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LO SPAZIO

Paolo Manzelli 
LABORATORIO DI RICERCA EDUCATIVA

 

"La percezione dello spazio non é solo percezione visiva ma un'esperienza più complessa poichè lo spazio é struttura originaria dell'esistenza; ciò sta a significare che nessuna esperienza umana può essere pensata o attuata fuori dello spazio."
Nadia Scardeoni

Mi preme sottolineare un punto in particolare del tema "lo Spazio",  proprio al fine che questo non venga malamente interpretato come spazio assoluto (Newtoniano), pre-esistente all' individuo che lo osserva. 

Lo spazio che conosciamo infatti non e' una entita' a se stante, ma esso dipende dall' osservatore e dalle  modalita' genetiche e culturali di osservazione di un  contesto visivo. Lo spazio non solo e' una struttura complessa, ma relativa all'osservatore, alla sua genetica ed anche alle sue proprie  capacita' storico-cognitive di osservazione. 

Il cervello fa una ricerca di informazione muovendo il bulbo oculare e traduce questa in spazio e tempo, agendo su archetipi genetici ma anche sulla base di acquisizioni culturali che contribuiscono a collocare nello spazio/tempo mentale un qualsiasi evento.

Ad esempio nella lettura di un libro o di un ipertesto in rete, il cervello tende a guidare il movimento delle "saccadi oculari", e ricerca il contesto nel quale significare i segni percepiti tramite la reazione della luce sulla retina. Nella ricerca di interpretare le informazioni luminose, l'occhio si muove a scatti , ed i movimenti si articolano da un capo all' altro delle riga e poi spaziano focalizzando  tutta la pagina , con interruzioni nelle quali non si percepisce nulla di nuovo, ma si riflette in un "mentalese" di attivita neurochimiche cerebrali, che in sostanza  corrisponde alla ricerca di riconoscimenti mnemonici e di ricomposizione di archetipi genetici interiorizzati al fine di dare  significazione all' evento informativo; in primo luogo  termini di successione spazio/temporale dell' evento, ed in seguito di significazione cognitiva. 

Lo sguardo si attesta generalmente sui segnali che corrispondono a sorgenti di maggiore variazione di informazione, ma esse possono essere perfino scartate per disinteresse o demotivazione della mente nel significarli; poiche la mente tende ad agire come  ipotesi anticipativa, con l' immaginario che si sovrappome alla guida genetico-cognitiva della ricerca saccadica dell' occhio, la anticipazione ha un canale preferenziale nella percezione periferica, infatti non utilizza come canale di trasmisione il chiasma ottico centrale, ma i canali di trasmissione  laterali che traversano i lobi temporali.

Paolo Manzelli.