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Gaspar Van Wittel

 Vanvitelli Gaspare, nome con cui è noto in Italia, il pittore olandese Gaspar Van Wittel, detto Gaspare degli occhiali (Amersfoort 1655- Roma 1736). Per quanto venisse a Roma ancora molto giovane (1674), già in patria aveva ricevuto una solida preparazione pittorica, acquistata oltre per che gli insegnamenti del suo maestro Matthias Withoos ache dall'esser vissuto nell'ambiente in cui operava Vermeer. Si capisce perciò perché l'eclettico ambiente romano, sensibile ancora alle tradizioni di Pietro da Corona o del paesaggio classico di Poussin e di Dughet, egli rimanesse aderente al gusto minuto e realistico della tradizione olandese. Caricatura I Lunghi viaggi in Italia gli dettero modo di eseguire numerosissime vedute, notevoli per la loro ampiezza e la loro precisione. Per avere immagini di Milano, delle  sue strade e dei suoi edifici, si devono aspettare gli anni successivi la peste del 1630. Prima si avevano vedute dettagliate ma laconiche dal punto di vista descrittivo. Poco meno di un secolo dopo, le esigenze della cartografia e vedutistica, trovarono in Marc'Antonio Dal Re (1697-1783) un interprete molto prolifico. Grande interesse per le opere di alcuni paesaggi vedutisti attivi in Italia nel 700 si notava nella raccolta formata da Giuseppe Pozzobelli (1697-1783), arcivescovo della diocesi milanese, e in quella di Gian Matteo Pertusani, altro ecclesiastico, zio di quel Carlo che formò le più cospicue biblioteche private cittadine. Fu proprio questo Pozzobonelli, che dal 1744 fino alla sua morte, si impegnò per ottenere una collezione destinata alla città. Questi collezionisti, infatti si resero conto che le vedute di Milano di Torre, Serviliano Latuada e Dal Re, non potevano competere con ciò che avveniva nel resto dell'Europa, tra fine 600 e primi decenni del 700. In questa ottica va spiegata la breve ma intensa attività lombarda di Gaspar Van Wittel; egli giunse in Italia anche per studiarne la tradizione e la cultura: si recò dapprima a Roma e a Napoli, in seguito a Verona, Venezia, Padova, Bologna. Infine intorno al 1690, nel nord Italia iniziò una serie di vedute dipinte, partendo da isole possedute dalla famiglia Borromeo sul lago Maggiore. E così ebbero molta fortuna certi luoghi, nelle memorie di molti viaggiatori che raggiungevano l'Italia dai passi alpini del Sempione e del Gottardo. Il pittore olandese, uno dei padri nobili del Vedutismo settecentesco, si spinse poi in parecchie località lombarde, luoghi d'acque adatti per un ritratto dal vero, come documento le sue vedute di Vaprio d'Adda, dove forse vi giunse anche attratto dalla grande eredità lasciata da Leonardo da Vinci in casa Melzi. Al 1719 risale un suo dipinto proprio di Vaprio, con una bella veduta del corso dell'Adda e del Naviglio, con tanto di tradizionali barconi. Si dice che Van Witel rimase alquanto colpito dalla bellezza dei paesaggi italiani, tanto da decidere di trascorrervi il resto della sua vita, spostandosi e diventando poi padre dell'architetto Vanvitelli - si nota il nome del padre storpiato e italianizzato- che farà poi notare con il progetto per la reggia Caserta. Il quadro che rappresenta la veduta vapriese è ora conservato nelle raccolte della Pinacoteca di Brera a Milano.