La metformina ed alcuni gravi effetti collaterali

Di Janelle C Nisbet, Joanna M Sturtevant and Johannes B Prins -

La metformina, un derivato del biguanide, è stata usata nella terapia del diabete di tipo 2 per quasi 50 anni. Agisce come elemento di sensibilizzazione all’insulina, abbassa cioè la concentrazione di insulina nel plasma a digiuno, provocando una maggiore captazione periferica del glucosio e diminuendo la produzione epatica dello stesso.

L’aumento dell’uso della metformina non è, però, senza rischi. L’informazione fornita dal produttore ricorda ai medici che potrebbe verificarsi una pericolosa acidosi lattica, causata dall’accumulo di metformina, e che fra i fattori di rischio per questa evenienza si annoverano:

il malfunzionamento renale continuato o in un episodio acuto per disidratazione, per shock o per somministrazione intravascolare di agenti di contrasto iodati;

l’ipossia tissutale: alcune condizioni croniche o acute che predispongono ad essa come la sepsi, l’infarto miocardico acuto, l’embolia polmonare, l’insufficienza cardiaca e le malattie croniche del fegato, possono agire da fattore scatenante;

l’età avanzata;

un dosaggio superiore ai 2 gr. al giorno.

 La percentuale stimata di acidosi lattica pericolosa è fra uno e cinque casi su 100.000, con un tasso di mortalità nei casi accertati fino al 50%. In passato, questa complicanza è stata considerata derivante da un accumulo del farmaco. La metformina è escreta nelle urine senza variazioni, con un'emivita prolungata e la clearance renale diminuita in proporzione a qualsiasi diminuzione della clearance della creatinina. Nel 2002-2003, circa 200.000 pazienti in Australia sono stati sottoposti a terapie con metformina, con una frequenza di aNei pazienti ambulatoriali, si dovrebbe controllare regolarmente la funzione renale. Il grado di concentrazione di creatinina nel siero, al di sopra del quale l’uso della metformina dovrebbe essere interrotto, è stato fissato arbitrariamente a 0,15 mmol/L.9 Ovviamente, questo limite dovrebbe essere personalizzato, prendendo in considerazione l’età, la massa muscolare e il ricambio proteico. Ciò può essere ottenuto usando l’equazione di Cockcroft-Gault, che valuta la clearance della creatinina considerando l’età, il peso e la concentrazione di creatinina nel siero. Per esempio, con tale equazione, una donna di 75 anni, che pesi 65 chili, con una concentrazione di creatinina nel siero di 0,11 mmol/L ha una valutazione della clearance della creatinina di 40 mL/min, cioè notevolmente ridotta.

Si  Propone:

Non esistono linee guida precise per ridurre il dosaggio di metformina quando diminuisce la funzionalità renale, ma si conoscono casi di acidosi lattica con dosi di soli 500 mg. al giorno. In tale situazione, si può ricorrere a strategie alternative per la gestione del diabete, come l’uso di insulina, di tiazolidinedioni o di sulfoniluree.

Un’altra situazione sfavorevole da prendere in considerazione è quella di un paziente in cui insorga una grave malattia concomitante, con condizioni che possono alterare il funzionamento renale come disidratazione, shock e sepsi. La metformina deve essere sospesa completamente mentre il paziente sta male e ripresa quando la malattia sia guarita e si sia constatato che la funzione renale è tornata nella norma. Inoltre, malattie che aumentano il rischio di ipossia tissutale e di acidosi, come l’infarto miocardico acuto, l’embolia polmonare e l’insufficienza cardiaca, possono scatenare l’acidosi lattica. In tali circostanze si dovrebbe ridurre notevolmente la dose di metformina (o sospendere completamente il farmaco). E’ necessario rendere edotti i pazienti di questi rischi.

Infine, una situazione particolare si crea con l’uso di agenti di contrasto iodati. Si raccomanda attualmente di sospendere la metformina per 24-48 ore prima di tale procedura e di riprenderla 48 ore dopo e solamente quando la funzione renale appaia normale.10

Senza alcun dubbio, la metformina rimane il farmaco preferibile per la maggior parte dei pazienti diabetici di tipo 2: un uso attento di essa può evitare pericolosi effetti indesiderati.

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