Curato d'Ars

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Fiamma che divora

Il Santo Curato nei suoi quarantuno anni di presenza ad Ars, era ansioso per la salvezza degli altri, e in modo particolare di quelli che gli erano stati affidati e di quelli che venivano a lui.

Come curato, Dio me ne domanderà conto diceva. Che ognuno potesse gustare la gioia di conoscere Dio e di amarlo, di sapere che Egli ci ama, ecco la ragione dell'opera instancabile di Vianney.

Miracoli

Sono riportati alcuni dei prodigi avvenuti ad Ars

Un giorno, nell'Orfanotrofio femminile "La Provvidenza" realizzato dal curato, l'addetta al forno informa Vianney che la dispensa è vuota. Il curato risponde: «Andate a raccogliere l'ultimo grano sparso nel solaio». L'addetta, pur sapendo che il solaio era desolatamente vuoto, ubbidisce al Santo, ma quando cerca di aprirne la porta, deve mettere tutta la sua energia e con sua grande sorpresa quando la porta si apre, vede che il solaio è pieno di grano miracoloso! Un giorno un confratello visita il solaio col curato e gli dice a bruciapelo: «II grano arrivava fin qua, non è vero?». «No, risponde il curato, più in alto; fin qui!».

Nel maggio del 1843 Claudina Raymond, malata alla laringe e ai bronchi, si recò ad Ars per chiedere la guarigione perché non riusciva a pronunciare nessuna parola e per esprimersi scriveva sopra una tavoletta. Ad Ars il curato le dice: «Figlia mia, i rimedi della terra sono inutili; il Signore vuol guarirvi. Rivolgetevi a santa Filomena; deponete la tavoletta sul suo altare e ditele che se non vuole rendervi la vostra voce, almeno vi ceda la sua». «Immediatamente - dice Claudina - andai a gettarmi ai piedi della piccola santa e, dopo aver fatto la mia preghiera, fui guarita. Da sei anni soffrivo dolori atroci e da due anni non potevo più parlare. Tornata in albergo, lessi a più persone ad alta voce alcune pagine: ero perfettamente guarita».

Anna Thorin, dopo aver sentito i prodigi che succedevano ad Ars, decide di portare suo figlio di otto anni colpito da coxalgia al femore. Arriva ad Ars il 25 Febbraio del 1857, portando con sé il proprio figlio seduto su una carrozzella. Benché stanca per il faticoso viaggio, passò la notte nel vestibolo della chiesa, nella speranza di incontrare per prima il curato, il quale, appena la vide, la confortò e, celebrata la Messa, la invitò col figliolo in sagrestia. «Questo ragazzo, disse, è troppo grande per farsi portare. Mettetelo a terra». «Ma non può», disse la mamma. E lui: «Potrà, abbiate fiducia in santa Filomena»; e baciò in fronte l'innocente. Il ragazzo prese a camminare, reggendosi a stento si portò all'altare di santa Filomena; s'inginocchiò e rimase a lungo in preghiera. Quando si alzò, era guarito. Chiese da mangiare e fuggì di corsa verso la porta della chiesa, verso la vita.

Due professori miscredenti dell'Università di Lione vollero andare ad Ars per schernire il loro curato. Entrarono nella piccola chiesa mentre il santo stava celebrando messa. Si misero in una posizione tale da poter osservare tutti i suoi movimenti. Quando giunse all'elevazione dell'Ostia, uno di essi, vedendo tutta la folla prostrarsi, pensò tra se: «Come mai uomini intelligenti possono riconoscere il loro Dio in un pezzo di pane?» Il santo Curato, al momento della Comunione, voltandosi verso i fedeli, fissò il professore come se leggesse nella sua anima quei pensieri d'incredulità. Fatta la genuflessione, prese tra le dita l'Ostia e la sollevò sopra la pisside, dicendo le parole liturgiche: «Ecco l'Agnello di Dio!» L'Ostia sfugge dalle sue mani e va a posarsi sulla lingua della prima persona inginocchiata presso la balaustra. Il Santo fissò di nuovo l'incredulo, come per dirgli: «Un semplice pezzo di pane può fare questo?». Il professore si sentì sconcertato e commosso. S'inginocchiò e adorò, poi corse dal Curato per confessarsi. Più tardi si consacrò sacerdote dell'ordine domenicano.

Suor Dositea era una religiosa della Provvidenza di Vitteaux, affetta da etisia, della quale il medico aveva detto che sarebbe morta al cadere delle foglie. Don Vianney la vide confusa tra la folla dei pellegrini, la chiamò nel confessionale. Le domandò perché volesse la guarigione, la suora le espose le sue ragioni. Il Santo allora le disse di chiedere la guarigione nella cappella di Santa Filomena e nel frattempo anche Lui avrebbe pregato. Suor Dositea fu subito guarita.

Una giovane dei dintorni di Charlieu (Loire), semiparalizzata che non riusciva a reggersi sulle gambe, volle raccontare al Curato le sue miserie. Il Santo le disse di pregare all'altare di Santa Filomena. Guarì immediatamente.

Matilde Besaçon di Grenoble, di cinque anni, giocava con la sua amica di dodici anni, la quale la afferrò sollevandola per la testa lacerandole i muscoli del collo. La bimba non poteva più tenere diritta la testa senza appoggio. Dopo alcuni mesi di cure senza alcun risultato, i genitori la condussero ad Ars raccomandandola a don Vianney. Durante la messa, nel silenzio dell'Elevazione, la bambina all'improvviso si mise a gridare: «Mamma, guarda sono guarita». In effetti poteva girare la testa da ogni parte con facilità senza alcun sostegno. Era guarita.

L'1 febbraio 1850, la giovane Claudina Venet dal piccolo villaggio del dipartimento di Sant-Galmier nella Loira, fu condotta ad Ars per essere guarita da cecità e sordità, venute in seguito ad una febbre cerebrale. La giovane stava davanti alla porta della chiesa quando passò il santo, il quale la condusse in sacrestia facendola inginocchiare davanti al confessionale. Appena ricevuta la benedizione di don Vianney la giovane fu guarita.

Nel novembre 1862, dopo la morte del Vianney, il vescovo di Belley istituiva il Tribunale per il Processo Ordinario per la beatificazione del curato d'Ars.
Il tribunale raccolse diciassette guarigioni avvenute dopo la morte del santo. Ne furono scelte due, le più significative, per la beatificazione.

Adelaide Joly, nel settembre del 1861, fu colpita da forti dolori al braccio sinistro. Fu condotta dal medico primario dell'Ospedale di Carità di Lione, il quale constatò che nel braccio c'era un tumore, per il quale sarebbe sempre stata rattrappita, senza speranza di guarigione.
Adelaide abitava in un orfanotrofio, diretto dalle Figlie della Carità. Assieme con esse iniziò una novena di preghiere al curato d'Ars, di cui le suore possedevano un paio di scarpe vecchie. Al settimo giorno della novena Adelaide scoprì con gioia che «il braccio non le fa più male». Al termine della novena la guarigione era perfetta: il tumore era scomparso. Il medico curante, sorpreso, constatò la guarigione e rilasciò il certificato relativo, che fu spedito al vescovo di Belley.

La guarigione miracolosa del giovane Leone Roussat è narrata da suo padre. «Nel gennaio 1862 mio figlio fu colpito da crisi nervose, sempre più gravi. Ci siamo rivolti ai medici, ma senza alcun risultato. Anzi Leone peggiorava. Mi recai a Lione da un primario che prescrisse l'uso delle acque ferruginose. Il risultato fu che le crisi aumentarono in numero e intensità: si ripetevano in media quindici volte al giorno. Riportai mio figlio a Lione dallo stesso primario, che in fine mi disse: "Vostro figlio è giovane..., alcuni guariscono, altri non guariscono, è inutile che abbiate a ricondurmelo". Restava una sola speranza, portare nostro figlio ad Ars: avevamo già iniziato una novena al santo curato. Il parroco ce lo sconsigliò perché temeva, a ragione, che il figlio morisse durante il viaggio. Ma il primo maggio si decise di andare ad Ars, tanto più che il vescovo di Belley benediva la prima pietra della chiesa di Ars... Abbiamo portato il malato sulla tomba del santo e al ritorno in albergo vedemmo Leone, completamente paralizzato, prendere il bicchiere con la sua mano destra e divertirsi... Di ritorno in paese a Saint Laurent ad ora tarda ci mettemmo a cena. Leone d'improvviso "si mise a correre". Era guarito, perfettamente guarito».

Marilde Rugeoi a 28 anni fu colpita da laringite tubercolare, con la perdita completa della voce. Sapendo che il suo male era inguaribile, cessò di consultare i medici e preferì partecipare, nel luglio 1910, ad un pellegrinaggio a Lourdes in cui era prevista una sosta ad Ars. La Vergine di Massabielle non la guarì, nonostante le molte preghiere. Ad Ars i pellegrini si raccolsero attorno all'altare per baciare la reliquia del santo Curato. Marilde, piena di fiducia, in cuor suo lo pregava: «Se volete, potete guarirmi». Improvvisamente al canto comune univa anche la sua voce, perduta da quattro anni. La guarigione era stata istantanea e completa. Con voce chiara fece le sue deposizioni davanti al Tribunale ecclesiastico: la sua guarigione era un vero miracolo.
II santo Curato è stato proclamato da Pio XI patrono di i tutti i parroci della Chiesa.

Fu proclamato Santo da Pio XI il 31 maggio 1925.

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