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Fedele alla
forma del teatro sperimentale dal quale proviene e all’insegna delle varie
esperienze didattiche – pedagogiche, realizzate durante i suoi 15 anni d’insegnamento,
soprattutto per quanto riguarda le metodologie d’apprendimento attraverso
la realizzazione di laboratori teatrali ed audio-visuali, Giulio Ripa, più
che una semplice mostra, ha allestito una vera e propria “installazione”
multimediale. |
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E così, entrando
nella sala, si percepisce subito “l’essenzialità” e ci s’immerge in una
mesta penombra, squarciata solo da poche luci che risaltano il profilo dei
burattini (sculture policrome originali di materiale resistente come il
legno , ottenute da un impasto di cartapesta con gesso e colla), mentre
il suono ne impregna di mistero i rugosi volti. |
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All’ingresso
un pulcinella-burattino, esanime sul bancone, è lì pronto ad animarsi solo
tra le mani di un audace spettatore; quindi un primo “quadro espositivo”
come una sorta di piccolo palcoscenico su cui si affrontano i personaggi
tipici della commedia dell’arte dei burattini, mentre di fronte una serie
di foto con didascalia introduce sia all’aspetto teatrale dell’animazione,
che a quello costruttivo, come a volerne rappresentare le due indissolubili
componenti Corpo e Anima. |
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Procedendo
nel percorso, nello svoltare un angolo, ci si ritrova immersi in una ordinata
“folla” di burattini tutti volgenti i loro espressivi sguardi verso una
video-immagine di sé, laddove, senza accorgersene subito, anche lo spettatore
ne entra a far parte e nel dimenarsi si autocompiace del suo video-protagonismo. |
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Un altro fascio
di luce, trasversale, intenso, fissa i contorni “bui” delle loro immagini
sulla parete, come in un inesauribile gioco di “apparenze”, dove solo il
fluido fumo degli incensi e il furtivo muoversi dello spettatore interrompono
solo momentaneamente e con traiettorie del tutto prevedibili, l’immobile-demenziale-vissuto
della “diretta televisiva”. |