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del DOMANI |
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L'IDROGENO e
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le
CELLE a |
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COMBUSTIBILE |
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STORIA delle |
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FUEL CELL |
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Cronologia: |
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Le fuel
cell sono |
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già una realtà: |
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Applicazioni: |
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Pregi e |
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difetti |
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Non è tutto oro |
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quello che luccica |
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La produzione di
energia per il domani è stata individuata nell’idrogeno, o meglio, nelle
celle a combustibile alimentate ad idrogeno. Precisiamo subito che
l'idrogeno non è una fonte di energia, bensì un vettore energetico (come,
del resto, l'elettricità). Ma facciamo un passo per volta e cerchiamo di
capire un poco il loro principio di funzionamento e la loro storia: |
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Il PRINCIPIO di FUNZIONAMENTO di una
cella a combustibile è simile a quello di una normale batteria che non si esaurisce fin
tanto che viene alimentata. La cella a combustibile è un generatore
elettrochimico dove entrano un combustibile in genere idrogeno (simbolo chimico
H) ma anche metanolo ed altri idrocarburi da cui è possibile ricavare
l’idrogeno (elemento base per il loro funzionamento) e un ossidante cioè l’ossigeno (simbolo chimico O) presente
nell’aria. Come prodotti della reazione si ottengono acqua, calore e
corrente elettrica continua. Non si ottengono prodotti inquinanti! |
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Ma
come! Direte voi... storia? Sono ancora una tecnologia emergente e gia
hanno una storia?
Ebbene si, le fuel cell non sono proprio nuove nuove, i primi prototipi
risalgono al 1839! Solo che tale tecnologia, rapportando efficienza e
costi, si è resa disponibile solo in questo ultimo decennio... |
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Il primo a realizzare una struttura
primordiale di cella (funzionante) é stato William Robert Grove (1811-1896).
Nato in Swansea, Wales e professore di fisica nella London Institution dal 1841
al 1846, occupò anche la carica di avvocato e di giudice. Grove inventò due celle di
particolare significato: la sua prima cella consisteva di zinco diluito con
acido solforico e platino in un concentrato di acido nitrico, separati da uno
strato poroso (Grove cell). La sua seconda cella una “batteria a gas voltaico”
era proprio il prototipo della moderna cella combustibile. Grove mostrò anche che
l’elettrolisi con un’alta corrente può essere prodotta attraverso un sottile
vetro. Il primo esperimento di dissociazione é stato dato dallo stesso Grove,
il quale ha mostrato che il vapore in contatto con una parte di platino
fortemente riscaldata riesce a decomporsi in idrogeno e ossigeno. |
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1839
William Robert Grove unisce idrogeno
e ossigeno in presenza di una elettrolita, producendo elettricità ed acqua.
L’invenzione viene poi conosciuta come “cella combustibile” ma non produce
ancora elettricità sufficiente per essere utilizzata.
1889
Il termine “fuel cell” viene per la
prima volta coniato da Ludwig Mond and Charles Langer che cercano di costruire
una cella usando aria e gas prodotto da carbone industriale.
1920
La ricerca, in Germania, apre la
strada allo sviluppo del ciclo di carbonato e delle celle “solid oxidefuel cells”
di oggi. Intanto viene scoperto e capito il processo della camera di combustione
e il petrolio inizia a dilagare.
1932 L’ingegnere Francis T.Bacon inizia
la sua ricerca sulle celle. Le più semplici usavano degli elettrodi di platino
porosi e acido solforico per l’elettrolita.
1959 Bacon dimostra che 5kW potevano
essere prodotti da una cella (chiamata “Bacon cell”) per dare potenza ad una
saldatrice. La “Allis-Chaimers Manufactoring Company” dimostra che una cella
poteva produrre una potenza di 20CV e la applicò ad un trattore che fu il primo
veicolo a muoversi grazie alle celle.
1960 La “General Electric” produsse celle
per i primi usi in campo militare spaziale (Gemini e Apollo della NASA); la
compagnia usò i principi della “Bacon cell” come base dei suoi progetti.
Tuttora la NASA produce elettricità nello Shuttle tramite fuel cell oltre
all’acqua necessaria per l’equipaggio. Sostituendoli all'uso del nucleare (troppo rischioso)
e alle batterie o energia solare (troppo ingombranti per i
veicoli spaziali). Le celle a combustibile si sono rivelate la soluzione ideale.
Questa soluzione fu sviluppata in maniera pesante fino ad arrivare a portarla,
oggi, anche nel settore privato. Più di 200 ricerche e progetti sono state
effettuati in questo campo, infatti le celle possono risolvere la maggior parte
dei problemi energetici odierni: piccole dimensioni, alta efficienza, emissioni
nulle, minima acqua prodotta... ma ancora trovano un ostacolo a presentarsi sul
mercato.
1993 Prima cella usata per gli autobus;
primi prototipi in questo campo.
1997 Daimler Benz e Toyota hanno lanciato
un prototipo di auto a fuel cell.
1998 L’Islanda annuncia il piano di
voler creare una economia dell’idrogeno. Il piano di 10 anni prevede di coprire
tutti i veicoli a trasporto inclusa la flotta navale islandese.
1999 In Europa (ad Amburgo, Germania)
viene aperto il primo commercio pubblico di idrogeno gassoso per autoveicoli. La Daimler-Chrysler
mostra il suo prototipo e pianifica di inserire fuel cell nella produzione di
auto dall’anno 2004. I fisici a Singapore annunciano un nuovo metodo per
immagazzinare idrogeno: "Alkcali doped carbon nanotubes" che
incrementerebbe la quantità e la sicurezza.
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Ma vediamo ora con un maggiore dettaglio
come sono composte ed il loro funzionamento: come prima accennato, essendo simili alle batterie sono
composti essenzialmente da due elettrodi e dall’elettrolita.
L’anodo (+) è l’elettrodo dove avviene
l’ossidazione del gas combustibile (idrogeno) con la liberazione degli
elettroni. L’atomo di idrogeno viene così diviso: ione H+ e l’elettrone e-. L’elettrolita separa i due elettrodi
e premette il passaggio del flusso di ioni dall'anodo al catodo. In base alla
composizione dell’elettrolita si determina il tipo di fuel cell ed il principio
di funzionamento (vedi sotto). Il catodo (-) è l’elettrodo dove avviene
la riduzione del gas comburente (ossigeno) con l’utilizzo degli elettroni
provenienti dall’anodo.
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Quindi: L’idrogeno è inviato all’anodo,
dove il catalizzatore lo dissocia in ioni (H+) ed elettroni (e-) producendo
calore. Qui il percorso si separa in due: gli elettroni scorrono verso il catodo
attraverso una rete elettrica esterna (e dove noi andremo a prelevare la
corrente elettrica, lampadina). Gli ioni H+, migrano attraversando
l’anodo e l’elettrolita, fino al catodo dove reagiscono con ossigeno a dare acqua (H2O). Il
calore prodotto deve poi essere asportato per mantenere costante la temperatura
della cella. |
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Va precisato che:
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fino a quando viene rinnovata la materia attiva (idrogeno
ed ossigeno) la reazione avviene e quindi il funzionamento resta continuo.
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Come combustibile possono essere usati
oltre all’idrogeno anche il metano e il metanolo, da questi ultimi l’idrogeno
deve essere estratto con un particolare procedimento. Il tipo di combustibile
dipende, a priori, dal tipo di cella utilizzata.
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La cella ha struttura piatta a tre strati
(anodo, elettrolita e catodo). Alcune tipologie di celle funzionano orizzontalmente
altre verticalmente. Le singole celle (caratterizzate da tensioni comprese da 0.5
a 1 Volt) vengono sovrapposte le une alle altre e collegate in serie
per raggiungere la tensione desiderata e in parallelo per la corrente. L’impilamento
di celle che così si ottiene forma il cosiddetto stack (o “pila”).
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Esistono diversi tipi di fuel cell,
alcune ancora solo prototipi, altre già commercializzate. Il principio di
funzionamento resta il medesimo mentre si differenziano in base alla temperatura
di funzionamento (celle ad alta o bassa temperatura) oppure in base all’elettrolita
(celle alcaline, polimerici, acido fosforico...). In particolare l’elettrolita
condiziona: la temperatura di funzionamento, i materiali da cui è composta
la cella, i gas reagenti... fino alla vita effettiva (durata) della cella. Le
celle a combustibile a bassa e media temperatura presentano minori problemi
tecnologici e permettono l’uso di materiali strutturali non particolarmente
pregiati (sono però richiesti catalizzatori a base di metalli nobili). I
rendimenti possono arrivare al 40%; solo le celle alcaline raggiungono il
50%. Al contrario le celle a combustibile ad alta temperatura
presentano maggiori difficoltà tecnologiche, ma hanno maggiore flessibilità
rispetto al combustibile e possono raggiungere rendimenti più elevati;
inoltre l’alta temperatura del calore residuo consente l’integrazione in
cicli di tipo combinato, permettendo di arrivare a rendimenti complessivi
del 60-65%. In questa
tabella le principali caratteristiche di ciascun tipo di cell (clicca qui per
aprirla). |
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Nel 2000, nel mondo
sono stati installati oltre 150 impianti dimostrativi. Quasi il 75% di questi
si trova in Giappone, dove le attività di ricerca sono in corso da diversi
anni, più del 15% è nel nord America e il 9% in Europa (di cui uno a Milano). Oltre il 70% delle
installazioni sono state prodotte dalla società statunitense International Fuel
Cells (IFC) e dalla loro partner Toshiba. Gli impianti con celle a combustibile
realizzati non sono costituiti solo dallo “stack” cioè il gruppo di celle a
combustibile, ma generalmente anche da sistemi di trattamento del
combustibile che si occupano estrarre l'idrogeno dal combustibile e
purificarlo secondo le necessità del tipo di celle. Il calore necessario per
questa conversione può essere una parte di quello prodotto dalle celle. Vi è un
sistema di gestione e recupero del calore (generato dalla reazione
elettrochimica) che può essere utilizzato per il teleriscaldamento. Sono inoltre
presenti degli inverter, per trasformare l’energia elettrica prodotta (da
corrente continua, in corrente alternata) e sistemi di controllo che assicurano
il coordinamento delle diverse sezioni dell’impianto. |
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| Oltre all’industria spaziale si sono lanciate in questo progetto anche
le maggiori
case automobilistiche (in modo particolare quelle giapponesi). Attualmente le soluzioni sono rappresentate da
veicoli elettrici alimentati ad idrogeno (in commercio dal 2004) o veicoli ibridi
(con la doppia alimentazione). Il campo di applicazione è molto vasto,
basta pensare a tutti gli apparecchi elettrici portatili, dove la carica delle
batterie può limitarne l’uso nel tempo. Non si deve però dimenticare che le
dimensioni delle fuel cell sono maggiori delle normali batterie. Recentemente dal Giappone hanno lanciato
il primo PC portatile (prototipo?) alimentato a fuel cell: bene, ha tutti
i vantaggi che abbiamo visto fino ad ora, ma portatevi voi a spasso (oltre al
pc) una bella bomboletta di butano per alimentarlo! |
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Se alimentate ad idrogeno puro non
producono emissioni inquinanti. Nel caso di alimentazione a gas naturale le
uniche emissioni sono dovute all’estrazione dell’idrogeno dal combustibile (vedi
sotto).
Gli impianti con fuel cell sono molto
flessibili e si adeguano velocemente alle variazioni di carico. La modularità
permette di variare la potenza dell’impianto alla domanda.
Il rendimento elettrico è medio/alto, infatti, la conversione dell’energia avviene direttamente
senza passaggi intermedi (combustione, azione meccanica). Tale efficienza è
elevata anche negli impianti di piccola potenza, solitamente penalizzati da
bassi rendimenti. L’assenza di parti in movimento (soggette ad usura) permette
di ridurre la necessità di manutenzione.
Il calore prodotto dall’impianto
(soprattutto quello delle celle ad alta temperatura) può essere utilizzato per
il teleriscaldamento degli edifici o per uso industriale.
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Fino
ad adesso ho parlato bene di questa tecnologia (e non potevo fare altrimenti),
ma essa presenta alcuni problemi di non poco conto, primo tra tutti i costi
ancora troppo elevati, poi fare un pieno di idrogeno è un problema perché
occorrono sistemi di stoccaggio speciali e manca una rete di
distribuzione simile ai distributori di benzina (ma per questo ci si sta
attrezzando...).
Già... immaginate fare
il pieno di idrogeno... idrogeno?? Si, facile dire
“idrogeno”; ma in pratica dove lo troviamo questo gas?
L’idrogeno allo stato
molecolare (H2) è la componente fondamentale delle stelle, del nostro Sole,
delle nebulose... insomma lo spazio ne è ricco, ma non è per niente diffuso sul
nostro pianeta e quindi allo stato attuale delle cose non è pensabile di poterlo
utilizzare su vasta scala per l’alimentazione delle fuel cell:
Occorre quindi
recuperarlo in qualche modo: ecco i due principali. L’acqua è composta da due
atomi di idrogeno e da uno di ossigeno (H2O) e mediante il processo
dell’elettrolisi è possibile separarli. Il metano (ed in generale tutti gli
idrocarburi) sono composti da atomi di carbonio e da idrogeno. Ecco allora che
l’idrogeno è utilizzabile solo dopo essere
stato opportunamente trattato.
Ma il problema è
proprio questo!!!
Infatti: il processo
dell’elettrolisi richiede un grande quantitativo di energia elettrica necessaria
per separare l’H dall’O. E dove prendo l'energia se lo scopo delle fuel
cell è quello di produrre energia pulita (abbattendo le emissioni di gas nocivi
per l’ambiente e l’uomo), non di certo dalle centrali termoelettriche, bensì da
quelle che utilizzano fonti rinnovabili (solare, eolico, nucleare?). Poi
l’acqua deve essere demineralizzata e priva di impurità (con ulteriore dispendio
energetico per trattarla) e l’acqua è anche un bene prezioso...
Passiamo al secondo
caso ricavare idrogeno dagli idrocarburi (forma base CH): come?? cerco una nuova fonte di
energia in sostituzione dei combustibili fossili e questa nuova tecnologia si
alimenta di metano, butano, metanolo... quindi ancora di combustibili fossili!
Le celle a combustibile funzionano
(si, ma solo con l’idrogeno), quindi il carbonio (C) scartato da tale processo
dove lo metto??? Non di certo nell’atmosfera a contribuire all’aumento
dell’effetto serra... e qui sorgono le idee più originali ma anche le più
disperate (ne cito solo alcune): con il C
in avanzo riempio antichi giacimenti petroliferi o di gas naturale ormai
esauriti (quindi sotto terra), il C in avanzo (se portato in condizioni adatte
di pressione e temperatura) lo pompo nelle profondità marine dove li dovrebbe
restare (menomale che i pesci non parlano!), con il C in avanzo faccio le
bibite gasate (no comment!)...
meglio che mi fermo qui!
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