento generico, dalla protesta temporanea all'indifferenza individuale, ecc. Quello di massa attuali ha le sue radici nel terremoto sociale e nella crisi politica terminale del sistema maggioritario. È quindi un frustro espediente, per recuperare gli astensionisti democratici, l'appello a votare per Rifondazione Comunista. Anche questa appendice di sinistra della politica forcaiuola condotta dall'Ulivo pagherà lo scotto dell'ondata astensionista.

Infine resta da osservare che, se nelle cosiddette democrazie bipolari una massa di elettori non va fisiologicamente a votare, ciò non significa che l'astensionismo costituisca, come pensa qualche esperto confindustriale, una riserva di democrazia o una specie di antidoto al malgoverno (con l'astensione si manderebbe a casa chi ha governato male). Ciò significa che in queste democrazie finanziarie una grossa parte del popolo resta estranea all'alternanza tra le greppie del potere. E questo astensionismo fisiologico indica soltanto il grado di esclusione e lontananza delle masse popolari dai giochi di potere. Quindi l'astensionismo è sempre, sotto ogni cielo, la manifestazione di un contrasto tra la politica dominante i bisogni delle masse e le aspirazioni della gioventù.

Pertanto la crescita dell'astensionismo indica che nel momento presente tende a modificarsi l'equilibrio politico di governo e che si dilata la crisi del sistema politico.

 

3º) Gli "equilibri politici" e il cosiddetto "pericolo di destra"

 

Dall'inizio degli anni novanta ad oggi il centro-sinistra ha rappresentato e rappresenta il perno dell'equilibrio politico di governo dei nostri gruppi finanziari. Tutte le operazioni, più antiproletarie controrivoluzionarie militaristiche ecc., sono state realizzate da questi gruppi grazie al servizio reso dal centro-sinistra. Perciò, se il centro-sinistra conserverà la sua posizione elettorale, si manterrà in piedi questo equilibrio; viceversa, se avrà un cedimento, cederà questo equilibrio. Per i lavoratori e per i giovani l'evenienza peggiore è il mantenimento di questo equilibrio politico. Quindi il rifiuto del voto deve avere per bersaglio prima di tutto l'Ulivo.

Per converso, se col voto del 13 maggio e per effetto dell'astensionismo il Polo sopravanzerà l'Ulivo, si dovrà costituire un nuovo equilibrio politico di governo. Ma la costruzione di questo equilibrio è un'operazione abbastanza problematica a causa dell'eterogeneità sociale e della fragilità politica del cartello. Questo si troverà a fare i conti da un lato con la natura squisitamente finanziaria e imperialistica degli strumenti di governo dall'altro col suo arcipelago sociale. E non è detto che i suoi caporioni supereranno l'esame dei nostri gruppi finanziari oltre a quello dei gruppi europei che sono già entrati in campo, perora giornalisticamente, contro Berlusconi. Quindi l'affermazione elettorale del Polo porta con sé due effetti squilibranti. Il primo è che riappare l'impotenza del cartello a governare. E ciò accentua l'instabilità governativa. Il secondo è che viene a cadere la maschera che l'Ulivo ha prestato al dominio dell'alta finanza. E ciò approfondisce la crisi politica del sistema. Pertanto il successo del Polo non costituisce per il proletariato una sciagura maggiore del successo dell'Ulivo.

C'è chi sente pericolo di destra e chi annusa aria torbida nelle minacce di Berlusconi Fini e compari che in caso di vittoria essi passeranno all'epurazione. Il fascismo, come terrorismo statale, non sta nell'arroganza di Berlusconi e comprimari che comunque non camuffano le loro origini. Sta fondamentalmente in questa fase nel militarismo sanguinario (nella militarizzazione annientante del lavoro e della vita sociale) di cui l'Ulivo è stato ed è il promotore più conseguente. Destra e sinistra costituiscono una uniformità controrivoluzionaria. Entrambe, a parte qualche frangia insignificante, sono totalmente schierate contro i lavoratori (italiani e immigrati) i popoli oppressi (balcanici, mediterranei, ecc.) e a favore del padronato e delle banche, dei profitti e delle rendite. Non esistono due alternative, una di sinistra e una di destra. Esistono più modi ma di gestire gli stessi affari. Quindi dobbiamo spazzar via sia la destra che la sinistra, senza cadere nel tranello dello spauracchio del pericolo di destra, agitato per portar voti alla sinistra.

 

4º) Per modificare i rapporti politici e sociali a favore dei lavoratori e dei giovani è necessaria la lotta rivoluzionaria fino alla conquista del potere e anche dopo nella "fase transitoria"

 

Il problema vero davanti al quale si trovano i lavoratori e i giovani non è quello di astenersi semplicemente dal voto per bocciare in questo modo il marciume parlamentare. Ma è quello di battersi con la lotta pratica contro questo marciume e tutto ciò che esso rappresenta e di organizzarsi adeguatamente affinché questa lotta si sviluppi si allarghi e raggiunga i suoi obbiettivi. Quello che è acquisito al patrimonio di esperienza del movimento proletario e rivoluzionario, e che non deve essere perso di vista, è che l'unica salvaguardia dalle manovre controrivoluzionarie di questa o di quella consorteria della borghesia dell'apparato statale dei servizi segreti, ecc. e che l'unico modo di dare una risposta proletaria a queste manovre sta nella forza organizzata delle avanguardie (nel partito rivoluzionario) e nell'autonomia organizzativa e politica del proletariato. Dunque le forze attive della gioventù operino in questa direzione e in questo senso.

SUPPLEMENTI 2001

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