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nuovo ponte urbano
le ragioni del no in un incontro pubblico

 

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La realizzazione di un nuovo ponte urbano in località Lesa, a Cividale, rientra nei progetti della attuale amministrazione cittadina e, se non interverranno fatti nuovi, è probabile l'avvio a breve dell'iter per la realizzazione di questa infrastruttura. I periodici "Il ponte" e "Il truc" hanno lanciato una raccolta di firme tra i cittadini di Cividale per impedire il rilancio del progetto della costruzione di quello che sarebbe il quinto ponte (oltre al ponte del diavolo, il ponte urbano, il ponte sulla statale 359 e il ponte di S. Quirino) di una città relativamente piccola che ha nel patrimonio storico e paesaggistico uno dei suoi punti di forza. Vi proponiamo il volantino che lancia l'iniziativa e una breve intervista a uno dei promotori dell'iniziativa.

Intervista con il comitato promotore - 3 febbraio 2012

Nota della Redazione: il pezzo seguente riassume in forma di intervista un dialogo a più voci svoltosi alcuni giorni fa al termine della presentazione della raccolta di firme contro il nuovo ponte urbano.

Redazione: perché “no” a un altro ponte a Cividale?
Comitato promotore:
le ragioni sono molteplici. Comincerei da quelle “affettive”: la zona della Lesa, a est di Cividale, rappresenta un luogo paesaggisticamente molto bello in un contesto di pregio quale la forra del Natisone. La realizzazione di un ponte qui e delle relative vie di accesso danneggerebbe in modo irreparabile uno scorcio bellissimo del fiume in una delle poche zone verdi e agricole rimaste in prossimità del centro storico. Ho volutamente cominciato con questa motivazione perché l’identità di una città e dei suoi abitanti si fonda anche su alcuni luoghi simbolo che non sono solo monumenti, edifici e opere d’arte. La forra del Natisone a est di Borgo Brossana è uno di quei luoghi.

Red.: Parli della Forra del Natisone come di un qualcosa di prezioso, eppure non mi sembra che goda di ottima salute. In passato si sono fatti interventi discutibili ...
C.p.:
ho ben presente i lavori fatti a valle del Ponte del Diavolo e gli interventi di “rettificazione” del corso d’acqua che si sono rivelati inutili. Alla prima piena tutto è tornato come prima, ma intanto l’impatto dei lavori è stato pesante sulla flora e sulla fauna bentonica. Senza parlare delle grandi spese a carico della collettività, per ottenere più danni che benefici. Se il problema è l’erosione della sponda sinistra sotto il nuovo ponte urbano, gli interventi, reiterati con il medesimo progetto e nella stesa forma, sono stati spazzati via in poche ore, mentre le ferite prodotte dagli scavi, dagli sbancamenti dell’alveo e dallo scarico di grandi quantità di inerti non si rimarginano in pochi giorni.

Red.: Si parla del nuovo ponte e si parla di nuova viabilità per Cividale
C.p.:
Il nuovo ponte dovrebbe favorire, secondo alcuni, il collegamento delle Valli del Natisone con la zona a sud e a ovest di Cividale. Lo stesso Assessore regionale Riccardi si è fatto interprete di un fantomatico interesse pubblico di questa opera, che verrebbe fatta rientrare nella viabilità regionale. Non credo questa opera favorisca i collegamenti delle Valli del Natisone, specie se rimane l’imbuto di Ponte San Quirino. Essa prepara invece una colata di cemento lungo le vie di accesso al nuovo manufatto con probabili nuove edificazioni nella zona fra Cividale e Sanguarzo.

Red.: L’Amministrazione comunale vuole barattare la realizzazione del nuovo ponte con la chiusura del Ponte del Diavolo, un’idea quest’ultima che dovrebbe vedervi d’accordo.
C.p.:
Chiudere il Ponte del Diavolo è possibile anche senza il nuovo ponte. A poche centinaia di metri più a valle c’è già un ponte urbano che permette di attraversare il Natisone. Non serve un altro ponte più a monte per chiudere al traffico il Ponte del Diavolo; si potrebbe farlo con pochi accorgimenti senza nemmeno stravolgere il flusso veicolare che transita su questa direttrice principalmente per by-passare la città dirigendosi verso altre località del comprensorio.

Red.: Perché allora l’Amministrazione di Cividale insiste molto per questa opera?
C.p.:
Crediamo che voglia dare una mano alle lobby del mattone. La realizzazione del nuovo ponte darebbe l’avvio a nuovi progetti di edificazione a Est del centro storico in aree su cui più di qualcuno ha allungato gli occhi. D’altronde in quella zona si prepara la realizzazione di un centro commerciale che non sappiamo ancora chi utilizzerà. Ma Cividale l’edilizia funziona così: si costruisce indipendentemente dalla domanda e non capiamo nemmeno con quali soldi, in tempi duri di crisi e di restrizioni al credito. Ma la cosa che più ci preoccupa è il consumo di suolo in un momento in cui anche le grandi associazioni delle imprese edili cominciamo a porsi, dal loro punto di vista, il problema della tutela del suolo agrario.

Red.: Non credete che in questa “smania” edificatoria ci sia anche un desiderio di grandeur?
C.p.:
Forse sì, ma è la grandeur tipica di quei nobili decaduti che hanno l’auto di lusso, ma girano con le toppe al sedere. Il tessuto economico del nostro territorio è fragilissimo e la crisi non ci sembra prossima alla fine, ma in compenso abbiamo un palazzetto da 4.000 posti della cui gestione dovrà farsi carico il Comune e ora si parla di risistemare, sempre con soldi pubblici, gli edifici annessi a questo “gioiellino” per ospitare le associazioni. Si è voluto realizzare una zona artigianale che è vuota, ma che grava sui cittadini in termini economici e ambientali; si è lastricata la piazza Foro Giulio Cesare con un intervento che ha dato a questo spazio un aspetto glaciale e che è costato centinaia di migliaia di euro; si parla di un nuovo ponte, si edificano padiglioni presso un ospedale agonizzante; si progettano centri commerciali a gogò; la nuova sede della banca ci sembra, in termini architettonici e urbanistici, come minimo fuori posto…
Non c’è un progetto organico per Cividale e non c’è un’idea di futuro. Ma chi ci amministra si comporta come se stessimo vivendo un boom economico e demografico.