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Si leggono articoli nei quali si scopre che ogni giorno si cerca di cancellare la memoria di quella che fu la gloriosa rivoluzione d'ottobre in Russia. Quando non ci si riesce per decreto lo si fa ricorrendo alle normali imbrattature di monumenti e stele che si trovano nel mondo che ricordano fatti scomodi. In Spagna vengono imbrattate stele e monumenti che riguardano le vittime repubblicane della guerra civile, a Berlino si imbratta al statua di Marx ed Engels ed in Italia si imbratta la stele che ricorda la visita a Capri di Lenin. La stele opera dello scultore Marino Mazzacurati si trova nei giardini d'Augusto dove ogni giorno transitano migliaia di turisti. La cosa risulta ancora più stupida quando si cerca di cancellare in questo modo pagine di storia. Una cosa è stata la distruzione del faccione di Mussolini subito dopo la caduta del fascismo o la statua di Saddam Hussein o se volete quelle di Stalin un'altra cosa è pensare di aver chiuso con il fascismo o con Saddam Hussein o con lo stalinismo abbattendo delle statue.Quando queste cose avvengono a distanza di decine a volte centinaia di anni da certi avvenimenti storici è ancora più stupido.

Abbiamo ritrovato un vecchio numero di REALTA SOVIETICA mensile dell'Associazione Italia-URSS in cui si parla di Lenin a Capri. E' un servizio molto documentato che abbiamo scannerizzato e vi proponiamo.

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ARTICOLO E FOTO



VERSIONE ORIGINALE TESTO CANZONE di sottofondo

Quel che si avanza è uno strano soldato

viene da Oriente e non monta destrier

la man callosa ed il viso abbronzato

è il più glorioso fra tutti i guerrier.



Non ha pennacchi e galloni dorati

ma sul berretto scolpiti e nel cor

mostra un martello e una falce incrociati

gli emblemi del lavor

viva il lavor.



È la guardia rossa

che marcia alla riscossa

e scuote dalla fossa

la schiava umanità.



Giacque vilmente la plebe in catene

sotto il tallone dei ricco padron

dopo millenni di strazi e di pene

l'asino alfine si cangia in leon.



Sbrana furente il succhion coronato

spoglia il nababbo dell'or che rubò

danna per fame al lavoro forzato

chi mai non lavorò

non lavorò.



È la guardia rossa...



Accorre sotto la rossa bandiera

tutta la folla dei lavorator

rimbomba il passo dell'immensa schiera

sopra la tomba di un mondo che muor.



Tentano invano risorgere i morti

tanto a che vale lottar col destin

marciano al sole più ardenti e più forti

le armate di Lenin

viva Lenin.



È la guardia rossa...



Quando alla notte la plebe riposa

nella campagna e nell'ampia città

più non la turba la tema paurosa

del suo vampiro che la svenerà.



Ché sempre veglia devota e tremenda

la guardia rossa alla sua libertà

la tirannia cancrenosa ed orrenda

più non trionferà

trionferà.



Ché la guardia rossa

già l'inchiodò alla fossa

nell'epica riscossa

dell'umanità.