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Cara redazione
da tempo non
prendevo un treno per andare al sud perché, per i miei
viaggi lunghi con la famiglia, trovo più comodo ed economico
usare l'automobile. Eppure, specie se si è da soli, un
viaggio in treno permette di vedere il mondo meglio di come ci
appare quando si è chiusi in auto e si percorre, assieme
a migliaia di altre persone, un tratto di autostrada. In 5 anni
(il mio ultimo viaggio in treno verso Salerno risale, se non
erro, al Natale del 2007), è cambiato il mondo. Non ci
sono più i treni diretti notturni che da Udine vanno a
Napoli o da Trieste a Roma e il viaggio che in passato vivevo
come un lungo percorso continuo nella notte italiana si è
trasformato in una corsa a tappe piena di disagi e incongruenze.
Oggi un viaggio verso il sud, spezzato da numerosi
cambi, con tempi di attesa per le coincidenze lunghissimi, con
soste in grandi stazioni chiuse, con interminabili attese al
freddo lungo le banchine adiacenti i binari, ha l'aspetto di
una migrazione, di un transito attraverso il nulla, di un esodo
...
Si parte da Cividale alle 20, si arriva a
Udine, poi si parte per Mestre e qui la prima lunga attesa nella
notte del treno per Roma. Il treno diretto a Roma è un
intercity night che proviene da Vienna e che fa anche una sosta
"tecnica" a Udine, dove però non è ammesso
l'imbarco/sbarco di passeggeri. Lo puoi prendere a Mestre alle
tre di notte o a Tarvisio all'una di notte. Se prendi il treno
a Tarvisio puoi godere di due ore di "sonno" in più
e
scoprire che per
andare a sud può essere necessario partire verso nord.
Una riproposizione ferroviaria del "fare un passo indietro
per fare poi due passi avanti". A Mestre assieme a me alcuni
studenti, una famiglia di turisti provenienti dall'estremo oriente,
alcuni giovani sudamericani in rassegnato silenzio. Tutti in
una stazione vuota e chiusa che vive alcuni minuti di animazione
e improvviso affollamento quando fanno ingresso sulla prima banchina
alcuni giovani volontari con dei termos contenenti bevande calde.
Decine di persone si fanno loro incontro, prendono un bicchiere
di caffè/cioccolata e poi spariscono nel nulla da dove
sono venuti. Non "clochard", ma gente "normale"
che sembra avere un appuntamento con questo servizio caritatevole.
E poi finalmente il treno, nemmeno annunciato dagli schermi luminosi,
e il viaggio fino a Roma in carrozze semivuote per la festività
(notte di Santo Stefano). La mattina alle 9 siamo a Roma, in
una stazione che sembra una succursale del Carrefour di Tavagnacco:
negozi posti al termine dei binari a vendere di tutto, borsette,
profumo, biglietti della lotteria; un cappuccino caldo veloce
in piedi e quindi ancora una sosta nella sala d'attesa. Qui e
altrove un gran numero di schermi televisivi che mostrano in
rotazione illimitata sempre i soliti spot con i soliti jingle.
In circa 90 minuti di attesa avrò visto almeno una ventina
di volte la pubblicità della Nissan Quashqai (un nome
che non significa niente per un modello di auto, un SUV, assolutamente
inutile), del dentifricio che ripara lo smalto, del servizio
internet di una nota azienda...
E poi via verso
Napoli su un treno regionale veloce, un treno più modesto,
meno curato nell'aspetto, pieno di gente, italiani, stranieri,
giovani e anziani. Nelle banchine a fianco i Frecciarossa, lucidi,
con le loro forme allungate, con le postazioni a inizio binario
per la vendita last minute dei biglietti. E a Napoli un'altra
stazione "non luogo" dove, nella biglietteria, compro
in anticipo biglietti per il ritorno. Difficile scegliere fra
soluzioni, cambi, orari, opportunità e in cui si fa fatica
a capire come raggiungere Milano, Torino, Udine, ...
E
dopo un'altra ora e mezza di attesa via verso Salerno per arrivare
a casa dopo circa 18 ore di viaggio a 70 euro.
Un
viaggio in cui vedi centinaia di persone e in cui capisci che
le classi non sono solo quelle dei treni. Al ritorno su un Frecciarossa
da Napoli a Bologna, vedi un altro treno (pulitissimo e velocissimo),
un altro mondo fatto di persone che smanettano con i-pad, che
guardano film con il loro PC, che chiamano e rispondono a cellulari
che suonano in continuazione, con il capotreno che augura il
buon viaggio attraverso gli altoparlanti di bordo, ...
Un
mondo diverso che si interrompe a Bologna quando sali sul treno
per Mestre da cui è appena sceso il gruppo di pulitori
(tutti africani). Un altro treno popolare che porta gente che
rientra a casa dal lavoro o va a Venezia con panettoni e bottiglie
per festeggiare la mezzanotte dell'ultimo dell'anno. E poi verso
Udine dove arrivo, dopo 11 ore di viaggio a 100 euro, all'una
di notte del primo gennaio assieme ad altre tre persone in un
treno vuoto in una stazione vuota.
Ho visto più
Italia in questo viaggio che in altre occasioni e ho scoperto
che, nonostante le celebrazioni, l'Italia non è così
unita come la si vuol far apparire. Ricchi e poveri, su treni
diversi in carrozze diverse (le classi sociali esistono ancora),
una rete ferroviaria che si percorre a brandelli, un sud separato
dal nord e "difficile" da raggiungere, ...
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Cividale del Friuli,
5 gennaio 2012 |
Alessandro
Guglielmotti |