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La parola "delitto"
è sicuramente forte, ma non ce ne sovviene nessuna "migliore"
quando pensiamo a quello che si sta preparando a est di Cividale
in località Barbetta. Se non interverranno fatti nuovi,
al momento non prevedibili, il prossimo Consiglio comunale darà
il "via libera" alla realizzazione, su un terreno di
circa 11 mila mq, di un nuovo insediamento a vocazione mista,
commerciale e
di servizi. L'ennesima bruttura, l'ennesimo assalto al territorio
che si realizzeranno con le usuali colate di cemento e di asfalto
in una realtà, quella cividalese, in cui l'edificazione
selvaggia sta eliminando, un po' alla volta, le residue aree
agricole prossime alla città.
Dopo i brillanti,
si far per dire, esiti della operazione "zona artigianale
D2" in ingresso a ovest di Cividale, ora al lato opposto
si prepara un'altra operazione dagli esiti economici incerti.
Ci chiediamo che senso abbia un nuovo insediamento commerciale
a breve distanza da altri in fase di realizzazione (area ex Italcementi
e area Petrucco) e in una zona della città, fra l'altro,
piuttosto lontana dalle aree più densamente abitate (Rualis).
Ci vuole poi un bel coraggio a sostenere che, con questo insediamento,
si preparerebbero nuove occasioni di sviluppo economico per la
città favorendo nuovi insediamenti commerciali. Intorno
a noi c'è il deserto produttivo e chi ha in mano le sorti
della nostra città non riesce a pensare nulla di meglio
che dare il via libera ad operazioni che sanno molto di azzardo
e poco di quell'innovazione che tutti ritengono la chiave per
uscire dalla crisi. Se l'operazione ha i contorni dell'incertezza,
molto certi saranno i danni al paesaggio agricolo e naturalistico
che, per quanto beni non materiali, crediamo siano parimenti
importanti nel qualificare la vivibilità di una città
e del suo territorio. Ma queste cose non interessano a chi ci
amministra e ai potentati economici di cui sono referenti.
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Cividale del Friuli,
25 novembre 2011 |
la
Redazione |