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INFORMAZIONI SINDACALI dalla REA CONFESERCENTI

http://www.reaconfesercenti.it    -    reasat@tin.it    -    sre@linet.it

Venerdì 28 settembre 2001, ore 11.00 La REA chiede l’abrogazione della Par Condicio per le emittenti locali -  Le emittenti locali che hanno aderito alla propaganda referendaria del 7 ottobre 2001 sono 12  in tutto il territorio nazionale. Il disimpegno degli editori radiotelevisivi locali dalle campagne elettorali è dovuto alla farraginosa e burocratica procedura imposta dalla legge sulla par condicio  che penalizza le emittenti fino a renderle responsabili in solido delle eventuali inadempienze compiute dai soggetti in competizione. La REA, chiamata in audizione dal sottosegretario del Ministero delle Comunicazioni, Sen. Massimo Baldini, il 1 ottobre 2001 chiederà formalmente l’abrograzione della par condicio per le emittenti locali essendo le competizioni elettorali sufficientemente regolamentate dalla legge 10 dicembre 1993, n. 515

Le 600 emittenti radiotelevisive locali rappresentate dalla REA – Radiotelevisioni Europee Associate –  domani 5 settembre alle ore 10  protestano con una manifestazione a  piazza Montecitorio per la perentoria attuazione della legge 66/2001, battezzata “ammazza emittenti” . La legge infatti prevede l’obbligo di assumere 2 dipendenti nelle radio e 4 nelle tv locali e l’obbligo di costituire società di capitali  senza  alcun criterio di flessibilità  che salvaguardi la piccola emittenza locale.  Il  fatto sconcertante di questa legge è che a tali obblighi devono sottostare  sia le piccolissime emittenti di provincia che fatturano qualche diecina di milioni l’anno che  quelle di dimensione interregionale che fatturano qualche miliardo.  Un accorato appello è stato fatto dal Segretario Generale della REA, Antonio Diomede, in una lettera inviata al Ministro Gasparri affinché intervenga con un atto legislativo di urgenza per salvare  le 600  piccole emittenti  a forte rischio di chiusura dell’attività che finirebbe per disoccupare ben 3000 famiglie tra addetti ai lavori e collaboratori. La protesta si estende anche ad altri punti da anni rimasti insoluti nella categoria. Primo fra tutti quello della sperequazione dei canoni pregressi  dal 1994 al 1999 che ha indebitato le emittenti nei confronti  del Ministero delle comunicazioni di circa 60 milioni pro-capite. La REA, si legge nella lettera inviata al Ministro Gasparri, chiede la revisione della confusa ed inadeguata  legislazione sul digitale proprio per creare occupazione attraverso l’armonico sviluppo delle tecnologie digitali contro qualsiasi tentazione di accaparramento delle preziose risorse radioelettriche. Le maggiori spese che figurano nei bilanci delle emittenti locali  sono quelle del contenzioso legale e quelle sopportate per la inefficienza degli Ispettorati Territoriali del Ministero delle Comunicazioni. Eclatante è il caso dell’Ispettorato della Lombardia per il quale la REA a chiesto il commissariamento.  Il contenzioso legale presente nel settore radiotelevisivo locale non è fisiologico alla normale attività d’impresa e ha raggiunto altissimi livelli proprio per la disgraziata azione delle lobby  professionali presenti nel settore che  riescono ad indurre il legislatore  ad  emettere  leggi e decreti capaci solo di provocare sperequazioni e litigiosità tra i soggetti del settore e tra questi ed il Ministero delle Comunicazioni.  Alle ore 11.00 si terrà una conferenza stampa nella sala dell’Hotel Nazionale – piazza Montecitorio 131 -  S. Cesareo, 4 settembre 2001

LETTERA APERTA AGLI EDITORI RADIOTELEVISIVI  LOCALI

Nel momento in cui vi scrivo spero siate ben informati sulle motivazioni che  hanno spinto la REA ad organizzare la Manifestazione di Roma del 5 settembre prossimo che si terrà in Piazza Montecitorio, 131 (Hotel Nazionale) alle ore 10. Tuttavia se qualche editore distratto le avesse dimenticate eccole qui seguito riassunte: 

  1. l'obbligo delle assunzioni nel settore radiotelevisivo locale (riguarda le radio e le televisioni commerciali);

  2. l'obbligo di costituirsi in società di capitali (riguarda radio e televisioni commerciali);

  3. la sperequazione dei canoni relativi agli anni 1994-1999 i quali gravano sui magri bilanci delle emittenti locali nella misura media di 60 milioni pro capite (riguarda le radio commerciali e le televisioni comunitarie);

  4. la inefficienza di alcuni Ispettorati Territoriali (caso eclatante quello di Milano per il quale si chiede il commissariamento) (riguarda tutti);

  5. l'inadeguata e confusa legislazione per lo sviluppo del digitale (riguarda tutti)

In realtà i punti da reclamare presso il Ministro delle Comunicazioni sarebbe molto di più, ma per il momento non è conveniente mettere troppa carne ... sul fuoco. Una volta risolti i problemi più urgenti, faremo una seconda tornata di richieste. Sinceramente credo che la nostra lotta è vincente dal momento che (ad esempio) sulla questione dei dipendenti l'attuale governo non può contraddirsi con quanto va dicendo in giro  sulla necessità di usare una politica economica e del lavoro più liberale. I risultati della Manifestazione penso saranno positivi se ciascuno di voi si impegnarà nel far valere i propri diritti partecipando massicciamente alla Manifestazione che la REA  ha promosso. A tal proposito mi preme illustrarvi la posizione della REA rispetto ad alcune iniziative giudiziarie che un'altra Associazione ha intrapreso sperando risolvere il problema in questo modo. Premesso che la REA, in linea di principio,  è fermamente contraria a ricorrere alla Magistratura essendo quest'ultima (quasi sempre) espressione del potere politico (il settanta per cento del Parlamento Italiano è composto da avvocati e magistrati!); nel caso specifico, la legge Ammazza Emittenti, non può che essere modificata da un'altra legge ed il TAR non è assolutamente competente a giudicare una norma di legge. Ma si sostiene che (sempre da voci che ci giungono indirettamente da questa Associazione) il Decreto di attuazione della legge 66/2001 contiene delle imperfezioni e che è stato emesso in ritardo rispetto alla data del 30 giugno indicata dalla medesima Legge. Questa si che potrebbe essere materia di pronunciamento del TAR, ma anche nel roseo caso di vittoria su questo punto, la legge AMMAZZA EMITTENTI nel frattempo verrebbe applicata così com'è; al massimo potrebbero essere differiti di qualche mese i termini di presentazione dei documenti. Ma, sinceramente, per ottenere lo slittamento del termine di presentazione delle domande non serve ricorrere al TAR! Nell'ultimo incontro che abbiamo avuto con uno dei sottosegretari abbiamo noi stessi richiesto una proroga e ci è stato riferito che ciò era all'esame dell'Ufficio Legislativo del Ministero. Dunque, per una richiesta così banale perchè ricorrere al Magistrato? La verità è che la Legge AMMAZZA EMITTENTI deve essere modificata con un preciso atto politico del Ministro il quale deve assumersi tutte le responsabilità di sconfessare una legge anti liberale proposta dal vecchio governo di centro sinistra e votata anche dalla vecchia opposizione. Se il Ministro farà questo, lo giudicheremo un politico con le p........... altrimenti, purtroppo, questo Paese si deve rassegnare ad avere, ancora una volta, non il Ministro delle Comunicazioni ma il Ministro dei "francobolli". La partita in gioco è questa e Mercoledì 5 settembre 2001 ne vedremo solo l'inizio. Partecipate compatti alla Manifestazione e tanti auguri di buon successo dal vostro Antonio Diomede, Segretario Generale della REA - Radiotelevisioni Europee Associate.

Martedì 28 Agosto 2001 - ore 16.00 - DOPO LA BREVE PAUSA ESTIVA RIPRENDE A PIENO RITMO L'ATTIVITA' DELLA REA - IN PRIMA LINEA LA MODIFICA DELLA LEGGE AMMAZZA EMITTENTI -  Il WEB della REA si è preso un breve periodo di riposo ma ciò non vuol dire che l'attività si è fermata. In pieno ferragosto abbiamo seguito gli associati anche dal mare. Infatti abbiamo fatto fronte ad adempimenti importanti come le comunicazioni all'Autorità Garante dell'informativa di sistema e dei dati contabili e la circolare esplicativa per l'adesione alla Campagna Referendaria del 7 ottobre prossimo. Nei prossimi giorni di settembre si prevedono importanti iniziative della REA per smantellare la legge "AMMAZZA EMITTENTI" la quale pretende l'assunzione obbligatoria di dipendenti e la costituzione obbligatoria di società di capitali. Abbiamo chiesto al Ministro Gasparri di essere sentiti sull'argomento, ma a tutt'oggi non è giunta nessuna convocazione. Dobbiamo interpretare tale silenzio come un rifiuto ad affrontare l'argomento o come una tacita richiesta di riflessione da parte del Ministro? Intanto che il Ministro medita il 30 settembre si avvicina e la REA  non può  lasciare le emittenti in mezzo ad una strada! Ricordiamo che le emittenti a rischio di chiusura sono più di seicento con un indotto lavorativo, tra collaboratori e imprese collaterali, di oltre tremila addetti. Se il Ministro, per varie ragioni che qui non vogliamo esaminare, non è nelle condizioni di affrontare il delicato problema della revisione della legge "Ammazza Emittenti", per il momento, in attesa di una discussione collegiale con tutte le associazioni, ci accontentiamo che emetta un provvedimento di proroga. Se non farà neanche questo e se non si deciderà a convocare la REA, entro pochi giorni sarà la REA con le sue associate che andrà da lui a Largo Brazzà a fargli visita. A tal proposito consigliamo ai nuovi governanti un maggiore uso di saggezza di quanto non abbiamo fatto i loro predecessori. Ma soprattutto confidiamo nella forza della giustizia e delle emittenti locali per definitivamente chiudere questo vergognoso capitolo di stampo dittatoriale proprio delle migliori società social comuniste.

Venerdì 3  Agosto 2001 - ore 13.40 - INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO: UN SEQUESTRO TROPPO.... CAUTELATIVO   - L'INTERVENTO DELLA REA SULLA QUESTIONE DI RADIO SOUND INTERNATIONAL DI MILANO - Il terrorismo seminato dall'ex ministro Bordon sul falso problema dell'inquinamento elettromagnetico provocato dagli impianti radiotelevisivi delle emittenti locali continua a seminare vittime. Nei giorni scorsi, su disposizioni dell'ARPA lombarda, fu sigillata Radio Sound International di Milano con l'accusa di aver incrementato notevolmente il livello del campo elettrico del sito Breda di via V. Pisani a seguito dello spostamento dell'impianto. Gli atti furono trasmessi alla Magistratura ed è pendente il relativo giudizio di merito. Nella mattinata di oggi i titolari di Radio Sound  International, assistiti dalla REA nazionale, sono stati ricevuti dal Direttore dell'ARPA Lombardia e dopo un approfondito confronto sulle cause che hanno provocato il sequestro dell'impianto hanno chiarito i termini della questione con reciproca soddisfazione delle parti. Praticamente sarebbero caduti i motivi del sequestro, ma la decisione definitiva spetta al Magistrato che nei prossimi giorni si pronuncerà al riguardo.

 Mercoledì 18 luglio 2001 - ore 18.53 - La REA ha scritto al Ministro Gasparri sulla legge Ammazza Emittenti -  Il 30 settembre si avvicina e le imprese radiofoniche locali devono adempiere al Regolamento emanato dalla Direzione del Ministero delle comunicazioni sulla applicazione della legge Ammazza emittenti voluta dai Signori delle Frequenze. I punti oscuri di questa legge di stampo social comunista sono l'obbligo della trasformazione in società di capitali e l'assunzione di almeno due dipendenti imposto alle piccole emittenti a carattere familiare che operano in piccoli bacini di utenza. La REA ha sollecitato la soluzione del problema al nuovo Ministro Gasparri chiedendo un incontro ufficiale anche per esaminare il percorso dello sviluppo del digitale. Comprendiamo le difficoltà che ha il Ministro nell'organizzare un'agenda piena di impegni di governo, ma così come ha trovato il tempo di incontrare i dirigenti della RAI e dei telefonici deve trovare anche il tempo da dedicare alla piccola emittenza locale e alla REA che da anni ha dato battaglia al vecchio governo proprio su questi temi e che ora spera di trovare un diverso atteggiamento nella nuova compagine governativa. I 400 editori radiofonici locali associati alla REA non possono più aspettare; vogliono un chiarimento di fondo sul modo di pensare del nuovo Ministro. Chiedono giustizia per le sperequazioni subite. Chiedono un diverso modo di amministrare il Ministero delle comunicazioni. Chiedono parità di trattamento e di dignità di rappresentanza tra le associazioni, senza favoritismi ed intese lobbystiche. Se, come pensiamo, il nuovo Ministro è un uomo onesto e di onore deve farsi immediatamente carico di questo pesante fardello lasciato dai signori Vita e Cardinale; deve impegnarsi a salvare centinaia di famiglie dalla disoccupazione sicura per via della legge Ammazza Emittenti voluta dall'ex comunista Vincenzo Vita, dal parrocchiano Salvatore Cardinale

Martedì 10 luglio 2001 - ore 10.30 - Regolamento Regione Lazio in applicazione delle norme sull'elettrosmog - Il 24 luglio prossimo scade il termine per presentare all'ARPA Regione Lazio e al Comune di competente la complessa documentazione in attuazione del Regolamento della Regione Lazio 21 febbraio 2001, n. 1. Le emittenti che intendono avvalersi del servizio predisposto dalla REA debbono farne tempestiva comunicazione scrivendo a  reasat@tin.it  Martedì 10 luglio 2001 - ore 10.00 - ADEMPIMENTI ESTIVI - Le scadenze estive di quest'anno (tanto per cambiare) sono numerose e le emittenti, già stressate dall'accavallarsi di leggi e decreti ministeriali, se non vogliono correre il rischio di cadere nelle sanzioni amministrative, debbono provvedere ad espletarli nei tempi stabili. Le emittenti associate alla REA non corrono rischi in quanto a giorni gli associati riceveranno la circolare riepilogativa ed esplicativa delle scadenze e della nuova normativa derivante dalla Legge 66/2001 e dalle Delibere dell'Autorità Garante.  Martedì 03 luglio 2001 - ore 18.00 - COMUNICAZIONE URGENTE - Da giovedì 5 luglio 2001 l'indirizzo di posta elettronica sre@linet.it è soppresso. Pertanto la corrispondenza deve essere inviata a reasat@tin.it   Lunedì 03 luglio 2001 - ore 9.00 - IL MINISTERO HA PUBBLICATO IL REGOLAMENTO PER LA PROSECUZIONE DELL'ESERCIZIO DELL'ATTIVITA' RADIOFONICA IN AMBITO NAZIONALE E LOCALE - Com'è noto la legge AMMAZZA EMITTENTI voluta dall'ex onorevole Vincenzo Vita e dal ripescato onorevole Salvatore Cardinale - con la complicità di AER/ANTI/CORALLO/FRT - prevede che entro il 30 settembre 2001 le emittenti radiofoniche (piccole o grandi che siano) ovunque dislocate (nelle piccole province o nelle grandi città metropolitane) debbano assumere almeno due dipendenti per poter continuare a trasmettere. Tale legge, che non trova un simile precedente in nessun altro settore produttivo, è frutto della cultura social-comunista della passata legislatura che la REA non può accettare. Domani, 4 luglio 2001, una delegazione della REA sarà ricevuta dal sottosegretario On.le Massimo Baldini.


Giovedì 17 maggio 2001 - ore 17.00 - IN ATTESA DELLA NOMINA DEL NUOVO MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI APRIAMO IL DIBATTITO SULLA FORMAZIONE DELLA PIATTAFORMA RIVENDICATIVA DELLA REA - Con la formazione del nuovo Governo nessuno si illuda che i nostri cronici problemi vengano facilmente risolti. L'esperienza del passato ci insegna che "i governi si alternano ed i guai rimangono". Questa volta speriamo che la regola "dell'immutabile" si spezzi e che il nuovo Governo intraprenda la strada di un diverso modo di relazionarsi con le associazioni, altrimenti staremo punto e daccapo e saremo costretti a riprendere l'azione di protesta più forte che mai. Non siamo stati tolleranti nei confronti del vecchio Governo, non concederemo alcuna tregua al nuovo.  L'insediamento del nuovo Governo si prevede per il 10 giugno e solo allora sapremo chi sarà il nuovo Ministro delle Comunicazioni al quale chiederemo una convocazione urgente per esporre i nostri noti problemi. Una cosa è certa; se non saremo ascoltati come meritiamo, manifesteremo pubblicamente chiamando all'appello le emittenti e gli ascoltatori in difesa delle nostre legittime ragioni. Speriamo bene! In attesa di tali sviluppi è opportuno aprire il dibattito sulla formazione della piattaforma rivendicativa da presentare al nuovo Ministro delle Comunicazioni in modo da prepararci a dovere. Pertanto se avete delle proposte da formulare in merito alla modifica della legislazione in vigore, allo sviluppo del digitale, alla politica perequativa, ecc.; il tempo è giusto. Dunque apriamo il dibattito, e via. Aspettiamo le vostre lettere scrivendo a reasat@tin.it .


Venerdì 5 maggio 2001 - ore 11.30 -  Il TRASFORMISMO DI VINCENZO VITA IN UN FILMATO D'ARCHIVIO:  1992 - 2001 CONCESSIONI TELEVISIVE LOCALI - OGGI COME IERI - GIUDICATE VOI  - A giorni verranno ripubblicati gli elenchi definitivi (?) delle graduatorie delle emittenti televisive locali che avrebbero diritto a trasmettere. A nostro parere questi elenchi, comunque stilati, sono una presa in giro fatta alle spalle degli editori così come lo furono quelli del 1992. Il 5 maggio di quell'anno il Ministero delle Comunicazioni pubblicò le scandalose graduatorie delle emittenti televisive locali alle quali sarebbero state rilasciate le concessioni. Il 27 agosto del 1992 ci fu una vera e propria rivolta degli editori contro quelle famigerate graduatorie, in realtà lottizzate dai partiti, che sfociò nell'assemblea di Ceglie Messapica (BR) alla quale, tra gli altri prese attivamente parte Vincenzo Vita, allora responsabile Ufficio Informazione del PDS, oggi Sottosegretario del Ministero delle Comunicazioni. Abbiamo trovato un filmato di quell'assemblea che è interessante vedere e soprattutto sentire. Semmai ce ne fosse bisogno, esso evidenzia il trasformismo dei politici e dei governi che si alternano alla guida del Paese mentre i problemi dei cittadini rimangono insoluti. Il filmato è visibile nella prima pagina sito www.reaconfesercenti.it, cliccando su sul banner "Nuovo - Filmato del 1992 della Protesta delle emittenti televisive escluse dalla concessione: intervento di Vincenzo Vita". Buona visione e sopratutto.....buon ascolto.


Venerdì 13 aprile 2001 - ore 20.15 – LE VERE CAVIE DEGLI EFFETTI DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI SONO I LAVORATORI DELL’ ALTA FREQUENZA Che si debba seriamente affrontare l'incidenza  sulla salute umana delle onde elettromagnetiche è scontato, tant'è che il 22 febbraio scorso il Parlamento ha licenziato la Legge Quadro n. 36 che mira proprio a completare alcune questioni che il Decreto 381/98 ha lasciato sorprendentemente in sospeso. Nella stesura del Decreto 381/98, infatti, salta subito all'occhio una grave manchevolezza; l'esclusione dei lavoratori addetti alla radiofrequenza dalle norme di tutela della salute. Ciò non avvenne, per esempio, quando si trattò di legiferare sulla pericolosità dell'amianto ed  è presto spiegato. La battaglia degli anni 80 e 90  per la messa al bando dell'amianto venne direttamente dalle fabbriche dove oggettivamente, sulla base di seri studi di ricerca e di concreti dati statistici, si riscontrò una fortissima incidenza di malattie oncologiche nei lavoratori addetti e per cui i sindacati, con dati alla mano, dimostrarono le loro ragioni supportati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Nell'altro caso, la presa di posizione contro i presunti danni provocati dai campi elettromagnetici alla salute delle popolazioni è nata nelle sedi di alcuni movimenti ambientalisti che in occasione della conquista del Ministero dell'Ambiente nel periodo di centro-sinistra, per riempire di contenuti il loro programma di governo, hanno ritenuto di dare battaglia alle "onde elettromagnetiche” senza avere un supporto scientifico e statistico e, per di più, escludendo dalla tutela i soggetti più a rischio: i lavoratori delle fabbriche di apparati a radiofrequenza i quali sono sottoposti fino a 300V/m per otto ore al giorno! La Legge Quadro 36/2001, con l’articolo 2, ha colmato l’assurda manchevolezza del Decreto 381/98 e, visto e considerato che questi lavoratori sono le vere cavie umane degli effetti dei campi elettromagnetici,  con un buon lavoro d’indagine retrospettiva sui luoghi di lavoro, si potranno  ottenere dati concreti da consegnare nelle mani dei ricercatori. Ma questa è una strada seria per conoscere il fenomeno e a Willer Bordon non è venuta in mente (peccato!) e come tutti i maleducati della politica italiana alla effettiva soluzione dei problemi ha preferito il facile allarmismo elettorale.(Per saperne di più consultare www.reaconfesercenti.it - Notiziario sulle onde elettromagnetiche a cura del Centro Studi REA)


Giovedì 08 marzo marzo 2001 - ore 17.00 - IL PARLAMENTO ITALIANO HA DEFINITIVAMENTE TRASFORMATO IN LEGGE IL DECRETO "AMMAZZA EMITTENTI" - Un Parlamento distratto e disinformato sulle vere problematiche cui soffre l'emittenza radiotelevisiva locale ha approvato in via definitiva il Decreto Legge definito dalla REA –Radiotelevisioni Europee Associate - "AMMAZZA EMITTENTI" che, secondo uno studio di previsione applicativa, provocherà la chiusura di circa 750 emittenti radiofoniche e di almeno 250 emittenti televisive locali per via delle onerose norme imposte per gestire le concessioni. Si pensi all'obbligo per le piccole emittenti radiofoniche di assumere indiscriminatamente un numero minimo di dipendenti; al disciplinare televisivo che prevede un patrimonio netto minimo  di 300 milioni che comporta un costo di gestione  contabile di almeno 40 milioni l'anno ; alla possibilità di trasferire gli impianti delle tv locali alle reti nazionali; alle confuse e contraddittorie norme sul digitale radiofonico e televisivo della quale tecnologia si avvantaggeranno RAI, Mediaset ed i nuovi gruppi editoriali della carta stampata.  Questa è la pura verità su ciò che ci hanno lasciato i signori Cardinale, Vita e Lauria, ma la battaglia della REA in difesa dei piccoli e medi editori locali non si ferma qui e continuerà più forte ed incisiva nella prossima legislatura. REA - Radiotelevisioni Europee Associate


Il 14 febbraio scorso la Camera dei Deputati ha approvato, a stragrande maggioranza, il Decreto Legge n. 5/2001 sull’emittenza locale con profonde modifiche proposte all’ultimo minuto dal Ministro Cardinale e dal Sottosegretario Vita, sentite solo alcune delle Associazioni di categoria, contro il parere della REA – Radiotelevisioni Europee Associate e della maggioranza delle piccole emittenti locali. Le modifiche apportate riguardano tutti i temi dell’emittenza locale già presenti nell’ex Disegno di Legge n. 1138, naufragato nella VIII Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato, per i quali già il Ministro Cardinale e l’on.le Vita, a suo tempo, ne chiedevano lo stralcio, poi, giustamente negato dalla stessa Commissione Senatoriale. Le modifiche apportate al Decreto Legge, dal digitale al piano di assegnazione delle frequenze, dagli assetti societari alla lotta contro l’inquinamento elettromagnetico, sono disarticolati tra loro e con la normativa vigente e produrranno – per via della grande fretta con la quale si vuole legiferare – un forte impatto negativo per lo sviluppo del settore e della nuova tecnologia digitale. Tuttavia tali modifiche, se convertite in legge dal Senato, non potranno che essere successivamente corrette così come è già accaduto con tutte le altre leggi fin qui prodotte dal Parlamento che altro non sono che le “errate corrige” di una legge sull’altra proprio per l’assenza di un serio ed organico piano legislativo di riforma del settore radiotelevisivo. Gli effetti di questa disordinata produzione di leggi sono sotto gli occhi di tutti: il settore radiotelevisivo è di fatto bloccato senza possibilità di sbocchi positivi verso un libero e competitivo mercato; la tecnologia digitale non avrà possibilità di attuazione prima di dieci o quindici anni; gli operatori delle emittenti locali sono strangolati dall’altissimo volume del contenzioso giudiziario intorno al quale, da anni, lavora una lobby che, tra l’altro, millanta presso gli organi istituzionali di rappresentare la stragrande maggioranza delle emittenti. Nel contingente, proprio per salvare il salvabile, la REA - Radiotelevisioni Europee Associate - si appella ai Senatori affinché venga depennato dal Decreto Legge definito dalla categoria “Ammazza Emittenti” quella norma che impone alle piccole imprese radiofoniche l’obbligo di avere almeno due dipendenti. Senza voler entrare nel merito della legittimità costituzionale di simile norma, la REA si limita ad osservare che se questo è un sistema per combattere il lavoro nero per la piena occupazione è ottimamente condivisibile nella misura in cui fossero previsti criteri di flessibilità direttamente correlati al bilancio dell’impresa, alla dimensione del bacino di utenza servito, al contesto socio-economico in cui opera l’impresa. In concreto, per una piccola emittente di Caltanisetta, di Sassari o di Trento, con una popolazione servita di appena 200 mila abitanti e con una fatturato di 60/80 milioni annui , l’obbligo di assumere almeno due dipendenti pesa 112 milioni l’anno! Se si escludono le aree metropolitane, dove il mercato pubblicitario offre maggiori opportunità, le altre province d’Italia si trovano tutte nella stessa situazione di Caltanisetta, di Sassari e di Trento. Allora cosa vorrebbe fare il Parlamento Italiano, far chiudere tutte le emittenti locali ? se questo è il progetto del signor Cardinale e del signor Vita facciano pure, ma la REA non può credere che i Parlamentari siano tutti talmente ciechi e masochisti da decretare la morte sicura di 750 piccole emittenti locali oltretutto calpestando i diritti costituzionali alla libertà d’impresa e alla libertà d’informazione sancito dall’articolo 21 della Costituzione. - San Cesareo, 24 febbraio 2001 - REA – Radiotelevisioni Europee Associate - (Il Segretario Generale, Antonio Diomede)


PER VOI CARI EDITORI RADIOTELEVISIVI LOCALI

 

Sabato 10 marzo marzo 2001 - ore 13,30

LA LEGGE AMMAZZA EMITTENTI E' PASSATA, MA LA REA LA FARA' MODIFICARE

E' un impegno solenne che la REA fa davanti a tutti voi cari proprietari di piccole e medie emittenti locali. Lo fa nella convinzione di rappresentare la vostra rabbia, la vostra indignazione di persone per bene che hanno lavorato per tutta una vita per costruirsi un lavoro e per rendere un servizio alla collettività. Voi, cari amici, che avete scoperto la bellezza della lotta per la libertà d'informazione, per la libertà d'impresa, per la libertà di pensiero attraverso quei meravigliosi strumenti che sono la radio e la televisione, siete vittime di un sistema politico avido, ignorante, cattivo e violento. Guarda caso i migliori interpreti di questo modo di far politica sono stati proprio loro: Cardinale, Vita e Compagnia, autentici autori di un progetto tanto infame quando codardo: distruggere le indifese  piccole radio e televisioni locali per consegnare l'etere nelle mani dei telefonici, della grande carta stampata, delle reti nazionali. E se in qualche sede associativa concorrente alcuni hanno pensato ed agito nel senso dell'equazione: "distruzione piccola emittenza = maggiore dignità d'impresa" questi hanno pensato ed agito male e ben presto si accorgeranno che i piccoli da distruggere oggi, saranno loro stessi domani. In tal senso ci preoccupa la presenza di Mediaset nella FRT, come ci preoccupa la presenza di ben sei emittenti radiofoniche nazionali nell'AER e ci chiediamo come queste associazioni possano conciliare gli interessi dei piccoli editori con quelli delle Reti. Ci chiediamo anche fino a che punto la posizione dichiaratamente dominante di tali associazioni all'interno della categoria concorre indirettamente  al mantenimento di un mercato fortemente squilibrato a favore delle nazionali. Infine ci chiediamo se per caso Cardinale, Vita e Compagnia  non abbiano avuto qualche parte importante nel favorire l'aggregazione di alcune associazioni. Questi sono interrogativi inquietanti che presagiscono nel settore uno scenario lobbystico di incalcolabile entità. Anche in previsione del digitale questa è una partita che si sta giocando tra le squadre dei Media Nazionali e dei Piccoli Editori Radiotelevisivi il cui Arbitro riceve dai potenti a Natale e Capodanno Rolex in regalo.  Ma ora che il giuoco lo conosciamo, in un certo senso, possiamo meglio contrastarlo. Come? chiudendo le nostre emittenti? neanche per sogno! vendendo gli impianti alle reti? è quello che vogliono! Ma allora come? la REA ha in mente un progetto ben preciso che verrà messo in atto durante la campagna elettorale, ma prima di esporlo vuole sentire cosa ne dite voi, se avete delle idee e soprattutto se avete ancora tanta voglia come noi di lottare per fare piazza pulita di questa gentaglia. Aspettiamo i vostri contributi scritti a reasat@tin.it . Come sempre vogliamo ricevere tante lettere per far capire ai politici quanti siamo e cosa vogliamo. A prestissimo.       REA - Radiotelevisioni Europee Associate (Antonio Diomede, Segretario Generale)


IL TESTO DELLA LEGGE “AMAZZA-EMITTENTI”

Articolo 1. (Differimento di termini per la prosecuzione della radiodiffusione televisiva in ambito locale e della radiodiffusione sonora).

  1. Il termine previsto dal comma 1 dell'articolo 1 del decreto-legge 18 novembre 1999, n. 433, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 2000, n. 5, per il rilascio delle concessioni per la radiodiffusione televisiva privata in ambito locale su frequenze terrestri in tecnica analogica, che costituiscono titolo preferenziale per l'esercizio della radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri in tecnica digitale, è differito al 15 marzo 2001. I soggetti, non esercenti all'atto della domanda, che ottengono la concessione possono acquisire impianti di diffusione e connessi collegamenti legittimamente eserciti alla data di entrata in vigore del presente decreto. I soggetti in possesso dei requisiti previsti dai commi 1, 3, 4, 6, 8 e 9 dell'articolo 6 del regolamento approvato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con deliberazione n.78 del 1^ dicembre 1998, che non ottengono la concessione, possono proseguire l'esercizio della radiodiffusione, con i diritti e gli obblighi del concessionario, fino all'attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale, da adottarsi non oltre il 31 dicembre 2002. Fino all'attuazione del predetto piano, sono consentiti i trasferimenti di impianti o rami di azienda tra emittenti televisive locali private e tra queste e i concessionari televisivi nazionali che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non abbiano raggiunto la copertura del settantacinque per cento del territorio nazionale. Fino all'attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale è differito il termine di cui all'ultimo periodo del comma 4 dell'art. 2 del decreto legge 18 novembre 1999, n° 433, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 2000, n° 5.

  2. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta, entro il 31 dicembre 2001 e con le procedure di cui alla legge 31 luglio 1997, n. 249, il piano nazionale di assegnazione delle frequenze per radiodiffusione sonora in tecnica digitale e, successivamente all'effettiva introduzione di tale sistema e allo sviluppo del relativo mercato, il piano di assegnazione delle frequenze di radiodiffusione sonora in tecnica analogica di cui alla predetta legge. Fino all'adozione del predetto piano di assegnazione delle frequenze in tecnica analogica, di tale piano, i soggetti legittimamente operanti possono proseguire nell'esercizio dell'attività con gli obblighi e i diritti del concessionario.

2 bis. La prosecuzione nell'esercizio da parte dei soggetti di cui al comma 2 è subordinata alla verifica del possesso dei seguenti requisiti alla data del 30 settembre 2001:

a) se emittente di radiodiffusione sonora in ambito locale a carattere commerciale, la natura giuridica di società di persone o di capitali o di società cooperativa che impieghi almeno due dipendenti in regola con le vigenti disposizioni in materia previdenziale;

b) se emittente di radiodiffusione sonora in ambito nazionale a carattere commerciale, la natura giuridica di società di capitali che impieghi almeno quindici dipendenti in regola con le vigenti disposizioni in materia previdenziale; 

c) se emittente di radiodiffusione sonora a carattere comunitario, la natura giuridica di associazione riconosciuta o non riconosciuta fondazione o cooperativa priva di scopo di lucro.

2 ter. I legali rappresentanti e gli amministratori dell'impresa non devono avere riportato condanne irrevocabili appena detentiva per delitto non colposo superiore a sei mesi e non devono essere stati sottoposti alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956, n° 1423, e successive modificazioni, o alle misure di sicurezza previste dagli articoli 199 e seguenti del codice penale. Ai fini delle verifiche di cui al comma 2 bis ed al presente comma, le emittenti interessate inoltrano al Ministero delle Comunicazioni entro il 30 settembre 2001 le dichiarazioni e la documentazione necessarie, secondo modalità definite dallo stesso Ministero entro il 30 giugno 2001.

2 quater. Le imprese di radiodiffusione sonora in ambito locale possono irradiare il segnale fino ad un massimo di quattro regioni al nord ovvero cinque regioni al centro e al sud, purchè le stesse siano limitrofe e la popolazione complessivamente servita non superi i 15 milioni di abitanti. Le imprese che alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto superino i predetti limiti sono tenute ad adeguarsi ai limiti stessi entro sei mesi. In caso inottemperanza il Ministero delle Comunicazioni dispone la sospensione dell'esercizio fino all'avvenuto adeguamento.

Articolo 2. (Trasferimento e risanamento degli impianti radiotelevisivi).

  1. In attesa dell'attuazione dei piani di assegnazione delle frequenze di cui all'articolo 1, gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva, che superano o concorrono a superare in modo ricorrente i limiti e i valori stabiliti in attuazione dell'articolo 1, comma 6, lettera a), n. 15), della legge 31 luglio 1997, n. 249, sono trasferiti, con onere a carico del titolare dell'impianto, su iniziativa delle regioni e delle province autonome, nei siti individuati dal piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica analogica e dai predetti piani e, fino alla loro adozione, nei siti indicati dalle regioni e dalle province autonome, purché ritenuti idonei sotto l'aspetto radioelettrico dal Ministero delle comunicazioni, che dispone il trasferimento e, decorsi inutilmente 120 giorni, d'intesa con il Ministero dell'ambiente, disattiva gli impianti fino al trasferimento.

1 bis Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano indicano i siti di cui al comma, sentiti i comuni competenti, ferme restando le competenze attribuite ai comuni medesimi in materia di urbanistica ed edilizia per quanto riguarda l'istallazione degli impianti di telefonia mobile anche ai fini della tutela dell'ambiente, del paesaggio nonchè della tutela della salute.

2. Le azioni di risanamento previste dall'articolo 5 del decreto del Ministro dell'ambiente 10 settembre 1998, n. 381, sono disposte dalle regioni e dalle province autonome a carico dei titolari degli impianti. I soggetti che non ottemperano all'ordine di riduzione a conformità, nei termini e con le modalità ivi previsti, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria, con esclusione del pagamento in misura ridotta di cui all'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689, da lire 50 milioni a lire 300 milioni, irrogata dalle regioni e dalle province autonome. In caso di reiterazione della violazione, il Ministro dell'ambiente, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 8 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e di cui all'articolo 8 della legge 3 marzo 1987, n. 59, di concerto con il Ministro della sanità e con il Ministro delle comunicazioni, dispone, anche su segnalazione delle regioni e delle province autonome, la disattivazione degli impianti, alla quale provvedono i competenti organi del Ministero delle comunicazioni, fino all'esecuzione delle azioni di risanamento.

 

Articolo 2-Bis (TRASMISSIONI RADIOTELEVISIVE DIGITALI SU FREQUENZE TERRESTRI. SISTEMI AUDIOVISIVI TERRESTRI A LARGA BANDA)

1. Al fine di consentire l'avvio dei mercati di programmi televisivi digitali su frequenze terrestri, i soggetti che eserciscono legittimamente l'attività di radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri, da satellite e via cavo sono abilitati, di norma nel bacino di utenza o parte di esso, alla sperimentazione di trasmissioni televisive e servizi della società dell'informazione in tecnica digitale. A tal fine le emittenti richiedenti possono costituire consorzi, ovvero definire intese, per la gestione dei relativi impianti e per la diffusione dei programmi e dei servizi multimediali. Ai predetti consorzi e intese possono partecipare anche editori di prodotti e servizi multimediali. Le trasmissioni televisive in tecnica digitale sono irradiate sui canali legittimamente eserciti, nonché sui canali eventualmente derivanti dalle acquisizioni di cui al comma 2. Ciascun soggetto che sia titolare di più di una concessione televisiva deve riservare, in ciascun blocco di programmi e servizi diffusi in tecnica digitale, pari opportunità e comunque almeno il quaranta per cento della capacità  trasmissiva del medesimo blocco di programmi e servizi, a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie, per la sperimentazione da parte di altri soggetti che non siano società controllanti, controllate o collegate, ai sensi dell'articolo 2, commi 17 e 18, della legge 31 luglio 1997, n. 249, compresi quelli già operanti da satellite ovvero via cavo e le emittenti concessionarie che non abbiano ancora raggiunto la copertura minima ai sensi dell'articolo 3, comma 5, della legge 31 luglio 1997, n. 249. L'abilitazione è rilasciata dal Ministero delle comunicazioni entro sessanta giorni dalla presentazione della richiesta corredata da un progetto di attuazione e da un progetto radioelettrico.
2. Al fine di promuovere l'avvio dei mercati televisivi in tecnica digitale su frequenze terrestri sono consentiti, per i primi tre anni dall'entrata in vigore del presente decreto, i trasferimenti di impianti o di rami di azienda tra concessionari televisivi in ambito locale o tra questi e concessionari televisivi in ambito nazionale, a condizione che le acquisizioni operate da questi ultimi siano impiegate esclusivamente per la diffusione sperimentale in tecnica digitale, fermo restando quanto previsto dall'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 1.
3. Al fine di consentire l'avvio dei mercati di programmi radiofonici digitali su frequenze terrestri, i soggetti titolari di concessione per la radiodiffusione sonora nonché i soggetti che eserciscono legittimamente l'attività di radiodiffusione sonora in ambito locale sono abilitati alla sperimentazione di trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale, di norma nel bacino di utenza, o parte di esso, oggetto della concessione. A tal fine le emittenti richiedenti possono costituire consorzi, ovvero definiscono intese, per la gestione dei relativi impianti e per la diffusione dei programmi e dei servizi. Le trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale sono irradiate in banda VHF-III e in banda UHF-L. L'abilitazione è rilasciata dal Ministero delle comunicazioni entro sessanta giorni dalla presentazione della richiesta corredata da un progetto di attuazione e da un progetto radioelettrico.
4. La diffusione delle trasmissioni in tecnica digitale su frequenze terrestri avviene secondo le modalità e in applicazione degli standard tecnici DAB (digital audio broadcasting) per la radiodiffusione sonora e per prodotti e servizi multimediali anche interattivi e DVB (digital video broadcasting) per i programmi televisivi e per prodotti e servizi multimediali anche interattivi.
5. Le trasmissioni televisive dei programmi e dei servizi multimediali su frequenze terrestri devono essere irradiate esclusivamente in tecnica digitale entro l'anno 2006.
6. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella predisposizione dei piani di assegnazione delle frequenze sonore e televisive in tecnica digitale adotta il criterio di migliore e razionale utilizzazione dello spettro radioelettrico, suddividendo le risorse in relazione alla tipologia del servizio e prevedendo di norma per l'emittenza nazionale reti isofrequenziali per macro aree di diffusione.
7. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, comma 6, della legge 31 luglio 1997, n. 249, le licenze o le autorizzazioni per la diffusione di trasmissioni radiotelevisive in tecnica digitale sulla base dei piani di assegnazione delle frequenze in tecnica digitale di cui all'articolo 1 sono rilasciate dal Ministero delle comunicazioni nel rispetto delle condizioni definite in un regolamento, adottato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni entro il 30 giugno 2001, tenendo conto dei principi del presente decreto, della legge 31 luglio 1997, n. 249, e con l'osservanza dei seguenti criteri direttivi:
a) distinzione tra i soggetti che forniscono i contenuti e i soggetti che provvedono alla diffusione, con individuazione delle rispettive responsabilità, anche in relazione alla diffusione di dati, e previsione del regime della licenza individuale per i soggetti che provvedono alla diffusione;
b) previsione di norme atte a favorire la messa in comune delle strutture di trasmissione;
c) definizione dei compiti degli operatori, nell'osservanza dei principi di pluralismo dell'informazione, di trasparenza, di tutela della concorrenza e di non discriminazione;
d) previsione in ogni blocco di diffusione, oltre ai servizi multimediali veicolati, di almeno cinque programmi radiofonici o almeno tre programmi televisivi;
e) obbligo di diffondere il medesimo programma e i medesimi programmi dati sul territorio nazionale da parte dei soggetti operanti in tale ambito e identificazione dei programmi irradiati, fatta salva l'articolazione anche locale delle trasmissioni radiotelevisive della concessionaria del servizio pubblico;
f) previsione delle procedure e dei termini di rilascio delle licenze e delle autorizzazioni;
g) previsione del regime transitorio occorrente per la definitiva trasformazione delle trasmissioni dalla tecnica analogica alla tecnica digitale;
h) obbligo di destinare programmi alla diffusione radiotelevisiva in chiaro.
8. In ambito locale, il Ministero delle comunicazioni rilascia licenze, sulla base di un apposito regolamento adottato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per trasmissioni audiovisive anche interattive su bande di frequenza terresti attribuite dal piano nazionale di ripartizione delle frequenze e nelle altre bande destinate dalla pianificazione europea ai servizi MWS (multimedia wireless system). Le licenze di cui al presente comma possono riguardare anche la distribuzione dei segnali radiotelevisivi via cavo e da satellite alle unità abitative.
9. Ai fini del conseguimento degli obiettivi del servizio pubblico radiotelevisivo, alla società concessionaria dello stesso servizio pubblico radiotelevisivo sono riservati un blocco di diffusione di programmi radiofonici in chiaro e almeno un blocco di diffusione di programmi televisivi in chiaro. I blocchi di programmi radiotelevisivi in chiaro contenenti i programmi della concessionaria pubblica devono essere distinti dai blocchi di programmi contenenti programmi degli altri operatori radiotelevisivi.
10. All'articolo 3, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249, le parole: "il Ministero delle comunicazioni adotta" sono sostituite dalle seguenti: "L'Autorità adotta". Le autorizzazioni e le licenze di cui agli articoli 2, comma 13, 3, comma 10, 4, commi 1 e 3, della legge 31 luglio 1997, n. 249 sono rilasciate dal Ministero delle comunicazioni.
11. Il Ministero delle comunicazioni pianifica, su base provinciale, nel rispetto del piano nazionale di ripartizione delle frequenze nonché delle norme urbanistiche, ambientali e sanitarie, con particolare riferimento alle norme di prevenzione dell'inquinamento da onde elettromagnetiche, le frequenze destinate alle trasmissioni di cui al comma 8, sentita l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e le province interessate, fermo restando l'obbligo, previsto dall'articolo 2, comma 6, della legge 31 luglio 1997, n. 249, di sentire le regioni e, al fine di tutelare le minoranze linguistiche, di acquisire l'intesa con le regioni Valle d'Aosta e Friuli Venezia Giulia e con le province autonome di Trento e di Bolzano. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta i provvedimenti necessari ad evitare il determinarsi di posizioni dominanti nell'utilizzo delle stesse frequenze, sulla base dei principi contenuti nella medesima legge 31 luglio 1997, n. 249.
12. Le licenze di cui al comma 8 sono rilasciate dando priorità ai soggetti che intendono diffondere produzioni audiovisive di utilità sociale o utilizzare tecnologie trasmissive di tipo avanzato ovvero siano destinatari di finanziamenti da parte dell'Unione europea.
13. Al fine di favorire lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie di radiodiffusione da satellite, le opere di installazione di nuovi impianti sono innovazioni necessarie ai sensi dell'articolo 1120, primo comma, del codice civile. Per l'approvazione delle relative deliberazioni si applica l'articolo 1136, terzo comma, dello stesso codice. Le disposizioni di cui ai precedenti periodi non costituiscono titolo per il riconoscimento di benefici fiscali.
14. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Forum permanente per le comunicazioni istituito dall'articolo 1, comma 24, della legge 31 luglio 1997, n. 249, promuove un apposito studio sulla convergenza tra i settori delle telecomunicazioni e radiotelevisivo e sulle nuove tecnologie dell'informazione, finalizzato a definire una proposta all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la regolamentazione della radiotelevisione multimediale.
15. Entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministero delle comunicazioni adotta un programma per lo sviluppo e la diffusione in Italia delle nuove tecnologie di trasmissione radiotelevisiva digitale su frequenze terrestri e da satellite e per l'introduzione dei sistemi audiovisivi terrestri a larga banda, individuando contestualmente misure a sostegno del settore.

Articolo 3. - (Entrata in vigore).

  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.


Documento scaricato dal sito della R.E.A. http://www.reaconfesercenti.it


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