Quintodecimo

di Acquasanta Terme (Ascoli Piceno)




Le Cicogne... che non volano!




Ci siamo passati davanti distrattamente decine di volte, certamente senza soffermarci e senza badarci troppo, magari solo uno sguardo veloce pensando che sia uno dei tanti edifici del borgo. E invece questo fabbricato merita una certa attenzione; ci troviamo davanti, infatti, ad una costruzione assai antica, già presente nelle mappe del 1818 e successivamente nel Catasto Gregoriano. Ma la vera ragione di queste poche righe non di certo è la vetustà del fabbricato bensì una osservazione ponderata delle facciate della casa. Come non notare quanti misteriosi supporti sporgenti orizzontalmente e sagomati con un’ansa finale ci siano su ogni lato. E soprattutto come questo sia l’unico edifico di Quintodecimo su cui vederli. Si chiamano Erri o Arpioni da Stanga o Cicogne visto la somiglianza con il collo ricurvo del trampoliere e la prima domanda che comunemente ci si pone è quale sia precisamente il loro uso. Lascio ai più curiosi il gusto di documentarsi online per approfondire il discorso ma indico come migliore fonte, il bellissimo testo di Paolo Pinti, “Cicogne o Erri”, stampato nel 2008 presso la LINEA GRAFICA srl di Centobuchi di Monteprandone ed impreziosito da un notevole corredo fotografico opera del recanatese Andrea Pompei, la cui lettura consiglio caldamente. Le cicogne presenti nel nostro fabbricato sono molto semplici ed essenziali, senza particolari lavorazioni artistiche, a braccio corto, alcune a sezione piatta, altre rotonda. Esse testimoniano, in maniera abbastanza evidente, la loro funzione squisitamente pratica e di vita quotidiana, totalmente funzionale e senza intenti decorativi, certamente di sostegno e probabilmente multiuso ma delle quali in realtà non conosciamo ancora oggi veramente il loro uso.



OSSERVAZIONE ESTERNA GENERALE: l’edifico, nel corso della sua storia, deve aver subito numerosissime modifiche strutturali che sono ben visibili anche all’occhio meno attento. Su ogni facciata ci sono vecchie finestre murate e porte aperte in diverse epoche, la muratura è quanto di più variegato ci possa essere con blocchi di arenaria misti a mattoni in cotto, pietre irregolari e mattoni forati moderni. Agli spigoli si susseguono belle pietre angolari in arenaria con pietre grezze e comuni mattoni. Una soletta di cemento divide il vecchio manufatto con un moderno sottotetto chiuso da mattoni forati e coppi che chissà cosa hanno sostituito.




PROSPETTO OVEST: la facciata ovest dell’edificio appare essere priva di cicogne anche se è difficile leggere la storia delle pietre; l’unico rozzo finestrone rimasto gode di un panorama privilegiato sulla gola delle Risega ed alla muratura principale è stata addossata diversi anni orsono una nuova costruzione, registrata all’ufficio toponomastica con il civico 48, che ha inglobato l’antico muro facendo sparire ogni traccia. Non ci vuole molta fantasia ad immaginare quale dovesse essere l’originale aspetto dell’antico fabbricato per il quale, stante la strategica posizione di avvistamento verso la gola della Risega, non è impossibile immaginarlo come una torre di avvistamento degli antichi abitanti del posto. Questa ipotesi, seppur ancora priva di qualsiasi prova, meriterebbe certamente una approfondita indagine archeologica e architetturale del manufatto che qui viene auspicata per il futuro.




PROSPETTO NORD: anche la facciata nord è per un terzo occupata dal nuovo fabbricato e deve aver subito al pari delle altre pareti numerose modifiche. Dell’antico aspetto resta una piccola finestra murata, presumibilmente di una stalla a giudicare dalle dimensioni aperta in un secondo tempo nel primitivo muro, con i due tozzi piedritti in arenaria e sopra la consueta architrave lignea tipica di questi luoghi. Poco discosta da questa finestra, accanto al moderno discendente della gronda, si trova una cicogna isolata rimurata recentemente, come si evince dalla malta di rinforzo, per la quale quindi non ci è possibile capire se quella fosse la posizione originale.




PROSPETTO SUD: l’esame di questa facciata è molto interessante essendo presenti ben 3 cicogne. La parete presenta il solito disegno variegato nella posizione e tipologia nel pietrame che la compone, con dei robusti angolari in arenaria sul versante del fiume e moderni mattoncini nell’angolo sul versante della montagna. Evidentissimi sono i rifacimenti occorsi negli anni con aperture e chiusure nel muro che si sono susseguiti nelle epoche passate. È assai probabile che nella parete manchi la cicogna speculare a quella superiore isolata che, come mostrano le pietre più chiare, erano entrambe collocate all’altezza della soglia della finestra poi chiusa. Affascinanti sono le due cicogne inferiori che indicano palesemente la presenza di una vecchia finestra ora murata. La robustezza del ferro e l’ampia curvatura del “collo” della cicogna evidenziano la dimensione del palo che erano deputate ad accogliere ma la destinazione d’uso di un bastone così spesso resta ancora avvolta dal mistero.




PROSPETTO EST: lo studio di questo lato del fabbricato è un vero piacere per chiunque, con un po' di fantasia, voglia cimentarsi nell’immaginarsi la storia dell’edificio. Questo è il prospetto migliore ove si possono cogliere le dimensioni globali dello stabile, a pianta grossomodo quadrata, immaginando uno sviluppo verticale, tipico delle antiche torri-palombaie, poi cimato nella parte apicale e trasformato nella sua destinazione d’uso a semplice abitazione/magazzino. L’apertura di una porta, la relativa copertura con coppi in cotto ed una soletta in cemento hanno completamente stravolto l’antica immagine del manufatto che ora si fa fatica a cogliere. Pur tuttavia sulla parete permangono ancora ben 6 cicogne di cui 2 in posizione originale, e rilevanti per uno studio, e 4 riposizionate in epoca successiva. Di quest’ultime, due sono state destinate alla funzione di semplice gancio da muro perdendo ogni valenza storica. Le due cicogne “originali”, alla destra della porta, e le due alla sua sinistra consentono di vedere l’antico aspetto della facciata con due grandi finestre aventi all’altezza della soglia due robuste ed ampie cicogne con profilo a croce ed ampia curvatura. Ben si legge, ancora, la finestra murata alla destra della porta mentre è lecito supporre che quella alla sinistra dell’uscio abbia subito uno scorrimento, un ridimensionamento e poi la definita chiusura. Suggestivo, comunque, il pensiero dell’ignota mano che nella traslazione ha ben curato il riposizionamento delle cicogne quasi a tramandarne la tradizione e l’uso. Ugualmente su questa facciata non trova una risposta certa l’uso di questi particolari ferri che anche qui, è la prima evidenza che notiamo, continuano tutti ad essere di generose dimensioni per sostenere (?) chissà che cosa…



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