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Giovanni Bosco

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Visioni di San Giovanni Bosco


Tutte le informazioni relative a San Giovanni Bosco sono state tratte da: "Vita di San Giovanni Bosco, Vol. I, II, Autore G.B. Lemoyne, Editrice SEI".
Per rendere più agevole la lettura, il linguaggio originale del XIX secolo è stato rivisto.

Don Bosco era angosciato, perché era sta sfrattato dal locale dove conduceva i suoi giovani per l'insegnamento religioso e le attività ricreative, e sebbene fosse pronto a qualsiasi disagio piuttosto di abbandonarli, non sapeva dove condurre questa cara gioventù.

Per soccorrere il Santo è trarlo da questa oppressione dello spirito, tornò a confortarlo un sogno straordinario che lo occupò per tutta la notte. Una misteriosa apparizione composta da un intreccio di quadri e di episodi ripetuti e meravigliosi che convergono in un sol punto: L'avvenire dell'Oratorio.

Narra Don Bosco:
Mi sembrò di trovarmi in una grande pianura piena di una sterminata quantità di giovani. Alcuni provocavano litigi, altri bestemmiavano. Qui si rubava, là si offendevano i buoni costumi. Una grande quantità di sassi fendeva l'aria, lanciati da coloro che facevano battaglia. Erano giovani abbandonati dai parenti corrotti. Io stavo per allontanarmi di là, quando vidi accanto a me una Signora che mi disse: "Avanza tra quei giovani e lavora". Io avanzai ma che fare?

Non vi era locale per alloggiare nessuno: volevo far loro del bene: mi rivolgevo a persone che in lontananza stavano osservando e che avrebbero potuto essermi di valido sostegno; ma nessuno mi dava retta e nessuno mi aiutava. Mi volsi allora a quella Signora, la quale mi disse: "Ecco il locale", e mi fece vedere un prato. "Ma qui non c'è un prato", gli dissi. Ella rispose: "Mio figlio e gli Apostoli non avevano un palmo di terra ove posare il capo".

Incominciai a lavorare in quel prato, ammonendo, predicando, confessando; ma vedevo che ogni sforzo era inutile, se non trovavo un recinto con qualche fabbricato dove raccogliere e ospitare quelli derelitti, respinti dai genitori e disprezzati dagli altri cittadini. Allora quella Signora mi condusse un poco più in là e mi disse: "Osserva!" Ed io guardando vidi una piccola e bassa chiesa con un po' di cortile e giovani in grande numero.

Ripresi il mio lavoro. Ma questa chiesa divenuta ristretta, ricorsi ancora a Lei, ed Ella mi fece vedere un'altra chiesa molto più grande con una casa vicina. Poi mi condusse in un tratto di terreno coltivato lì vicino, quasi dinanzi alla facciata della seconda chiesa, mi soggiunse: "In questo luogo dove i gloriosi Martiri di Torino "Avventore" ed "Ottavio" soffrirono il loro martirio, su queste zolle che furono bagnate e santificate dal loro sangue, io voglio che Dio sia onorato in modo specialissimo".

Così dicendo, avanzava un piede posandolo sul luogo dove avvenne il martirio e me lo indicò con precisione. Io volevo porre un segno per rintracciarlo quando fossi ritornato in quel campo, ma trovai nulla intorno a me; non un palo, non un sasso: tuttavia lo tenni a memoria con precisione.

Intanto mi vidi circondato da un numero immenso e sempre crescente di giovani; ma guardando la Signora, crescevano anche i mezzi ed il locale; e vidi poi una grandissima chiesa precisamente nel luogo che mi aveva fatto vedere dove avvenne il martirio dei santi della legione "Tebea", con molti edifici tutto intorno e con un bel monumento in mezzo. Mentre accadevano queste cose, io, sempre in sogno, avevo come coadiutori dei preti che mi aiutavano molto e poi fuggivano. Io cercavo con grandi fatiche di attirarli a me, ma loro poco dopo se ne andavano e mi lasciavano solo.

Allora mi rivolsi nuovamente a quella Signora, la quale mi disse: "Vuoi tu sapere come fare affinché non ti scappino più? Prendi questo nastro, e lega loro la fronte". Prendo riverente il nastrino bianco dalla sua mano e vedo che sopra era scritta questa parola: Obbedienza.

Provai subito a fare quanto mi disse quella Signora, e cominciai a legare il capo a qualcuno dei miei volontari coadiutori col nastro, e vidi subito un grande e mirabile effetto: e questo effetto sempre cresceva mentre io continuavo nella missione a me conferita, poiché costoro abbandonavano il pensiero di andare altrove, e si fermarono ad aiutarmi.
Così venne costituita la Pia Società Salesiana.


Visione: 2

Era parso a Don Bosco d'essere sul margine settentrionale di Valdocco, dove, spingendo lo sguardo dalla parte della Dora, fra gli altissimi alberi che il quel tempo ornavano l'odierno Corso Margherita, aveva visto in giù, vicino all'odierno Cottolengo, in un campo di ortaglie, tre bellissimi giovani, splendenti di luce, i quali stavano ritti in piedi, in quello spazio che nel sogno precedente le era stato indicato come teatro del glorioso martirio dei tre soldati della legione "Tebea"; lo invitavano a discendere ed a recarsi da loro.

Don Bosco si affrettò, e come li ebbe raggiunti, fu da essi accompagnato con grande amorevolezza verso l'estremità di quel terreno nel quale ora si innalza maestosa la chiesa di Maria Ausiliatrice. Qui, percorso un breve tratto, passando di meraviglia in meraviglia, si trovò dinanzi una Donna magnificamente vestita, di indicibile avvenenza, maestà e splendore, presso la quale vide un gruppo di vegliardi con aspetto di principi.

A lei, come a regina, facevano nobilissimo seguito innumerevoli personaggi abbaglianti di grazia e di ricchezza: e intorno si stendevano altre schiere fin dove si poteva spingere lo sguardo. La Signora, apparsa nel punto ove poi fu eretto l'altar maggiore del Santuario, invitò il Santo ad avvicinarsi; e, come lo ebbe vicino, gli disse che i tre giovani che lo avevano condotto a lei, erano i martiri "Solutore", "Avventore" ed "Ottavio"; quasi volesse indicargli che loro sarebbero stati i padroni speciali di quel luogo.

Quindi, con un incantevole sorriso sulle labbra e con affettuose parole, lo incoraggiò a non abbandonare i suoi figli, ma a proseguire con sempre maggior ardore l'opera intrapresa. Soggiunse che avrebbe incontrato ostacoli gravissimi, ma che li avrebbe vinti e superati attraverso la confidenza nella Madre di Dio e nel suo Divin Figlio. In fine gli mostrò poco distante una casa, che allora esisteva realmente ed era divenuta proprietà di un certo Pinardi, ed una chiesuola, nel posto preciso dov'è la chiesa di San Francesco di Sales, con l'annesso fabbricato.

Alzando allora la destra, con voce ineffabilmente armoniosa e degna di venerazione Signora esclamò: Questa è la mia casa! Quindi la mia gloria! Al suono di queste parole Don Bosco rimase così commosso, che si riscosse, e la figura della Vergine, con tutta la visione che la attorniava, lentamente svanì, come nebbia al levar del sole.



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